Una Ahnenerbe casalinga, trentasettesima parte – Fabio Calabrese

Una Ahnenerbe casalinga, trentasettesima parte – Fabio Calabrese

Riprendiamo ancora una volta a esaminare la tematica dell’eredità degli antenati, un tema che io credo sia molto importante, soprattutto perché viviamo in un’epoca in cui il potere “democratico” oggi “democraticamente” dominante ci vorrebbe tutti quanti degli sradicati senza memoria storica né coscienza delle proprie origini, uomini-folla da gettare nella macchina produttivo-consumistica o da escludere da essa a seconda delle sue convenienze, e cerca di cancellare qualsiasi traccia di appartenenza etnica e di identità attraverso l’imposizione dell’universale meticciato insieme a una “cultura” standardizzata a livello mondiale in ogni aspetto della vita attraverso un meccanismo mediatico planetario.

Si tratta dunque di essere scogli che siano capaci di resistere al montare della marea.

La verità sul nostro passato e dunque su noi stessi, penso che l’abbiamo delineata (questo “noi” non è un plurale maiestatis, ma è l’espressione del fatto che senza la vostra attenzione, le vostre osservazioni e anche le vostre critiche, questa ricerca non avrebbe senso) con chiarezza sufficiente, attraverso la confutazione delle quattro menzogne sulle nostre origini che costituiscono la vulgata a tal proposito della “scienza” democratica: la presunta origine africana della nostra specie, l’origine mediorientale dei popoli indoeuropei, che si vorrebbero pacifici agricoltori strettamente affini alle popolazioni semitiche, la non creatività della civiltà europea che si vorrebbe in tutto tributaria da influssi orientali, e infine la non esistenza o la non consistenza degli Italiani dal punto di vista genetico.

Ad esse possiamo contrapporre la teoria dell’origine multiregionale, nell’ambito della quale come origine della nostra specie si può ipotizzare una Urheimat nordico-atlantica piuttosto che africana, la nostra ascendenza indoeuropea da popoli di guerrieri e conquistatori (e portatori di valori cavallereschi radicalmente opposti alla mentalità semitica), la creatività fino dai tempi preistorici della civiltà europea, visibilmente testimoniata ad esempio dalle imponenti costruzioni megalitiche (di cui raramente gli archeologi e i testi di storia “ufficiali” si degnano di occuparsi, dando maggiore importanza a qualsiasi coccio di vaso scoperto nella Mezzaluna Fertile), e infine la riprova inoppugnabile portata da studi seri di genetica delle popolazioni, che gli italiani esistono, anche se oggi una scellerata politica portata avanti dalla sinistra PiDiota strettamente legata agli interessi del grande capitalismo internazionale fa di tutto per distruggerli e affrettare al massimo la loro preventivata sostituzione con turbe di immigrati allogeni. Il giorno in cui il nostro popolo dovesse veramente ribellarsi, mi auguro che non ci sarà alcuna clemenza per questi criminali.

Si tratta di quattro questioni ormai chiare nelle loro linee generali, che si possono non solo disporre in ordine cronologico, ma dove il campo è man mano più ristretto e focalizzato quando ci avviciniamo a noi. Questo è uno schema da tenere presente, perché le nuove informazioni che vengono ad arricchire il quadro si possono (si devono) disporre ai vari livelli di questa scala a seconda dei casi.

Comincio con un’osservazione riguardo al lavoro che sta svolgendo il nostro buon amico Michele Ruzzai con il gruppo facebook MANvantara, un lavoro estremamente utile che vi esorto a seguire. Come avevo osservato una delle volte precedenti, questo lavoro non si pone in concorrenza con quello che io stesso sto cercando di portare avanti attraverso questa rubrica, perché si tratta di due mezzi differenti: un gruppo facebook ha la possibilità di avvalersi degli apporti di diversi collaboratori, anche se ha lo svantaggio di rivolgersi a un pubblico più ristretto (sembra che attualmente la nostra “Ereticamente” raggiunga la cifra non disprezzabile di oltre 17.000 utenti), ma in più vorrei osservare che a parte questo, c’è una differenza di approccio che fa sì che il lavoro di Michele e il mio siano non in conflitto ma complementari.

Michele Ruzzai e la maggior parte dei collaboratori del suo gruppo, mi pare, si stiano dedicando principalmente all’esposizione della dottrina tradizionale sulle nostre origini, mentre il sottoscritto come vedete preferisce un approccio più “scientifico” volto soprattutto a cogliere le falle e le contraddizioni della “scienza democratica” su queste tematiche, due lavori che si completano a vicenda.

In particolare, riguardo alle cose che sono state pubblicate in MANvantara, vorrei segnalarvi gli interventi, molto competenti e interessanti, di Raffaele Giordano.

Vediamo poi quali sono le novità, a parte MANvantara, che presenta la rete riguardo alle tematiche che ci interessano.

