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Platone secondo Fusaro: considerazioni a margine – Alessandra Iacono

Platone secondo Fusaro: considerazioni a margine – Alessandra Iacono
Ringrazio, sia a titolo personale che  a nome di tutta la comunità di EreticaMente, Diego Fusaro per questo saggio, molto condensato, in cui affronta i nodi concettuali che compongono – come pezzi di un magnifico puzzle – l’universo platonico, con lo stile chiaro, sobrio, discorsivo  che lo contraddistingue. Toccando molti argomenti pregnanti, l’autore comprensibilmente tralascia particolari, minuzie e tecnicismi, senza tuttavia risultare incompleto, specie considerando l’intento didascalico che traspare dallo scritto – obiettivo perfettamente centrato.
Non me ne voglia dunque l’autore se gli “faccio le pulci”, se mi permetto qualche osservazione a latere, come quando “glossiamo” il nostro sudato manuale universitario con appunti, noticine, integrazioni, pro memoria, a margine delle pagine. Del resto, per chi legge e ama Platone, le lectiones di Fusaro ci consegnano su un piatto d’argento occasioni troppo ghiotte di imbastire un dibattito; anzi: una conversazione, o, meglio ancora, un dialogo, vista la materia che trattiamo.

 

Nella prima parte (Lo stato platonico secondo Diego Fusaro) il bravo Fusaro ci ricorda verso quale modello dobbiamo tendere, con un’ ottima sintesi, molto didascalica, consigliatissima a tutti, specialmente agli studenti e ai tirones che volessero avvicinarsi al pensiero politico del sommo, fermo restando che le parole del filosofo sono preferibili a qualunque manuale, considerando tra l’altro che la lettura dei dialoghi platonici è anche molto godibile sul piano letterario, sia nell’originale greco che in una buona traduzione italiana. Fusaro, abbastanza comprensibilmente, e coerentemente con la tradizione manualistica, indica il dialogo in questione con il titolo più consueto, Repubblica, che a mio parere tuttavia non è il più consono, in quanto non rende giustizia né al termine latino da cui dovrebbe derivare né tanto meno al messaggio platonico: ritengo preferibile lasciarlo nell’originale greco politèia o al massimo nel latino respublica, anche se può generare l’equivoco di cui sopra; la traduzione italiana più consona è senza dubbio Stato (cfr. ex. gr. F.G. Freda, “Platone. Lo Stato secondo giustizia”, Ar, 1996).

 

Circa la critica alla retorica e a Isocrate, dove Fusaro giustamente dice: «per Platone la vera retorica è quella che si fonda sulla piena conoscenza della verità», aggiungerei che questa, la “vera retorica”, in ultima analisi si configura come [tèchne] dialektikè: [arte] dialettica, propria del filosofo.

 

Bravo Fusaro anche nel dimostrare l’inconsistenza delle critiche del Popper; mi permetto di aggiungere che tanti autori moderni e contemporanei si sono cimentati col pensiero politico platonico, con risultati spesso forzati quando non distorti o addirittura grotteschi. Il pensiero di Platone è eterno. Compito del bravo storico e del buon filosofo – e Fusaro mi sembra rientrare a pieno titolo nella categoria – è interpretare, storicizzare, contestualizzare tal pensiero al netto di forzature ideologiche e distorsioni partigiane.
 

Ale 2

Diego Fusaro

Nella seconda parte (La conoscenza sapienziale secondo Diego Fusaro) Fusaro inizia un’agile (ma completa) disamina sulla gnoseologia platonica. Si sofferma giustamente sull’importanza riservata da Platone alle discipline matematiche, sottolinea l’alta considerazione che egli ne aveva, ne spiega bene i motivi e le ascendenze pitagoriche  e cita anche la famosa iscrizione sul frontone dell’Accademia: «non entri chi non è matematico».
Ebbene, tante parole greche con radice mathe- , prima ancora del sapere circoscritto alle scienze matematiche, indicano la conoscenza in generale, lo studio, l’insegnamento, l’apprendimento, la capacità, la facoltà, il desiderio, l’inclinazione ad apprendere: dunque il “mathematikòs” dell’iscrizione potrebbe riferirsi, in una interpretazione un po’ più “larga”, a chi è desideroso, capace e incline all’apprendimento; magari sì, di un certo tipo di sapere, ma non necessariamente “matematico” come lo intendiamo noi. Rifacendoci alla tradizione pitagorica, da cui certamente Platone prende le mosse, il mathematikòs ammesso a varcare la soglia della celebre scuola ateniese potrebbe essere soltanto chi è già suo discepolo o, meglio, chi è adepto di livello superiore: questa categoria, nelle scuole pitagoriche era proprio designata col termine “matematico” e indicava coloro i quali venivano ammessi alla conoscenza delle dottrine segrete (sì, d’accordo: per lo più di carattere matematico), a differenza del livello inferiore, quello degli “akousmatici”, i quali potevano, per l’appunto, solo ascoltare gli insegnamenti generici. Insomma, potremmo così leggere l’iscrizione: «non entri chi non è iniziato».

