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Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, ventiduesima parte – Fabio Calabrese

Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, ventiduesima parte – Fabio Calabrese

E’ un fatto di cui io stesso sono il primo a essere sorpreso: questa serie di articoli si sarebbe dovuta concludere diverso tempo addietro, eppure sembra proprio che non si possa arrivare a una conclusione definitiva a questo proposito.

Se non sappiamo da dove veniamo, non sappiamo neppure dove ci troviamo e dove stiamo andando. Io avevo iniziato questa tematica delle esplorazioni nel nostro passato ancestrale non con un intento erudito, ma con una precisa valenza politica, perché il nostro agire dipende dall’idea che noi ci facciamo di noi stessi, e proprio la leggenda – peraltro estremamente diffusa – della luce da oriente, mi è sembrata ciò che si dovesse sfatare e respingere in primo luogo, evidenziando contro di essa, contro tutte le tesi che attribuirebbero la nascita della civiltà europea a una serie di influssi provenienti dall’oriente asiatico, l’originalità e la creatività del mondo europeo fin dalle sue remote origini.

Non solo, ma al contrario di quanto comunemente si afferma, abbiamo visto che le stesse grandi civiltà dell’oriente, e verosimilmente anche quelle native dell’America precolombiana, sono riconducibili a un influsso, un sostrato indoeuropeo, europide, caucasico, perché non è questione di collocazione geografica ma di una precisa sostanza umana. Invece, là dove questo influsso non è avvertibile: l’Africa nera al di sotto del Sahara, ma anche l’Australia e la Nuova Guinea prima dell’arrivo dei coloni europei, abbiamo visto che le popolazioni native non si sono mai schiodate di un millimetro dal paleolitico.

Solo che a questo punto le cose si sono un po’ complicate, infatti, sempre riguardo alla tematica delle origini, ci sono altre due leggende che è necessario respingere nel limbo delle fole, delle falsificazioni create ad arte da una storiografia e da una “scienza” mercenarie per impedirci di avere idee corrette su noi stessi di capire chi veramente siamo; la leggenda, la cosiddetta teoria nostratica che vorrebbe le lingue e le popolazioni di ceppo indoeuropeo originarie del Medio Oriente e strettamente affini a quelle camitiche e semitiche, e risalendo ancora più indietro nel tempo, là dove l’archeologia cede il passo alla paleoantropologia, quella dell’origine africana della nostra specie, che vorrebbe fare delle popolazioni di ceppo caucasico dei “neri sbiancati”, ed è strettamente legata alla negazione dell’esistenza delle razze.

Bisogna notare al riguardo che si è verificato, ma la cosa non è certo casuale, un insidioso cambiamento semantico, e non a caso George Orwell insegnava che la manipolazione del linguaggio è uno degli strumenti più efficaci per impedire alla gente di pensare in direzioni sgradite al potere, che il termine “razzismo” oggi non indica più chi afferma la superiorità della propria razza sulle altre, o mette in atto comportamenti discriminatori verso queste ultime, ma chi semplicemente constata che le razze umane esistono. Ciò risponde fin troppo chiaramente alla progettata creazione di un mondo in cui popoli, razze, etnie e culture spariscano in un unico calderone multietnico, perché è più facile dominare chi è senza identità, quello che conosciamo come piano Kalergi.

Per non complicare troppo la vita a me e a voi, avevo deciso di riunire tutti gli articoli riguardanti la tematica delle origini sotto un unico titolo, quello di Una Ahnenerbe casalinga, accostando il mio lavoro personale e casalingo, forse con una certa immodestia, a quello della Società Ahnenerbe del Terzo Reich che del pari si è dedicata allo studio delle origini germaniche e indoeuropee (il termine significa appunto “eredità degli antenati”), se non che, chiudere il discorso sulla presunta luce da oriente si è rivelato un po’ troppo sbrigativo, infatti rimaneva e rimane da esaminare l’influenza che ha avuto sull’Europa e la sua cultura un preciso gruppo umano di origine mediorientale, influenza che si pone a mio avviso, interamente sotto il segno del negativo, dei fattori di crisi, gruppo umano che, si può dire, ha letteralmente inventato il cristianesimo e l’islam come versioni export della propria religione, che ha creato il marxismo, la psicanalisi, la degenerata arte moderna, e chi più ne ha, più ne metta.

