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Con noi avanza il nuovo tempo – Riccardo Borrini

Con noi avanza il nuovo tempo – Riccardo  Borrini

Storia ed immagini del movimento giovanile dei Wandervogel

 

 

PREMESSA

 

Vagabondare non significa solo girare in assenza di una meta precisa, senza avere legami e responsabilità di alcun tipo, ma anche andare  nel mondo alla scoperta di qualcosa, consapevoli di avere una specie di missione da compiere in nome di alti ideali.

Nella società e cultura moderne però ha sempre avuto un’accezione negativa, poiché ha finito per indicare un modo di vivere in contrasto con il modello imposto dall’ideologia dominante: quella del denaro, del profitto-guadagno, del successo economico, del vivere e lavorare per consumare.

Chiunque si ponga al di fuori di questa logica è considerato un emarginato, un ribelle, un corpo estraneo o nei casi più benevoli un eccentrico.

I due sistemi politico-economici che si sono affermati ovunque nel Novecento, quello liberal-capitalista e quello social-comunista, hanno entrambi dimostrato una ferma avversione per questo modo di vivere e concepire l’esistenza, condannando in eguale misura coloro che lo praticavano.

La ragione di questo atteggiamento sta probabilmente nel fatto che i due sistemi hanno una comune radice economica nella concezione dello Stato e della società.

Questa concezione si affermò in Occidente in modo evidente con la Seconda rivoluzione industriale di fine Ottocento che apportò profonde trasformazioni sociali ed economiche.

Fu il mondo della cultura che per primo avvertì questi cambiamenti epocali e ne comprese la irreversibile portata e le pericolose conseguenze per l’uomo.

Filosofi, letterati ed artisti vi si opposero in più occasioni: prima con il Romanticismo, in seguito con il Decadentismo ed infine con l’Esistenzialismo (Heidegger).

Agli inizi del XX secolo in Germania alcuni gruppi di giovani studenti della borghesia cittadina iniziarono a utilizzare il termine vagabondare per indicare le loro attività escursionistiche, che avevano cominciato ad intraprendere, andando alla scoperta della campagna e del paesaggio germanici. Il termine aveva implicazioni più profonde che il semplice girare in allegria per prati e boschi, conteneva un insieme di valori che si rifacevano a quella cultura antirazionalista di cui si accennava prima, che avvertiva l’imminente crisi dell’uomo moderno.

Nella pratica di una vita sana, spartana, che rinunciava agli agi ed alle comodità della città, questi giovani esprimevano la loro ribellione verso quel modello di vita che le loro famiglie, la scuola e le Istituzioni volevano imporgli.

Essi cercarono anche di sperimentare e proporre un nuovo modo di vivere che fosse a contatto con la natura, recuperasse la cultura popolare e contadina, affermasse il valore della solidarietà cameratesca tra i membri del gruppo e ponesse al centro della loro attenzione la dimensione spirituale dell’uomo e la sua perenne ricerca di se stesso e dell’Assoluto.

Questi gruppi di giovani si chiamarono Wandervögel, “uccelli migratori”, ispirandosi ad un termine usato dallo scrittore romantico J. von  Eichendorff (1788-1857) che aveva scritto il famoso romanzo “Aus dem Leben eines Taugenichts”  (Dal diario di un perdigiorno) in cui veniva esaltato proprio il modo di vivere vagabondo del protagonista in opposizione a quello moderno, impostato sul denaro e sull’economia.

Questo saggio vuole riproporre le vicende di questi gruppi di giovani studenti tedeschi dei primi decenni del Novecento, soprattutto attraverso una selezione di fotografie e disegni che questi giovani hanno lasciato, particolarmente numerosi, sulle loro attività.

In Italia sono pochi i libri che hanno affrontato questo argomento, descrivendo un  fenomeno sociale e culturale che ha interessato diverse migliaia di persone in Germania e che ha avuto riflessi simili anche nei Paesi di lingua tedesca vicini come Austria, Svizzera e Cecoslovacchia.

