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La realtà biologica dell’identità dei popoli

La realtà biologica dell’identità dei popoli

In una fase storica occidentale in cui impera il peggior relativismo possibile, in nome del pluralismo democratico (per chi ci crede, che sia democratico), è bene da parte nostra affermare che il concetto di identità non può non avere una seria base biologica, confortata da genetica, antropologia e razionalità, altrimenti si dovrebbe ridurre tutto ad una questione di pezzi di carta. L’identità insomma è etnica e il concetto di etnia, da un punto di vista etnonazionalista, non è meramente culturale o linguistico ma è anzi basato su ben definiti caratteri fisici e genetici, biologici e scientifici dunque.

Dico questo perché anche in ambienti patriottici, ormai, vige l’assimilazionismo e il concetto di “italiano è chi l’italiano fa” (declinato talvolta in salsa regionalista), grazie a cui un calciatore congoide dell’Africa nera diventa magicamente italiano grazie al luogo di nascita, alla permanenza nel Paese o ad altri mezzucci sociali arrivisti, senza curarsi di quella che è la vera natura, la vera essenza etno-razziale del soggetto in questione; non voglio qui avventurarmi in terreni minati, come quelli della vecchia razziologia germanica, secondo cui alla razza o sottorazza si aggiunge una innata tendenza spirituale e culturale, però certamente, nell’habitat primigenio di ogni popolo della Terra si crea quell’impasto tra sangue e suolo che genera così lo spirito della gente indigena. Il genio europeo ad esempio è divenuto tale grazie al legame degli Europei con l’Europa, anche se poi hanno saputo esportare la civiltà del Continente, e spessissimo negli Europei sradicati (ad esempio i cosiddetti wasp d’America) ha finito per prevalere una spoetizzante tendenza all’ignoranza più nera e all’anti-cultura moderna pregna di consumismo e materialismo.

Si badi bene: il discorso che sto facendo nulla ha a che vedere col suprematismo razziale (che comunque non esiste solo nella versione bianca, intendiamoci) che inevitabilmente banalizza moltissime questioni importanti divenendo la proverbiale zappa sui piedi dei patrioti; tutti gli uomini hanno la loro dignità, il loro onore, il loro valore e la cultura dei propri popoli merita il rispetto di tutti, a patto che naturalmente rimanga coerente con la realtà naturale ed etnica in cui tale cultura è scaturita. Perché lo sappiamo bene, amici: quando una cultura si sposta in massa da un luogo all’altro, sulle ali dell’immigrazione di massa, se non si distrugge nel meticciato diventa uno stato nello stato veicolo di fanatismi e criminalità ai danni degli indigeni. A questo proposito si è soliti sempre e solo ricordare le vicende storiche delle Americhe colonizzate primariamente da Inglesi e Spagnuoli ma, oggi come oggi, il fatto più evidente riguarda la società multirazziale di diversi Paesi europei, o dello stesso Nordamerica. Non si tratterà certo del colonialismo europeo ai danni dei Paesi del sud del mondo, ma la logica perversa di minoranze allogene che diventano tiranniche ai danni della maggioranza indigena rimane intatta e danneggia come sempre i poveri disgraziati.

Appare dunque ridicolo negare il valore biologico dell’identità dell’individuo e del popolo alla luce della scienza, ossia della genetica e dell’antropologia, perché come il metodo scientifico ci insegna i valori medi soprattutto in termini genetici di una popolazione smarcano questa dalle altre, e non solo a livello razziale ma pure etno-razziale e locale! Chi nega l’esistenza delle razze (ovviamente per mera convenienza politica e ideologica) bevendosi le menzogne dell’antropologia culturale neomarxista, si dimentica che differenze esistono persino tra il Nord e il Sud d’Italia, o tra Italiani e Francesi e tra questi e un Iraniano o un Indiano, e non si parla di mere questioni di cultura e di lingua ma di sangue, di genoma, di fenotipo. Stiamo parlando di cose altamente materiali e concrete, non di metafisica, e chi nega tutto questo lo fa solo per portare acqua al suo mulino liberale o progressista. Se il razzismo inteso come discriminazione violenta è sbagliato lo è anche l’egualitarismo a tutti i costi che sa rivelarsi parimenti fanatico e violento del primo, e anzi, oggi è decisamente peggio il secondo grazie alla vulgata antifascista e antirazzista che si è diffusa a partire da settant’anni fa. Chiedetevi da cosa nasca il loro forsennato bisogno di stabilire dogmi…

