Noi Italiani, da settant’anni prigionieri degli stereotipi antifascisti

Noi Italiani, da settant’anni prigionieri degli stereotipi antifascisti

Durante i festeggiamenti per i 150 anni di Italia unita, nel 2011, la propaganda di stato napolitanesca saltò a piè pari il Ventennio fascista, collegando forzosamente il Risorgimento alla cosiddetta Resistenza per propinare la solita melassa di retorica itagliona da quattro soldi, dove i partigiani diventano i nuovi Mille e i traditori badogliani vengono assolti in nome della “libertà” di cartapesta che ogni 25 aprile i servi dell’America festeggiano.

Davvero singolare, apparentemente, che chi si spaccia per patriota italiano si diverta a sputacchiare l’unico periodo della recente storia d’Italia dove il Paese è stato per davvero libero e sovrano, nonché temuto e rispettato, dove noi si aveva un riconosciuto prestigio internazionale anche grazie all’operato politico in materia sociale; sto logicamente parlando del Fascismo, che oggi se non viene ridicolizzato e banalizzato dagli antifascisti viene passato sotto silenzio e ridotto alla stregua di un’onta da cancellare.

E tutto questo perché? Perché l’attuale italietta repubblicana, prigioniera da 70 anni dei “vincitori” occidentali del secondo conflitto mondiale, s’è buscata una bella sindrome di Stoccolma, cosicché tutte le nefande porcherie alleate e partigiane vengono sapientemente occultate e il Fascismo demonizzato, rinnegato, considerato un buio periodo storico da eliminare nonostante sia invece stato l’acme della storia contemporanea italiana in fatto di orgoglio patrio, sovranità, autorità e vera libertà, che è quella della Nazione e non del singolo individualista borghese e dei suoi capricci.

Questa sindrome mi fa venire in mente quell’imbecille omosessuale norvegese che, recentemente, ha subito violenza da una “risorsa” allogena e s’è poi pentito per averla denunciata; ecco, la “società civile” italiana del dopoguerra è uguale, poiché pur venendo violentata e umiliata ogni giorno dalla massiccia presenza di basi americane, dalla prigione NATO che ci ficca nel medesimo serraglio dei Turchi, dalle politiche anti-sovraniste di una repubblica tricolore schiava dell’euro-atlantismo ci gode a venir trattata in questo modo, e invece di demonizzare chi la stupra ed infanga se la prende con vicende di 70 e passa anni fa dove il nome e l’onore d’Italia venivano invece difesi a spada tratta da chi per davvero era patriota e badava agli interessi nazionali.

La Repubblica Sociale Italiana, tanto denigrata dagli antifascisti con la pancia e il borsello pieni, fu l’ultimo baluardo dell’orgoglio italiano, che con gli ultimi Savoia, i badogliani e i partigiani venne ampiamente barattato in cambio della sciagurata alleanza traditrice con coloro che ridussero il Paese ad un cumulo di fumanti macerie mediante bombardamenti terroristici; mentre il Centro-Nord repubblicano continuava a marciare al fianco del camerata germanico difendendo l’onore residuo dell’Italia, il Sud veniva vilipeso dalla laida codardia di Sciaboletta & co., che svendette il Paese agli Alleati umiliandolo e rafforzando quell’odiosa immagine di una Nazione rotta ad ogni tradimento. Peraltro i famigerati massacri tedeschi contro i soldati italiani furono cagionati indirettamente dalla scelleratezza di chi si mise contro la Germania dopo averla inizialmente appoggiata, e dunque i Savoia e Badoglio, così come le stragi naziste dei civili furono risposte ai vigliacchi attentati e/o imboscate di chi sparava nel mucchio e poi scappava sui monti, lasciando i villaggi in balia della furia teutonica. Prendete pure il caso delle Ardeatine: perché si arrivò ad esse? Perché un losco figuro come l’ex fascista Bentivegna (immagine di quel conformismo itaglione buono per tutte le stagioni, a seconda del padrone più forte) compì un vigliacco ed inutile attentato, quello di via Rasella a Roma, contro un battaglione di polizia alto-atesino, venendo addirittura premiato con medaglia nel dopoguerra.