Del pari tutte le fole che ho sopra ricordato, della presunta assenza di creatività dei popoli europei, dell’origine mediorientale dei linguaggi e delle popolazioni indoeuropee, dell’origine africana della nostra specie, dell’inesistenza delle razze, provengono senza eccezioni da quel preciso gruppo umano che, stranezza davvero singolare, mentre predica per tutti gli altri i benefici del meticciato, per se stesso pratica la più rigorosa ed esclusivista endogamia.

Un capitolo a parte è rappresentato dall’estremo occidente, di una pseudo-nazione oggi salita al vertice dell’egemonia planetaria, derivata inizialmente dall’Europa, ma dove una cultura che è una caricatura mutila di quella europea, il calvinismo e l’ossessione biblica hanno creato una sorta di ebraismo artificiale, e dove l’elemento di origine europea, con il meticciato con gli ex schiavi e anche con gente proveniente da ogni parte del mondo fanno sì che l’elemento originario europeo sia oggi minoritario e soccombente. Oggi si avvia a concludere il suo secondo mandato il primo presidente meticcio nella storia degli Stati Uniti, e proprio al fatto di essere un mezzosangue ha dovuto la sua elezione, perché altre qualità non ha dimostrato di averne. Il primo, ma certamente non sarà l’ultimo.

In vari altri scritti mi sono dedicato a esaminare la mentalità americana e gli effetti – deleteri – dell’americanismo sulla nostra stessa cultura. Una cosa che io trovo estremamente significativa, è la diffusione anche da noi nell’uso comune dei termini “vincente” e “perdente” (quest’ultimo spesso sostituito dal sinonimo “sfigato” che pare debba essere il peggio che si possa dire di qualcuno), l’idea che la vittoria o la sconfitta non dipendono dalle circostanze ma sono una sorta di destino intrinseco è un’eco della “dottrina” calvinista della predestinazione e, in tutto e per tutto, un calco della mentalità ebraica: il fatto che l’imbroglio teso a quegli stupidi “gojm” o ancor di più la prepotenza, riescano, dimostra che sono “graditi a Dio”, li legittima a posteriori.

Riconoscere la nobiltà del valore sfortunato, di chi ha tenuto duro nelle circostanze più avverse, le Termopili, Kossovo Polje, El Alamein, per questo tipo di mentalità, è inconcepibile, qui si riconosce bene la sostanziale mancanza di etica del “popolo eletto” e dell’accozzaglia di bruti che vivono tra Messico e Canada e che si ritengono il “nuovo Israele”. L’Estremo Occidente non è che l’altra faccia di quell’Oriente nella contrapposizione al quale l’Europa ha da sempre definito la sua identità. Questo è un punto a mio parere non negoziabile. Chi ha una qualche simpatia “atlantica”, chi non percepisce la mostruosità d’oltre oceano come un nemico, semplicemente non è dei nostri.

Ultimamente, siamo in grado di aggiungere qualche nuovo tassello a un dossier già ricco. A mio parere, coloro che di fronte agli aspetti deteriori della modernità si aggrappano al cristianesimo come alla “nostra” tradizione, compiono un fatale errore di prospettiva. Forse a qualcuno sarà sembrato irriguardoso che io abbia parlato del cristianesimo come versione export dell’ebraismo, adattata alla mentalità indoeuropea, così come l’islam è del pari una versione export dello stesso adattata a quella di genti nere e africane, ma non si tratta altro che della pura e semplice verità, e i tentativi ad esempio dei cosiddetti tradizionalisti cattolici di negare le origini   ebraiche del cristianesimo a forza di acrobazie concettuali e arrampicate sugli specchi, riescono a un tempo penosi e ridicoli.

