Uomini e tempi, quinta parte – Fabio Calabrese

Uomini e tempi, quinta parte – Fabio Calabrese

Io ho sempre pensato che se noi capiamo il punto di vista dei nostri avversari, mentre questi ultimi non capiscono o si rifiutano di capire il nostro, abbiamo un vantaggio su di loro. Tuttavia, una cosa è evidente: la maggior parte delle opinioni che la gente nutre non hanno nulla a che fare con una verità di qualsiasi genere, comunque la si voglia intendere, non si basano né sulla ragione né sull’esperienza, sono piuttosto un impasto di abitudini, pensieri consolanti, auto-gratificazioni, sentito dire, slogan raccolti in giro, opinioni pre-pensate da altri e acquisite per nulla più che un puro caso, o perché manipolati da un accorto sistema mediatico, e di fronte a fatti che smentiscono convinzioni inveterate, la gente farà di tutto per non vederli e per non tenerne conto.

Con una certa dose di ironia, Bertrand Russell diceva che “Un pedante è un uomo a cui piace che le sue opinioni siano vere”.

Se è così, dobbiamo ammettere che “un pedante” è una specie di animale molto raro.

Io vi chiedo di scusarmi, ma queste considerazioni mi si sono imposte in maniera addirittura dolorosa riflettendo sull’esito delle ultime elezioni presidenziali austriache, dove abbiamo tutti i motivi di supporre che la vittoria elettorale al candidato identitario e anti-immigrazione, sia stata sottratta all’ultimo momento a vantaggio di quello “verde” a forza di brogli e annullamenti indebiti di schede.

La sedicente democrazia non è altro che la più ipocrita delle tirannidi, e la cosiddetta sovranità popolare (etimologicamente questo dovrebbe essere il senso della parola democrazia) niente altro che una finzione, l’unica reale “libertà di scelta” che hanno i popoli, è quella di avallare le decisioni che IL POTERE ha già in precedenza preso per loro. Il potere insediato da settant’anni sul nostro continente, e contro il quale l’ultima generazione europea indipendente ha combattuto fino al 1945 una battaglia disperata, è un potere sostanzialmente criminale, la situazione determinatasi dall’immediato dopoguerra al penultimo decennio del XX secolo, la Guerra Fredda gli ha imposto un lungo periodo di stallo, l’ha in qualche modo tenuto in rispetto impedendogli di arrivare alle sue ultime conseguenze, ma noi oggi vediamo con chiarezza che la sua marcia si sviluppa lungo due direttrici: da un lato, attraverso quelle che sono presentate come “riforme” e “liberalizzazioni”, far regredire e cancellare tutte le conquiste sociali degli ultimi due secoli, dall’altro annientare gli stessi popoli europei attraverso la sostituzione etnica, per arrivare a un mondo di meticci e schiavi dove l’oligarchia egemone possa dominare incontrastata.

Tutto questo l’abbiamo visto molte volte ma, di fronte alla palese manipolazione del voto austriaco (cosa tra l’altro non priva di precedenti, si pensi al referendum che ha “bocciato” in maniera altrettanto dubbia l’indipendenza della Scozia, o quello per l’adesione dell’Irlanda al trattato di Lisbona, ripetuto per tre volte, fino a quando non ha dato l’esito voluto dai signori di Bruxelles, o perché gli abitanti dell’Isola Verde hanno ceduto per stanchezza, o perché il broglio è stato meglio organizzato delle volte precedenti), mi è venuto da riflettere su di un punto: è chiaro che la contestazione da sinistra non pone alcun problema al SISTEMA, che invece mostra di temere quella identitaria che per comodità, ma usando una terminologia errata, potremmo definire “di destra”.

La domanda che mi sono posto è: in tutta Europa vi sono milioni di persone che disgraziatamente continuano a votare a sinistra. Possibile che fra questi milioni di persone non vi sia nessuno in buona fede, e se è in buona fede, come fa a non rendersi conto che queste sinistre sono a tutti gli effetti strumenti in mano al sistema che dicono di combattere, pronte a usare qualsiasi mezzo, compresa la violenza, contro i movimenti identitari che invece cercano di difendere il futuro degli Europei nativi?

La risposta sta chiaramente nell’immensa capacità umana di auto-ingannarsi, di adattare i fatti alle opinioni invece che le opinioni ai fatti. Naturalmente, LA PROPAGANDA DEL POTERE aiuta molto a mantenere l’inganno.