Io vi avevo a suo tempo parlato dell’articolo apparso su “Atlantean Garden” che riporta la confutazione della “teoria” (chiamiamola così in un impeto di generosità, per quanto “favola” sarebbe il termine più appropriato) dell’Out Of Africa, cioè della presunta origine africana della nostra specie, portata avanti dai genetisti russi Anatole A. Klyosov e Igor L. Rozhanski, confutazione che, per dire la verità i due scienziati avevano già pubblicato in “Antropology” nell’articolo del 2012 “Re-examining the “Out of Africa” theory and the origins of europoids (causasoids) in light of DNA genealogy”.

Avevo osservato allora che su questa tematica delle origini della nostra specie pare quasi di assistere a una guerra fredda a parti invertite: laddove i ricercatori russi sono liberi di attenersi semplicemente ai fatti, quelli statunitensi sono stretti dalle maglie di un ferreo dogmatismo ideologico che impone di accettare per buona la leggenda dell’origine africana assieme al corollario dell’inesistenza delle razze, sebbene essa strida pesantemente con i fatti accertati di natura genetica, paleoantropologica, archeologica, pena pesanti ripercussioni sulle carriere, sulla possibilità di pubblicare, sulla stessa incolumità personale come dimostra il caso di Arthur Jensen.

Bene, nel mese di ottobre, questo articolo di importanza capitale è finalmente apparso in traduzione italiana sul sito “Lupo bianco14” (lupobianco14.org ), che suppongo sia un sito “di Area”, e già questo ci fa capire che assistiamo a una censura delle informazioni appena aggirata a stento dalla flessibilità e incontrollabilità del web da parte degli zelanti censori “democratici”, perché un articolo di questa importanza meriterebbe come minimo una sede come “Le Scienze”.

A ogni modo, questa traduzione consente almeno di focalizzare meglio alcuni particolari non privi di interesse, rispetto a ciò di cui vi avevo già dato notizia (la mia conoscenza dell’inglese, ve lo confesso, non è che sia proprio perfetta).

Vale la pena, ad esempio, di riportare questa citazione dello storico australiano Greg Jefferys:

“Tutto il mito ‘dell’Out of Africa’ ha le sue radici nella campagna accademica ufficiale negli anni 90 [per] rimuovere il concetto della razza. Quando mi sono laureato tutti loro passavano un sacco di tempo sui fatti ‘dell’Out of Africa’ ma sono stati totalmente smentiti dalla genetica. (Le pubblicazioni) a larga diffusione la mantengono ancora.”

Vi è chiaro cosa significa tutto questo? PRIMO: l’Out of Africa non è una teoria scientifica ma una mera costruzione ideologica inventata per rimuovere il concetto di razza (con un correlativo orwelliano spostamento del significato della parola “razzismo” da affermazione della superiorità di una razza sulle altre, alla semplice constatazione che le razze esistono, come ulteriore censura/mistificazione). SECONDO: la genetica ha completamente smentito questa falsificazione ideologica spacciata per scienza. TERZO: nonostante questo, questa favola continua a essere ammannita alla grande al grosso pubblico da parte di un sistema mediatico che ovviamente riflette gli interessi del sistema dominante.

Questa è l’essenza di quel sistema di censure e falsificazioni che nel suo insieme possiamo chiamare antirazzismo e democrazia, sistema nel quale, esattamente come aveva predetto George Orwell, dire la verità (in questo caso non negare l’esistenza delle razze) è reato, il più inespiabile dei reati.

Un altro punto importante di cui riferisce l’articolo e su cui è il caso di tornare, è rappresentato dal risultato dell’analisi del DNA di un uomo di Cro Magnon i cui resti sono stati ritrovati in Italia:

“Una sequenza di DNA Cro-Magnon vecchia di 28,000 anni è stata ricavata da delle ossa fossilizzate scoperte nella grotta Paglicci, in Italia. (uno dei luoghi archeologici più importanti d’Italia a Rignano Garganico in provincia di Foggia, Puglia ndt) I risultati mostrano che il DNA è identico alle sequenze di alcuni europei moderni. La sequenza di DNA è rimasta statica e immutata per oltre 28.000 anni”.

L’arte della menzogna spesso consiste nel dare a intendere, senza dire esplicitamente ciò che potrebbe essere facilmente smentito, e la favola “antirazzista” dell’Out of Africa funziona proprio in questo modo, dare la calcolata impressione che “veniamo dai neri”, che saremmo in qualche modo discendenti di neri “sbiancati” e che non si potrebbero quindi porre distinzioni di tipo razziale, senza arrivare però mai a un’affermazione esplicita che potrebbe essere facilmente smentita dalla genetica. In realtà, una collocazione geografica africana non significa “nero”. Su suolo africano non sono forse nati Tutankhamen, Mosè, Cleopatra, John R. R. Tolkien, Christian Barnard che di certo neri non erano?

