Kantianità e ghiaccio cosmico – Recensione di Fabio Calabrese (prima parte)

Kantianità e ghiaccio cosmico – Recensione di Fabio Calabrese (prima parte)

Questo libro più recente di Silvano Lorenzoni è destinato probabilmente ad avere una collocazione particolare nella bibliografia del nostro autore; si tratta di un testo che, piuttosto agile (130 pagine, circa), fa il punto su decenni di ricerche e riflessioni del nostro autore; nello stesso tempo, dà l’impressione di essere un punto di partenza che dovrebbe dare luogo a un nuovo campo di ricerche dove il nostro autore sarebbe bene forse, non fosse il solo ad avventurarsi.

Noi sappiamo benissimo che nelle nostre cosiddette democrazie la ricerca scientifica e/o filosofica non è libera, ma la “scienza” e “il pensiero” ufficiali sono costretti a mantenersi nei limiti di una stretta ortodossia dalla quale non è possibile sgarrare, pena la distruzione delle carriere accademiche dei trasgressori, o peggio. Se questa malaugurata situazione storica non ci fosse, veramente si ha l’impressione che questo testo potrebbe essere l’avvio di tutta una serie di ricerche scientifiche e meditazioni filosofiche.

Kantianità, perché il testo parte da una premessa filosofica che si riallaccia al pensiero del grande Immanuel Kant. Bisogna avere a mente la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno. Il primo è il mondo come ci appare in conseguenza del nostro apparato mentale e sensoriale, il secondo la realtà così come è in sé, indipendentemente dalla rappresentazione che abbiamo di essa. Il noumeno è per definizione inconoscibile, e tutti noi ci troviamo prigionieri nella dimensione fenomenica, quel che Lorenzoni definisce “prigione kantiana”. Una possibilità di sfuggire alla prigione kantiana potrebbe forse essere rappresentata dalla parapsicologia, ma Lorenzoni è il primo ad ammettere che si tratta di una possibilità molto debole, e sempre che – aggiungerei io – nella parapsicologia ci sia qualcos’altro oltre a trucchi e ciarlatanerie, cosa tutta da dimostrare.

In appoggio alla visione kantiana, al fatto che ci muoviamo comunque all’interno di un orizzonte che è di necessità fenomenico, Lorenzoni cita anche il teorema del matematico Godel, secondo il quale la validità di un sistema non può essere dimostrata all’interno del sistema stesso. Qualunque conoscenza abbiamo o crediamo di avere del mondo, ha inevitabilmente un elemento congetturale.

Gli animali, osserva Lorenzoni, sono rinchiusi in prigioni kantiane diverse dalla nostra, ma la prigione kantiana potrebbe anche non essere la stessa per tutti gli esseri umani. Il nostro che in anni passati è vissuto per motivi di lavoro nelle più diverse parti del mondo, parla certamente con cognizione di causa. Popolazioni diverse da quelle del mondo occidentale sembrano avere una percezione del mondo radicalmente diversa dalla nostra, non condividere la nostra logica, essere ad esempio privi del concetto di quantità enumerabile, ma conoscono solo “l’uno” e “i molti”.

Lo sfondo concettuale kantiano, il fatto che la visione del mondo che chiamiamo scientifica è sempre la descrizione di un mondo fenomenico la cui percezione e “decifrazione” dipende forse più dalla nostra struttura percettiva e mentale che dagli stimoli che il mondo esterno fornisce ai nostri sensi, va sempre tenuto presente ai fini del discorso successivo.

Lorenzoni dedica la sua attenzione ad alcune teorie cosmologiche, fra le quali la più importante è quella del ghiaccio cosmico di Hanns Hoerbiger, che sono state elaborate sotto il Terzo Reich nazionalsocialista, e sono state bandite dagli ambienti scientifici a partire dal 1945, NON sulla base di considerazioni scientifiche purchessia, ma unicamente in riferimento al momento storico e all’ambiente in cui furono sviluppate, ignorando le prove a loro sostegno.