Perché quindi negare valenza biologica, scientifica, all’identità? Perché forse questa rischia di alimentare discriminazioni e prepotenze? Mi vien da ridere: attualmente la violenza peggiore viene da chi difende il mondialismo eradicatore e omologatore, secondo cui non esistono più razze ma solo ricchi e poveri e (ma dai?) ad essere importanti son solo i primi perché i secondi devono subire di tutto a maggior ragione se autoctoni dell’Europa. Ed è lì che sorge la strumentalizzazione dei “poveri migranti” usati come pedine dal capitalismo per sopraffare i nativi, alimentare i parassiti, e contribuire all’affermazione del dispotismo “illuminato” di banchieri e gendarmi unipolari. Chi nega l’esistenza delle razze, delle sottorazze, del valore biologico di queste e delle etnie nazionali mente sapendo di mentire e non lo fa per chissà quale ipocrita filantropia ma solo per giustificare lo status quo di un mondo occidentale asservito ai poteri forti d’oltreoceano. La dignità di un popolo e di una nazione si costruisce anche sul suo valore razziale, che non è qualcosa di zoologico ma di identitario, di naturale, di squisitamente legato alla propria storia, alle radici, al territorio abitato da millenni dai discendenti dei capostipiti.

La vicenda degli Indiani d’America rimane esemplare, perché la loro sacrale coscienza di sangue, di suolo e di spirito è stata asfaltata ed imbastardita (o ridotta a fenomeno da baraccone nelle riserve) per fare spazio alla negazione totale della coscienza identitaria e del rispetto della natura e dei suoi cicli biologici, che riguardano anche l’antropizzazione. Il nordismo americano, con la sua torva mentalità mercantile e finanziaria, ha condotto allo sterminio delle genti amerindie del settentrione anticipando quello che stiamo subendo noi in Europa, seppur in maniera morbida e “democratica”, con tanto di nostra complicità stuzzicata dall’egualitarismo menzognero di chi difende il sistema. Non pensate che qui si parli di velleitari concetti di purezza razziale, ma di omogeneità e di compatibilità tra genti affini che ha portato a plasmare i moderni popoli indigeni d’Europa. La banalizzazione dell’argomento viene dagli antirazzisti e da tutti i loro utili idioti.

Prendendo un esempio pratico a me vicino, si pensi alle genti storiche di Lombardia: analizzate geneticamente risultano tra loro omogenee e smarcate sia da Toscani che Italiani del Sud o Sardi e a maggior ragione dal resto d’Europa, il che significa che i Lombardi hanno un profilo sicuramente etnico e culturale ma anche biologico, andando così a confermare le ormai obliate ricerche etno-antropologiche di scienziati come Biasutti che già misero in evidenza le peculiarità interne delle genti d’Italia. Oggi, chiaramente, queste ricerche vengono occultate e anche alla genetica si tende a mettere la sordina per evitare che dia fastidio ai piani alti; cosicché si sdoganano genetisti pasticcioni e ideologizzati come Barbujani mentre si ghettizzano e si liquidano come “razzisti” tutti quelli che divergono dalla communis opinio. Figuriamoci poi se si vuole ridare prestigio all’antropologia fisica, alla razziologia: la canea dei semicolti si scatena derubricando questi studi alla stregua di stramberie lombrosiane, incuranti del fatto che Lombroso è del tutto anacronistico perché del tutto irrazionale su molti punti mentre l’antropologia fisica si limita a rilevare dati medi delle popolazioni tracciando precisi profili craniologici e antropometrici.