Il movimento giovanile tedesco (Jugendbewegung) di quegli anni rimane un unicum nella storia culturale e sociale dell’Europa ed a nostro avviso uno dei più interessanti tentativi di costruire un’alternativa alla civilizzazione moderna.

Per scrivere questo saggio abbiamo visitato e consultato l’Archivio del Movimento giovanile che si trova nel castello-ostello di Ludwigstein, nella regione dell’Assia.

Questo castello medioevale fu ricostruito proprio dai Wandervögel nei primi anni Venti del Novecento per adibirlo ad albergo per la gioventù.

Gli ideali che animarono questi giovani produssero un’utopia di vita e di mondo che ben presto la violenza e la tragedia delle due guerre mondiali spazzò via.

Oggi del loro progetto, delle loro aspirazioni resta ben poco: la civilizzazione moderna ha preso definitivamente il sopravvento, ovunque domina il pensiero unico e la globalizzazione economica e tecnologica; l’uomo post moderno è cambiato quasi antropologicamente.

Nel guardare le immagini di queste foto ed i soggetti dei disegni che le molte riviste del Movimento giovanile pubblicavano o nel leggere i testi delle canzoni che i  Wandervögel cantavano durante le loro marce o seduti attorno al fuoco dei bivacchi, noi proviamo una profonda nostalgia per quella purezza, per quella ingenuità, per quella bellezza fisica e spirituale che ci riporta all’uomo primordiale, all’uomo panico, che è tutt’uno con la  Natura, proiettato verso una dimensione superiore dell’esistenza.

E’ con questo sentimento che vi lasciamo alla lettura di questo libro, certi che non tutto è definitivamente perduto e che una pur debole speranza di rinascita è ancora possibile per coloro che hanno capito e vogliono intraprendere il viaggio…

 

IL CONTESTO STORICO-CULTURALE

 

Alla fine dell’Ottocento l’Impero germanico, sotto la guida del Kaiser Guglielmo II, era, assieme alla Gran Bretagna, la maggiore potenza economica europea. Pur avendo avuto un grande  sviluppo industriale, la Germania restava ancora una realtà dove l’elemento naturale era predominante: le città, benché numerose, erano ancora di medie dimensioni e la popolazione continuava a vivere in larga parte nelle campagne.

In un’epoca di profonde trasformazioni sociali, appariva evidente il contrasto tra la vita tradizionale delle campagne e la vita frenetica delle città. Se nel primo contesto era ancora possibile la tranquilla riflessione e la placida contemplazione della natura, nel secondo ormai i ritmi forsennati imposti dal nuovo modello di sviluppo non consentivano più alcuna pausa e l’uomo iniziava a sentirsi un semplice ingranaggio in un gigantesco e perverso meccanismo senza senso.

Questa incompatibilità verso i cambiamenti della società moderna provata da molti uomini di cultura e la costante riduzione degli spazi da dedicare alla dimensione artistico-spirituale della vita, li spinse ad esprimersi in maniera negativa verso il progresso tecno-scientifico ed il pensiero culturale che lo supportava, il Positivismo.

In Germania poi si doveva aggiungere anche una tradizione antilluminista, nata nel periodo delle Guerre di liberazione antinapoleoniche, che aveva animato lo sviluppo di un pensiero culturale e politico di cui Fichte, Schelling, Herder e molti altri scrittori furono i protagonisti.

Da queste influenze culturali nacque anche una visione politica caratterizzata da una forte diffidenza, che poi divenne vera e propria avversione, per il sistema parlamentare e democratico, ritenuto responsabile della diffusione dell’ideologia omologatrice, cosmopolita ed egualitaria, e dalla necessità di riaffermare i valori della differenza spirituale tra gli uomini, del principio gerarchico e qualitativo dell’esistenza, della salvaguardia della tradizione e del carattere etnico-culturale del popolo tedesco.

Inoltre, dalla costituzione del Secondo Reich, dopo la vittoria sulla Francia di Napoleone III, in Germania si erano andate diffondendo sempre più le idee nazionaliste che spingevano per la realizzazione di un grande Stato che riunisse tutte le popolazioni di lingua e cultura germaniche.