Io aggiungerei un inciso a titolo personale: coloro che non ne sono affetti stentano a rendersi conto in che misura la tara psicologica dell’antifascismo rientri nella patologia del pensiero. Man mano che il tempo porta l’inevitabile falcidie della generazione vissuta prima del 1945,  esso tende a perdere qualsiasi connotazione storica e diventare “sacra rappresentazione” nella quale tutto ciò che ha a che fare con la parte sconfitta nella seconda guerra mondiale è identificato con “il male assoluto”. Tempo fa mi è capitato di sentire un collega che ignora le mie idee politiche, un insegnante, quindi una persona come minimo in possesso di una laurea, non l’ultimo dei cretini trinariciuti, affermare che a suo parere è immorale usare il vaccino contro il tifo petecchiale, poiché fu scoperto dai medici del Terzo Reich.

Le teorie di cui il nostro si occupa, la teoria del ghiaccio cosmico di Hoerbiger e quella della terra cava, non dovrebbero per la verità essere del tutto ignote neppure al disinformato pubblico italiano che sicuramente non ha accesso ai testi originali disponibili soltanto in lingua tedesca e oggi, per ovvi motivi, di difficile reperibilità anche in Germania, infatti, ne hanno diffusamente parlato Louis Pauwels e Jacques Bergier ne “Il mattino dei maghi”, ma una cosa è un’esposizione chiaramente prevenuta contro di esse in quanto teorie “fasciste” (per il luogo e l’epoca in cui sono state formulate, ben s’intende, a prescindere dal riferimento a fatti politici), altra cosa un’esposizione obiettiva che rende conto delle obiezioni che sono state formulate contro di esse, e soprattutto mette in luce le pecche della cosmologia ufficiale in confronto ad esse.

Tenendo presente lo sfondo kantiano del discorso di Lorenzoni e quindi il fatto che qualsiasi teoria cosmologica non può applicarsi ad altro che all’universo fenomenico, egli ci spiega che:

“[Quello proposto da Hanns Hoerbiger] è un modello per spiegare le osservazioni astronomiche le cui pretese di realtà non sono superiori e neppure inferiori a quelle che poterono o possano essere quelle dei modelli di Claudio Tolomeo, di Tycho Brahe, di Nicola Copernico”.

Dell’altro modello cosmologico oggi dominante, rappresentato dalla relatività einsteiniana, parleremo nella seconda parte.

Rispetto a tutti questi modelli, la teoria di Hoerbiger ha comunque il pregio di coincidere meglio con osservazioni storico-antropologiche, di fornire spiegazione a quelli che per la scienza ufficiale attuale sono una serie di enigmi irrisolti, al punto che anche molti “ricercatori ufficiali” sono costretti a mutuare – senza ammetterlo – alcuni elementi di essa.

Secondo Hoerbiger, ci spiega Lorenzoni:

“La formazione di sistemi solari sul tipo di quello nel quale noi ci troveremmo [avviene quando] un Sole di fuoco incontra un astro di ghiaccio con il quale entra in collisione. L’astro di ghiaccio penetra nel Sole di fuoco, si ricopre di scoria e rimane in equilibrio per un certo tempo, durante il quale sopravviene un’esplosione (Qui Hanns Hoerbiger sta trasportando a livello cosmico certe sue esperienze come ingegnere)… Ne fuoriesce ad alta velocità una nube incandescente formata da vapore d’acqua, da ossigeno libero proveniente dalla decomposizione di ossidi, da metalli e da altri minerali provenienti dal Sole di fuoco… La nuvola… acquista poco alla volta un aspetto lenticolare… Le sue parti più leggere tendono ad aderire a quelle più pesanti dando inizio alla formazione di un Sole centrale e di pianeti”.

Tutto ciò, come si vede, non è incompatibile con la cosmologia ufficiale; ricordiamo che la dinamica della formazione del sistema solare è uno degli argomenti più controversi, e fino a pochi decenni fa era del tutto controverso se solo il nostro sole fosse accompagnato da pianeti, se il sistema solare rappresentasse un “incidente” unico o se, al contrario la formazione di pianeti intorno alle stelle fosse un fenomeno frequente.

L’aspetto più controverso della teoria di Hoerbiger, quello che ha fatto scattare l’ostracismo dei democratici (fino al dileggio in cui questa teoria è presentata nel “Mattino dei maghi”), oltre al fatto stesso di essere una concezione formulata in Germania fra le due guerre mondiali, è però un altro.