Se noi prendiamo in mano un qualche testo scolastico sulla storia del novecento, vediamo irrimediabilmente sempre raccontata la stessa favola: il fascismo cattivo, strumento della borghesia per stroncare le lotte popolari intese ad affermare il regno dell’uguaglianza e della giustizia sociale, a cui poi si aggiungono il razzismo e l’aver provocato lo scoppio della seconda guerra mondiale. Una favola ripetuta a oltranza ma che non si attaglia per nulla ai fatti per poco che li si conosca.

Strano, vero? Negli anni ’30, sulle colonne del “New York Times”, Walter Duranty faceva ogni sforzo per convincere l’America e il mondo occidentale di quanto buono, umano, democratico e progressista fosse il regime di Stalin, mentre il presidente Franklin Delano Roosevelt provvedeva a riarmare segretamente l’Unione Sovietica in previsione di una guerra con la Germania. Che dire della guerra civile spagnola? Tutte le simpatie e tutti gli aiuti “occidentali” franco-anglo-americani andarono alla parte “repubblicana”, cioè comunista, come se avere un altro regime stalinista nell’angolo occidentale del nostro continente fosse stata un’eventualità da poco. Strano davvero! Se il fascismo era il “cane da guardia” del capitalismo borghese, non si spiegava proprio come esso non ricevesse da quest’ultimo altro che calci, mentre il lupo bolscevico era accolto nell’ovile con tutti gli onori.

Pensiamo allo scoppio della seconda guerra mondiale: gli attacchi tedeschi alla Cecoslovacchia e poi alla Polonia furono indiscutibilmente provocati dalle persecuzioni disumane riservate dai due stati slavi ai tedeschi che gli innaturali confini tracciati a Versailles avevano fatto cadere sotto la loro sovranità. Che nel settembre 1939 la Germania intervenisse in Polonia in difesa dei propri connazionali, per gli “occidentali” era una cosa intollerabile al punto da provocare un secondo conflitto ancora più ampio e sanguinoso della Grande Guerra, ma che Stalin aggredisse a sua volta la Polonia senza nessuna provocazione quindici giorni dopo, non gli valse nemmeno un amichevole rabbuffo. D’altra parte, l’annessione delle tre repubbliche baltiche, l’attacco alla Polonia, e poi l’aggressione alla Finlandia, erano tutte chiare testimonianze della volontà di pace del despota del Cremlino e della dirigenza sovietica.

Per l’Italia, il discorso è analogo. Gli Inglesi e i Francesi che finsero indignazione per l’impresa etiopica, ci si dimentica spesso di rilevare che erano padroni di imperi coloniali che comprendevano a quei tempi quasi la metà delle terre emerse del nostro pianeta, e non concedevano certo loro nessuna autodeterminazione, è la stessa morale della storia del bue che dà del cornuto all’asino. C’è poi un particolare che perlopiù ci si guarda bene dal rilevare: se la Gran Bretagna avesse voluto impedire la conquista italiana dell’Etiopia, l’avrebbe potuto fare con estrema facilità, le bastava interdire l’accesso al canale di Suez, da essa controllato, alle navi italiane,  e nell’impossibilità di rifornire le nostre truppe la conquista dell’Etiopia ci sarebbe stata impossibile. No, si voleva che prendessimo l’Etiopia, in modo da poterci condannare, non lasciarci alternative all’alleanza con la Germania e distruggerci assieme a essa nella guerra che si andava preparando.

Ne è molto diversa la verità circa l’attacco all’Unione Sovietica nel 1941, attacco reso inevitabile dalla necessità di prevenire un’aggressione sovietica contro l’Europa occidentale, concedendosi almeno il vantaggio della prima mossa e pur in presenza di un’enorme disparità di forze, come l’apertura degli archivi sovietici dopo il 1991 ha ormai dimostrato. Si deve solo alla “follia” di Hitler e agli immensi sacrifici sopportati dal popolo tedesco nella lotta impari, se il pugno di ferro del bolscevismo staliniano non è riuscito a estendersi fino a Gibilterra.

Stranamente, tutto fila, si trova una corrispondenza con la realtà dei fatti storici se si inverte il punto di vista che di solito cercano di inculcarci da settant’anni a questa parte, se si parte dal presupposto che la mostruosità burocratica ed elefantiaca sovietica non rappresentasse un reale pericolo per l’oligarchia capitalista del denaro, il regime del privilegio, pericolo invece rappresentato dal socialismo nazionale dei fascismi.