In quel periodo in tutto il territorio tedesco sorsero delle associazioni ginnico-sportive animate da un profondo spirito patriottico ed antifrancese (Burschenschaften e Turnerschaften), di cui grande promotore fu Friederich L. Jahn che usò per primo il termine Volkstum per indicare il popolo come comunità di sangue e di destino.

L’insieme di queste idee avevano un’origine antica che possiamo in parte fare risalire alla prima manifestazione della cultura romantica tedesca, quella del movimento d’avanguardia Sturm und Drang (Tempesta e assalto), sviluppatosi alla fine del Settecento. I romantici amavano sottolineare le diversità tra le singole nazioni per cui ognuna aveva il diritto di affermare la propria libertà ed indipendenza.

La filosofia dell’Idealismo, teorizzata nei primi decenni dell’Ottocento da pensatori tedeschi come G. W. F. Hegel (1770-1831), sosteneva il principio originario dello Spirito che animava il Mondo e che si rivelava nell’arte; il mondo stesso era un’opera d’arte in cui l’uomo poteva trovare coscienza di sé e dell’Assoluto.

Soprattutto l’elaborazione filosofica dell’Idealismo attuata da F.G. Schelling (1775-1854) concepisce l’arte come l’organo della filosofia, cioè come l’attività che coglie l’Assoluto nella sua unità e identità di Natura e Spirito, pertanto solo l’artista è il vero filosofo. Schelling spiritualizza la Natura in cui si attua lo spirito universale, ciò che la natura rivela è un simbolo del principio invisibile: i miti, le leggende, le favole diventano allegorie della realtà e della vita ed il mondo è concepito come un sogno dello Spirito che trova la sua più alta espressione nell’opera d’arte.

La Naturlyrik, la lirica della natura, di matrice romantica, si unisce ad un altro tema dominante della cultura tedesca, quello dell’Heimatkunst, in cui il termine Heimat assume un significato molto più ampio del semplice patria per comprendere con una forte carica emotiva quello di casa, focolare, territorio, memorie, radici, ma soprattutto di Volk, popolo, elemento culturale mitizzato che si fonde con la terra.

Il Romanticismo riteneva che le origini dell’arte e della poesia fossero da rintracciare nella sensibilità creativa del popolo; per questo diversi autori romantici tedeschi come Brentano, von Chamisso, i fratelli Grimm, cercarono di recuperare le tradizioni nazionali, rielaborando i Lieder medievali o raccogliendo i racconti orali del folklore.

La cultura volkisch, cioè nazionalpopolare, caratterizzò anche il Movimento giovanile che diede molta importanza alla musica ed al canto, soprattutto popolari, in cui si ricercavano i valori di un’esistenza vissuta in comunione con il destino del proprio popolo. Nei Volkslieder c’erano i richiami al mito ed al passato germanico, in particolare a quello medioevale; attraverso questi canti  i giovani si ricongiungevano a quell’anima popolare libera dalle sovrastrutture moderne e in simbiosi con la natura.

Era un sogno idilliaco dalle forti suggestioni create dal poetico fantasticare, una tensione verso l’infinito (Streben) senza sbocchi che produceva la Sehnsucht (nostalgia), cioè la consapevolezza di un’aspirazione che era destinata a sfuggire perennemente; tutti elementi tipicamente romantici.

Alla fine del XIX secolo l’affermarsi dell’industrializzazione, dell’urbanizzazione, la nascita di nuovi ceti sociali e la crescente complessità della vita moderna con i molti problemi ad essa legati, portarono ad una graduale sfiducia verso l’idea di progresso che decretò la crisi del Positivismo e della ragione come unico strumento conoscitivo.

Si diffusero idee e teorie irrazionaliste, validamente supportate dalla scoperta di nuovi strumenti della conoscenza come la sfera dell’inconscio (Freud) e l’intuizione (Bergson).

