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Kantianità e ghiaccio cosmico – Recensione di Fabio Calabrese (seconda parte)

Kantianità e ghiaccio cosmico – Recensione di Fabio Calabrese (seconda parte)

Dividere una recensione in due parti sarà senz’altro un’operazione inconsueta, ma io penso che nel caso di questo libro, l’ultima fatica di Silvano Lorenzoni, sia pienamente giustificata, infatti, sebbene si tratti di un libro di non grandi dimensioni, è un testo estremamente “denso” che, in ultima analisi, sottopone a vaglio critico tutta la “conoscenza scientifica” attuale, e nei riguardo del quale è meglio travalicare i limiti di una recensione abituale e non trattare in maniera troppo sintetica argomenti che sono della massima rilevanza.

Come abbiamo visto nella prima parte di questo scritto, l’autore ha esposto dopo un meticoloso lavoro di recupero su testi quanto più possibile vicini a quelli originali (perlopiù in lingua tedesca e non facilmente accessibili al lettore italiano) le teorie cosmologiche del ghiaccio cosmico di Hanns Hoerbiger e della Terra cava, teorie oggi messe al bando dall’establishment scientifico (e dall’apparato di potere che lo controlla) per motivi NON di natura scientifica, se per scienza intendiamo la libera ricerca di teorie in grado di spiegare i fatti documentati, ma per motivi politici, per il “peccato originale” di essere state formulate nella Germania tra le due guerre mondiali, sotto il dominio di quello che i credenti nella vulgata imposta dai vincitori della seconda guerra mondiale sono obbligati a credere essere stato “il male assoluto”.

Abbiamo visto anche che fra di esse l’autore accorda una chiara predilezione alla concezione hoerbigeriana del “ghiaccio cosmico”, dal momento che questa teoria con l’idea delle successive cadute delle lune che il nostro pianeta avrebbe avuto in varie epoche del nostro passato e delle catastrofi planetarie che ne sarebbero conseguite, bene si accorda con la concezione dello stesso autore riguardo alle “cesure epocali”, le catastrofiche rotture di quello che egli definisce l’equilibrio antropocosmico (tra uomo e cosmo) che ci separano dalle nostre più remote origini.

Incidentalmente, si può osservare anche il fatto che la teoria di Hoerbiger, incentrata sulla dinamica della collisione tra ghiaccio e fuoco, ha un sapore da Edda, da poema nordico che certo manca alle più prosaiche teorie e ipotesi oggi in voga.

Un altro fatto che si potrebbe rilevare, è anche l’esistenza di una certa affinità intellettuale e caratteriale tra Hoerbiger e Lorenzoni. Il nostro ci tiene a far notare che Hoerbiger era di base un ingegnere, quindi una persona abituata ad avere a che fare con la concretezza della materia, laddove i fisici e i cosmologi che hanno partorito le dottrine oggi in voga, hanno una formazione perlopiù matematica e sono inclini piuttosto a ricamare astrazioni. Da questo punto di vista, non è possibile non rilevare un’affinità con lo stesso Lorenzoni, anch’egli dotato di una cultura di base ingegneristica, il cui lavoro gli ha permesso di (lo ha costretto a) viaggiare e risiedere quasi in ogni parte del mondo e farsi una cultura enciclopedica, ma del tutto al di fuori degli schemi del pensiero sedicente scientifico oggi imposto come ortodosso.

Oltre alla presentazione per il lettore di lingua italiana delle teorie sopra accennate, il testo di Lorenzoni sviluppa una critica di quella che è oggi l’ortodossia scientifica dominante, che merita di essere presa in attenta considerazione.

Per prima cosa, occorre considerare lo sfondo concettuale kantiano da cui il discorso deve necessariamente partire: quello che la scienza esplora è il mondo fenomenico, il mondo dell’esperienza, e man mano che ci si allontana dall’esperienza umana, più le congetture diventano vaghe, indeterminate, prive di significato. Io azzarderei un paragone che potrebbe rendere chiare le idee: è come quando si ingrandisce una fotografia: oltre un certo punto, quel che l’immagine ci mostra non sono più nuovi particolari dell’oggetto fotografato, ma la grana della pellicola e della carta, “rumore” in cui l’informazione è andata persa.