Ognuno può farsi le idee che vuole in merito, ma ridicolizzare aplogruppi, craniometrie, analisi fenotipiche e plot genetici è un pessimo servizio alla razionalità e all’onestà intellettuale. Affermare che le razze esistono, e su basi biologiche non certo banalmente sociali, non significa stabilire un superiore ed un inferiore ma semplicemente constatare un fatto così naturale da risultare banale. Razza è un insieme di caratteristiche fisiche, genetiche, biologiche che tramandate di generazione in generazione per via sessuale da tempi immemori contribuiscono a delineare scientificamente un profilo medio peculiare di un popolo o più popoli, che a loro volta potranno trasmetterli ai posteri. Non può esistere un identitarismo che non tenga conto di tutto questo, a mio avviso, altrimenti si avalla la società meticcia e multirazziale, l’immigrazionismo e quell’assimilazionismo imperante anche nei settori delle destre italiane ed europee. Il che non significa che si debba fare politica basandosi su craniometrie e aplogruppi ma semplicemente che il concetto di etnia viene legittimato dalle basi biologiche, naturali, e non viceversa cosicché una nazione come ad esempio l’Italia può trovare una sua giustificazione non solo negli aspetti storici, linguistici, culturali e geografici ma anche etno-razziali, naturalmente da armonizzare. Non esiste infatti un’unica stirpe italica ma grossomodo 4-6 grandi popoli italiani distinti tra di loro ma distinti anche dal resto d’Europa, e in maniera netta; questo non in virtù di 1500 anni di separazione, come si potrebbe credere, ma per via dei tempi preromani e del differente popolamento della Penisola, il che comunque non inficia il comune destino mediterraneo, etrusco, italico, romano e poi goto-longobardo del Paese. Le medesime componenti antro-genetiche si ritrovano a Nord come a Sud, solo diverge la loro stratificazione. Si tratta dopotutto, in virtù di questo, di mettere d’accordo la straordinaria ricchezza, in termini di identità culturale e storica, dell’Italia con gli aspetti particolari etnici dei suoi precipui popoli, senza gettare alle ortiche né l’una né l’altra cosa.

Qui si esonda in altri argomenti e si aprono altre questioni, e mi fermo. Non posso che concludere dicendo che il vero identitario, il vero patriota, il vero etnonazionalista è chi si sforza – rendendo onore alla verità scientifica – di promuovere un serio identitarismo etnico consapevole delle proprie radici, anche biologiche, fisiche e genetiche, in opposizione a chi vuole il “nazionalismo” inclusivo e assimilazionista esteso alle minoranze allogene per mera convenienza elettorale. Italiani si nasce, non si diventa, e ancor prima si nasce Lombardi, Toscani, Siciliani o Sardi. Sta poi, ovviamente, all’irrobustimento dello spirito combattente di guide, eruditi, militi e rustici esemplari dare forza ed incisività all’azione metapolitica e politica perché altrimenti, si sa, il sangue rischia di rimanere lettera morta. Ma questa è un’altra storia.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 18 Settembre 2016

