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Riscoprire la Tradizione – Enrico Marino

Riscoprire la Tradizione – Enrico Marino

Il Premio Carlo Magno è un premio annuale conferito dalla città tedesca di Aquisgrana a personalità con meriti particolari acquisiti in favore dell’integrazione e dell’identità dell’Europa. Per questo dalla sua istituzione a oggi ne sono stati insigniti  personaggi famosi, come Papa Francesco, Martin Schulz, Jean-Claude Trichet, Carlo Azeglio Ciampi, Valéry Giscard d’Estaing, Bill Clinton, Tony Blair, Jacques Delors, François Mitterrand ed Helmut Kohl, Henry Kissinger, George Marshall, Robert Schuman, Sir Winston Churchill, Konrad Adenauer, Jean Monnet, Alcide de Gasperi e altri.

Com’è logico supporre, anche scorrendo questo sommario elenco, le personalità e le qualità di ciascuno dei premiati erano ben note ai promotori che, evidentemente, hanno individuato in costoro i portatori qualificati di un messaggio di civiltà e di un progetto di crescita per i popoli europei.

Appare ancora più strano, pertanto, pensare che tutti questi personaggi siano legati, proprio in ragione dei loro ideali e dei loro meriti, in una sostanziale unità d’intenti, col primo assegnatario (nel 1950) del medesimo premio, il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, che nel suo libro “Praktischer Idealismus”, dichiarava che gli abitanti dei futuri Stati Uniti d’Europa non sarebbero stati i popoli originali del vecchio continente, bensì una sorta di sub-umanità resa bestiale dalla mescolanza razziale.

Egli affermava senza mezzi termini che sarebbe stato necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’élite al potere: “L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità.”

Kalergi propugnava l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, la scomparsa delle stesse nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o dell’immigrazione allogena di massa, con la quale pretendeva di trasformare i popoli europei omogenei, attraverso la mescolanza razziale tra bianchi, negri e asiatici, in una razza meticcia facilmente dominabile.

È assai significativo che Kalergi, considerato ufficialmente il Padre dell’Unione Europea, sia stato il fondatore nel 1922 a Vienna del movimento “Paneuropa” che mirava già da allora all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito pertanto il primo passo verso questo unico Governo Mondiale.

Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subì una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropa fu costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, con una frenetica e instancabile attività, grazie all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riuscì a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti e, da quel momento, le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi pani.

Non siamo inclini alla dietrologia e al complottismo, ma se ci guardiamo attorno, oggi pare che il piano Kalergi si sia pienamente realizzato.

In suo onore è stato addirittura  istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire gli obiettivi del suo progetto. Tra di loro troviamo nomi del calibro della Cancelliera Federale Angela Merkel, che ha ricevuto il Premio europeo nel 2010, ovvero Herman Van Rompuy, ex Presidente del Consiglio europeo nonché membro del Gruppo Bilderberg, che ne è stato insignito Il 16 novembre 2012 dalla Società Europea Coudenhove-Kalergi.

Siamo, infatti, di fronte a un vero processo di sostituzione etnica in Europa e l’assioma portante della “nuova civiltà” predicata dagli apostoli del verbo multiculturale è l’adesione all’incrocio etnico forzato: gli europei sono sospinti nel meticciato, sommersi da milioni di immigrati, ammaestrati all’accoglienza, costretti a subire l’invasione.

Con la disinformazione, l’antirazzismo e l’intorpidimento umanitario, operati dai mezzi di comunicazione di massa, si è già insegnato agli europei a rinnegare le loro origini e a disconoscere la loro identità per meglio trasformarli in masse multietniche, degradate dalla povertà e abbrutite dagli psicofarmaci, incapaci di ribellarsi perché non hanno più radici, alle quali non sia rimasto più alcun ideale per cui combattere e per cui vivere, tranne il mero soddisfacimento delle pulsioni primarie e animalesche e la ricerca narcisistica di una felicità sintetica, effimera e materiale.

Gli europei sono tra i popoli più dotati dal punto di vista spirituale e intellettuale e sarebbero ancora in grado di costituire una seria minaccia all’instaurazione del mondo anodino e artificiale teorizzato da Kalergi, gli unici che ancora oggi, se volessero, potrebbero ribellarsi.