Chi vince la guerra si inventa le balle che vuole, e l’italietta antifascista se l’è bevute tutte quante. Sull’onda della partigianeria e del collaborazionismo, il termine “fascista” è diventato un dispregiativo appiccicato qua e là dalle paranoie di ricchi e capricciosi antifa da salotto, o da quelle dei cenciosi nipotini dei centri sociali. Col lavaggio del cervello che dura dall’8 settembre del ’43, ossia quando la monarchia sabauda tradì l’Italia (prima che la Germania), il Ventennio, Mussolini e l’Italia fascista sono stati sistematicamente demonizzati o ridicolizzati, ridotti a fenomeni da baraccone che avrebbero trascinato il Paese nel baratro della guerra e dell’alleanza con Hitler, e poco importa se gli Anglo-Americani e i loro utili idioti nostrani ne fecero di cotte e di crude tra bombardamenti a tappeto, massacri, stupri collettivi, crimini di guerra, deportazioni e prigionia, umiliazione dell’onore italiano. Per gli affetti da sindrome di Stoccolma (o di Washington, fa lo stesso) conta solo demonizzare e vilipendere il Fascismo, la barbarie dei suoi nemici non importa nulla, anzi viene persino giustificata. Del resto stiamo parlando di menti sopraffine che arrivano ad attribuire le bombe atomiche statunitensi sganciate sul Giappone al militarismo nipponico…

Vedete amici, alla luce della temperie “culturale” predominante in questo Paese, dall’immediato secondo dopoguerra, non deve stupirci se la sovranità italiana viene innanzitutto calpestata dagli Italiani stessi, e solo successivamente dai forestieri le cui malefatte vengono tollerate o addirittura spalleggiate, perché se il periodo storico in cui l’Italia era per davvero sovrana viene spernacchiato oscenamente ed infangato con le squallide battute su Mussolini appeso a testa in giù, difficilmente si sarà in grado di affermare il proprio sacrosanto diritto ad essere Paese sovrano e libero da legacci stranieri o sovranazionali. Si andrà stancamente avanti con la propaganda pacchiana secondo cui l’italietta castrata deve solo ed esclusivamente occuparsi di arte, turismo, cibo lasciando le cose più importanti nelle mani dei grandi miti dell’esterofilia locale, a partire dagli Americani, i paladini del bene e della libertà (certo, come no, secondo Hollywood).

Pare davvero che per costoro l’Italia debba occuparsi solo di innocue faccende culturali da “sole-cuore-amore”, cioè auto-castrarsi e ridursi ad un immenso parco giochi per turisti noddigi e anglosassoni, ad un dopolavoro da Merkel o ad una meta vacanziera estiva per un Cameron o un Hollande. Sono rimasti alla stessa mentalità preunitaria del “Francia o Spagna”, con cui gli stranieri di mezza Europa venivano in Italia a fare compere sicuri dell’appoggio della mafia petrina che voleva ad ogni costo impedire un’Italia forte ed unita, e questo dai tempi dei Germani calati nel Belpaese.

Sarebbe anche ora di uscire dagli stereotipi imposti dai vincitori e da chi vuole un’Italia anodina e popolata di maschere caricaturali incapaci di governare e governarsi ed esprimere politiche “di potenza”, quantomeno a casa propria. L’Italia appartiene agli Italiani, e chi lo nega è solo un vassallo del mondialismo e di quell’internazionalismo apolide che vuole usare la nostra sovranità come carta igienica, facendo leva sulla stupidità antifascista di chi finisce per odiare sé stesso e la propria storia perché così vogliono i padroni delle sorti dell’Occidente.