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Stefano Spagocci

    Egregio signor Sizzi, le ho già a suo tempo scritto che le sue idee in campo antropo-genetico sono alquanto confuse! O meglio, lei piega l’evidenza scientifica alla sua nuova ideologia (per quella precedente gli emiliani erano già negroidi!). Non è vero che i sei (non so poi se siano sei) popoli “italici” siano nettamente distinti dal resto dell’Europa (e, credo lei voglia dire, connessi tra loro e non con il resto d’Europa). Mi spiace per lei ma un padano (o un “centro-italico”), geneticamente sono (alquanto) più vicini a un centro-europeo che ad un “sud-italico”. Se discontinuità esiste nella mappa genetica europea (e parzialmente esiste), essa non è tra europei del centro-nord da un lato e “italiani” dall’altro. La linea di discontinuità, al contrario, passa circa all’altezza di Roma e separa gli “italiani del sud” e i greci (in continuità con il medioriente) dagli “italiani del centro-nord” e gli altri europei. Comune destino mediterraneo, italico, etrusco e romano? Falso, mi spiace per lei, se inteso quale comune retaggio etnico “italiano”. Sulle popolazioni padano-alpine (una “confederazione” di etnie) vi furono certo influssi etruschi e italici (“mediterranei” non significa nulla). Ma, ad esempio, l’influsso etrusco appare (molto) più forte ad Halstatt che a Golasecca. Saranno “italiani” anche gli austriaci? Ciò significa solo che le civiltà hanno sempre interagito e che mai sono esistite etnie totalmente isolate. Una fitta rete di interrelazioni avvolge tutta l’Europa, anzi l’Eurasia. Dovremmo ritenere l’Italia una sola nazione perchè gli Etruschi ebbero influenza in una piccola parte della Padania o, viceversa, del Meridione d’Italia? In base a tale logica, però, si dovrebbe considerare il fatto che la maggior parte della Padania è stata celtica (e tutta la Padania celtizzata). Perchè allora non dare maggior peso alla ben maggiore influenza celtica? Che influenza non è, è una delle principali radici etniche padano-alpine. Secondo questa logica, sarebbe più esatto considerare la Padania come parte della grande nazione celtica! In realtà, le piaccia o no, antropologicamente (dal punto di vista fisico e culturale) non esiste alcuna nazione “italica”. Esiste forse una (macro) nazione europea, o euroasiatica, della quale la Padania, come le altre nazioni dell’attuale stato italiano, fa parte. Riguardo a Roma, è infondato identificare Roma antica con l’Italia. Non esiste alcuna traccia genetica di Roma antica e lo spirito di Roma arcaica (sul quale voi scrivete diverse sciocchezze ma questo è un altro discorso) non credo sia stato ereditato da alcuno (forse da taluni popoli nordici, ma dubito). E la Roma marcia e decaduta lasciamola perdere. Credo abbia infettato l’Italia etnica, se qualcuno ha infettato! Su Goti e Longobardi, le consiglio di studiare la distribuzione delle relative necropoli in Italia. Ne troverà ben poche a sud. Tranne che a Benevento e dintorni, la consistenza dell’insediamento germanico a sud si può supporre sia stata pressochè nulla. In ogni caso, se qualcosa di germanico è rimasto nell’attuale stato italico, è rimasto nel Regno dei Franchi e dei Longobardi in Italia, nel Regno d’Italia medievale e poi nella Lombardia storica (la impropriamente detta “Italia comunale”). Nonostante il nome, fenomeni tosco-umbro- padani e non “italiani”. Le componenti etniche sono le stesse ma in diverse percentuali? A parte che non è vero (la componente neolitica del sud è diversa da quella del centro-nord ed è lì che sta la discontinuità etnica di cui sopra), questo vale per ogni angolo d’Europa. By the same token, come dicono i vostri nemici inglesi, dovremmo allora considerare come un’unica nazione tutta l’Europa! Il che va anche bene, ma non esiste alcuna sottonazione” italica.