É quello che avviene con la fisica nucleare. Il modello atomico formulato da Bohr e Ruthenford si è rivelato un utile strumento per padroneggiare tutta una serie di fenomeni importanti della fisica e della chimica, ma, man mano che si scende su una scala sempre più infinitesimale, i conti cominciano a non tornare. Per rendere conto del comportamento delle particelle subatomiche: protoni, elettroni, neutroni, è necessario postulare altre particelle più elementari: bosoni, leptoni, mesoni, gluoni, quark, fino all’ultima (per ora) particella di cui si è vantata la scoperta il “bosone di Higgs”, altrimenti detto “particella di Dio”, uno zoo, ha osservato qualcuno, di animali sempre più strani, o piuttosto un gioco di matrioske dove dentro ogni particella elementare ci devono essere particelle ancora più elementari, e così via, potenzialmente all’infinito.

In realtà, più si cerca di scendere in basso nella scala subatomica, più potenti energie occorre liberare, più occorrono macchinari enormemente costosi come gli acceleratori di particelle, attorno ai quali esiste un business floridissimo e che si sono finora dimostrati capaci di accelerare più ancora delle particelle, il risucchio di fondi delle comunità nazionali e internazionali, fornendo in cambio una serie di congetture estremamente vaghe dall’utilità concreta assolutamente nulla.

La scienza non è mai del tutto neutra e obiettiva: è l’apparato concettuale e strumentale da cui si parte che determina ciò che verrà (o eventualmente non verrà) trovato. In questo senso, si può dire che essa “crea” ciò di cui va in cerca. Lorenzoni mette bene in chiaro questo fatto:

“Una volta postulate queste particelle e attribuite loro determinate proprietà – in qualche modo riconducibili, per estrapolazione, a fatti sperimentali specifici – vengono costruiti apparecchi nella cui fabbricazione si prevedono per scontate sia l’esistenza di quelle particelle che le loro ipotetiche proprietà; e quegli apparecchi “rivelano” quello che erano stati programmati per rivelare. A partire da un certo livello (pure non agevolmente definibile) del mondo microscopico si cade nella tautologia pura”.

Spostandoci all’altro estremo della scala, dalla microfisica alla macrofisica, un’altra teoria alla quale Lorenzoni riserva una critica impietosa, è quella del Big Bang. Noi potremmo qui dire che si tratta di una teoria che presenta uno squilibrio: l’idea che l’universo si sia generato a un certo punto da un’esplosione che in effetti continuerebbe ancora oggi, comporta che se ne tracciamo la linea temporale, essa è una semiretta: con l’universo infatti sarebbe iniziato il tempo stesso e l’uno e l’altro sarebbero destinati a proseguire ed espandersi per l’eternità: è quello che Hegel chiamerebbe un “cattivo infinito”, asimmetrico, limitato da un lato (nel passato) e privo di limiti dall’altro (nel futuro).

Il nostro autore che propende invece per l’eternità dell’universo e del tempo, motteggia questa teoria chiamandola teoria del Bingobango. Forse gli interesserà sapere che già il termine Big Bang (letteralmente “grande botto”) ha in realtà un’accezione dileggiatoria che sfugge al lettore italiano, e fu coniato da uno degli avversari più accaniti di questa teoria, l’astronomo inglese Fred Hoyle (conosciuto e apprezzato anche come autore di romanzi di fantascienza), anch’egli credente come Lorenzoni nell’eternità dell’universo.

Quella su cui Lorenzoni appunta le critiche più taglienti, è tuttavia la teoria einsteiniana della relatività. Qui il nostro riassume quanto già riportato in un suo precedente lavoro, “Contro l’einsteinismo”. Devo dire che da questo punto di vista questo aspetto del lavoro del nostro autore per me è stata una sorpresa. Come avete visto, mi sono anch’io occupato di analizzare l’obiettiva pochezza del “genio” Einstein come scienziato e come uomo nella sedicesima e nella diciannovesima parte di “Ex oriente lux”. Bene, fino a poco tempo fa ignoravo che anche Lorenzoni si fosse ampiamente occupato di questo argomento, ed è stata una piacevole sorpresa, da questo punto di vista, scoprire un’ulteriore consonanza tra lui e me.

L’errore di fondo che inficierebbe tutta la costruzione einsteiniana, secondo Lorenzoni, sarebbe la confusione fra l’oggetto e la sua misurazione.