Sempre in Germania troviamo i maggiori esponenti della nuova cultura della crisi e della decadenza: Richard Wagner (1813-1883), di lui ricordiamo il melodramma Il crepuscolo degli dei, Friedrich  Nietzsche (1844-1900), autore del saggio Così parlò Zarathustra, Oswald Spengler (1880-1936) che preconizzò nel libro Il tramonto dell’Occidente la fine della cultura e della civiltà europea a causa del completo rovesciamento dei valori che per secoli ne avevano favorito lo sviluppo.

Il clima culturale tedesco, all’inizio del XX secolo, annunciava e preparava una fase di rigenerazione spirituale che soprattutto le giovani generazioni sentivano necessaria ed impellente affinché riuscisse a superare le strutture politico, economiche e sociali del sistema rappresentativo borghese.

I giovani che diedero vita al Movimento giovanile volevano costruire il loro futuro su un modello di società diverso da quello che stavano ereditando dai loro padri. Essi si sforzarono di indicare attraverso le loro attività dei nuovi modelli comportamentali e stili di vita: aggregazione sociale mediante il gruppo, lotta alle comodità, all’alcool, al fumo, pratica dello sport, dell’arte, necessità di riformare l’educazione scolastica promuovendo una formazione dei giovani  basata sulla responsabilità e sull’affrancamento dal controllo degli adulti, diretto contatto con la natura attraverso l’esperienza dell’escursione e del campeggio, riscoperta delle tradizioni popolari e contadine alla cui semplicità e genuinità la Jugendbewegung voleva ispirarsi, negando i miti del successo sociale, della corsa al benessere ed al denaro, ritenuti estranei alla dimensione spirituale dell’esistenza.

Gli animi dovevano essere purificati dalla contaminazione del materialismo e dell’edonismo, così come i corpi andavano rigenerati attraverso la ricongiunzione mistica alla natura ed alla Heimat per ritrovare la perduta armonia con l’universo.

La natura era la radice dell’umanità e la distruzione della stessa e della civiltà contadina coincidevano con la disgregazione dell’uomo moderno.

La civiltà contadina, interpretata come l’infanzia della comunità, era paragonata alla fanciullezza, l’età in cui l’uomo era più puro e naturale.

A questa età dell’oro occorreva ritornare, invertendo la rotta intrapresa dalla civilizzazione e dalla modernità

Il Movimento dei Wandervögel nei circa trent’anni della sua attività ebbe diversi ideologi, tra i più rappresentativi vogliamo ricordare: Hans Blüher, autore di alcuni saggi sulla Jugendbewegung, Gustav Wyneken, ideatore della Frei Schulgemeinde (Libera comunità scolastica), Frank Fischer che aveva composto il primo libro di canti del Movimento.

 

STORIA DI UN MOVIMENTO

 

La Jugendbewegung, il Movimento giovanile tedesco, nacque nell’ultimo decennio dell’Ottocento in un sobborgo di Berlino, Steglitz, per iniziativa di un gruppo di studenti di una scuola di stenografia e di alcuni loro insegnanti. Inizialmente questi giovani si limitarono ad organizzare nei fine settimana delle brevi escursioni nei boschi e nelle vallate circostanti con dei pernottamenti in tenda. Ben presto queste escursioni interessarono località sempre più lontane e coinvolsero gradualmente un numero maggiore di studenti anche di altre città tedesche.

Forse all’inizio questi giovani ed i loro insegnanti non avevano un chiaro programma  e degli obiettivi precisi se non quelli di vivere delle esperienze a diretto contatto con la natura ed il mondo agreste e ravvivare la loro noiosa vita piccolo borghese, ma in breve tempo intorno al gruppo originario si formò una dirigenza di alcuni elementi che compresero le potenzialità del Movimento e l’interesse che aveva suscitato nella gioventù tedesca.

Così le attività dei giovani iniziarono ad essere organizzate intorno ad un programma ed a delle regole precisi: l’evasione attraverso le escursioni dagli schemi della vita quotidiana, che erano fortemente contestati, rappresentava l’inizio di un cammino individuale e di gruppo verso la rinascita spirituale; la vicinanza con la natura ed il paesaggio, il recupero delle tradizioni e della cultura popolare, la lontananza dalla città, dal mondo corrotto degli adulti e della civilizzazione moderna avrebbero agevolato questo obiettivo.