Perciò, per i mondialisti, è tanto più necessario estirpare dalle fondamenta ogni residuo di civiltà europea, di cultura europea e di memoria storica europea, imponendo sin nelle scuole un indottrinamento a base di genderismo, antirazzismo e multiculturalismo, per minare le basi psichiche, caratteriali, spirituali e biologiche delle future generazioni europee e trasformare il Continente in un’immensa pattumiera, colma di genti meticce.

Né perdono occasione per rinnovare questo loro impegno. Come hanno fatto in questi giorni Mattarella e Obama nell’incontro di Washington in cui il presidente Usa ha assicurato al nostro l’aiuto delle navi e degli aerei americani per raccogliere altri profughi da scaricare in Europa.

I fautori della globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato e che è un nostro preciso dovere aprirci all’arrivo delle ondate di genti afroasiatiche.

Col pretesto dell’accoglienza umanitaria si tende a interdire la naturale reazione dei popoli europei nei confronti degli invasori, si vogliono abbassare le difese naturali e sopprimere gli anticorpi che un qualsiasi organismo pone in campo allorché viene aggredito da germi patogeni o da elementi alieni. Si soffoca la fisiologica reazione di rigetto del corpo estraneo perché si vogliono sottrarre ai popoli europei i loro diritti naturali, primo fra tutti il diritto esclusivo alla terra, al territorio dei padri, della stirpe e delle generazioni europee, il diritto che inibisce la mescolanza, che esibisce immediatamente l’identità e le differenze come un dato oggettivo e che proclama l’appartenenza.

L’appartenenza carnale di una terra a un popolo e di un popolo a una terra.

E questo proprio ora che le ultime straordinarie scoperte scientifiche stanno riabilitando le nostre origini e la nostra identità, affrancandole dalla teoria antropologica (ampiamente supportata e apprezzata dai sostenitori della globalizzazione, dell’omologazione e dell’ugualitarismo) secondo la quale discenderemmo tutti da un unico ceppo africano.

E’ lo scenario che ci vede riappropriarci della nostra identità, come protagonisti della nostra storia e della nostra civiltà culturale e ci invita, dunque, a essere orgogliosi delle nostre radici e del nostro lignaggio. Riconoscere le nostre origini indoeuropee  – donando nuova attendibilità e plausibilità al grande mito degli “Iperborei” di Evola – rappresenta anche il presupposto per tornare a progettare per l’Europa un futuro diverso da quello auspicato dalle centrali ideologiche che tacciano di razzismo e nazismo ogni teoria che contrasti con la mescolanza.

Infatti, seppure ripetiamo di non essere inclini a dietrologia e complottismo, ci assale qualche dubbio quando notiamo che il massone Kalergi, da un lato, inneggiava alla mescolanza razziale per i dominati, ma al contempo, elogiava la religione ebraica basata sulla preservazione della stirpe, individuando in essa il principio della potenza politica e spirituale: “Il giudaismo è il nocciolo intorno al quale si riunisce una nuova nobiltà, una razza di signori […] Ciò che separa principalmente gli ebrei dai cittadini medi è il fatto che siano degli individui consanguinei. La forza di carattere alleata all’acutezza spirituale, predestina l’ebreo a divenire, attraverso i suoi esponenti di spicco, il leader dell’umanità urbana, il falso o vero aristocratico dello spirito, un protagonista del capitalismo come della rivoluzione”.

Allora, è più che mai necessario reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei, riaccendere la fiaccola della Tradizione e affermare con forza l’idea (politicamente scorretta) che l’immigrazione di massa equivale a un genocidio, che l’accoglienza senza freni è il suicidio etnico, che il multiculturalismo è un attentato alla nostra civiltà e che noi europei siamo decisi a preservarla insieme alla nostra identità e a rivendicare l’integrità dei  nostri diritti di sangue e di suolo.

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Categorie: Piano Kalergi

Pubblicato da Ereticamente il 19 Febbraio 2016

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Mary

    Reagire come?
    Ci stiamo svuotando demograficamente. In Italia la vita di una famiglia normale sta diventando impossibile. Ogni risorsa è spostata sull’integrazione dei diseredati. I libri di scuola si svuotano di contenuti e si riempiono di politicamente corretto per rimuovere il passato territoriale del nostro continente.
    All’università si è obbligati ad accogliere studenti che non parlano neppure bene la lingua e il ministero ti premia se lo fai. Sono forze molto potenti e ben organizzate.

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