    • Caro Spagocci, le mie idee in campo antropologico-genetico non sono mai state così chiare ma lei è libero – da padanista ideologizzato quale è – di credere quel che preferisce. Io non piego alcunché, e mi stupisco davvero che tali accuse arrivino da uno che crede nella Padania (emiliani negroidi? lei sta delirando). Mi son ricreduto sull’italianità proprio perché ho approfondito il discorso antro-genetico, smontando diverse fantasie che lei continua a bersi allegramente, illudendosi di essere fratello di genti mitteleuropee che la guarderebbero dall’alto verso il basso facendosi grasse risate.
      Si dia una bella occhiata a questo articolo che fa il punto sull’intera questione smentendo con prove concrete, dati, mappe, plot, percentuali le sue bislacche idee sul Nord geneticamente celto-germanico E BASTA. http://archhades.blogspot.it/2011/06/northern-italians-are-biologically.html
      Può controllare ovunque lei voglia sulla rete e noterà che qualsiasi plot genetico mette al di sotto persino degli Iberici il gruppo padano; gli unici che potrebbero smarcarsi sono Valdostani, Tirolesi, alcuni Carnici, genti che hanno (loro sì) ricevuto influssi centro-europei di un certo peso. Sicuramente i meridionali sono più vicini ai Greci (non ai Levantini) che a noialtri, ma noialtri siamo sicuramente più vicini ai meridionali che ai suoi adorati “crucchi”. Il Nord Italia è persino staccato dalla Gallia transalpina perché in mezzo si frappongono appunto le genti iberiche. E non è che questa sia chissà quale astruseria: semplicemente l’Italia, TUTTA, è più neolitica della Penisola iberica dunque più vicina a Balcani, Grecia, Anatolia, Caucaso, Levante.
      Sud e Greci in continuità col Medioriente? Il nostro Sud è isolato e i Greci sono ancor più a nord del primo (lo dica a uno della Tessaglia che è in continuità col Medioriente!).
      Spagocci, è lei che si deve rassegnare, dal momento che non esiste alcuna Padania più vicina all’Europa centrale che al Meridione: anche noi siamo Europa meridionale o se preferisce sudoccidentale, certo più prossima agli Iberici e anche ai Francesi che ai meridionali ma per nulla legata a Svizzeri, Austriaci, Tedeschi, Sloveni, Croati. Le Alpi sono una vera e propria barriera genetica che ha nettamente staccato le genti italiane da quelle germaniche. Lei non si sente mediterraneo? Nega la nostra preponderante componente EEF ossia paleo-mediterranea? Lo sa che i Còrsi sono più vicini a noi che al Centro-Sud? La genetica non fa le nazioni caro mio, per quello se è ridicolo parlare di Italia antro-genetica lo è anche di Padania (una fesseria inventata 20 anni fa dai suoi beniamini). L’Italia esiste come nazione per tutta una serie di dati etnici, culturali, storici, linguistici, geografici, politici, sacrali, e questo non nega affatto che al suo interno possono esservi diverse entità etno-culturali tra loro distinte. Chi nega l’esistenza e la dignità dell’Italia è solo offuscato da panzane inventate sul pratone di Pontida, probabilmente per qualche oscuro complesso di inferiorità. Vede, lei come tutti gli altri fanatici padanisti ama fare il cosiddetto cherry picking: i Celti van bene, gli Etruschi no; i Longobardi sì, Oetzi no; i Galli sì, i Reti e i Liguri no. Se non è mai esistita un’Italia figuriamoci dove e quando sarebbe esistita una Padania (nazione celtica? di che diavolo sta parlando? anche i Galati farebbero parte di questa nazione celtica? preferisce dunque l’attuale Turchia all’Abruzzo?). Guardi, se vogliamo parlare di sciocchezze cerchi innanzitutto nei suoi ambiti: corna di plastica, barbe verdi, Asterix e Obelix, Padania celto-germanica manco fosse le Fiandre o l’Inghilterra, Padania mitteleuropea (!) quando da un punto di vista schiettamente subrazziale fa parte dell’Europa sudoccidentale (mentre il Sud, certo, di quella sudorientale, ma grazie tante Nord e Sud mica confinano e difatti non c’è un baratro tra Lombardia e Toscana, così come tra Piceno e Abruzzo-Molise).
