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Mondialismo male assoluto

Mondialismo male assoluto

In questi giorni una delle miriadi di risse che avvengono in Italia è divenuta caso nazionale per via del suo protagonista centrale: un allogeno nigeriano perito durante la colluttazione con un indigeno, in quel di Fermo. Risaputo che quando scendono in campo le preziosissime pedine dei governativi e dei mondialisti, per mera propaganda e non per chissà quale fregola filantropica, l’attenzione dell’opinione pubblica deve essere mobilitata e veicolata in favore del “povero immigrato”, al di là di come siano andate realmente le cose.

I media di regime infatti, da subito, hanno fornito un quadro a sfondo razzistico dove un ultrà della locale squadra di calcio, la Fermana, dopo aver dato della “scimmia africana” alla moglie del soggetto trapassato, avrebbe massacrato di botte lo sfortunato Nigeriano avente la sola colpa di aver reagito all’insulto contro la propria consorte. A corroborare questo scenario ecco gli immancabili preti, i “compagni”, la consueta torma di semicolti-ascari del sistema mondialista e i noti politici terzomondisti troppo attaccati alla poltrona per andarsene a fare i missionari in mezzo ai loro adorati forestieri, tutti uniti nell’intento di dare a bere al popolo il fattaccio becero del razzismo da stadio, espressione comunque sia di chi “semina l’odio” per fare campagna elettorale.

Sì, ipotesi suggestive, peccato che stando alle testimonianze disinteressate (non, cioè, di chi grazie all’immigrazione fa soldi e su di essa costruisce i propri squallidi successi) il Nigeriano avrebbe aggredito con la moglie il tifoso fermano dopo l’epiteto verbale e questi, per difendersi dalla furia sub-sahariana così accesa da sradicare addirittura un cartello stradale, gli avrebbe sferrato un pugno all’altezza del volto facendolo cadere; cadendo l’allogeno ha battuto il capo sul marciapiede perendo.

Di cosa stiamo parlando, signori, se non dell’ennesima rissa in cui ci scappa il morto? Se questo fosse stato bianco la faccenda finiva lì e buonanotte al secchio, ma essendo invece negroide (termine enciclopedico, preciso) apriti cielo: l’intera vicenda diventa affare di stato e viene prontamente cavalcata da chi campa di pane e antirazzismo e che di sicuro gongola all’idea di poter strumentalizzare l’accaduto per i propri desolanti fini. Arriva il furbastro di turno che ti dice: “Qual è stata la causa scatenante? L’insulto razzista del tifoso all’immigrato”; ma come? Sin dall’asilo ci tirano su dicendo che “non dobbiamo reagire e metterci sullo stesso piano di chi ci offende” oppure “il fallo di reazione è sempre sbagliato” e poi siete qui a massacrarci l’anima con questa storia nata dal più classico, banale e logoro degli insulti contro gli Africani sub-sahariani? Ma che dovrebbero dire i Meridionali, i Veneti, i Bergamaschi, i Balcanici, gli Slavi che si beccano insulti da quando sono al mondo? Ogni popolo ha la sua bella collezione di nomignoli dispregiativi ma non mi pare che tutti facciano poi la sagra del vittimismo che viene fatta ogni volta che si viene a trattare di immigrati extraeuropei!

Pure io, da quando mi sono reso noto coi miei scritti e le mie posizioni ideologiche, ricevo la mia bella razione di improperi un po’ da ogni parte ma ho di meglio da fare che inscenare tragicommedie per muovere a compassione il pubblico, e lo stesso discorso possono fare tutti gli identitari, tradizionalisti, patrioti e nazionalisti che esponendosi ne beccano di ogni. Fa parte del giuoco, amici, e si deve essere per davvero superiori alla totale banalità di insulti, minacce, calunnie, diffamazioni che piovono il più delle volte da poveri mentecatti anonimi che si fanno leoni dietro ad un videoterminale. Vi immaginate che razza di massacri, altrimenti? E la cosa buffa è che nessuno mostrerebbe con noi la stessa comprensione usata pel Nigeriano, nemmeno se perissimo. Verremmo sprezzantemente liquidati con la più classica delle affermazioni: “Se l’è cercata”. Provate ad usarla per commentare i fatti fermani: vi denunziano.