“La teoria della relatività si “fondamenta” su di una confusione continua fra misura e cosa misurata (quindi sul rifiuto del primo principio di qualsiasi logica); fatto questo documentato in dettaglio da Walter Theimer ma prima di lui adombrato da Quirino Majorana (zio del più celebre Ettore Majorana) (“Einstein si è lasciato dominare dal concetto di attribuire determinati significati fisici…alle formule che man mano ricavava…non si è peritato di dire, in sostanza, che i semplici fatti cinematici sono legati con c…nessun fatto sperimentale giustifica tali asserzioni”.)”.

Einstein sarebbe in sostanza il prototipo di quello scienziato astratto che confonde i propri lambiccamenti con la realtà, in contrapposizione all’atteggiamento concreto che il rapporto con la concretezza della materia avrebbe insegnato all’ingegnere Hoerbiger.

Una leggenda che va decisamente smentita, è che la relatività sia realmente in rapporto con la creazione dell’arma nucleare o che quest’ultima sarebbe una sia pure tragica dimostrazione della validità della teoria einsteiniana. Einstein ebbe grande importanza propagandistica nel persuadere il governo degli Stati Uniti a realizzare e impiegare l’arma nucleare (e i morti di Hiroshima e Nagasaki avrebbero dovuto pesare sulla sua coscienza, ammesso e non concesso che ne avesse avuta una), ma il suo apporto “scientifico” fu nullo.

“La scoperta dello “spezzettamento del nucleo” con liberazione dell’energia “nucleare”…fu il risultato di ricerche empiriche del tutto indipendenti dall’einsteinismo. E i processi di liberazione dell’energia come conseguenza della “fissione” o della “fusione” nucleare hanno e hanno avuto luogo nel normale spazio e nel normale tempo “assoluti”.

La famosa formula e = M C al quadrato, che stabilisce un’equivalenza fra l’energia e e la massa M, che spesso è presentata del tutto erroneamente come la formula DELLA relatività, in realtà con la relatività non ha nulla a che fare anche se Einstein l’ha “incastrata” (uso l’espressione di Lorenzoni) nella sua teoria. Oggi è falsamente presentata come la formula DI Einstein, ma in realtà fu uno dei tanti plagi compiuti da quest’uomo, privo di scrupoli e immorale come scienziato così come lo era nella vita privata, fu enunciata anni prima che da lui dal matematico italiano Olinto Del Pretto, ma secondo Lorenzoni essa potrebbe in forma implicita risalire addirittura a Lagrange.

Il punto importante è però, cosa di cui ci si guarda bene dall’informare il grosso pubblico che deve continuare ad adorare il feticcio Einstein, questa formula NON FUNZIONA. C – la velocità della luce – è appunto una velocità. In quel punto dell’equazione dovrebbe esserci invece un numero puro, mentre il valore di una velocità dipende da i valori che assumiamo per spazio e tempo. Se misuriamo la velocità della luce in chilometri al secondo, abbiamo un valore spropositato, ma possiamo benissimo misurare la velocità della luce in anni luce all’anno. In questo caso, il valore di C è 1, che al quadrato rimane sempre 1. La bomba atomica non dovrebbe poter scoppiare o esplodere con un’energia non superiore ai chilogrammi di materia di cui è formata, una bomba ordinaria o un grosso petardo.

Questo in teoria, ma Lorenzoni ci conferma che questa formula non funziona NELLA PRATICA, un’altra informazione censurata che si fa in modo che non arrivi al grosso pubblico:

“Nei mezzi di propaganda di massa non risulta mai che venga detto che questa formula è inadeguata per descrivere la liberazione dell’energia “nucleare”. Il rendimento ottenuto è di meno dello 0,1% di quello che “dovrebbe essere” se la liberazione dell’energia in questione fosse dovuta a trasformazioni di massa in energia secondo e = MC 2. Che lo scrivente sappia, nessun sofisma “relativistico” è stato ancora escogitato per “spiegare” questo fatto”.

Che in questa famosa formula ci sia un errore logico, io me ne sono accorto già quarant’anni fa, quando ero studente sui banchi del liceo, ma questo “il genio” Einstein non l’ha mai capito; era non solo un plagiario, ma un cattivo plagiario.

Il nostro non parla del fatto, del resto ben noto, che Einstein nella vita privata fu un individuo immorale e spregevole, avendo e abbandonando con facilità diverse donne e i figli avuti da esse ma, a ogni modo, evidenzia che gli si è attribuito un ruolo di profeta e taumaturgo ben oltre il campo scientifico.

