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Il gene egoista – Fabio Calabrese

Il gene egoista – Fabio Calabrese

A volte capita, quando si deve lavorare con una dimensione di spazio che è quella dell’articolo, di dover rimandare a un altro momento degli approfondimenti importanti per non sforare e per non deviare troppo dall’argomento che ci si è proposti.

Nella ventisettesima parte di Una Ahnenerbe casalinga ho menzionato un articolo comparso lo scorso marzo sul bollettino della Richard Dawkins Foundation for Reason and Science, cosa che ha rappresentato un’occasione per dire qualcosa per dire qualcosa dello stesso Dawkins, lo scienziato che l’ha fondata e le ha dato il nome, ma si tratta di una tematica che merita di essere senz’altro approfondita.

Il caso di Richard Dawkins è, mutatis mutandis, analogo a quello di Konrad Lorenz, cioè di un ricercatore onesto e senza peli sulla lingua, il che lo porta inevitabilmente a entrare in conflitto con l’ideologia democratica-cristiana-progressista-politicamente corretta che oggi domina tirannicamente la nostra cultura e si sostiene a forza di smaccate falsificazioni.

Noi abbiamo visto che queste falsificazioni, le mistificazioni della realtà per accomodarla ai dogmi dell’ideologia democratica, abbondano sul terreno delle scienze umane, antropologiche e storiche. Riguardo alle scienze fisiche, io vi confesso di avere su queste tematiche una competenza molto al di sotto rispetto alle scienze umane, ma anche qui abbiamo motivo di supporre un atteggiamento intellettualmente disonesto, se non altro per non intaccare il feticcio Einstein, e al riguardo “Ereticamente” ha pubblicato i lavori di Silvano Lorenzoni e di Ugo Fabbri che mi sembrano molto chiari in proposito.

La biologia e l’etologia rappresentano per così dire l’interfaccia fra le scienze umane e quelle naturali, e proprio qui, come abbiamo visto parlando di Konrad Lorenz, si situa la falsificazione di base cristiano-democratica-progressista, ossia l’artificiosa separazione tra uomo e natura e nell’uomo stesso tra la sua parte biologica e quella intellettuale; falsificazione che tra le altre cose, permette bene di vedere che il marxismo non è altro che una versione modernizzata e laicizzata del cristianesimo, del “bolscevismo dell’antichità”.

C’è un discorso che è necessario fare in via preliminare, e tanto più chiari si riesce a essere a questo riguardo, tanto meglio è, perché si tratta di contrastare un pregiudizio quanto mai radicato.

Nei nostri ambienti sono diffusi atteggiamenti anti-evoluzionisti e anti-darwinisti. Anti-evoluzionisti è ovvio, perché per “evoluzione”, termine che per i più è sinonimo di “progresso”, si intende una concezione della storia come sviluppo ascendente garantito puerilmente ottimista, che è tipica della sinistra e in contrasto radicale con il nostro modo di pensare (nonché, non è per rivoltare il ferro nella piaga, un’eco dell’escatologia cristiana in particolare nella variante millenarista). Anti-darwinisti è un po’ meno ovvio, perché al grande naturalista britannico è stato messo in bocca questo concetto di evoluzione che è un distillato della mentalità cristiano-democratico-progressista, e che è in realtà in totale contrasto con ciò che Darwin pensava del divenire delle forme viventi, e ha realmente detto.

La questione, possiamo dire, è annosa, data dal 1859, quando Charles Darwin presentò alla comunità scientifica e al pubblico inglese L’origine delle specie, un testo che dà un’interpretazione per quell’epoca rivoluzionaria delle trasformazioni delle specie viventi, e che è stato alla base di uno dei più grossi fraintendimenti della nostra cultura.

Contrariamente a quanto di solito si dice, non è stato Darwin a scoprire che le specie di esseri viventi si modificano nel tempo (“si evolvono” se intendiamo questa parola nel senso neutro di “discendenza con modificazioni” senza appiccicarci la connotazione positiva “progressista” che di solito si associa a questo termine); questo lo sapeva già ogni allevatore che abbia selezionato una nuova razza di animali, o un agricoltore che abbia fatto lo stesso con una nuova varietà di piante, e occorrerebbe davvero una singolare presunzione per ritenere che la natura non possa fare quello che noi stessi facciamo da millenni.

La grande scoperta di Darwin è stata l’individuare i meccanismi che regolano queste modificazioni: la competizione fra le forme viventi, la sopravvivenza del più adatto, l’accumulo selettivo di variazioni favorevoli, l’eliminazione spietata dei meno adatti e mal riusciti, tutto ciò che va compreso sotto il concetto di SELEZIONE NATURALE.