Se si vuole essere rispettati bisogna sapersi rispettare, e questo esclude automaticamente l’antifascismo che è il vilipendio di un periodo storico fondamentale nella storia italiana contemporanea, nonché il brodo di coltura di tutto quello che diventa anti-nazione. Vent’anni e più di Fascismo non possono essere liquidati come un incidente di percorso da mettere sotto al tappeto, perché così si insulta sé stessi e il proprio orgoglio patrio. E chi non capisce questo ha poco da recriminare se all’estero ridono di noi, visto che i primi che vogliono farsi ridere dietro siamo proprio noi con l’odioso autolesionismo antifascista, atto a compiacere chi tiene sotto ricatto costante la nostra Nazione da più di 70 anni.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 10 Aprile 2016

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. "pax americana"

    Sono d’accordo su quasi tutto, tranne la parte in cui si parla dei bombardamenti degli alleati come “terroristici”, in guerra conta solo una cosa: vincere, tutto il resto è secondario(specie in una guerra totale), il vincitore poi deciderà chi si è comportato in maniera “criminale”.
    Inoltre, non capisco perchè è stato messoa fra virgolette la parola ” vincitori” occidentali, hanno vinto eccome; Germania e Giappone distrutti ( circa 5 milioni di soldati tedeschi morti), nonchè buona parte del resto d’Europa in macerie.

    Purtropo il secondo conflitto mondiale è stato (a mio parere) il più grande errore del 20° secolo: una guerra invincibile per l’ asse, gli USA e alleati avrebbero vinto anche se non avessero fornito all’ Unione Sovietica un enorme quantità di beni e mezzi (“Legge Affitti e prestiti”, “lend-lease” in inglese), senza dubbio avrebbero avuto un numero maggiore di perdite militari, ma il risultato sarebbe stato comunque lo stesso.

    Con circa 400.000 morti( pochi, da un punto di vista prettamente militare, considerando che si parla di seconda guerra mondiale, e al tempo era in vigore il servizio militare obbligatorio, oltre al fatto che gli Stati Uniti avevano un esercito enorme e una popolazione di 132,164,569 persone, secondo il censimento nel 1940 ) gli USA si sono assicurati il dominio militare ed economico a su quasi tutto il mondo.

    • E quindi dovrei simpatizzare per gli Alleati, nella fattispecie quelli di parte americana? Ho virgolettato perché lo scontro era, appunto, impari: Germania e Giappone troppo distanti, Italia purtroppo assai deficitaria in materia bellica, altri alleati del tutto inconsistenti. Esito ahimè prevedibile. Per alcuni il conflitto era inevitabile ma sicuramente le democrazie borghesi han fatto di tutto per far precipitare la situazione dichiarando guerra alla Germania. Hitler invece aveva tentato in ogni modo di evitare guerre; evitò persino di liquidare gli Inglesi a Dunkerque, sperando di riuscire a trattare subito con la Gran Bretagna. Ma fu gravissimo errore.
      Sui bombardamenti, se non è terrorismo la sorte riservata all’Italia, alla Germania e soprattutto al Giappone in termini di vite spezzate e città rase al suolo mi dica lei cosa sarebbe terrorismo. Quei bombardamenti a tappeto erano proprio mirati a mettere in ginocchio le nazioni interessate terrorizzando e massacrando civili. E poi quelli si danno arie da liberatori… Poi, beh, è chiaro: chi vince la guerra si inventa le balle che vuole e nasconde ciò che risulta per lui scomodo.
      La guerra è guerra certo, ma quel che va detto va detto.

  2. "pax" americana

    No, assolutamente, io non nutro nessuna simpatia per gli alleati e non li considero liberatori, avrei preferito che l’ America fosse rimasta neutrale o che si fosse schierata con l’ Asse, o meglio ancora, se quella dannata guerra non fosse mai accaduta.

