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Piccoli Renzi crescono… alla scuola americana – Roberto Pecchioli

Piccoli Renzi crescono… alla scuola americana – Roberto Pecchioli

Here, in Italy, every day better and better! Mr. Renzi’ s three sons  enrolled in the American school of Florence.  Libera traduzione da un pessimo inglese: qui in Italia va sempre meglio ogni giorno che Dio manda. I tre figli di Matteo Renzi sono stati iscritti alla scuola americana di Firenze.

Una splendida notizia: l’autore della riforma chiamata buona scuola (l’ignoranza è forza, neo lingua e bipensiero) ritira i suoi ragazzi dalle scuole pubbliche della natia Pontassieve per iscriverli in un istituto privato internazionale americano di Firenze. La decadenza di un popolo si osserva dal comportamento delle sue classi dirigenti, che in passato avremmo chiamato élite. Il capo del governo italiano rifiuta di affidare l’istruzione dei suoi figli alla scuola pubblica, dove lavora la moglie Agnese Landini, insegnante ex precaria immessa in ruolo proprio a seguito delle leggi promulgate dal governo del coniuge.

Non è il primo, anzi è tutta l’Italia che conta a preferire gli istituti privati, in particolare stranieri, a quelli pubblici. Nel caso del primo ministro, la questione è più grave, non solo per la professione della madre dei suoi figli e la clamorosa sconfessione della “buona scuola”.  Il capo del governo dovrebbe essere infatti  il primo ambasciatore della sua Patria, pardon, del suo paese, promuoverne le istituzioni (il sistema educativo è una delle più importanti), amarne la cultura e lavorare per trasmetterla e diffonderla.

Tutto il contrario: i piccoli Renzi cresceranno imparando la lingua inglese nella versione tecno-americana meglio dell’italiano, ma soprattutto verranno educati secondo la mentalità, il modo di essere, i valori della società di un paese straniero. Non saranno gli unici: studia in un’università estera il figlio dell’onorevole Daniela Garnero, che ha talmente capito la politica come spettacolo da avere un cognome d’arte, Santanché, retaggio del primo matrimonio, più “cool” e mediatico del banale Garnero. I figli di un altro insigne patriota, Silvio Berlusconi, si sono formati negli Stati Uniti, come i rampolli di tanti altri italiani che contano, a partire dalla famiglia Agnelli.

La scelta di costoro è chiara: meno Italia, rifiuto della civiltà di cui sono figli, disinteresse per la lingua nazionale, disprezzo per un sistema educativo che ha un sacco di difetti, ma possiede anche indubbie eccellenze. E comunque, spetta a loro, ceto dirigente, correggere le criticità, innalzare il livello educativo, migliorare quei settori che risultano carenti. No, scelgono la strada più facile per chi ha quattrini, abbandonare la scuola statale, che a parole difendono a spada tratta, e sistemare i figli presso istituti privati, meglio se stranieri. Sono gli stessi che preferiscono la sanità privata o estera quando la malattia bussa alla loro porta.  I topi fuggono dalla nave prevedendo il naufragio, i ricchi ed i potenti fanno nascere i loro figli in cliniche sfavillanti di nazioni ricche anche per assicurare loro una cittadinanza ambita, acquisibile per il folle ius soli che vogliono importare da noi, a beneficio di stranieri incolti, interessati esclusivamente alle provvidenze legate alla cittadinanza.

Chi fugge è un traditore. La classe dirigente italiana è formata da traditori, che disprezzano in cuor loro il paese che abitano e sfruttano. Ce lo dicono con le azioni pubbliche, ma lo confermano con quelle private: i figli di Renzi, di fatto, diventano amerikani, e come loro tanta parte di chi ha le redini dell’economia, della finanza, della politica, della cultura.

Come possono dirigere l’Italia, e trasmettere il potere alla generazione successiva, se capiscono così poco la nazione, se la loro formazione è lontana dallo spirito del popolo, se neanche più si esprimono nella lingua che è nostra, se il loro sistema di riferimenti o valori ( valori…) è estraneo a quello dei cittadini/sudditi?

Soprattutto, come possono fingere fiducia nel futuro italiano quando, per sé e per i propri figli, investono in scuole e culture straniere? L’Italia sta finendo, quantomeno sta rapidamente diventando altro da sé per colpa di tutti, ma essenzialmente per quella ribellione delle élite, che aveva individuato già Christopher Lasch nelle classi alte americane.

