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Platone: la Via all’essere simile al Dio – Giandomenico Casalino

Platone: la Via all’essere simile al Dio – Giandomenico Casalino

Socrate: Possiamo, perciò, dire che vi sia una parte dell’anima più divina di quella in cui

             hanno sede il conoscere e il pensare?

Alcibiade: Non è possibile.

Socrate: Ebbene, questa parte è simile al Dio, e chi la contempla e conosce tutto ciò che è divino, Dio e il Pensiero, giunge a conoscere anche se stesso il più possibile.

 

( Platone, Alcibiade Maggiore, 133 c ).

 

 

Tra l’illuminismo razionalista ed ateo, poiché astratto, lontano dal Mondo e, quindi, individualista e “misura” di sé stesso e la possessione bacchico-dionisiaca, irrazionalista, chiusa individua­listicamente nella sua esperienza emotiva, staccata anch’essa dal Mondo, che rifiuta, volendo uscire dal Mondo medesimo; sintomi, ambedue queste spiritualità, questi modi di essere e di vedere la vita, della frattura che l’uomo greco vive nella sua terribile decadenza spirituale e politica; Platone indica, è la Via Regale (1) ed Apollinea (2) della autentica Ellenicità: la riunificazione del dato Religioso con la Conoscenza, della fondazione della Conoscenza sull’oggettività del Sacro che è tale in quanto è il Mondo nella sua Idea (il Mondo delle Idee). È la Via Regale della riproposizione della Realtà del Sacro non come esperienza fuori dall’epistéme, dalla conoscenza, estranea al Nous e quindi anche alla razionalità, alla misura, alla conseguenzialità logica, al Pensiero, alla limpida Luce dell’Intelletto, ma come discorso Religioso fondato sulla Conoscenza, in termini moderni: come Teosofia Iniziatica o Teologia Speculativa, questa è l’autentica, in quanto arcaica e quindi genuina, spiritualità indoeuropea e quindi ellenica ed omerica che riappare in Platone. Tale esperienza integrale esce dalla dicotomia che teneva l’uomo greco prigioniero di due false alternative che erano da un lato, la via orfico­-dionisiaca, in uno con la cultura ed il mondo della tragedia, e dall’altro, l’individualismo nichilista e corrosivo dei Sofisti che determinava la fine triste di ogni possibilità storica di una conoscenza che fosse stabile ed incontrovertibile, reggendo alla forza dei venti della contestazione moderna che proveniva proprio dai retori e dai sofisti stessi. Platone (ri)vela il Fondamento (Arché) che è, e non può non essere fondato nella e sulla oggettività Reale (fuori ed autonoma da ogni soggettiva ed umana inclinazione psichica) dell’Anima intesa come Pensiero e congenere alle Idee, Anima che è tanto universale quanto il Principio che si manifesta a Delfi, essendo il Medesimo.

L’universalità della “parte” dell’Anima, che è il Pensiero, è la stessa Misura (méghiston màthema) che ordina il Mondo ed è Apollo; e qui è evidenziato il cosmoteocentrismo greco, che pone al centro del Mondo il Dio e non certo l’uomo (antropocentrismo cristiano).

L’essenza divina dell’Anima dell’uomo (Intelletto-nous) è la stessa essenza divina dell’Anima del Mondo, è lo Spirito come Assoluto, lo Spirito come Universale, è la autoconoscenza del Sé che sta (epìstamai) nel «Conosci te stesso!». È conoscenza indubitabile ed indistruttibile, eterna, che va oltre il Tempo e lo Spazio, perché è la Conoscenza di ciò che è sempre, e, se la conoscenza è identificazione con l’ “oggetto” conosciuto, è indistruttibile poiché è lo stesso Eterno che guarda Sè stesso, riconosce Sè stesso e ritorna in Sè stesso (Autoconoscenza dello Spirito come Assoluto), nello sfondo resta l’immagine mobile di Lui, che può ingannare, poiché è opinione e non Scienza.

Il Circolo Idea-Natura-Spirito è ciò che insegna il Sapere trasmesso da Hegel; tutto ciò nel lessico platonico si traduce nell’espressione: “conoscere l’anima conoscere sè stessi – ­conoscere Colui che comanda di conoscere sè stessi”.

 

CONOSCENZA DEL DIVINO COME AUTOCONOSCENZA: L’ALCIBIADE MAGGIORE

 

Forse il testo platonico dove quanto si è esplicitato sin qui è enigmaticamente presente, in poche righe, è l’Alcibiade Maggiore, Dialogo che per gli Antichi e per il neoplatonici, in particolare Proclo che vi dedicò un commentario (3), è come una sintesi protrettica alla sophìa platonica ed alla consustanzialità tra Filosofia e Mondo Divino.

