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Il danno e la beffa del cattolicesimo moderno

Il danno e la beffa del cattolicesimo moderno

Più sentiamo blaterare Jorge Bergoglio più noi, dotati di coscienza identitaria, veniamo pervasi da un sentimento di irritazione e fastidio di fronte al ragliare al cielo dei moderni esponenti del clero cattolico. Oddio, non che le cose fossero di molto diverse prima dell’avvento dei postconciliari, ma è indubbio che l’anti-identitarismo bergogliano abbia raggiunto livelli intollerabili, tanto più che il suo farneticare è palese ingerenza negli affari politici italiani (che in altri ambiti verrebbe condannata senza appello).

Bisogna partire dal presupposto che la Chiesa cattolica e il cristianesimo in generale siano corpi estranei incistati in Europa, che lentamente ma inesorabilmente ne hanno avvelenato la mente e le membra riducendola ad una grande famiglia di narcotizzati castrati dalle evangeliche fanfaluche; in questo senso, la Chiesa postconciliare è certo più coerente col verbo del Nazareno, a tutto svantaggio degli indigeni d’Europa. Un tempo i nostri Padri erano vessati dall’oscurantismo e dall’assolutismo papale, oggi noi loro figli lo siamo dallo sfrenato ecumenismo che se la prende con confini, frontiere, muri, barriere, dogane pur di abbattere le sacrosante difese nazionali di un Paese. L’odio anti-europeo rimane il comun denominatore di una baracca crociata estranea alla etno-genesi europea (anche in senso culturale, ovvio), e se prima l’intolleranza colpiva l’Europa nei suoi più intimi recessi spirituali oggi la tormenta facendo leva sulla questione allogena, una questione che ad una Chiesa sempre più ignorata e mal sopportata dagli Europei vede la sua ancora di salvezza nelle torme di disperati del terzo mondo, abbondantemente preda delle superstizioni cattoliche.

Ai preti fanno assai comodo i “fratelli migranti”, o comunque gli autoctoni dei Paesi sottosviluppati: riempiono le chiese deserte e i seminari messi ancor peggio, incrementano gli affari della Caritas, ingrassano la propaganda dei partiti centristi che altrimenti scomparirebbero, corroborano la morente filosofia di vita cristiana che senza di essi sarebbe lettera morta ormai da secoli. Bergoglio si adegua perfettamente alla vulgata mondialista e ne è uno dei principali promotori e fautori, tanto più che la sua urticante popolarità “cool” ha conquistato cani e porci, in particolar modo tutti quegli atei devoti che miracolosamente si riscoprono sensibili ai messaggi evangelici perché possono beneficiare delle baggianate di un papa finalmente aperto a ogni pattume modernista.

Se all’estraneità del cristianesimo nei riguardi della natura europea ci aggiungiamo il Vaticano 2.0, i cui semi furono gettati da Roncalli e Montini nel secolo scorso, otteniamo una miscela esplosiva letale per le sorti nazionali di un Paese, soprattutto se questo è l’Italia. Sopportiamo la cancrena papale da duemila anni e sappiamo bene, noi Italiani, cosa significhi avercela in casa e “godersela” in tutto il suo squallore: la Roma avvelenata dal verbo desertico ha dissipato il suo prestigio millenario pervertendolo con le aberrazioni di una religione anti-tradizionale e nemica, col risultato di appestare l’Italia intera impedendone la sua realizzazione. Senza preti tra i piedi questa nazione sarebbe unita da un millennio e oltre e certi problemi che ancor oggi siamo costretti ad affrontare non esisterebbero più da secoli, perché sarebbero stati prontamente sradicati a suo tempo dal nerbo guerriero del Paese. E non dimentichiamo che lo Stato della Chiesa era un dispotismo che oggi diremmo da terzo mondo.

Invece, l’Italia trova nel Vaticano la sua eterna spina nel fianco, peraltro avvelenata dall’ingerenza atavica nei nostri affari e non banalmente concentrata sulla sua cianfrusaglia semitica. Se ci fate caso, liberali e progressisti (notoriamente insofferenti di fronte all’etica cristiana), trovano un insperato alleato nel Vaticano secondo Bergoglio, riguardo le faccende migratorie ed internazionaliste, mondialiste, e sono dunque ben lieti di fare da zerbino al pontefice che su altre faccende viene invece osteggiato e ritenuto sorpassato, pezzo d’antiquariato. Sì, perché se Bergoglio spende timidamente qualche parola in favore della famiglia tradizionale, condanna l’aborto e l’eutanasia o i capricci di edonismo e materialismo viene appaiato all’odiato predecessore Benedetto XVI, ma se strombazza dai suoi balconi romani l’accoglienza indiscriminata e l’abbattimento dei muri per costruire ponti diviene di colpo l’eroe indiscusso di un’ampia platea di politici e politicanti nostrani, e di tutti quegli addetti ai lavori del pensiero unico ben felici di riscontrare addirittura in un successore di Pietro vistose tendenze relativiste.