“L’einsteinismo ha avuto conseguenze esiziali non solo nella scienza ma anche nel sociale e nel politico… Albert Einstein fu elevato alla categoria di taumaturgo e di profeta (secondo certuni egli fu “il Cristo dei nostri tempi”).

Il Cristo di quale religione? Del sedicente anticonformismo, in realtà del disordine e dell’insofferenza verso qualsiasi regola di convivenza civile.

Nella parte conclusiva del libro, Lorenzoni esamina alcune teorie scientifiche “eterodosse” attuali. Al di là del valore intrinseco di ciascuna di esse, nel loro insieme evidenziano il modo in cui si difende l’ortodossia “scientifica”; allo stesso modo in cui si sono sempre difese le ortodossie dogmatiche, rifiutando il confronto e creando il silenzio e il vuoto intorno ai dissidenti.

La prima di queste teorie prese in considerazione dal nostro, è quella delle intercapedini gravitazionali di Luciano Buggio, che muove da alcune osservazioni inspiegabili o incomprensibili secondo i dettami della meccanica celeste di tipo classico, vuoi newtoniana, vuoi einsteiniana, e che perciò si è preferito ignorare. I componenti di stelle doppie o triple, ad esempio, dovrebbero essere in rotazione gli uni rispetto agli altri per mantenersi in reciproco equilibrio, invece risultano statici in una percentuale che va dal 65 all’80% dei casi. Analogamente, sarebbe inspiegabilmente statica la Nube di Oorts, una sorta di guscio di meteore e planetoidi che costituisce il “bordo esterno” del sistema solare, e la stessa cosa si può dire per un alone di polvere che circonderebbe la Terra a un’altezza di 6.000 km.

Secondo Luciano Buggio queste osservazioni “inspiegabili” potrebbero spiegarsi con la teoria delle intercapedini gravitazionali. Il campo gravitazionale sarebbe attraversato da intercapedini dalla forma di aloni attorno a un punto materiale. Un oggetto che cadesse al loro interno, vi rimarrebbe intrappolato per un tempo indefinito.

Una confutazione ancor più radicale della cosmologia newtoniana-einsteiniana esce dalle ricerche dell’astrofisica Giuliana Conforto, che ritiene che in realtà non sappiamo nulla di ciò che sta al di fuori della magnetosfera solare, che deflette le radiazioni luminose, per cui le immagini di stelle e galassie al di là di essa potrebbero essere meri “fantasmi” e potremmo trovarci all’interno di una “bolla” che l’autore accosta da un lato alla caverna platonica, dall’altro alla teoria della Terra cava.

L’autore conclude con l’esame degli scritti di un singolare ingegnere Norbert Jurgen Ratthofer, progettista di macchine del tempo, che dovrebbero teoricamente consentire di muoversi nel passato e nel futuro. Le idee di quest’ultimo sono rigorosamente basate sulla relatività einsteiniana, e il fatto che realizzare una macchina del tempo risulta fattualmente impossibile, è in effetti una prova, o perlomeno un forte indizio della falsità delle teorie di Einstein.

Si arriva al termine di questo libro, pur di lettura non sempre agevole, con una sensazione precisa: se le tendenze politiche oggi dominanti dovessero invertirsi, e si aprisse una strada alla rinascita dell’Europa, il lavoro di ricostruzione che avremmo davanti, sarebbe enorme anche in campo culturale e scientifico, dove la democrazia ha imposto una devastante ortodossia, e allora il contributo di Silvano Lorenzoni sarebbe messo in luce in tutta la sua importanza.

Una piccola nota riguardo all’immagine di questo articolo; è la Puerta do sol di Tihuanaco, una grande costruzione monolitica finemente lavorata. Questo e altri monumenti monolitici, assieme alla particolare posizione di Tihuanaco, una città portuale sugli altipiani andini, avvalorerebbero le concezioni di Hanns Hoerbiger.

Silvano Lorenzoni:Kantianità e ghiaccio cosmico 1

Kantianità e ghiaccio cosmico

Libreria Editrice Primordia, Milano 2015

€. 17,00.

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Fabio Calabrese il 25 Gennaio 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Segnalo questo ottimo articolo che conferma le cesure epocali presentate nei Purana

    Un giorno e una notte di Brahma:
    Prove da reperti fossili
    da Bibhu Dev Misra

    http://editorial-streicher.blogspot.it/2015/04/bibhu-dev-misra-el-dia-y-la-noche-de.html

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