 

Descrivendo i vari gradi della conoscenza, a proposito della nòesis – il massimo grado di conoscenza, in quanto corrispondente al massimo grado di oggetto conoscibile – Fusaro impiega più volte l’espressione «mistica»: assolutamente pertinente e ben esplicata dall’autore. Tuttavia, se dovessimo rapportarci ad un pubblico di “profani” o di studenti, sarebbe preferibile limitare al minimo le occorrenze di questo termine, pernicioso e facilmente equivocabile a causa della sua massiccia diffusione e utilizzazione in un senso non corrispondente a quello platonico – che, lo ribadiamo, Fusaro spiega bene nella sua disamina. Alla lettura del termine mistica, di fatti, l’associazione mentale più comune e immediata rimanda alla mistica cristiana – specie quella delle origini – o di altre tradizioni orientali, molto meno “noetiche” dell’operazione tratteggiata da Platone, che dunque potremmo descrivere, in maniera meno ambigua, come un’intuizione, una intellezione, un’apprensione intellettuale, un facoltà precipua – la sua funzione specifica: la sua virtù (aretè), direbbe Platone – della psiche. Psyché in greco, infatti, designa simultaneamente la mente e l’anima, e proprio in questa sfumatura lessicale sta, mea sententia, lo strumento per afferrare (con l’operazione sopra descritta, per l’appunto) più facilmente il concetto platonico di conoscenza noetica.

 

Fusaro ovviamente non manca di accennare a quello che probabilmente è il punto più alto della riflessione e dell’opera stessa del grande, eterno filosofo: il mito della caverna, un “racconto”  – mythos significa proprio questo –  simbolico ed essenziale, che contiene e condensa aspetti etici, politici, gnoseologici e ontologici dell’impianto concettuale platonico. Poche pagine, di immenso spessore filosofico ma anche di squisito pregio letterario, che ancòra, dopo secoli, affascinano e coinvolgono qualunque lettore: specialisti e dilettanti, studenti e studiosi, appassionati e detrattori. [N.B. In calce al commento, un lavoro realizzato a scopo didattico-divulgativo da me e Ivo De Palma – che ringrazio per la disponibilità – sul mito della caverna, così come lo leggiamo in Resp, VII, 514a-520d.]
Non a caso, come a chiudere un cerchio perfetto, per Platone l’esempio del saggio per antonomasia, paradossalmente deriso dalla servetta trace per la sua superiore sapienza, è – oltre al suo maestro Socrate – Talete di Mileto, che noi oggi celebriamo come il primo vero filosofo, all’esordio del pensiero speculativo occidentale.

 

Per concludere, un’azzeccata sentenza di Fusaro, che racchiude splendidamente il fulcro dell’idealismo platonico: «L’idea di cavallo non muore, il cavallo sì».
A quanti, col medesimo spregio del cinico Antìstene, volessero apostrofarci insinuando «vedo il cavallo ma non la cavallinità», rispondiamo con Platone: «perché non hai l’occhio [noetico] per vederla». Accostarsi all’insegnamento platonico, recepire la sua aristocratica lezione, seguirla, assimilarla, significa dunque lasciare che si apra una sorta di terzo occhio, ed elevarsi al di sopra e a guida della comunità, immolarsi per il bene di essa, tutta; un bene superiore, il bene supremo.

 

IL MITO DELLA CAVERNA, di Platone (DUB ITA) – YouTube

 

Alessandra Iacono
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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Ereticamente il 22 Giugno 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Fabio il Cinico

    ottima recensione, spero di leggere presto altri articoli della dottoressa Iacono

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