Il papa germanico aveva il buongusto di riservare delle stoccate al declino, anche etnico, dell’Europa ravvisando nella demografia ridotta all’osso un tramonto non solo culturale ma anche etnico, genetico; il papa argentino, invece, che di certo dell’Europa se ne frega grandemente provenendo da tutt’altro mondo, s’abbandona ad estatiche visioni nichiliste dove “Europa” finisce per denominare una sterminata plaga continentale di eunuchi meticci coesi dall’umanesimo cristiano. Attenzione, dall’umanesimo, da una filosofia di vita più che dalla religione vera e propria, che di certo non trova un roccioso baluardo nel Bergoglio, più preso dai selfie e dalle pagliacciate sudamericane che dallo zelo cattolico e dalla sobrietà che potevano appartenere invece ad un Pio XII o ad un Ratzinger.

Oltretutto, volente o nolente, il papa (che forse conserva alcune intenzioni peroniste) finisce per fare il giuoco dell’affarismo: fomentare le migrazioni e l’accoglienza indiscriminata significa svuotare il terzo mondo e aprire le porte d’Europa a chiunque si spacci per derelitto che fugge da fame e guerra, finendo così proprio per favorire la rapacità capitalista che vede nell’ondata allogena l’esercito industriale di riserva per sostituire i costosi e vecchi indigeni, nonché la maschia carica di fecondità esotica atta a galvanizzare le sorti demografiche di Paesi europei depressi, e tanti cari saluti al tessuto etno-razziale originario. Figuratevi se un papa sudamericano ha a cuore le sorti biologiche europee, per di più corroborate dallo Spirito e dall’Idea della vera Tradizione, di quella estranea alla dottrina cristiana.

Un tempo c’erano romani pontefici che, per quanto incoerenti con le massime evangeliche di porgere l’altra guancia e amare il nemico, esortavano alle Crociate esterne ed interne, a combattere aspramente contro il pericolo islamico e contro quelle invasioni allogene che avrebbero portato a sconvolgimenti (per non parlare di quando la Chiesa pregava et pro perfidis Judaeis…), una Santa Sede naturalmente fuori luogo in Europa ma che elogiava una certa forma di intolleranza filo-europea e anti-ecumenica. Oggi è l’esatto contrario, cosicché ci dobbiamo sorbire non solo l’estraneità del cristianesimo ma pure gli odiosi aneliti alla fraternità e alla pace con tutti gli uomini della Terra… comodamente a casa nostra.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 8 Maggio 2016

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Il cristianesimo non è la causa di tutti i mali, ma l’effetto dell’imperialismo ellenista di Roma. Per distaccarci da questo male dobbiamo distaccarci da Roma, come etnonazionalisti delle varie parti di un’Italia che non è Roma, ma nel caso del Fascismo tradizionale ha una ragion d’essere e dà a Roma il suo giusto significato: non di faro dell’umanità – dell’umanaio di cui Bergoglio è solo l’ultimo imperatore – ma della forza militare dei vari popoli d’Italia uniti per difendere le proprie identità.

    • La Chiesa cattolica si dichiara erede di Roma per quanto riguarda il messaggio universale veicolato dall’Impero, ma non dall’Impero di Augusto, bensì da quello della fase terminale, ellenizzato e levantinizzato, come dici tu, nonché molle, effeminato, omofilo, marcescente ed imbelle, prostrato di fronte alla leggenda dell’ex oriente lux. Non a caso, i terzomondisti incalliti fanno sempre appello all’universalità di Roma per appoggiare la scellerata filosofia delle porte aperte a cani e porci e l’abbattimento delle frontiere, come se per colpa della Roma decadente e terminale l’Italia fosse condannata ad essere uno stato aperto ad ogni genere di barbarie ed invasione (poi, si sa, il tutto viene vilmente corroborato con le velenose menzogne sull’apporto etnico e genetico degli schiavi affrancati al pool italiano, ma questo è un altro discorso). La Roma che sta alla base dell’italianità è quella repubblicana e del primo Impero, di Augusto, del mos maiorum e della pax deorum, quando cioè essa era il perno della potenza di Roma, il fulcro “patriottico” dell’ideologia augustea, un nazionalismo in fieri, per così dire. Non si deve confondere la possanza etnica e culturale della Capitale (nata dalla sapiente miscela di Latini, Italici ed Etruschi) col messaggio distorto tardo-imperiale, orientale e cattolico che Bergoglio ed epigoni ancor oggi vogliono far passare come… vangelo. Non sono degni della Roma vera e propria, e non possono far altro che aggrapparsi ad un mito nero che sta meglio dalle parti del Levante e della Palestina.

  2. Giuseppe

    Completamente d’accordo.

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