«Socrate: L’anima, dunque, ci ordina di conoscere colui che comanda di conoscere se stessi.

Alcibiade: Sembra...» (4).

È necessario, nel leggere questo passo, porre molta attenzione, poiché Platone, così all’improvviso, nel corso del Dialogo, inserisce ed espone il nocciolo della sua sapienza esoterica, nel senso di preziosa e nascosta ai più! Da una parte abbiamo un’eguaglianza: conoscere l’anima = conoscere sé stessi; dall’altra
abbiamo la necessità della conoscenza di Colui che comanda di conoscere sé stessi. Pensiamo che tale discorso, nel tentativo di essoterizzarlo, possa essere compreso se lo si considera come un sillogismo. Infatti, se il concetto del conoscere l’anima equivale, è il conoscere sè stessi, se l’anima, che è il noi stessi, ci ordina di conoscere Colui che comanda di conoscere noi stessi e cioè l’Anima medesima, il concetto di “Colui che comanda di…” è incidentale, è essoterico, può essere tolto e il significato della intera proposizione non solo non ne soffre, né entra in contraddizione, ma apparirà sempre più chiaro!Ca 2

In sostanza quel dire che vi è il Soggetto, l’Altro che comanda a noi, e quindi quell’esprimere la Dualità (il Soggetto e Noi…), è una tecnica dissuasiva tipica della scrittura che nasconde un significato diverso da quello che appare. Se noi, infatti, espungiamo questo concetto (del Noi e dell’Altro…), l’intero Discorso si esprimerà in tale guisa: L’Anima ci ordina di conoscere (Colui che comanda di conoscere) noi stessi; che equivale a dire: Noi stessi ordiniamo a Noi stessi di conoscere Noi stessi (Colui) che ordiniamo (comanda) di conoscere Noi stessi! Il “momento” iniziale risiede nel prendere autocoscienza, nel dover pensare e conoscere il fatto spirituale che consiste nel comando che Noi stessi facciamo a Noi stessi di conoscere Noi stessi! Tale è il significato profondissimo di ciò che vuole indicare Platone: non è l’Altro che comanda a Noi ma siamo Noi stessi, nella parte superiore della nostra Anima, una volta svegliati e rammemoranti ciò che abbiamo obliato, che ordiniamo al nostro Essere più profondo di conoscersi: ecco annullato l’apparente ed essoterico dualismo, tipicamente religioso (direbbe Hegel) in quanto oggettivante la Divinità, rappresentandola come una Entità posta di fronte all’Io, quando invece Platone ci sta dicendo, dopo 2300 anni, che Tutto inizia e si completa, nel profondo della nostra Anima!

Si può anche dire che qui Platone ha espresso la medesima Verità in due formulazioni differenti: l’Anima ci ordina di conoscere, è la prima; e Colui che ci ordina di conoscere, è la seconda; queste appaiono infatti due proposizioni diverse, ma, alla luce dell’intero Discorso platonico, che noi sopra abbiamo tentato di esplicitare, è vero che dove, nella seconda proposizione, ci dice di “Colui”, sta affermando la stessa cosa filosofica detta nella prima proposizione. Infatti è l’Anima (Apollo) che, sola e da sempre, ab aeterno, ordina di conoscere e quindi è autoconoscenza del Comando di conoscere!

Apollo è, pertanto, il Principio dell’Anima e nell’Anima, è l’Intelletto (Nous), lo Spirito che comanda a colui il quale ancora è nel buio dell’illusione dell’Io, di conoscere Sè stesso; fugata l’illusione, acquisita la consapevolezza che non è mai esistito l’Io, si riconoscerà che il Divino nell’Anima e dell’Anima ordina a Sè stesso (che è il vecchio “Io” ormai morto) di prendere coscienza di tale evento spirituale e allora è il Dio medesimo che si rivela, è il Dio che conosce Sé stesso, è l’Universale puro che contempla, dopo il percorso del Circolo, la realizzazione e la manifestazione nell’Uomo di Sé medesimo; è lo stesso Divino, è la sua Luce, che necessita della manifestazione dell’uomo e del Mondo, per conoscersi e quell’Uomo sarà giusto verso gli uomini, santo verso gli Dei, conoscerà il Bene che deriva dalla contemplazione delle Idee e sarà amico e simile al Dio (5), per quanto è possibile all’umanità.