Un “messaggio” troppo “duro” per la società del suo tempo come per quella di oggi, impregnata di umanitarismo, di buonismo, di progressismo, di etica cristiana anche e soprattutto in coloro che a sinistra respingevano i dogmi delle Chiese, tutta incentrata su ideologie di progresso, di sviluppo ascendente, e il messaggio di Darwin è stato travisato, consapevolmente o meno, nell’ideologia evoluzionista corrente, gli si è voluto far dire il contrario del suo reale significato. Le idee di selezione naturale e di sopravvivenza del più adatto, in realtà spezzano le reni a ogni buonismo e umanitarismo cristiano-marxista. L’idea che ogni essere vivente “lotta” consapevolmente o no, per diffondere le sue caratteristiche nelle generazioni future, è la confutazione di qualsiasi utopia di cosmopolitismo e fratellanza universale.

Evoluzione e progresso: l’idea della storia umana come prolungamento della storia naturale in una direzione di sviluppo ascendente, l’una e l’altra cosa come proiezione materialistica della dialettica hegeliana, un processo garantito destinato a sboccare infine nella società senza classi, ma questo NON E’ Darwin, è Marx, le cui idee sono state surrettiziamente messe in bocca allo scienziato inglese.

Darwin non amava la parola “evoluzione” che in tutto il ponderoso L’origine delle specie compare una sola volta, ma è stato il nostro grande Konrad Lorenz (e non c’è da stupirsi del fatto che la sinistra lo detesti così visceralmente) in quello che è forse il suo libro di maggior spessore filosofico, L’altra faccia dello specchio, che ciò che comunemente s’intende per “evoluzione” è in realtà incompatibile con la concezione di Darwin.

“Evoluzione” in senso etimologico significa svolgere, venire alla luce di qualcosa che era già contenuto in nuce nella situazione di partenza (ad esempio, il termine è appropriato quando parliamo di “età evolutiva”, perché un minore è “programmato” per diventare adulto), rimanda quindi all’idea di uno sviluppo previsto e guidato; invece le trasformazioni nel tempo delle specie viventi non sono prevedibili a partire dalle fasi precedenti, il futuro non è scritto, e ogni essere vivente deve conquistarselo attraverso la competizione con tutti gli altri.

Io non sono l’unico né il primo a richiamare l’attenzione sul fatto che il concetto evoluzionista corrente non coincide per nulla col pensiero di Darwin. Vorrei ricordare sulle pagine della nostra “Ereticamente” il bell’articolo Quale evoluzione? di Michele Ruzzai.

A Darwin mancava un tassello importante, la localizzazione fisica dei caratteri che gli organismi viventi cercano di trasmettere da una generazione all’altra. Questo tassello è stato trovato con la genetica di Gregor Mendel. Genetica più selezione naturale sono la base della moderna scienza biologica. Questo va evidenziato perché Richard Dawkins è appunto un genetista.

Non è un caso che il suo testo più noto, Il gene egoista abbia suscitato uno scalpore simile a quello che accompagnò la comparsa dell’Origine delle specie; è il nucleo autentico della teoria di Darwin, riveduto alla luce della genetica, quello che egli ha riscoperto, a dispetto di tutti i buonismi e tutti i progressismi.

La vita è competizione tra genomi e gli individui sono veicoli per la loro trasmissione. Noi non abbiamo difficoltà a spiegare i comportamenti egoisti e opportunisti, ma quelli altruisti hanno la medesima radice. Quando non solo gli esseri umani, ma qualunque animale evoluto si sobbarca di fatiche e privazioni per allevare la prole, è il futuro del proprio genoma che sta proteggendo. Quando una madre, non solo umana, è pronta a morire per difendere i suoi figli, è la propria continuità genetica che sta difendendo.

La natura funziona in base a un principio di economia: quando un uccelletto posatosi sul nido vede sotto di sé beccucci spalancati e pigolanti, tende a riempirli di cibo senza riflettere su questo istinto, cosa che non gli sarebbe possibile dato il suo cervellino di dimensioni modeste, ma la cosa funziona perché perlopiù si tratta dei suoi figli, PERLOPIU’, egli non è in grado di capire se un cuculo parassita si è sostituito a essi, e ora è il beneficiario di tutti i suoi sforzi.

I nostri istinti altruistici non ci mettono in una posizione molto diversa da quella dell’uccellino il cui nido è parassitato da un cuculo. Dobbiamo considerare il fatto che la nostra specie è prevalentemente vissuta suddivisa in piccole comunità di persone strettamente imparentate: cacciatori nomadi per gran parte della sua storia, poi prevalentemente comunità di villaggio fino a un paio di secoli fa. In queste condizioni, le persone con cui ciascuno entrava in relazione avevano un’altissima probabilità di avere un patrimonio genetico molto simile al suo, e aiutando gli altri, in termini genetico-evolutivi, aiutava se stesso.