      Circa il dato germanico lei deve guardare alla distribuzione delle linee paterne germaniche e noterà che ve ne saranno di più in aree come Aquilano, Sannio (Benevento e Campobasso), Palermo-Trapani, Catanese rispetto a diverse aree settentrionali come Liguria, Romagna, Veneto costiero. E non parliamo dell’Italia centrale che anche a livello di biondismo dà punti alle zone nordiche indicate.
      Peraltro un Emiliano e un Romagnolo sono ben più vicini a Toscani e Umbri che ai Friulani e dovrebbe anche spiegarmi cosa legherebbe Liguria e Friuli o Trentino e Lunigiana, o ancora Romagna e Valle d’Aosta. Non vuol parlare di Italia perché a suo dire è un’invenzione? Allora parli di Europa o razza caucasoide e basta, perché la sua Padania fa ancor più ridere dell’italianità di cartapesta che ha in mente lei. Io ho propagandato e propagando tuttora l’idea identitaria di Lombardia etnica (Nord-Ovest padano) e di Grande Lombardia (Settentrione) che però non costituiscono nazione ma sub-nazione al massimo, soprattutto nel primo caso. Io ho imparato a non buttare il bambino con l’acqua sporca e a distinguere i difetti dei meridionali o certe storture della storia italiana degli ultimi 150 anni dai 3500 anni di storia italica principiata con le genti proto-latine delle terramare e poi proto-villanoviane, quelle che saldano il Nord venetico all’estremo Sud siculo, senza dimenticare poi l’epopea etrusca e umbra, che hanno rappresentato un sicuro legame etno-culturale tra tutte le parti d’Italia. I 1500 anni di separazione non hanno fatto sì che il Sud divenisse arabo e il Nord teutonico, siamo praticamente gli stessi dell’epoca preromana. La differenza sostanziale sta in un Nord con maggiori influssi centro-europei, ariani e mesolitici e un Sud che invece è maggiormente mediterraneo, levantino antico e isolato. I Greci plottano più a nord del cluster meridionale per il semplice fatto che in Grecia ci sono state invasioni slave, mentre aree come estremo Sud, isole greche e Cipro sono rimaste per gli affari propri.
      Perciò che Nord (o meglio Centro-Nord) e Sud siano distinti è pacifico e l’ho SEMPRE detto e ridetto ma che il Centro-Nord sia più affine ai Mitteleuropei che ai nostri meridionali è una panzana che fa ridere i polli visto che la “Padania” è persino staccata dalla Gallia transalpina mentre confina invece con Spagna e Portogallo. Lei fa il furbetto perché crede che i “Padani” siano come valdostani, sud-tirolesi, alto-carnici ma guardi che le genti della piena pianura padana sono più prossime ai Toscani e agli altri centrali che a Francesi e Tedeschi. Poi beh, ognuno è libero di credere a ciò che gli fa più comodo. Che l’Italia (tutta) costituisca un isolato genetico o comunque sia un gruppo a sé stante lo sanno ormai persino i sassi, dopo averlo spiegato i maggiori genetisti. Del resto Alpi, Appennini e mari non possono che averci isolato e resi unici.
      Esiste la Lombardia, esiste l’Italia, esiste l’Europa e per tutta una serie di motivi. La sua Padania se l’è inventata Bossi e mi stupisce vi sia gente che ci va ancora dietro senza capire che quella fiaba fu una mera menata propagandistica, prontamente rinnegata dai suoi stessi creatori. Se l’Italia, nonostante 3500 anni di storia, non esiste ancora (a sua detta) si metta di buona lena e partorisca la sua fantomatica “nazione padana”, un aborto della meschina politica itagliona, come direbbe il compianto Oneto.

