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Dalla commedia di Aristofane alla tragedia di Dongo – Mario Michele Merlino

Dalla commedia di Aristofane alla tragedia di Dongo – Mario Michele Merlino

 ‘… Era piccolo e asciutto di figura, ancor giovane, i lineamenti molto affinati dal lungo studio e dal grande amore per le lettere. Aveva la fronte spaziosa e le guancie scavate sotto i grandi occhiali. Era un fumatore accanito e un tifoso della vita in redazione, ma soprattutto amava le edizioni antiche e pregiate dei classici greci e latini, che veniva ad acquistare a Milano presso Hoepli’. Un possibile inizio.

Dalla commedia di Aristofane alla tragedia di Dongo. Un titolo, dicono ‘geniale’, un titolo all’interno di un convegno dedicato agli intellettuali nella Repubblica Sociale – Giovanni Gentile e Julius Evola, trattati dall’amico Rodolfo Sideri, mentre Ezra Pound e Filippo Tommaso Marinetti ne traggo io considerazioni. Siccome si svolgerà, entro la fine di agosto, a Benevento ci hanno chiesto di inserirvi un omaggio (dovuto) a Goffredo Coppola, che lì ebbe i natali fu studioso di lettere classiche, autore di testi di valore, professore e rettore dell’università di Bologna, fedelissimo di Mussolini e del Fascismo tanto da essere fucilato il 28 aprile del ’45 lungo la spalletta del lago di Como con Alessandro Pavolini Nicola Bombacci e gli altri gerarchi. Da qui, appunto, il titolo del convegno.

(Breve cenno personale, come d’uso, quando scrivo. A sedici anni decisi di volermi dedicare all’insegnamento dopo aver ascoltato le lezioni del mio professore di greco sulla nascita della tragedia. Mi si apriva davanti un mondo immenso dove uomini dei e avvenimenti s’intrecciavano nel tempo e nello spazio. Poter essere dispensatore, fra coloro che lasciano un segno, di immagini suggestioni percorrenze, superare ogni confine per trovare nella condizione umana il senso dell’essere e della sfida e d’ogni avventura vittoria e disfatta comprese. E tutto questo tramite le parole del professor Morelli, che non rinnegava, anzi si faceva vanto d’essere stato allievo – e non solo di studi, ma anche di idee – di Coppola).

Goffredo Coppola nasce a Guardia Sanframondi nel 1898. Studia al liceo classico P. Giannone di Benevento per poi trasferirsi all’università di Napoli. Nel frattempo scoppia la Prima Guerra Mondiale che lo vede in trincea, combattente valoroso e a cui vanno numerosi riconoscimenti militari. Ritornato dal fronte riprende gli studi alla Federico II dove si laurea in Lettere classiche. Qui manifesta il suo amore per il teatro comico ed un grande interesse per la papirologia tanto da vincere una borsa di studi trasferendosi, dopo il 1921, a Firenze presso la scuola papirologica. Libero docente di letteratura greca prima a Cagliari (1929) e poi a Bologna (1932). In questo periodo collabora a Nuova Antologia, alle riviste dirette da Ugo Ojetti, Pegaso e Pan, e alla terza pagina del Popolo d’Italia. Nel 1936 dà alle stampe Il teatro di Aristofane, un volume sul commediografo greco e sui suoi predecessori Eupoli e Cratino, in cui ricostruisce alcuni elementi costitutivi della commedia antica: il coro, la parados (‘con l’esercizio puoi imparare a credere anche alle cose impossibili’) la parabasi (là dove l’autore, tramite uno dei personaggi o generalmente il coro, traccia le linee del proprio pensiero politico).

L’anno precedente aveva fatto domanda per partire volontario in Africa Orientale, partecipe della conquista dell’Impero. Si era, però, opposto direttamente Giuseppe Bottai per il ruolo prioritario di accademico ed intellettuale. Tornerà a farsi avanti – e questa volta con successo – all’inizio della II Guerra Mondiale, combattendo sul fronte francese nel giugno del ‘40 . Vale la pena sottolinearlo. Uomini dediti certo agli studi, uomini però ricchi di ideali a cui non difettava l’azione. Forse, allora, puzza meno di retorica quel ‘libro e moschetto…’.