    La guerra purtroppo iniziò con l’ attacco alla Polonia da parte di Germania e URSS, che poi generò una reazione a catena, con ciò non voglio dire che sovietici o tedeschi abbiano la colpa di aver cominciato il secondo conflitto mondiale, sarebbe simile ad affermare che Austria-Ungheria e Serbia, siano gli unici responsabili dello scoppio della prima guerra mondiale. Attaccare la Polonia è stata un’ azione molto ingenua, specie considerando l’ effetto domino del 1914.

    Riguardo i bombardamenti del Giappone, secondo alcuni storici e militari, se gli Usa avessero continuato una guerra convenzionale, avrebbero perso qualche centinaia di migliaia di soldati in più. Le due atomiche hanno accelerato la resa del Giappone, a mio parere, è stato anche un “atto di forza”, far vedere al mondo (Unione Sovietica in primis) la potenza degli USA.

    In guerra, secondo me, terrorismo è un termine che non ha alcun valore, specie in una guerra totale: qualsiasi mezzo, se utile, deve essere usato per ottenere la vittoria.
    Cercando di essere neutrale e razionale, non posso certo biasimare gli USA per le due atomiche, se queste hanno salvato le vite di centinaia di migliaia di soldati.

    L’ unica via di salvezza dell’ Europa attuale è, a mio parere, che i vari paesi prendano (prima o poi) esempio dall’ Ungheria, anche alcune nazioni dell’ Est stanno dimostrando avere del buon senso (specie sulla questione dei “rifugiati”), ma purtroppo molti di essi hanno delle politiche anti-russe.

    • La Germania era stretta tra Usa e Sovietici, non giustifico la guerra ma da una parte si può considerare azione preventiva; certo, col senno di poi è facile dire sia stato controproducente, sarebbe stato meglio creare un Nuovo Ordine europeo basato sui fascismi, un'”internazionale” nera mediante “contagio” ideologico, come d’altronde era in parte accaduto.
      A me, francamente, delle posizioni strategiche americane poco interessa, e mi attengo ai fatti: la guerra è guerra ma quei bombardamenti non possono certo da me essere compresi e giustificati, altrimenti qui si continua a demonizzare Italia e Germania (vedi Shoah) coprendo le responsabilità di chi si spaccia per liberatore ma ha parimenti seminato morte e distruzione col risultato di avallare assurdità come quelle di chi afferma che le due atomiche sul Giappone sono state colpa del suo militarismo…
      Oggi come oggi le uniche realtà europee che si possono salvare sono proprio quelle centro-orientali, inclusa l’Austria che giustamente rinforza il Brennero mentre qui, trascinati dall’idiozia papale, si parla di aprire le porte a cani e porci. Si deve proprio guardare alla Russia, e spezzare l’oscena sudditanza verso chi ci ha farcito la Penisola di basi militari anche per creare un mondo multipolare finalmente libero dal demone dell’imperialismo americano. Mi spiace ma chi ha cagionato la strage di Gorla non avrà mai la mia comprensione.

  3. stelvio dal piaz

    LA Germania nin attaccò la Polonia, si riprese i territori che le erano stati tolti con la 1a Guerra mondiale La Russia, viceversa, invase la Polonia; se l’origine della 2a Guerra mondiale è la difesa della Polonia gli angloamericani avrebbero dovuto attaccare la Russia che – viceversa – divenne loro alleata e fu determinante per la vittoria finale. La 2a Guerra monbdiale è originata dalla dichiarazione di guerra di Francia e Inghilterra alla Germania. Prima di dare giudizi avventati studiate la Storia !

  4. Elogiodelleccedenza

    Sarei dovuto intervenire presso il pessimo elogio di una pessima scrittrice in poesia (cosa che mi importa). Ma lo faccio qui, invece, elogiando e complimentandomi.
    Ho difficoltà a scrivere in rete, a causa delle intermittenze, delle latenze di rete mobile e talvolta preferisco bruciare una Camel sitibonda di desrti azzurri in bocca, anziché aprirla nella sorda sordina di ronzio al silicio.
    Insomma Grande Sizzi e buon Natale a tutti.

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