Note:

  1. G. CASALINO, Platone Maestro della Tradizione occidentale, in IDEM, Tradizione classica ed era economicistica, Lecce 2006, pp. 123 ss.
  2. K. KERENYI, Apollon. Studien über antike Religion und Humanitat, Lipsia 1937; R. GUARDINI, La morte di Socrate, Brescia 1998, pp. 305 ss.; A.J. FESTUGIÈRE, Contemplation et vie contemplative selon Platon, Paris 1950, pp. 421 ss.; K. ALBERT, Griechische religion und platonische philosophie, Hamburg 1980; C. SCHEFER, Platon und Apollon vom logos zurüch zum mythos, Akademia Verlag, Sant-Augustin 1996.
  3. Proclus, Commentary on the first Alcibiades of Plato, Amsterdam 1954.
  4. PLATONE,Alcibiade Maggiore, 131 A.
  5. S. LAVECCHIA, Una via che conduce al Divino. La “Homòiosis theò” nella filosofia di Platone, Milano 2006.

Giandomenico Casalino

 

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Categorie: Platone

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 15 Febbraio 2016

Giandomenico Casalino

«... La Totalità autofondante, che è l'Intero ed è il Vero e cioè l'Assoluto, è il concetto-realtà di "ciò che è causa di sé stesso" e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo... il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell'Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l'unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio: " ... infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so- no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine..." (Platone, Fedone, 69 c-d)...».

Commenti

  1. cristian guzzo

    Gentile Dr.Casalino, il suo intervento denota cultura ed al tempo stesso mancanza di una pratica conoscenza di ciò che scrive. Ne consegue, perciò, che il saggio da lei compilato, risulti un interessante esercizio di retorica e filosofia, tuttavia privo di qualsivoglia valore pragmatico. È evidente che la sua esperienza si basi sostanzialmente sulle sole letture e non su una diretta esperienza iniziatica, capace di concretizzare e rendere vivo il Logos.

  2. Gentile Signore,
    il suo dire, a mio avviso, è molto simile, nel contenuto, al discorso odiernamente imperante sulla inutilità dello studio delle lingue latina e greca, atteso che, per il tecnoscientismo dominante, le stesse sono non solo superflue ma dannose e la radice dell’errore di tale prospettazione risiede nel dualismo teoria-prassi figlio prediletto dell’infatuazione galilea e di tutti i suoi figli e nipoti per giungere sino alla contemporaneità.
    Giandomenico Casalino

  3. cristian guzzo

    Gentilissimo, grazie per la sua risposta, per quanto poco o nulla avente a che fare con quella che non voleva essere una domanda, ma una mera constatazione. Cordialità sincere.

  4. Heil
    io invece faccio i complimenti a Casalino e gli chiedo.

    1-Mi puo’ consigliare dei testi dove si trovano degli esercizi di meditazione Platonica?

    2-Mi puo’ consigliare dei testi dove si trovano esplicati i concetti di Aion (spirito tempo, zeitgeist) nell’Ellenismo
    e dove si trova il concetto di Avatar nell’antica Grecia?

    3-consequentemente mi puo’ dire se il concetto di Eoni teorizzato dagli antroposofi (tra cui Ronconi) ha un fondamento reale?