Altri suoi libri sono Il teatro tragico in Roma repubblicana (Bologna 1940), una monografia su Augusto (Torino 1941), una biografia di Epicuro (Milano 1942) e la postuma versione dei Caratteri di Teofrasto (Milano 1942). Nel 1930, in esile formato, era uscita La politica religiosa di Giuliano l’Apostata – ‘Della politica è lecito dire che seguì sviluppo lineare e coerente; che fu accorta politica: voluta e fatta da un uomo il quale non si lasciò mai dominare da altri interessi che quelli superiori’ -, opera questa ristampata nel 2006 e di cui, insieme a Vita di Epicuro, si occuperà in modo specifico Rodolfo. E, a proposito di quest’ultimo scritto, ho ritrovato aneddoto di Bruno Spampanato.

Considerato un fascista ‘di sinistra’ già durante gli anni Trenta aveva aderito alla Repubblica Sociale, immediatamente dopo l’8 settembre, tanto da essere tra i protagonisti della stesura dei 18 punti del Manifesto di Verona. Giornalista, prima come direttore a Roma de Il Messaggero e poi di Radio Fante e de l’Orizzonte, organo della XMAS e, con una ventina di marò, il 25 aprile ’45 aveva trasmesso l’ultimo bollettino della RSI invitando le formazioni fasciste di conservarsi in armi e arrendersi agli alleati, avendo difeso l’onore militare.

Racconta in Contromemoriale (edito nel 1952) come si trovasse di passaggio a Milano il 23 marzo del ’45, in un clima che sembrava ancora non così prossimo al tragico epilogo. E

‘Goffredo Coppola mi tiene un poco sotto braccio per dirmi a mente il testamento di Epicuro. Lui aveva scritto una Vita di Epicuro e me ne aveva donato una copia… mi ricorda le parole del filosofo ai discepoli. Siamo già a questo, all’eredità dei discepoli? Ma Coppola è sereno, mai sereno come allora…’.

Di questa ‘serenità’ – frutto elaborato in nobile carattere dagli studi di stoici ed epicurei – abbiamo un ulteriore riscontro in Itinerario tragico (1943-1945) di Giorgio Pini.

Costui (Pini, uno dei ‘ragazzi del ‘99’, aveva aderito ai Fasci di Combattimento fin dal 1920, partecipato all’assalto di Palazzo d’Accursio il 21 novembre dello stesso anno e diretto L’Assalto, organo della Federazione fascista di Bologna) era amico di lunga data, sia quando era stato direttore de Il Resto del Carlino e soprattutto, dal dicembre del 1936, caporedattore de Il Popolo d’Italia, ricevendo e dando spazio agli articoli che gli portava sovente direttamente in redazione.

Siamo anche qui a Milano, il 23 aprile. Ormai Mussolini si sta predisponendo a lasciare la città per l’ultimo appuntamento con la storia, con il destino che lo attende, pochi giorni dopo, la cattura e l’esecuzione per mano partigiana, per poi tornarvi, estremo ludibrio, a Piazzale Loreto.

‘Trovai Goffredo Coppola che non aveva completamente perduta la sua speranza in una estrema ripresa, ma mi ripetè che a un crollo totale non sarebbe sopravvissuto. Da tempo egli collegava la sua sorte personale al risultato della lotta che volgeva all’epilogo. Vi era in lui una mistica risoluzione per la quale non poteva concepire di restare superstite allo sfacelo di ideali, di situazioni e di strutture che coincidevano con il suo mondo spirituale. Sicchè ebbe lucido il presentimento della morte che lo raggiunse a Dongo’.

Cosa aggiungere che non sia sciatta ripetizione, una broda riscaldata? Ci si può solo domandare che fine ha fatto la tempra di certi uomini, uomini capaci di vivere interamente servendo se stessi e il proprio ideale e non scindendoli per poi avere l’alibi la fuga sempre una uscita di sicurezza…

Dopo l’8 settembre e la nascita della Repubblica, a Coppola viene proposta la carica di rettore all’Università di Bologna (18 dicembre ’43). Non può rifiutare. Come fece Giovanni Gentile quando direttamente Mussolini gli chiese di guidare l’Accademia d’Italia. Un atto di viltà sarebbe apparso a questi uomini ardenti di passione patria, fedeltà al Fascismo e al suo Capo. Contemporaneamente dirige L’Assalto e la rivista Civiltà fascista. Con l’inchiostro, con il magistero della parola, prossimi a donare il proprio sangue.