Gli istinti radicati nel nostro genoma, in altre parole, NON CONOSCONO la società mondialista e multietnica in cui ciascuno di noi si trova a convivere con milioni di estranei spesso provenienti da parti remote del nostro pianeta, e che con tutta probabilità si guarderanno bene dal ricambiare la solidarietà e l’aiuto.

Noi però non siamo uccellini con pochi grammi di cervello, e dobbiamo renderci conto che la morale cristiana, o per essere più precisi, la morale cristiano-democratico-marxista, che non è solo penosamente inadeguata, ma che ci impone di favorire gli estranei, gli ultimi arrivati a scapito di noi stessi, dei nostri figli, del nostro sangue, in termini biologici e genetici, non è altro che un suicidio.

“Perversione è quando un animale desidera, vuole, cerca ciò che gli nuoce”, spiegava Nietzsche, e la morale cristiano-democratico-marxista, appunto non è altro che perversione.

Notiamo che Dawkins recentemente si è attirato un odio ancora più forte che in passato da parte del sinistrume d’oltre Atlantico, che non è migliore di quello italiano, annidato negli ambienti accademici e scientifici, pubblicando sul “New York Times” una recensione fortemente elogiativa del libro Razza: la realtà della diversità umana di Vincent Sarich e Frank Miele, testo in cui si ammette esplicitamente l’esistenza delle razze.

Noi sappiamo, l’abbiamo osservato più volte, che l’antirazzismo è un’ideologia “politicamente corretta” in senso democratico, quindi necessariamente menzognera e ipocrita. Abbiamo visto che “il razzismo” che prende a bersaglio, ormai non è più la presunzione della superiorità di una razza sulle altre, ma la semplice constatazione che le razze esistono.

Tuttavia, probabilmente il testo di maggior spessore filosofico di Richard Dawkins non tratta se non marginalmente di biologia e di genetica, L’illusione di Dio, che è un ponderoso attacco di quelli da levare la pelle “alla religione”. In realtà, se letto attentamente, noi comprendiamo che esso è una demolizione – che non lascia pietra su pietra – del concetto di “Dio” dei monoteismi abramitici, mentre in definitiva non porta argomenti di nessun genere contro le religioni che escono da questo schema: paganesimo, induismo, buddismo, scintoismo, taoismo, confucianesimo, perché in realtà non esiste LA religione, esistono LE religioni.

Rispetto ai molti scritti in qualche modo similari di molti autori atei e anticlericali, che regolarmente se la prendono solo con il cristianesimo e con la Chiesa cattolica, questo libro ha un innegabile pregio, quello di schiodare tutto l’impianto concettuale delle religioni abramitiche, oltre alla fede del Discorso della Montagna, l’islam e l’intoccabile ebraismo nei confronti del quale perlopiù, per motivi “olocaustici” oggi quasi nessuno osa dire più nulla.

Invece, Dawkins mette in rilievo un fatto di estrema importanza: il feroce sciovinismo etnico che vediamo oggi guidare la politica israeliana, il razzismo ebraico (perché noi dimentichiamo volentieri che il razzismo è una creazione ebraica, che gli ebrei considerano subumani i gojm, coloro che non appartengono alla loro etnia-religione e che tutte le volte che nel corso dei secoli si sono trovati discriminati e perseguitati, le genti che si sono trovate a convivere con essi gli hanno fatto semplicemente assaggiare la loro medicina) è una diretta conseguenza della religione mosaica.

A questo riguardo, Dawkins cita una ricerca condotta dallo psicologo israeliano George Tamarin. Quest’ultimo ha fatto leggere a oltre mille scolari israeliani fra gli otto e i dodici anni la descrizione della battaglia di Gerico riportata nella bibbia nel libro di Giosuè (6 16-24):

“Votarono poi allo sterminio passando a fil di spada, ogni essere che era nella città: dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e persino il bue, l’ariete e l’asino … Incendiarono poi la città e quanto vi era, soltanto l’argento, l’oro e gli oggetti di rame e di ferro deposero nel tesoro della casa del Signore”.

Ha poi rivolto loro una semplice domanda: Giosuè ha fatto bene o male ad agire così? I risultati ottenuti sono stati un 66% di approvazione, un 26% di disapprovazione e un 8% di indecisi.

Ecco alcune risposte tipiche:

“Secondo me Giosuè e i figli di Israele hanno agito bene, perché Dio aveva promesso loro quella terra e li aveva autorizzati a conquistarla. Se non avessero agito così e non avessero ucciso nessuno, avrebbero rischiato di farsi assimilare dai goyim”.