Si voleva costituire una Gemainschaft, una comunità legata dai vincoli del cameratismo e delle esperienze comuni che guardava alla tradizione dei Fahrende Scholaren, gli studenti girovaghi, di epoca medievale.

Il Movimento ebbe sempre una vita piuttosto travagliata per la mancanza di unità causata dalla presenza di vari gruppi indipendenti e da alcune scissioni interne; inoltre l’iniziale guida del movimento da parte dell’originario gruppo di Steglitz fu presto messa in discussione da gruppi di altre città che pretesero la loro autonomia.

Ciononostante il Movimento crebbe e alla vigilia della Prima guerra mondiale poteva contare su alcune decine di gruppi e su diverse migliaia di aderenti.

Fondamentale per il futuro della Jugendbewegung fu il raduno organizzato sul monte Meissner, nella regione dell’Assia, nel 1913 in occasione del centenario della battaglia di Lipsia.

In quella circostanza i vari esponenti dei principali gruppi di Wandervögel riaffermarono i valori della comunità popolare (Völkisch) e l’avversione verso la civilizzazione moderna che si manifestava negli atteggiamenti anticonformisti dei giovani “uccelli migratori”.

Questi comportamenti non assunsero mai la forma dell’aperta contestazione e ribellione alla società borghese dell’epoca, ma si configurarono attraverso uno stile di vita particolare che aveva nell’esperienza del viaggio, dell’escursione il suo momento culminante.

In tali occasioni i Wandervögel indossavano vestiti semplici con ampi mantelli, cappelli di feltro adornati di piume, giravano perennemente accompagnati dalle loro chitarre a tracolla o dai loro tamburi, allineati ordinatamente dietro i loro stendardi; chi li vedeva poteva certamente comprendere il messaggio che già da tali particolari  questi giovani volevano lanciare ad un’intera nazione.

La cultura giovanile che questi gruppi formarono (Jugendkultur) mosse una dura critica alla società industriale,  denunciandone i danni che già allora stava provocando (inquinamento, alienazione, nevrosi, sudditanza dell’uomo verso le macchine), e propose di attuare un cambiamento che partisse proprio da una diversa concezione della vita e del mondo (Weltanschaung) ed affermasse la libertà spirituale dell’individuo contro l’ipocrisia e la menzogna del materialismo.

Indubbiamente questa visione ed impostazione culturale, alimentata come abbiamo visto da un consistente retroterra ideologico che aveva romanticamente mitizzato alcuni periodi storici, era fortemente utopica, infatti una delle maggiori critiche  rivolta al Movimento dei Wandervögel fu quella di essere in fuga dalla realtà del suo tempo.

Di sicuro a questi giovani tedeschi, che guardavano romanticamente all’epoca delle saghe germaniche o a quella dei cavalieri medievali, e che sognavano una vita  di avventure e di imprese eroiche come in passato era stata quella dei Vichinghi o dei Lanzichenecchi, non poteva piacere il grigiore e la monotonia della modernità condizionata dal raggiungimento di un fittizio benessere e dall’onnipresente mito del denaro e del successo economico.

Né potevano essere affascinati da un futuro che gli avrebbe visti diventare solerti funzionari di banca o pedanti insegnanti, padri e mariti amorevoli, ingranaggi ben oliati di una gigantesca macchina funzionale ad un sistema di cui disprezzavano i

presupposti e gli obiettivi e che stava distruggendo quel mondo a cui essi, invece, si sentivano ancora legati.

Questo acceso idealismo, dunque, portò diverse migliaia di giovani “Uccelli migratori” ad arruolarsi volontari allo scoppio del Primo conflitto mondiale e furono molti quelli di loro che poi vi persero la vita.

La guerra fu vista come la grande occasione per identificare il proprio destino con quello della Comunità, della Heimat e la grande opportunità per avviare la tanto agognata rinascenza.