Naturalmente, è ben chiaro che se mai “i compagni” dovessero metabolizzare un concetto simile, esso equivarrebbe per loro a un suicidio intellettuale, si dovrebbero rendere conto di essere, e di essere sempre stati, strumenti di ciò che credevano di combattere, ma, come avete visto in questa serie di articoli, io ritengo che non sia bene neppure cercare di nascondere a noi stessi le nostre pecche, a cominciare dal fatto che per tutta l’epoca della Guerra Fredda, dalla conclusione della seconda guerra mondiale al crollo dell’Unione Sovietica, la nostra “area” pressata dall’esigenza della lotta anticomunista, si è fatta letteralmente assorbire dal destrismo, dal conservatorismo, dall’atlantismo.

Io non penso di possedere la scienza infusa o di avere accesso a una qualche specie di rivelazione divina, non pretendo nemmeno di sapere se ciò che ho scritto e scrivo sulle pagine di “Ereticamente” o altrove, possa essere inquadrato come una “dottrina” e/o “ideologia” politica, è piuttosto il frutto di una riflessione personale dove ritengo di avere altrettante cose da imparare quante ne ho da insegnare, e il dialogo con i nostri lettori è in questo senso fondamentale.

In un commento alla seconda parte di questo scritto un lettore che si firma Rudy mi obietta: “Su queste considerazioni non mi trovi molto d’accordo. Perlomeno sulla questione comunista. P. Rauti sosteneva che “bisogna sfondare a sinistra”.

Si, è vero, me lo ricordo anch’io, ma ricordo altrettanto bene la sua affermazione che con la morte del comunismo fosse morto anche l’anticomunismo, e che noi stessi ci saremmo trovati del pari dei “compagni” a essere privi di una ragion d’essere. Perché non ammettere che si sia contraddetto? Agli esseri umani, capita. Oltre tutto, all’epoca Rauti era già anziano e, suppongo, non più in buone condizioni di salute, è umano e comprensibile che in certe circostanze si tenda al pessimismo.

Ma l’osservazione veramente importante di Rudy è un’altra:

 “Sei nel giusto quando parli dell’Atlantismo nel quale è stata inglobata la Destra, d’altronde che puoi fare se hai perso la guerra, il giudizio storico è di condanna totale e la ricostituzione del PNF è vietata per legge? È già stato un miracolo che i militanti fascisti non siano stati tutti fucilati come in Germania con la SS”.

La svolta destro-conservatrice-atlantista del dopoguerra sarebbe stata in una qualche misura inevitabile. Su questo punto – devo dire la verità – mi piacerebbe che Rudy si confrontasse con Maurizio Barozzi, con quelli della FNCRSI, con quanti hanno ravvisato in essa semplicemente un tradimento delle nostre idee nazional-rivoluzionarie e sociali, fino ad avanzare l’ipotesi avanzata da Barozzi (e sulla quale non mi pronuncio) che il MSI sia stato letteralmente creato in ambienti NATO per strumentalizzare gli ex combattenti repubblicani a una causa che non era certamente la loro.

Anche a questo riguardo, ho espresso ripetutamente il mio parere, ma una volta di più non sarà di danno: rendiamoci conto che dal crollo dell’Unione Sovietica e dalla fine della Guerra Fredda è ormai passato un quarto di secolo. Un conto era essere su posizioni “destre” e atlantiste ALLORA, un altro è continuare a esserlo ancora oggi. Mentre tutto ciò che è avvenuto fino al 1991, è una questione ormai più storiografica che politica, ben altra cosa sono le urgenze attuali.

E’ importante capire che dietro il “pensiero unico” che vorrebbe imporre il liberismo come filosofia economica senza alternative e perpetuare in eterno il potere mondiale dell’oligarchia finanziaria, e l’invasione allogena che oggi minaccia i popoli europei nella loro identità con il meticciato e la sostituzione etnica, c’è la stessa logica e ci sono le stesse mani. I “sinistri” che ancora oggi si illudono di contrapporsi al capitalismo mentre incoraggiano immigrazione e meticciato, non si rendono conto di essere al servizio precisamente di ciò che si illudono di combattere.

Contro di esso non basta fare riferimento a una comunità nazionale identitaria, occorre che sia una comunità COESA, non fratturata da grosse sperequazioni economiche e notevoli dislivelli sociali. Difendere la nostra identità ed attuare il socialismo nazionale contrapponendosi sia al capitalismo finanziario apolide di lusso, sia a un’invasione destinata a minare la stessa sostanza etnica del nostro popolo e di tutti i popoli europei, è esattamente la stessa cosa.