Il problema specificamente italiano è che qui non c’è una semplice ribellione delle élite, bensì una vera e propria defezione civile, l’abbandono doloso del proprio ruolo, la diserzione o fuga in un 8 settembre permanente, la scelta deliberata di essere qualcosa d’altro  o nulla.

I figli di Matthew Renzi studieranno alla scuola americana, prendendo le distanze dall’Italia governata dal padre. Auguriamoci che il livello dei loro studi sia diverso da quello della maggioranza delle scuole degli Usa, che  ha fatto scrivere al grande critico letterario Allan Bloom, docente universitario, il famoso saggio “La chiusura della mente americana”.

Il sistema educativo a stelle e strisce che accoglierà i giovani Renzi  è dominato dal sapere strumentale, pratico-tecnico, al servizio dell’apparato industriale, dall’utilitarismo e dal mito del successo economico: la chiusura della mente, appunto.  Al vertice, un cinque per cento degli studenti riceve, a carissimo prezzo, una vera cultura, quella necessaria a dirigere una nazione ed il mondo, e che comprende anche storia, filosofia, retorica (!!!) e tutte le altre materie del grande sapere umano ed umanistico.

La vera amarezza è riscontrare per l’ennesima volta l’incoerenza e la menzogna di chi predica bene  e razzola male, ma soprattutto riconoscere un altro triste segnale della fine della nostra cultura nazionale, rosa all’interno dall’indifferenza di un popolo (dis)educato da gruppi di potere ignoranti, tendenzialmente anti italiani, fino al punto da rifiutare la cultura del proprio paese dopo aver attivamente operato per disperderne  i valori, smembrato il sistema e i programmi scolastici, svilito ruolo e prestigio dei docenti.

Loro, i figli loro, vivono e studiano altrove. Altrove, il nuovo indirizzo dell’Italia. Almeno, emigrino presto e definitivamente, con le loro valigie di Prada, le carte American Express ed i camerieri filippini di servizio al seguito. Sono loro, la upper class, i veri stranieri.

               

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Categorie: Renzi, Scuola, Usa

Pubblicato da Ereticamente il 4 Agosto 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. MAry

    Grazie per questo ottimo articolo. Che i figli di Fonzie vadano alla scuola di Fonzie, per tutti gli altri, suggerisco di tener duro e puntare sui nostri sistemi educativi.
    N.B. il referendum contro la Buona Squola ha raggiunto il quorum nel totale silenzio mediatico. Dovremmo quindi, se Fonzie permette, andare tutti a votare contro.

  2. renzo santinon

    Sono un preside di una scuola paritaria cattolica italiana. Il fatto che i figli di Renzi scelgano una scuola privata, non mi stupisce; ho avuto figli,nel passato di comunisti, che hanno studiato nella mia scuola. Mi stupisce un’altra cosa: che non si parla di libertà di scelta: Le scuole paritarie italiane, come la mia , offrono cominque un servizio pubblico (cfr. Berlinguer) ma non se ne parla mai. In fondo offriamo lavoro a molte persone, occupato molti precari, gli stessi che appena possono scappano allo stato e poi sputano sul piatto in cui hanno mangiato ,contro le scuole private. Renzi può scegliere la scuola che ritiene migliore per i suoi figli, ma quanti non possono fare la stessa scuola scegliendo le le italiane, seppur paritarie, perchè non hanno i soldi. Si parla di allineamento all’Europa, ma in tuti i paesi, tranne la Grecia, le scuole come le mie sono sovvenzionate, ma anche di questo non se parla. Il privato in Italia va bene solo quando produce soldi, ma se produce cultura, e la produce, non se ne parla.

  3. giannetto

    Ogni volta che vedo in fotografia la faccia di quest’uomo “mi scende il latte alle ginocchia” (per dirla con mia nonna, che però dava all’espressione l’impagabile coloritura del suo dialetto). Le scelte scolastiche del tosco pulcinella sono la conseguenza logica della sua statura intellettuale, morale, politica. La cosa più sconcertante, d’acchito, è però che gli italiotastri accettino un individuo del genere come loro premier. Che chi pensa semmai di farlo fuori sono i soci della sua gang europoide, in una notte dei lunghi coltelli. Ma ripensandoci, è logico… ! Sono appunto degli italiotastri. Presto la loro scuola nazionale non sarà altro che una “garderie” per la prole esponenzialmente crescente dell’alluvione dei baluba.

  4. Carmelo

    Ogni politico dovrebbe essere obbligato a usare scuole, sanita’ e servizi rigorosamente statali. La qualita’ salirebbe vertiginosamente in poco tempo.

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