I Wandervögel scrissero pagine eroiche nel corso della guerra: famoso fu l’episodio di Langemarck nelle Fiandre, dove nel novembre del 1914 in migliaia si lanciarono all’attacco delle linee avversarie, cantando l’inno nazionale germanico “Deutschland über alles…”

Uno degli scrittori più popolari tra i giovani tedeschi dell’epoca, Walter Flex (1887-1917),  scrisse il romanzo Ein Wanderer zwischen beiden Welten (Un viandante tra due mondi), in cui è narrata l’amicizia tra due giovani ufficiali tedeschi durante il primo conflitto mondiale; uno dei due è un Wandervogel e Flex ne esalta le caratteristiche caratteriali e spirituali. Anche Flex era stato un “uccello migratore” e come il personaggio principale del suo romanzo cadde sul campo di battaglia.

Nella vicenda del protagonista ed in quella dello stesso autore si manifestava concretamente quel bisogno di dare un senso alla propria vita ed alla propria morte attraverso l’azione eroica del combattimento.

Altri autori che influenzarono il Movimento giovanile durante il periodo bellico e negli anni della Repubblica di Weimar furono Ernst Jünger, autore di alcuni celebri libri tra cui Tempeste d’acciaio (In Stahlgewittern),  Ernst von Salomon che scrisse il romanzo Die Geächteten (I proscritti), ma soprattutto il poeta Stefan George (1868-1933) che fu molto vicino alla cultura del Movimento con cui condivise molti aspetti tra cui quello della comunità virile, il Männerbund.

Nel primo dopoguerra il Movimento visse un profondo mutamento causato dal nuovo contesto storico, politico ed economico che caratterizzò la Germania della Repubblica di Weimar.

Al suo interno si accentuarono le idee nazionaliste che ritenevano responsabili della sconfitta tedesca nella Prima guerra mondiale le forze politiche plutocratiche che avevano costituito la Repubblica di Weimar.

Inoltre l’instabile situazione politica e militare dei territori tedeschi dell’Est, minacciati dai Polacchi e dai Sovietici, spinsero molti giovani del Movimento ad arruolarsi volontari nei Freikorps, milizie armate che si impegnarono in duri combattimenti per la difesa della Slesia e dei territori baltici.

Pertanto, negli anni immediatamente successivi alla fine della Prima guerra mondiale, alle idee che già contribuivano alla formazione culturale del Movimento si aggiunse anche quella di rinascita nazionale; essa sarebbe stata possibile solo attraverso il superamento dello Stato liberale e democratico e la costituzione di un nuovo Reich germanico, fondato sui principi della Volkgemeinschaft, della comunità popolare.

In questi anni l’ideologia del Movimento incontrò quella della Rivoluzione conservatrice, promossa da un gruppo di intellettuali tra i quali spiccava Arthur Moeller van den Bruck, autore del libro Das dritte Reich (Il terzo Reich).

Inoltre l’esperienza che molti Wandervögel avevano avuto al fronte o combattendo con i Freikorps, fu travasata nel Movimento: nacquero i Bünde, le Leghe giovanili, caratterizzati oltre che da un forte spirito nazionalistico anche da un maggiore senso della disciplina e da un ordine militare; ad esempio furono definitivamente adottate le uniformi per ogni gruppo e si accentuò la tendenza a costituire dei Männerbünde, delle Leghe maschili, che escludessero la partecipazione delle ragazze alle attività escursionistiche.

Il modello a cui molti gruppi del Movimento guardavano era quello idealizzato dal poeta-filosofo Stefan George, quello dell’eletta schiera che rimandava a sua volta a esempi storici quali la società spartana, la legione tebana, l’ordine dei cavalieri Templari e Teutonici.

In diverse occasione i vari dirigenti dei molti gruppi che costituivano il Movimento cercarono di arrivare ad una fusione in un’unica organizzazione, ricordiamo il raduno tenuto nel 1919 al castello di Ludwigstein e quello organizzato nel 1922 presso il castello della Warburg, ma pur condividendo l’impostazione e gli ideali di fondo la Jugendbewegung non giunse mai a costituire un’unica associazione. Solo alcuni raggruppamenti si fusero dando vita ai Pfadfinder (i Cercatori di sentieri) e successivamente al Deutsche Freischar (Libera schiera tedesca).

