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Nel Bunker… prima le donne – Andrea Andrighetti

Nel Bunker… prima le donne – Andrea Andrighetti

Nella prima metà del XX secolo in Italia e in Europa sono stati progettati e costruiti vari rifugi antiaerei in cemento armato, rispondenti a criteri anti bomba e “antigas”. Si ricorda che in Italia i rifugi erano generalmente denominati «ricoveri» nei documenti ufficiali, in quanto si riteneva che questa parola risultasse meno allarmante e più rassicurante alle orecchie della gente. Bastava poi non far sapere con esattezza quali fossero gli effetti delle bombe d’aereo di grosso calibro e limitarsi a parlare solo di bombe da 50 e 100 chilogrammi.

Dal 1943 al 1945 a Milano si costruirono alcuni “bunker” e uno lo si realizzò in Via Bernardino Luini, per l’esattezza al di sotto del cortile del Museo Archeologico (Civiche Raccolte Archeologiche e Numismatiche), destinandolo al Comando del 52° Corpo dei Vigili del Fuoco. Ed è rimasto “in carico” fino agli anni Cinquanta, probabilmente a causa della così detta “guerra fredda”; fredda sì, mai dai caldi risvolti.

Due grandi rifugi si costruirono in Piazza del Duomo e in Piazza San Fedele, destinati all’uso pubblico e per altro ancora incompleti al temine del conflitto.

Oggi rimangono in evidenza, letteralmente parlando, cinque rifugi antiaerei di tipo speciale in elevato: il grande “rifugio a torre” della Magneti Marelli in Via Adriano, la più piccola Torre delle Sirene della Prefettura e gli analoghi, ma più bassi e tozzi, tre rifugi dell’Industria Meccanica Piaggio oggi Caserma 3° CE.RI.MANT, che si affacciano su Via Riccardo Pitteri.

Sempre ad uso della “Regia” Prefettura si costruì anche un curioso bunker a due piani, uno sotterraneo per il Prefetto e quello soprastante, seminterrato, per la Provincia di Milano. Varcando le porte blindate e percorrendone le stanze si possono vedere i resti degli impianti di aerazione, filtrazione e rigenerazione dell’aria prodotti della Società Anonima Aeromeccanica Marelli. Ci si accorgerà che il passo si è fatto cauto, perché si sta camminando sulla storia di una Milano d’altri tempi, ma tutt’altro che scomparsa.

Il libro scritto da Padovan, BUNKER. Il grande monolite di cemento armato tra Prefettura e Provincia di Milano, documenta questa insolita struttura e ne ripercorre le vicende edilizie e storiche. I documenti d’epoca riportati nel testo sono inediti e le foto a colori danno l’idea di cosa ancora si celi nel buio più assoluto, chiuso da pesanti porte “antiscoppio” della Ditta Fichet di Torino.

Impianto di ventilazione, filtrazione e rigenerazione  dell'aria della S.A.A. Marelli.Una circolare del 24 luglio 1943, firmata dal Preside della Provincia di Milano, spiega come disciplinare l’accesso al Bunker in caso d’allarme, sottolineando che prima dovevano accedervi le donne: «Al primo segnale d’allarme tutto il personale femminile appartenente all’Amministrazione Provinciale e agli altri Enti che hanno sede nel Palazzo Provinciale affluirà al ricovero blindato sotto la sorveglianza della Sig.na Faruffini e in sua assenza della Sig.ra Galimberti Borioli, mentre tutto il personale maschile rimarrà al posto di lavoro, salvo quella parte di esso che è incaricato di portare le carte, i documenti, i registri od altro materiale di particolare importanza nell’apposito ricovero sottostante l’atrio principale di Via Vivaio. Al segnale di imminente pericolo (suono prolungato della campana d’allarme sita nell’atrio scala principale) anche il personale maschile lascerà il lavoro».

Ma non si parla solo di Bunker: Mussolini vi transitò quel 25 aprile e qualcuno, successivamente, fece sparire in un impeto di damnatio memoriae i fregi del ventennio, ma pure alcuni stemmi rinascimentali e medievali. Eppure qualcosa, a dispetto dei passati eventi, è recentemente emerso dalla collinetta artificiale che sovrasta due degli ingressi al “monolite”.

Il Bunker rimane il testimone di un’epoca e come tale deve indurre a profonde riflessioni sulla stessa, in primo luogo per evitare che si torni ad un nuovo stato di guerra. Buona lettura.

 

 

Autore:           Gianluca PadovanCOVER_BUNKER_LOWRES-page-001

Titolo              Bunker. Il grande monolite di cemento armato tra Prefettura e Provincia di Milano

Editrice:          Lo Scarabeo Editrice Milano

Formato:         24 x 17 cm

Copertina        brossura

Pagine:            80 (104)

Inserto            24 pag. d’immagini a colori fuori testo

Prezzo             € 20,00

 

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Categorie: Controstoria, Seconda Guerra Mondiale, Storia

Pubblicato da Ereticamente il 16 Aprile 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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