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Il Viṣṇu Purāṇa sul Kali Yuga – a cura di Riccardo Tennenini

Il Viṣṇu Purāṇa sul Kali Yuga – a cura di Riccardo Tennenini

Il Viṣṇu Purāṇa sull’Kali Yuga(1)

(traduzione e commento a cura di Riccardo Tennenini)

Gli uomini di condizione demoniaca non conoscono le leggi dell’agire e del non agire: in loro non si trovano purezza né comportamenti appropriati né veridicità. Essi affermano che l’universo non abbia una Verità né un Fondamento, né che esista un Signore: affermano che non vi sia connessione tra causa ed effetto e che tutto sia dominato solo dalla casualità. Soggiogati da desideri insaziabili, resi folli dall’ipocrisia e dall’arroganza, inebriati nel proprio smarrimento, seguono sempre propositi impuri. Poiché sono dediti alla gratificazione dei sensi e poiché sono convinti che fare questo sia il massimo piacere possibile, essi sono dominati da un’irrequietezza che ha fine soltanto con la morte“.

(Bhagavad Gītā, XVI, 7-11)

I Purana sono testi sacri hindū, redatti in lingua sanscrita, di carattere principalmente mitico e cultuale, il cui scopo primario è anche quello dell’educazione religiosa di coloro che non sono considerati dvija (i “nati due volte”, i componenti delle prime tre caste hindū: brāhmaṇa, kṣatriya e vaiśya), quindi gli śudra e le donne, ai quali è severamente proibito l’ascolto o la lettura dei testi detti Śruti, ovvero le raccolte dei quattro Veda. Il Viṣṇu Purāṇa della traduzione in questione è uno dei Purāṇa più antichi e ha come oggetto Viṣṇu, qui inteso come il Bhagavat, Dio, la Persona suprema, quindi come fondamento, origine, permanenza e fine dell’intero cosmo, risultando, Viṣṇu-Nārāyaṇa, anche la vera identità e origine di Brahmā, Śiva e di tutte le manifestazioni del divino. È presentato come un dialogo tra Paraśāra e il suo discepolo Maitreya. In questo testo viene descritta l’origine, la manifestazione e la distruzione ciclica del cosmo. Quindi le varie divisioni del tempo e le origini dei differenti quattro varṇa. In questo passo parla del Kali Yuga e possiamo notare come un testo che si presume redatto tra il III secolo-IV secolo delineia specificatamente la società dei consumi contemporanea.

Parashar descrive le dinastie che si susseguirebbero nel Kali Yuga.

Ripunjay o Puranajay sarà l’ultimo re della dinastia Brihadratha. I re della dinastia di Nand succederanno a questa dinastia. Quindi un Bramino diplomatico, di nome Chanakya, sterminerà questa dinastia per incoronare Chandragupta Maurya. Nella dinastia Maurya, un grande re sarebbe emerso con il nome di Ashok Vardhan. Dopo di lui, gli Yavan avrebbero allora governato per seicento e quaranta anni. Il loro governo sarebbe stato seguito dal governo degli stranieri di carnagione chiara, per cento e sessanta anni. Da allora in poi, non ci sarebbero più stati né re né sudditi, perché le persone provenienti da tutte le classi si sarebbero fatte avanti per governare (2). Il sovrano sarebbe stato scelto dalla maggioranza dei voti. Non ci sarà più alcuna santità (3). Le mucche diverranno magre come nutrici. Le persone non si sposeranno, se non fuori dalle loro caste.(4) L’avidità, l’egoismo e il sesso sarebbero stati alla base della vita matrimoniale.(5) In condizioni avverse, i coniugi si abbandoneranno fra loro. Non ci sarà più niente come il dovere, la responsabilità e la condotta. I capelli saranno il motivo principale di ornamento per le donne. La gente non avrà più la conoscenza delle scritture religiose nel Kali Yuga. La loquacità sarà identificata con la conoscenza. Solo quelli che riescono a rubare dalle altrui tasche saranno considerati intelligenti.(6) I figli non considereranno, né daranno il dovuto rispetto ai loro genitori. I figli manterranno rapporti con i genitori solo fino al loro matrimonio, non dopo. I ragazzi non toccheranno i piedi dei loro genitori, ma daranno il pieno rispetto al suocero e alla suocera. Il cognato sarà a loro più caro del loro fratello. Parashar dice: il Kali Yuga è la miniera dei difetti, ma ha solo una grande virtù – che il popolo acquisirà la posizione divina solo recitando il nome del Signore. Recitare il nome del Signore, a prescindere dalla volontà e motivazione – che si tratti di amore, scherno, pigrizia o maliziosità – distruggerà i propri peccati. Ma le persone bieche riuscirebbero a svolgere anche i compiti più difficili nel Kali Yuga, ma non reciteranno il nome del Signore. Non avranno alcun interesse nel Signore. I loro interessi saranno più per le cose sensuali come il suono, il tocco, la bellezza, il profumo, ecc. Il Paramagati (suprema salvezza) che la gente potrebbe ricevere con diecimila anni di meditazione nel Satya Yuga; eseguendo Yagya per cento anni nel Treta Yuga e adorando l’idolo del Signore per dieci anni nel Dwapara, quella suprema salvezza è facilmente accessibile per le persone nel Kali Yuga semplicemente recitando il nome del Signore per un giorno e una notte di continuo. Ma ancora, nel Kali Yuga, le persone non avranno fede nel nome del Signore. Questa è la loro sventura.” (7