Recentemente (Etica, politica, religione) abbiamo avuto modo di riparlare di quella famosa intervista fatta da Maurizio Blondet al filosofo Massimo Cacciari e da lui riportata nel libro Gli Adelphi della dissoluzione, grazie al fatto di essere entrato in possesso di uno stralcio della stessa contenente parti più estese di quella che conoscevo finora.

In aggiunta a quanto vi ho già detto su questo argomento, si potrebbe fare un’ ulteriore riflessione. Cacciari sottolinea che: “Il cristiano è necessariamente sovversivo di ogni potere politico che si pretenda autonomo”. Bene, ora immaginiamo solo un passo più in là di ciò; cosa otteniamo? Il totale assorbimento della sfera politica e civile in quella religiosa, la teocrazia. Questo “passo più in là” esiste e si chiama islam. Noi potremmo dire che dal punto di vista della storia delle religioni il cristianesimo è una sorta di snodo, un grado intermedio fra l’ebraismo biblico e l’islam.

In questo senso le simpatie per l’islam dimostrate dagli ultimi pontefici, soprattutto dall’attuale, non possono destare meraviglia, il cristianesimo tende all’islam. Non è un caso che a partire dal concilio Vaticano II la Chiesa cattolica mostri un atteggiamento di crescente servilismo verso i “fratelli maggiori” ebrei e una crescente attrazione verso l’islam, con gli ultimi papi che sono andati in moschea a baciare il corano dopo essersi prosternati in sinagoga.

Cristianesimo a parte, tramontata la stella di Marx (non è soltanto il crollo dell’Unione Sovietica, ma il fatto ormai irrefutabile che dovunque le ricette marxiste siano state applicate: Cina, Cuba, Jugoslavia, Etiopia, hanno prodotto solo terrore e miseria), mentre quella di Freud è avvolta da ombre sempre più fitte (c’è l’eccellente testo di Michel Onfray Crepuscolo di un idolo, smascherare le favole freudiane, che dimostra che la psicanalisi freudiana è una ciarlataneria che non ha nulla di scientifico, non solo, ma che Sigmund Freud è stato responsabile della morte di almeno quattro dei suoi pazienti, attribuendo a isteria malanni che invece avevano delle ben più reali cause fisiche), il prestigio dell’ebraismo nella nostra cultura oggi sembra legato soprattutto al nome di Albert Einstein.

Questo “mostro sacro” della scienza contemporanea è in realtà un personaggio molto discutibile, non soltanto per la vita familiare e personale anarcoide e sregolata che lo ha portato ad avere diverse donne e non riconoscere i figli nati da esse (ma Jean Jacques Rousseau, altro grande idolo della sinistra, aveva fatto lo stesso), ma soprattutto perché le sue “scoperte” scientifiche sono frutto di un nemmeno tanto abile lavoro di plagio di cui hanno fatto le spese soprattutto il suo collega Werner Heisenberg e il matematico italiano Olinto Del Pretto.

A fare i conti con Einstein ci ha pensato il nostro Silvano Lorenzoni, prima in un saggio apposito, Contro l’einsteinismo, poi riprendendo in mano l’argomento nel suo più recente testo Kantianità e ghiaccio cosmico che ho avuto il piacere di recensire su “Ereticamente”.

Lorenzoni fa notare che la relatività einsteiniana contiene un errore che la mina alle fondamenta: quello di scambiare delle semplici entità matematiche per realtà fisiche. Ultimamente, il nostro è tornato sull’argomento con uno scritto che ho avuto il piacere di leggere in anteprima. L’autismo è un disturbo psichico che priva la persona del contatto con la realtà. La sindrome di Asperger è una forma leggera di autismo che non impedisce a chi ne è affetto di svolgere una vita di relazione. Lorenzoni ipotizza che Einstein fosse affetto dalla sindrome di Asperger, il che spiegherebbe la sua tendenza a scambiare per entità reali astrazioni matematiche che non avevano realtà fuori dalla sua mente, oltre ai suoi pessimi risultati scolastici e il ritardo nell’acquisizione del linguaggio in età infantile.