La verità, cari miei, è che l’opinione pubblica salta subito in piedi gridando al razzismo solleticata dalle castronerie che si sorbisce ogni giorno tramite la scatola magica che vomita boiate di regime (la tivvù), o tramite i pulpiti delle chiese, o le concioni di piazza di demagoghi vassalli del pensiero unico globalista, o ancora tramite le granghignolesche narrazioni antifasciste di tutti coloro che vivono a pane e “resistenza”. Stanno qui a demonizzare tutti quelli che possono essere buttati nel calderone del neofascismo senza rendersi conto che se qui esistono dei negrieri non sono i vari Salvini, Le Pen, Trump, Wilders, Farage e chi più ne ha più ne metta ma sono tutti quelli che fomentano l’immigrazione di torme di disgraziati per poterli sfruttare una volta arrivati in Europa, con buona pace del popolo “bue” che si troverà invischiato in guerre tra poveri, e verrà pure sbeffeggiato e perseguitato se dovesse ribellarsi a questa barbarie.

Preti, pescecani, affaristi, liberali, “democratici”, progressisti, coop e associazionismo vario, banchieri e plutocrati, tutti accomunati dalla smania dell’accoglienza che si può in realtà glossare con un solo termine: business. Mica attivano il cervello quelli che sorvolano sul vero scempio neocoloniale per dilettarsi nella caccia al “neonazzifascioleghista”, nemmeno gli passa per l’anticamera del cervello che chi davvero crepa di fame, miseria, guerra, malattie nemmeno avrebbe la forza per imbarcarsi e arrivare in Europa, poiché infatti tutti quelli che sbarcano non mi hanno mai dato l’impressione di essere particolarmente patiti. Sono tutti giovanotti ben pasciuti e lustri, e che spesso e volentieri una volta qui si dedicano ai “lavori” che per davvero gli Italiani non vogliono fare: spaccio, sfruttamento della prostituzione, terrorismo, rapine, criminalità organizzata.

Del resto penso proprio che ogni essere umano dotato di cervello e buonsenso possa capire come l’immigrazione di massa non sia in nessun modo una soluzione ai problemi del sud del mondo, ma sia solo un modo per accrescere quelli dell’Europa. Poi è chiaro, mica ci finiscono di mezzo i ricchi e gli abbienti, rinchiusi nelle loro belle torri eburnee, ci finiscono di mezzo i poveri disgraziati indigeni che si trovano a fronteggiare la concorrenza di quelli che fanno comodo ai primi proprio perché facilmente sfruttabili. Stiamo parlando infatti del cosiddetto esercito industriale di riserva.

Non fatevi incantare, amici, dalle sirene antirazziste e antifasciste che puntano il dito verso il tifoso da stadio già giudicato e condannato prima del processo (un po’ come col Bossetti, e magicamente rispunta ancora una volta la figura di Alfano) e di coloro che usano questi fatti per far guardare da un’altra parte e coprire le responsabilità di chi sfrutta l’immigrazione e il popolo indigeno per i propri sporchi scopi affaristici. Non fatevi turlupinare da chi sfrutta il dolore stesso degli Africani martoriati dal terrorismo islamico, e che nemmeno possono emigrare, per giustificare il volere esecrando dei mondialisti che usano come pedine i migranti per portare avanti la loro diabolica agenda genocida. E poi, parliamoci chiaro: so che dirlo dal contado bergamasco, nel 2016, seduto dietro ad un pc, possa risultare ipocrita ma chi è maschio, giovane, aitante, grande e grosso e abile al combattimento dovrebbe rimanersene in Nigeria come in Siria ad affrontare, organizzandosi, il terrorismo, invece di scappare e di abbandonare la patria e i famigliari che vi restano per cercare fortuna (o magari delinquere) in Europa.

L’immigrazione e i suoi drammatici risvolti non possono essere banalizzati con la stomachevole retorica di certi sputasentenze al servizio dei novelli negrieri capitalisti, e noialtri abbiamo il dovere di riflettere seriamente prima di unirci al belante coro di pecoroni irregimentati che piagnucola sul morto nigeriano, chiamandolo addirittura per nome come se fosse loro congiunto, e che col proprio scomposto piagnisteo contribuisce a nascondere la realtà dei fatti. A Fermo come ovunque vi siano conflitti tra indigeni e allogeni prontamente strumentalizzati a senso unico, e prima di ogni qualsivoglia processo, per demonizzare intere aree identitarie di veri rivoluzionari “eretici” schierati contro la sovversione antinazionale spacciata per progresso.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 10 Luglio 2016

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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