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La lupa e l’Islam – Alessandro Caredda ©

La lupa e l’Islam – Alessandro Caredda ©

Da Bisanzio ai giudicati sardi: se non fosse per noi, parlereste arabo

In onore della delocalizzazione.

Le vestigia che le nuove generazioni europee devono pagare per il colonialismo scaturito dall’ingordigia del post 1492, la migrazione di identità culturali, innesti moderni aberranti di globalismo e eccesso di ospitalità, rendono corale concretezza nella cronaca locale, i fatti più disparati e disperati di schizofrenia nel senso greco di divisione, scissione umana, urlo disperato di incompatibilità religiosa, incompatibilità sovrana e antropologica.

Grafico della percentuale Migranti risalente al bilancio 2015 secondo il sito jakubmarian.com

Così precoce la deriva dei popoli, che la deriva dei continenti e delle placche tettoniche non riesce ad arginare, non il mediterraneo, non le montagne. Noi così cari alla lupa romana e al cane domestico, quando il saraceno fideico al Corano lo aborra come bestia impura, siamo colpiti anche empaticamente dalla diversità di digerire una bestiola affettuosa ed educarla come amica sincera. Come la fanciulla, la giovane e la madre, anch’essa differente nella creta italica, operativa qui come redine femminina destra dell’auriga della famiglia, ma succube donnina svenduta sull’altra sponda arabesca.

E che dirvi, ognuno alla sua dimora, siano benvenuti i simposi del vino e del pane, della caccia saturniale e invernale, della sostanza secolare che ci illurida di sana tradizione.

Nel vivacchio, parafrasando Carmelo Bene, ascoltavo amici pescatori, nel profilo della Sardegna meridionale, impediti dai pirati arabi, con l’islam tirannico impedir loro il passo nei mari africani.

E oggi peschiamo naufraghi del colonialismo antico, foraggiato oggi da quello moderno che non ci appartiene, rete involuta di organi e risorse umane, trapianti e meticciati, non più spigola e tonno ma dalla finanza e specchio della globale mattanza.

Alessandro Caredda ©® Copyright 2016 All rights reserved, tutti i diritti riservati

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Categorie: Poesia

Pubblicato da Ereticamente il 20 Luglio 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Giorgio Andretta

    La sua prosa descrive più la coazione di pochi che la volontà dei molti.
    A rileggerla.

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