  2. Maurizio

    Mah! Discussioni strane, l’Italia è certamente più unita ( sulla carta ) della Spagna o del Regno Unito pur essendo una nazione giovane che fino al primo dopoguerra comunicava principalmente con lingue locali ( spesso identificate, erroneamente, come dialetti ) ma che negli ultimi 50 anni è diventato un paese molto più omogeneo grazie alla comunicazione ed alla migrazione interna.
    Che gli usi e costumi e la lingua della Brianza ( da cui provengo ) sono ( o erano ) decisamente diversi degli usi e costumi del Catanese ma anche del Rovighese ( da dove proveniva la famiglia di mia nonna materna, i cosiddetti immigrati del Polesine ) è un innegabile fatto e la genetica c’entra molto poco.
    I Danesi ( paese della mia ex consorte e parzialmente di mia figlia ) e i Tedeschi pur essendo “geneticamente” alquanto simili ( o gli Olandesi dove ho abitato 5 anni della mia vita ) sono culturalmente e caratterialmente “molto” diversi, molto di più che un Italiano ed uno Spagnolo o Francese.
    La genetica, a mio parere c’entra pochino. La trovo interessante per correlare le differenze linguistiche e culturali che sono quelle che contano di più nel formare paesi e nazioni.
    Detto ciò ho sempre pensato che essere diversi aiuta, ed una nazioni con diversità locali sia più ricca di una troppo omogenea. In Italia ( come osservatore esterno siccome abito all’estero da molti anni ) c’è quasi paura di identificare diversità locali e non capisco il perché. I mascherai di Schignano sul
    Lago di Como fanno da millenni maschere molto simili ( se non identiche ) del Tirolo, ma gli abitanti di Schignano condividono l’esperienza dell’emigrazione oltremare di molto paese del Sud Italia.
    La mia lingua ( perché di lingua si tratta ) è molto diversa dal Veneto o dal Calabrese ( e.g. Non abbiamo la doppia negazione ), il fatto che la ami perché la mia famiglia comunica ancora usandola fa di me un razzista? Io odio il razzismo lo sciovinismo e qualunque discriminazione, ma sono curioso di genetica linguistica storia Etc Etc e amo la mia terra di origine, esiste qualcosa di sbagliato? Ho anche abitato in Asia, soprattutto Cina, 19 anni, e tre anni a sud di Roma. Ho trovato più difficoltà di adattamento a Pomezia che a L’Aia Shanghai, cosa ci posso fare se questa è la verità. Ho amici da tutte le parti del
    Mondo, al mio secondo matrimonio ho avuto 27 diverse nazionalità e tutte le principali religioni erano presenti, ma non posso dire che la mia parte d’Italia è (storicamente) più vicina alla Sicilia che non al Ticino o perfino alla Savoia perché sarebbe incorretto. Non penso questo sia essere razzisti, almeno spero. La storia di questa “giovane” nazione è fatta da storie locali molto diverse, dovremmo usare questo come una forza non in debolezza.
    Ciao

    • Non capisco cosa c’entri il razzismo, in tutto questo. Non ha nulla a che vedere col razzismo certificare l’esistenza di razze, sottorazze, etnie, nazioni, suddivisioni etnonazionali ecc., e nemmeno si voleva fare un collegamento tra dato biologico e dato psico-comportamentale, e sviluppo di un popolo, pretendendo addirittura di gerarchizzare genti e nazioni. Altresì, io stesso ho scritto sopra che l’entità di una nazione non passa solo per la genetica (che, anzi, rischia di essere un dato sterile e poco sentito, se presa decontestualizzata) perché altrimenti non solo non avrebbe senso parlare di Italia, ma nemmeno di Padania. L’Italia è millenni di storia, cultura, gloria, arte, esperienze, un laboratorio nazionale che ha attraversato i secoli e che, nonostante le traversie politiche, ha sempre saputo conservare la sua nitida impronta antica di stampo romano che l’ha resa figlia prediletta tra le nazioni. Nondimeno, esistono le ovvie differenze etno-culturali interne, che come ho più volte ribadito sono ricchezza, non maledizione. Ad ogni modo (ma lo studio era del 1990, vecchiotto) Barbujani e Sokal sostenevano l’esistenza di una barriera genetica (che combacia con quella linguistica) tra Italia continentale e peninsulare, che correva proprio lungo lo spartiacque appenninico. In realtà, stando agli studi più recenti, la vera demarcazione genetica corre tra Centro-Nord e Meridione, grazie soprattutto all’influsso ellenico e levantino antico del secondo e al maggior apporto continentale (indoeuropeo, nordico, germanico) a pianura padana e Toscana.

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