In questo scritto, Silvano Lorenzoni cita le cose che io ho scritto nella recensione al suo libro, e questo lo considero un autentico onore. In particolare fa riferimento alla mia osservazione che la celebre formula e = M C alla seconda contiene un palese errore. Questa formula stabilisce una proporzionalità fra l’energia e e la massa M, che sarebbe equivalente al quadrato della velocità della luce C. C è una velocità, ma qui andrebbe un numero puro, non una velocità; se io dico che la superficie di un quadrato è due volte quella di un triangolo con la stessa base e la stessa altezza, dico  certamente qualcosa che ha senso, il che non succederebbe se dicessi che la superficie del quadrato è due chilometri orari quella del triangolo.

Una velocità non può essere usata come se fosse un numero puro; la velocità è spazio fratto tempo, e il suo valore numerico dipende dalle unità di misura che si decide di usare per lo spazio e il tempo. Se io misuro la luce in anni luce all’anno, il valore di C è 1 (la luce percorre un anno luce in un anno), 1 alla seconda è sempre 1, e semplificando si avrebbe e = M, convertendosi in energia, la massa avrebbe sempre lo stesso potere distruttivo, e un ordigno nucleare non potrebbe fare più danni di un grosso petardo, invece, sappiamo bene che purtroppo non è così.

Una riflessione di questo genere sarebbe alla portata di qualsiasi studente delle superiori  non particolarmente addormentato, ed in effetti io la scoprii oltre quarant’anni fa sui banchi del liceo, ma tutti sono ipnotizzati e intimoriti dal “genio” Einstein. Come nella celebre favola, non si osa dire che il re è nudo.

In seguito, grazie al lavoro di Lorenzoni, ma non solo al suo, ho appreso che questa formula non è nemmeno di Einstein, ma che l’ha scopiazzata come tutto il resto. A maggior ragione, se non è nemmeno opera sua, era ancor meno in grado di rendersi conto dell’errore logico che contiene. Un plagiario è destinato a essere un cattivo plagiario.

Se togliamo anche Einstein, a cosa si riduce l’apporto che il “popolo eletto” avrebbe dato alla nostra cultura? A Claude Levi Strauss, all’antropologia culturale, alla pretesa di “non distinguere fra le conoscenze e gli usi”, il che vuol dire che fra una pratica terapeutica frutto di decenni di ricerche con l’impiego di tecniche raffinate e l’esorcismo scaccia spiriti di uno stregone africano non ci sarebbe nessuna differenza; uno spirito che è in tutto acidamente anti-europeo. O dobbiamo rifarci all’arte moderna, l’arte degenerata che ha il suo padre nell’ebreo Camille Pissarro, alle macchie sui muri, alle tele tagliate col rasoio o bruciate con la fiamma ossidrica, allo sterco in barattolo? Ma fatemi il piacere!

Il contributo che il “popolo eletto” ha dato alla nostra cultura non è maggiore di zero, e caso mai si esprime in numeri negativi.

Sarebbe difficile concludere meglio che con le splendide parole di Rudolf Steiner in Principi di formazione del carattere:

“La salute dell’anima si consegue purificando il pensiero da fantasticherie che sono come virus distruttivi e dalla immaginazione si trasmettono al corpo. Alcune di queste fantasie assumono la forma di superstizioni fanatiche e lentamente, nel corso dei secoli, divorano la psiche dei popoli che ad esse si sottomettono(…)…

La fantasia [ad esempio] che esista un popolo scelto da un dio, superiore a ogni altro, e che ad esso ci si debba inchinare con deferenza. Questa idea è falsa ed offende le grandi civiltà che dimostrarono la loro grandezza con i frutti e con gli effetti, non con l’arroganza di una pretesa”.

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Categorie: ex oriente

Pubblicato da Fabio Calabrese il 8 Giugno 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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