Note:

1-     Edizione online “All 18 major Puranas” della international Gita Society;

2-     Questo passo possiamo interpretarlo come un’anticipazione della democrazia occidentale;

3-     Qui anticipa il mondo moderno antropocentrico che si fonda su valori illuministi come: il materialismo, individualismo, razionalismo, laicismo, ateismo, agnosticismo.  Totalmente privo di qualsiasi fondamento sacro, anzi potremo dire che il mondo moderno ha “Ucciso Dio”.  Le vesti sacerdotali hanno sostituito la qualità del sacerdote.Gli uomini chiederanno: quale autorità hanno i testi tradizionali? Ogni uomo si crederà pari a un bramano. La gente avrà terrore della morte e paventerà le carestie, soltanto per questo conserverà un’apparente religiosità;

4-  Questa affermazione può anche essere letta così:  “I matrimoni cesseranno di essere un rito” bensì un contratto commerciale promisquo tra due individui di qualsiasi razza, sesso o religione.

5-  Le donne saranno in massima parte egoiste, abbiette, mentitrici, dissennate e si attaccheranno ai dissoluti. Diverranno oggetto soltanto di soddisfacimento sensuale.

6-  Qui c’è una incredibile rivelazione su quello che sarà il capitalismo dove chi  possiederà piú denaro sarà padrone degli uomini che a loro volta concentreranno i loro desideri sull’acquisto anche disonesto della ricchezza.

7-  Questo ci dice che dei quattro cicli cosmici l’unica cosa positiva del Kali Yuga è che è il più corto però avendo dimenticato il nome di Dio e ogni forma di meditazione, preghiera e gesto rituale noi lo percepiamo come se non finisse mai e soffriamo in questa miniera dei difetti.

 

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Categorie: Ārya

Pubblicato da Riccardo Tennenini il 9 Luglio 2016

Riccardo Tennenini

Ferrarese classe 1989, inizia i suoi studi con Rèné Guénon e Julius Evola passando per i maestri del pensiero Occidentale: Platone, Aristotele, Plotino e Plutarco. Successivamente si orienta sulla filosofia orientale dell'Advaita Vedanta. Gestisce il sito Fede Spada e scrive sul mensile Avanguardia.