“Secondo me Giosuè ha agito bene in quanto Dio gli aveva ordinato di sterminare gli abitanti di Gerico per impedire che le tribù di Israele fossero assimilate da quella popolazione e ne imparassero i cattivi costumi”.

Bisogna poi notare che il quarto circa del campione di scolari che ha disapprovato il comportamento di Giosuè, lo ha perlopiù fatto perché il patriarca fece sterminare anche gli animali e incendiare le case, che invece sarebbero, gli uni e le altre potuti tornare utili agli Ebrei. Nessuno o quasi, pare, abbia disapprovato lo sterminio dei gojm in quanto tale.

Non c’è che dire, piccoli sionisti crescono!

Ora rifletteteci un attimo, non è davvero strana la circostanza che tutte le volte che un ricercatore è onesto, dice le cose come stanno senza giri di parole e senza lasciarsi intimidire dai tabù e dalle censure dell’ideologia democratica della political correctness dominante, quello che ha da dire suoni terribilmente fascista?

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Categorie: Evoluzionismo

Pubblicato da Fabio Calabrese il 29 Aprile 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. flores

    Caro Fabio, un gran bel articolo su un libro che anch’io ho letto anni fa. Un caro saluto

  2. Rudi

    Leggero’ Dawkins. Ovviamente non c’e’ nulla da eccepire sul piano scientifico, ma siamo stati ben avvisati dai cosiddetti insider delle varie confraternite che la Scienza sarebbe stata manipolata ai fini del Potere. Non che creda a tutto quello che leggo, ma quando lessi qualcosa circa la falsificazione della Scienza in documenti apparsi a fine anni ’60, non feci alcuna fatica a capire che si parlava di realta’ e non di utopia. Pero’, nelle stesse fonti si parlava anche della manipolazione della Religione: in particolare di quella cristiana. Perche’, se e’ vero che e’ nel Monoteismo la radice del problema, e’ anche vero che il Cristianesimo ha inglobato il Paganesimo stesso e i culti primordiali. Basta confrontare i simboli antichi e moderni, uno su tutti: la croce. E’ stato questo che ha permesso di unire la cultura greca e latina a quella cristiana. Il Logos e’ l’esempio piu’ lampante. Poi c’e’ tutta l’iconografia che, infatti, nella religione originaria e’ sempre stata vietata. C’e’ la stessa semantica: Deus che sta per Zeus e non Giove. La rappresentazione di Dio che sta nei cieli assiso con intorno gli angeli e i santi. E’ chiaro come il sole che c’e’ una continuita’ nella rappresentazione delle divinita’ pagane e cristiane. Ma anche nel culto dei santi, che si sostituiscono agli dei minori. Il culto della Dea madre… c’e’ un po’ tutto il Paganesimo nel Cristianesimo. Nondimeno permane l’esclusivita’ del Monoteismo. Ma anche qui si tratta di un fatto male inteso. Che era possibile nell’antica Grecia pensare che Zeus non esistesse ? Quindi sul piano scientifico sono d’accordo in pieno, ma sulla questione religiosa come viene posta da Nietzsche ho ben piu’ di qualche riserva; il che non mi viene da una fede religiosa, ma dalla semplice osservazione.

  3. Fabio Calabrese

    No, Rudi, non sono d’accordo. Analogie se ne possono trovare dappertutto. Adolf Hitler e Oliver Hardy avevano tutti e due i baffi a pennello, ma al di là di alcune convergenze simbologiche esteriori, di alcune appropriazioni indebite del simbolismo pagano da parte del cristianesimo, paganesimo e cristianesimo (o religioni abramitiche nel loro insieme) appartengono a due modi di concepire il sacro opposti e incompatibili.

  4. Rudi

    Capisco la tua obiezione Fabio, ma non intendevo solo una questione cosmetica. Io ho elaborato una mia visione molto personale al proposito. La simbologia alla quale mi sono riferito sarebbe solo la spia di un riadattamento dei nuovi canoni religiosi a quelli che sono stati soppiantati, che erano piu congeniali alla biologia dell’uomo che li aveva adottati, esattamente come per la lingua: nientaltro che una reinterpretazione. Quindi, niente a che vedere con i concetti di Bene e Male. L’Universalismo e la sua espansione, resa possibile dal progresso scientifico e tecnologico, hanno fatto il resto, ma anche l’Universalismo stesso e’ cambiato quando ha finito di essere una semplice aspirazione. Quando i concetti di Tradizione e Progresso sono cosi distanti tra loro e sempre in ragione del secondo, mai del primo. Al che, uscendo dalla theorie per entrare nella praxis, l’unica soluzione non puo’ essere che la restaurazione della base biologica, quella culturale e religiosa non essendone che una naturale conseguenza.

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