In questi anni in molti gruppi fu introdotta la pratica del lavoro volontario presso delle aziende agricole, ritenuto propedeutico al riavvicinamento della gioventù al mondo della campagna ed alternativo al lavoro dell’ufficio e della fabbrica.

Molti di questi Bünde per le numerose affinità ideologiche finiranno per aderire all’organizzazione giovanile del Partito Nazionalsocialista che, costituitosi nei primi anni Venti, ebbe un crescendo di consensi elettorali sino alla conquista del potere nel 1933. In quell’epoca con le prime leggi che scioglievano i partiti politici anche le varie associazioni giovanili furono costrette a cessare le loro attività ed in breve tempo la maggioranza di esse confluì o fu inglobata nella Hitlerjugend.

Questa sorte peserà molto sui giudizi che in seguito furono espressi sull’esperienza della Jugenbewegung, infatti molti storici attribuiranno e continuano ad attribuire al Movimento la colpa di avere predisposto la gioventù borghese tedesca all’ideologia nazionalsocialista.

Noi riteniamo, invece, che sia stato il movimento hitleriano a comprendere ed a  sfruttare abilmente, facendoli suoi, molti ideali del Movimento giovanile per accrescere i suoi consensi elettorali in quella direzione.

Poi, una volta raggiunto il potere, il NSDAP, attraverso una forte irreggimentazione e militarizzazione della gioventù, finì per svuotare di ogni carica ideale e rivoluzionaria il Movimento dei Wandervögel, assoggettandolo completamente ai suoi fini.

Da sognatori quali erano i giovani “uccelli migratori” si lasciarono facilmente irretire dagli aspetti propagandistici ed esteriori del nuovo Regime e come la stragrande maggioranza dei tedeschi si illusero che il tanto agognato Terzo Reich potesse essere realmente realizzato; la storia, lo sappiamo bene, fu invece tutt’altra…

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Categorie: Wandervögel, Weltanschauung

Pubblicato da Ereticamente il 2 Febbraio 2017

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Raffaelemaria

    Notevole bella qualità di contenuto e di descrizione formale ! . . . ora posso dire di saperne un minimo sufficiente : Grazie.

    Ce ne sarebbe per fare, per estrarne, gli elementi compositivi di un eccellente soggetto di film, e . . . se tu volessi scriverne la sceneggiatura (sei molto chiaro : ti basterebbe acquisire — se non li hai già — gli estremi della tipologia di forma della scrittura ) potrei aver voglia di fartene una supervisione (che avresti insieme ad eventuali altre).

    Non ho letto Tempeste d’acciaio, l’azione bellica o comunque di aggressione è un argomento che non mi ha mai interessato, e neppure mi interessa il culto della giovinezza ovvero la visione personalistica di ciò che sono gli aspetti favorevoli e piacevoli della giovane età umana, però l’equilbrio dinamico & armonico fra corpo e ambiente è una necessità fondamentale per la Vita, ovunque ; ti suggerisco quindi un “taglio” letterario senza ALCUNA concessione alla retorica del potere personale, e di guardare più alle forme Osservative e espressive di un Terence Malik o degli Autori di Into the West, che alla forma raccontativa di grossi registi mezzo-film-maker holliwoodianizzatisi come l’Autore di Picknick a Hanging Rock o dispersisi come l’Autore di Nel corso del tempo. Esércitati con lo studio della sceneggiatura desunta — desunta da te : da quelle opere che più s’avvicinano a COME Tu vorresti raccontata una storia di personaggi che mostra i contenuti di tale movimento di Spiriti. Scrivere un bel libro di saggio storiografico e illustrativo dei contenuti spirituali del movimento socio-culturale in questione ti sarebbe successivamente di enorme aiuto.

    Non mi importa se tale suggerimento spontaneo non incontra in Te alcun interesse al presente : va bene lo stesso.

    Raffaelemaria concilio
    ..15.28 3 2 17

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