L’Africa settentrionale, il “Sahara verde” di alcune decine di migliaia di anni fa precedente la desertificazione, può senz’altro aver avuto un ruolo nella formazione della nostra specie, anche se le evidenze genetiche propendono piuttosto per l’Eurasia, ma questo non significa che i nostri antenati fossero neri, come non lo è la popolazione berbera che tuttora vive in queste aree. Il trucco degli abili mentitori è quello di dire e non dire, in modo da non poter essere smentiti, ma ecco che arriva l’evidenza solare della prova genetica: il profilo genetico di un uomo di Cro Magnon di 28.000 anni fa è identico a quello degli europei odierni e non mostra alcun elemento negroide.

Forse è opportuno a questo punto fare un passo indietro. Penso ricorderete che la scorsa volta vi ho parlato tra le altre cose del libro del  genetista Nicholas Wade Una scomoda eredità. Questo testo, edito in edizione italiana da “Le scienze” (“Le scienze”, mica una pubblicazione di Area!) mette in bella evidenza il fatto che l’eredità biologica e genetica condiziona tutti gli aspetti della nostra vita e dell’epifenomeno che conosciamo come “civiltà”.

Preso atto di ciò, c’è una domanda che ci dobbiamo porre, perché questa eredità biologica, che è un fatto incontestabile, è “scomoda”? Non è un po’ come chiedersi se non sia brutto che due più due faccia quattro?

Comprendere questo punto ci apre uno squarcio nel buio della mentalità democratica, Per costoro in altre parole sarebbe bello che l’eredità genetica non esistesse, che tutti noi fossimo soltanto il prodotto degli influssi ambientali e quindi potessimo essere “educati”, plasmati come cera molle calibrando le giuste influenze da trasmetterci attraverso l’ambiente, un’utopia egualitaria che va ben oltre la presunzione dell’inesistenza delle razze.

Poiché ciò “sarebbe tanto bello se fosse vero” anche se è evidentemente falso, allora bisogna fingere che sia vero a tutti i costi, e chi si accorge che le cose non stanno così e che il re democratico è miseramente nudo, è un reprobo, un “razzista”, un “fascista”.

Naturalmente, la presunzione che la razza sia “un mero costrutto culturale” e non un evidente fatto biologico (per non allargare troppo il discorso, evitiamo ora di parlare dell’ideologia transgender che vorrebbe trattare anche il sesso, il fatto di essere uomini o donne, allo stesso modo, ma è peraltro evidente la parentela fra le due aberrazioni), non è priva di pesanti conseguenze, a cominciare dal fatto di aver prodotto negli occidentali caucasici che non osano più definirsi “di razza bianca” la convinzione che la loro civiltà e la superiorità che hanno manifestato per tanti secoli nei confronti delle genti “colorate” consista non nella loro eredità biologica, ma in una serie di concetti astratti che traggono la loro origine nemmeno tanto remota nell’intossicazione che ha subito l’Europa a partire da due millenni or sono da parte di una religione di origine mediorientale, perché dietro il cosmopolitismo e l’egualitarismo democratici e marxisti, non è difficile scorgere i loro antecedenti cristiani.

Questo attenua o cancella lo spirito di appartenenza etnico-razziale, e mette l’uomo europeo nella situazione del vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro che l’immigrazione ci porta ogni giorno di più in casa.

Domenica 2 ottobre, sul sito “Il blog di Lameduck” è apparso un articolo di Guillaume Faye, L’imperativo del meticciato che è in realtà un estratto del suo libro Sesso e devianza. Riguardo a questo tema ha qualcosa da dirci.

“I bianchi, tranne poche eccezioni, sono l’unica popolazione che non si preoccupa del proprio futuro collettivo, che non possiede una coscienza razziale a causa del senso di colpa derivato dalla mentalità cristianiforme universalista che ha provocato una paralisi mentale e la creazione di una cattiva coscienza collettiva”.

Penso che “cristianiforme” sia il termine perfetto per definire i bolscevismi moderni, quello marxista e quello liberal-democratico del pari derivati da quello dell’antichità.

Noi non vogliamo continuare a essere il vaso di coccio fra i vasi di ferro, e se per cessare di esserlo dovremo sbarazzarci di cristianesimo, liberalismo e marxismo, faremo questo sacrificio con la morte (della democrazia) nel cuore.

Una piccola nota sull’illustrazione che correda questo articolo, è un collage di due immagini presenti in quello già apparso su “Atlantean Garden”: una ragazza russa. In contraddizione con quanto ci racconta la “teoria” dell’Out Of Africa, non presenta tracce evidenti di un’origine negroide, e il cranio e la ricostruzione del nostro antenato di alcune decine di migliaia di anni fa, l’uomo di Cro Magnon. Anche in questo caso, le caratteristiche negroidi non si notano molto.

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Categorie: Ahnenerbe

Pubblicato da Fabio Calabrese il 21 Novembre 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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