    Grazie

  5. Giandomenico Casalino

    Gentile sig. Daniele,
    innanzitutto la ringrazio per l’attenzione rivolta al Logos da me vissuto e difeso; in ordine alle tematiche che mi sottopone provo a risponderle in maniera sintetica ed esaustiva:
    1) per quanto concerne il concetto di “meditazione platonica” lo stesso è alquanto equivoco, poiché nel mondo indoeuropeo il Sapere si fonda su quello che i Greci chiamavano lògon dìdonai che significa dare ragione, fornire argomentazioni logiche, quindi confronto, dialogo pertanto Comunità, Polis e non assolutamente l’asiatica meditazione solitaria dell’eremita che rifiuta la comunità, il mondo, il confronto quindi il “dare ragione” delle sue apodittiche e solitarie affermazioni; ciò non esclude che dopo il confronto, il dialogo e le argomentazioni dianoetiche si possa giungere alla noesis che è l’Intuizione Intellettiva, l’Illuminazione di cui parla Platone nella Lettera VII il tutto però si svolge nella Comunità, nell’Accademia e nella vita comune dedicata alla ricerca della verità che è il Bios theoreticòs.
    Ciò detto, per quanto concerne il discorso su Platone e la sua spiritualità meditativa dovrei consigliarle la lettura vivente, intensa, di tutti gli scritti di Platone, ed. Bompiani in particolare però le suggerisco di iniziare con il Fedone (64a-69e) dialogo di iniziazione orfico-dionisiaca al Sapere apollineo che è il Parmenide (155d-157b); mi permetto di consigliarle come introduzione a questi due dialoghi anche la lettura dei miei libri: La conoscenza suprema e Sul fondamento ambedue editi da Arya di Genova.
    2) In ordine al termine Eone lei saprà che deriva dal greco aiòn che vuol dire Eterno e designa il principio primo e le entità eterne che da esso emanano; nella fattispecie però è un termine che appartiene al lessico della setta paracristiana gnostica in particolare a quello di Valentino con tutto quel che segue… se poi l’Eone abbia consistenza reale o meno ciò è effettuale al principio che io definisco, nei miei libri, in questa guisa: “Si è ciò che si conosce e si conosce ciò che si è!” tenendo presente che nel Sapere greco si può conoscere solo ciò che è e ciò che non è non esiste e quindi non è conoscibile…!
    3) Sull’Aiòn che vuol dire l’Eterno il testo fondamentale credo che sia il Timeo di Platone e particolarmente il concetto ivi espresso e su cui si fonda tutta la cosmogonia platonica: ” il tempo è l’immagine mobile dell’Eterno”; è ovvio che queste non sono formulette ma esprimono concetti dati per immagini, la stessa immagine è ausilio forte per inizialmente visualizzare il concetto medesimo per poi viverlo come verità intellettiva, in quell’Istante si realizza ciò di cui parla Platone sempre nella Lettera VII a proposito proprio della realtà spirituale dell’Istante (realtà dello Spirito e non del Tempo…!)
    4) In ordine al principio eroico dell’Avatar esso può essere accostato al ciclo degli eroi ellenico-romano e quindi ad Eracle che è simile al Kalki Avatar “il distruttore delle impurità” nonché alla Via Eroica Romana al Sacro e su tutto ciò mi permetto di consigliarle la lettura (e non solo!..) del mio libro Il nome segreto di Roma. Metafisica della romanità, ed. Mediterranee 2003.
    Spero di essere stato sufficientemente esaustivo ed esplicito, devo però precisare che tutto quello che le ho detto e consigliato presuppone e vuole una natura spirituale erotica cioè follemente innamorata della “cosa” amata tanto da identificarsi con la stessa solo così, forse, si può giungere alla conoscenza della stessa: conoscenza è amore e amore è conoscenza!…
    La saluto cordialmente
    Giandomenico Casalino

  6. Ora ,sempre piu’ difficile,vediamo se riusciamo ad attivare la seconda navigazione.
    Dopo aver letto anche questo articolo :
    http://www.accademiaplatonica.com/la-sublimazione-delle-energie-psichiche/

    Mi sa dire dove si trovano i Chakra nella Tradizione Romana ed Ellenica
    e mi puo’ consigliare un suo testo o di altri riguardo tali argomenti?
    grazie

    • Luca Valentini Staff

      Cortese Daniele, mi permetta di suggerirle la consultazione del saggio “La dottrina esoterica dei centri segreti del corpo in un mistico cristiano” di Arvo e Ea, nel secondo volume di Introduzione alla Magia, e, nello stesso volume il saggio di Breno “Appunti sulla morfologia occulta e sulla corporeità spirituale”. Nelle stesse monografie faccia riferimento alle istruzioni pratiche di Leo (Giovanni Colazza) e Luce (Giulio Parise), oltre allo scritto aggiunto da Evola nel terzo volume “Liberazione delle facoltà”, ripreso dagli insegnamenti di Rudolf Steiner. Un saluto

  7. Gentile Sig. Daniele,
    non ha bisogno di attivare alcuna “seconda navigazione”, in tale realta’ e’ da sempre: deve solo prenderne coscienza!
    In ordine ai Chakra, legga e mediti cio’ che scrivo in “Il nome
    segreto di Roma” a proposito della spirale di Stefanio…
    Le consiglio, comunque, di essenzializzare la ricerca ai Maestri
    della Tradizione Occidentale: Platone, Plotino, Proclo ed Hegel!
    Cordiali saluti.
    Giandomenico Casalino

  8. Oltre a chiedere di postare libri e link che possono dare risposte faccio un nvito a tutti gli autori e lettori di ereticamente :

    1-Riusciamo a scrivere un articolo dove mettere a confronto specularmente i 10 Avatara di Visnhu e gli eventuali corrispondenti Dei della mitologia Greco-Romana ?

    2-c’era la nozione nella cosmologia Ellenica e Romana che un astro o una costellazione potessero conformare un lungo periodo di tempo?

    3-ha qualche validità la teoria degli zeitgeist o eoni o spiriti del tempo
    di steiner?
    http://www.lacittadella-web.com/forum/viewtopic.php?f=45&t=50&start=80 Pagina 9

    Grazie

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