Commenti

  1. Otto

    Caro Riccardo, sono completamente d’accordo con ciò che viene profetizzato nei Viṣṇu Purāṇa, così come anche su quello che riguarda la decadenza della virtù umana nella IV età del ciclo cosmico, concezione che si avvale delle intuizioni sulla ciclicità del tempo, che vanno dalla Grecia pre-platonica (Esiodo, Eraclito, fino alla Stoa sia greca che romana), fino al cristianesimo esoterico, fattosi interprete della scienza sacra – come ci fa notare Fulcanelli nel suo “Il mistero delle cattedrali”, quando parla della “mandorla mistica” con al suo interno Gesù che regge una sfera sormontata da una croce, simbolo della Terra, scolpita dagli “imagiers” medievali iniziati ai misteri sul frontespizio delle cattedrali gotiche, e ai cui vertici abbiamo l’Alpha e l’Omega, inequivocabili simboli dell’inizio e della fine dei tempi – su su fino a noi con la teoria nietzschiana dell’eterno ritorno dell’eguale… Tutte idee che esaltano l’uomo nella sua aspirazione fondamentale alla nobiltà d’animo, alla ricerca del vero, alla conoscenza, al rispetto dell’altro uomo e di tutti gli esseri viventi in quanto parti individuate (principium individuationis, ripreso da Schopenhauer dalla filosofia Hindū) della divinità, cosmopolitismo rispettoso delle tradizioni autoctone, tramandatoci proprio dalla cultura antico-romana e dai suoi filosofi stoici, da Marco Aurelio a Seneca ed Epitteto e ripristinati sia nel Medioevo, che gli storici scoprono sempre più essere stata tutt’altro che un’epoca oscurantista, che in quella meravigliosa efflorescenza di arte e cultura che fu il Rinascimento italiano! Certo, la decadenza è oggi evidente, ma non è “morale”, bensì psico-fisiologica, e viene determinata da un naturale “indebolimento” della natura e delle facoltà umane, in una sorta di inane corsa al potere, individuale o collettivo, che rende l’umanità intera sempre meno partecipe dei ritmi e della spontanea armonia della Natura stessa, ridotta a mero deposito di materie prime utili solo a produrre merci finalizzate sia ad implementare un agognato “profitto” da parte di una classe sociale minoritaria, che a consentire un dominio con relativo sfruttamento della restante umanità ridotta in quasi povertà se non proprio in miseria, quando si tratta di interessi cogenti ed imperativi come la detenzione del monopolio delle materie prime utili alla produzione di energia o di materiali indispensabili alla realizzazione di prodotti vitali per il progresso tecnologico. In tale quadro generale, peraltro, non mi pare affatto che un pedissequo ripristino quasi meccanico di un regime di caste ispirato ad un novello “codice di Manu” o, d’altro canto, un’esaltazione di un gretto nazionalismo, espediente da sempre adottato dalle classi dominanti, dagli aristocratici solo di nome, non di fatto, e da tutti i regimi totalitaristi, sia di destra che di sinistra, per mandare al macello milioni di innocenti per difendere i propri miserabili e gretti interessi e la propria vile ed arrogante supremazia… non mi sembra che questa, come emerge un po’ qui un po’ là nel vostro sito, possa costituire una ragionevole soluzione: ragionevole, cioè funzionale ad un ripristino di ciò che di vitale, creativo e ammirevole, se si vuole “divino”, risiede ancora nell’essere umano! Bisognerebbe dismettere la tendenza all’odio, alla discriminazione, al disprezzo, alla pseudo-durezza, che poi non è altro che irrigidimento nel pre-giudizio, giudicante e moraleggiante… e “inventarsi”, in sua vece, un atteggiamento che tenga conto delle esigue energie concretamente disponibili, appunto perché si è in una fase finale del ciclo cosmico, che permetta di ritrovare se stessi, in un giusto equilibrio, sia individuale che nel rapporto empatico possibile con gli altri, sperimentando vie d’uscita da un tunnel in cui da troppo tempo ci si è infilati e che oggi è rappresentato dalla società capitalistica in repentino declino… Siamo ad una svolta epocale: questo ci dicono le scritture vediche, e anche di altre tradizioni antiche… ma la soluzione sarà nel rinnovamento, che non dipende da noi, così come se si fosse immersi in un fiume che si dirige verso una cascata, penso nessuno sarebbe in grado di resistere alla corrente che ivi lo trascina! Dopo, vi sarebbe la calma imperturbabile del fiume calmo ed acquietato… ma la cascata è lì e non si può scansare, né evitare. Un ritorno alla natura, un dire basta alle ingerenze del “sistema”, la sperimentazione di nuovi stili di vita comunitaria che si estrapolino dall’inferno della società odierna, non rappresentano un “ripiego” o una “rinuncia”, ma un intelligente modo per custodire il “senso profondo”, un modo per collocarsi in qualche maniera di là del bene e del male, per scoprire, riscoprire ancora una nuova gioia di vivere, che vada oltre modelli svuotati del loro autentico significato originario per costituirne di nuovi adatti a valorizzare pienamente la creazione di nuovi valori di cui la vita stessa necessita per potersi ri-sintonizzare con la profondità dell’essere, con il Qi onnipervasivo che ci tiene, nessuno escluso, nelle sue mani.

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