E’ necessario comprendere l’ampiezza del mutamento avvenuto nell’ultimo quarto di secolo e il cambiamento di prospettive che esso comporta. Proprio il fatto che le sinistre sono oggi non solo convertite al liberismo, ma, ipnotizzate da quella che sembra la realizzazione del loro antico sogno cosmopolita, diventate le più zelanti esecutrici del piano Kalergi, apre uno spazio che finora non esisteva, al rilancio del socialismo nazionale, che non è solo l’unico tipo di socialismo che abbia mai realmente funzionato, ma oggi è più che mai l’alternativa a esse, allo strapotere del capitalismo finanziario e parassita, alla distruzione dei popoli europei mediante l’invasione allogena e l’imposizione del meticciato.

Proprio per questo, non è più il caso di perdere tempo su posizioni di retroguardia, di sterile “destrismo”, di conservazione sociale, non solo di fatto antistorica, ma in contrasto con quella che è la nostra ispirazione più genuina e vitale.

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Categorie: Democrazia, Sovranità

Pubblicato da Fabio Calabrese il 20 Luglio 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Michele Simola

    Oggigiorno vi è da parte di molti politici, corrotti e traditori, la volontà irresponsabile, di voler dissolvere gli stati nazionali, distruggerli a favore di pericolose strutture sovranazionali, che vengono definite europee ma che in realtà non rispondono ad alcuna autorità nazionale. La disamina dei tratti che caratterizzano le “destre” europee, liberismo, atlantismo, cristianesimo ed europeismo, si scontrano violentemente con i nostri principi: sangue e suolo sono imprescindibili per classificare una persona come appartenente ad una nazione. L’identità di una popolazione si riunisce nelle caratteristiche culturali, nelle tradizioni avvertite come proprie in unione alla sua storia e vita in un determinato paese.
    Il liberismo è dannoso per ogni paese, quando economia e politica si abbeverano alla stessa fonte quel paese è oggetto di desiderio (rapina) per la finanza internazionale apolide usuraia, il suo ingresso forzato nelle logiche politiche di uno stato, porta il suo popolo alla distruzione.
    Bisogna prendere atto che ci troviamo di fronte ad una società mondialmente malata e atomizzante: vediamo chiaramente che vi sono gruppi di potere finanziario che con la collaborazione di “politici”, giudici, giornalisti della carta stampata e televisivi, indirizzano le scelte nazionali verso mondialismo e immigrazione, tutte cose non desiderate dai cittadini, che hanno come conseguenza finale quella di consegnare, nazioni ricche di storia e cultura, nelle mani di loschi speculatori finanziari, privi di scrupoli, il cui solo intento è quello di ridurre in povertà milioni di esseri umani.
    L’Europa unita non è quella di Bruxelles, che rappresenta solo la finanza internazionale con una BCE che non appartiene a nessuno stato ma è una banca privata, l’Europa dovrebbe essere quella dei popoli, che dovrebbero avere a mente la centralità che il nostro continente ha avuto per più di un millennio e che ha perduto dopo il 1945, vincitori e vinti hanno perso di fronte alla storia ogni possibilità di essere centrali nelle scelte che il nuovo padrone a stelle e strisce ha imposto dal secondo dopoguerra.
    Io sono convinto che l’Europa dovrebbe guardare ad est, verso quell’eurasia da cui è partita la civiltà, siamo noi europei ad avere bisogno del contatto con la Russia, Russia che fino all’epoca degli zar faceva parte a pieno titolo delle dinamiche europee. E’ un errore lasciare che la Russia stringa una alleanza indissolubile con la Cina, non dimentichiamo che ciò sta diventando realtà per una miope e intransigente visione degli USA, convinti di essere l’unica potenza mondiale. Al contrario gli USA rappresentano un mondo in decadenza, le cui sciagurate e criminali scelte di ogni genere rischiano di provocare la rovina dell’Europa, che con l’attuazione del piano Kalergi non vedrà più i popoli autoctoni, ma una moltitudine di popolazioni meticciate che per l’assenza di radicamento potranno essere mosse a piacere dei “padroni”.
    Prendendo atto che la democrazia è una balla per manipolare i popoli, solo l’attuazione di un socialismo nazionale potrebbe riportare i popoli europei a riprendere coscienza delle loro identità e fare quadrato per potere ritornare ad essere centrali sulla scena mondiale senza le divisioni che hanno favorito l’ascesa di una nazione priva di STORIA e di TRADIZIONI.

  2. Fabio Calabrese

    Caro Simola: sottoscrivo il suo commento fino all’ultima virgola.

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