Ancora da Itinerario tragico (il libro è dedicato a Giovanni, il figlio diciottenne, che al ritorno da una visita al padre in carcere nel maggio del ’45 era stato sequestrato da una banda partigiana ucciso e il corpo mai ritrovato): ‘Pochi uomini ho conosciuto di dirittura e intransigenza morale e politica simili a quelle che caratterizzarono la figura di Goffredo Coppola’. Così, se fino al 25 luglio egli s’era tenuto in equilibrio fra lo studioso e il politico, dopo l’8 settembre egli avvertì prioritario quale dovere il mettersi in gioco, battersi in prima persona, come d’altronde accadde ad esempio ad Alessandro Pavolini, che da fine intellettuale divenne intransigente ispiratore di un partito, di uomini e donne in camicia nera, ‘combattenti e credenti’…

Un’ultima immagine, estrema testimonianza. Gian Gino Pellegrini, un giornalista, che era riuscito a sfuggire alla cattura, pur facendo parte della colonna fermata a Dongo, mischiatosi alla folla, assistette alla fucilazione dei quindici fascisti al seguito di Mussolini. La descrizione dell’avvenimento apparve sul Meridiano d’Italia del 2 febbraio 1947. Di Goffredo Coppola scrive:

‘… fissa l’asfalto ai suoi piedi, estraniato in una profonda meditazione’.

Poche parole che, però, rinnovano la figura dello studioso ormai libero dalla prigione del tempo e delle circostanze.

Poi, poi la grata del benzinaio a piazzale Loreto la fossa comune a Musocco, dove furono ammassati i corpi, il fratello Mario e la nipote Rita Olivieri, figlia della sorella Clelia e moglie del professore Giacinto Auriti , che riescono a recuperarne il corpo e seppellirlo a Bologna con il consenso dei colleghi dell’università. Un segno? Di fronte a Giovanni Gentile ci si ostina e si manifesta tanto ottusa e malvagia ostilità per una targa alla Normale di Pisa, che pure tanto tutto a lui deve… Qui fermiamo lo scrivere, queste brevi note, su un atto che non sappiamo se di umana pietà o condivisione o rispetto verso chi, appunto, era stato capace di coniugare la nobiltà dello studio con l’aristocrazia degli ideali…

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Categorie: Punte di Freccia, Rsi

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 18 Luglio 2016

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. Mary

    Grazie per questo bel ricordo. Sarebbe bello anche averne uno di Antonino Pagliaro (Gentile lo diamo per scontato). Tanto per rinfrescare la memoria agli Italiani sul livello della classe intellettuale, che poi e’ naufragata nei vari Eco e Sanguineti e nella deriva pseudo modernistica del nostro inestimabile patrimonio culturale.

  2. mario michele merlino

    modesto impegno, doveroso… grazie per il vs. sostegno.

  3. Giorgio Andretta

    La scuola italiana, anche ai tempi della “buonanima” aveva/ha lo scopo di affinare le doti dello studente o di farne un replicante?
    Egr. Merlino lei scrive di un “fascismo di sinistra”, ne esiste anche uno di destra?
    Poi: “dominare da altri interessi che quelli superiori’, questi s’inverano nel creare l’!impero” od invadere altri paesi dello stesso continente a cui si appartiene?
    Grazie.

  4. mario michele merlino

    mi sembra di capire, un pizzico di polemica tua ed ora mia, che non s’è inteso affatto il richiamo al cosidetto ‘fascismo di sinistra’. termine che io rigetto e, quindi, di conseguenza anche il suo possibile contrario ‘fascismo di destra’. il fascismo non è un monolite ma categorie fondamentalmente ideologiche o parlamentari gli sono estranee… ed anche a me, del resto… seconda sua affermazione: oggi l’invasione viene da fuori il continente così evitiamo di invaderci… ammesso che questo voglia dire ‘impero…

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