Secondo Hoerbiger, nelle fasi iniziali della sua formazione il sistema solare doveva essere molto più ricco di pianeti, planetoidi, satelliti di quanto lo sia attualmente. Poiché l’impulso dell’esplosione iniziale che avrebbe dato vita ad esso andrebbe rallentando, e per l’effetto frenante dell’etere cosmico (lo spazio interplanetario che a noi sembra vuoto, è in realtà permeato da una sottile “nuvola” di atomi di svariati elementi, prevalentemente idrogeno), questo impulso sarebbe stato sempre meno in grado di bilanciare l’attrazione gravitazionale fra i vari corpi. Quelli più interni (Hoerbiger ipotizza ve ne fossero una decina più interni dell’orbita di Mercurio), sarebbero precipitati sul sole, e gli altri sarebbero prima divenuti satelliti gli uni degli altri, poi sarebbero entrati in collisione.

La stessa cosa sarebbe avvenuta alla nostra Terra che nel corso delle ere (parliamo di ordini di grandezza di miliardi e milioni di anni) avrebbe catturato diversi satelliti che, dopo avere per lungo tempo orbitato attorno ad essa, si sarebbero schiantati sulla superficie terrestre. Hoerbiger ne ipotizza sei o sette. La nostra luna attuale dovrebbe perciò essere la settima o l’ottava. Nei periodi di “luna bassa”, quando il satellite avrebbe trasformato la sua orbita in una lenta spirale discendente, l’attrazione lunare contrasterebbe la gravità terrestre, provocando l’innalzamento degli oceani e giganteschi effetti mareali. Anche le forme di vita terrestre ne sarebbero profondamente influenzate e tenderebbero al gigantismo. Si spiegherebbero così le enormi dimensioni raggiunte dai dinosauri, ma bisogna ricordare che un’analoga tendenza al gigantismo si manifestò durante l’epoca miocenica, qualche decina di milioni di anni fa, tra i mammiferi, con la comparsa di animali come il baluchiterium, una sorta di equivalente mammifera dei brontosauri.

All’epoca dell’ultima “luna bassa” sarebbero comparsi esseri umani giganti, e l’innalzamento degli oceani spiegherebbe quelli che per l’archeologia ufficiale sono enigmi incomprensibili, come Tihuanaco, una città portuale che oggi si trova a migliaia di metri dal livello del mare sulla cordigliera andina.

La bassa gravità permetterebbe anche di spiegare come sia stato possibile in epoche remote realizzare edifici ponendo in opera lastroni di pietra giganteschi con tanta precisione che fra essi non passa neppure la lama di un coltello, come se ne trovano in tutta l’America precolombiana. Allo stesso modo, si potrebbe forse spiegare come sia avvenuta la costruzione delle piramidi egizie, supponendo che esse siano più antiche di svariate migliaia di anni rispetto a quanto afferma l’archeologia ufficiale.

Il ricordo della catastrofe determinata dalla collisione con l’ultima luna precedente l’attuale, sarebbe rimasto nei miti e nelle tradizioni di tutti i popoli, assumendo vari aspetti, dalla narrazione biblica del diluvio (che trova analogie, però, nelle tradizioni praticamente di ogni popolazione conosciuta) alla leggenda di Atlantide.

Non è difficile comprendere che la teoria di Hoerbiger entra in rotta di collisione con l’ideologia democratica oggi dominante, in maniera altrettanto catastrofica degli impatti planetari che descrive. A parte la colpa originaria di essere stata formulata nella Germania nazionalsocialista, ci descrive una storia della vita sul nostro pianeta e dell’umanità periodicamente “spezzata” da catastrofi cosmiche, incompatibile con l’ideologia progressista, e dà inoltre credito a tradizioni e leggende diffuse nelle culture di tutti i popoli, mentre sappiamo bene che in vista del trionfo mondiale dell’ideologia democratica occorre che ciò che i nostri antenati hanno ritenuto vero per secoli e millenni, sia relegato nel limbo delle sciocchezze e delle superstizioni.

Con questa “damnatio memoriae” i fatti, che dovrebbero essere la base a partire da cui si elaborano le teorie scientifiche, non c’entrano nulla o, semmai, tenderebbero a corroborare la teoria di Hoerbiger; se fate una piccola ricerca in internet, troverete dozzine di fatti “scomodi” e “censurati” che l’ortodossia scientifica oggi dominante non vuole prendere in considerazione, ad esempio i ritrovamenti dei resti di esseri umani giganteschi, che troviamo un po’ dappertutto sul nostro pianeta.

Di riannodare la cosmologia hoerbigeriana alla mitologia tradizionale che ci parla di giganti, di continenti perduti, di civiltà inabissate, si è occupato in particolare uno studioso francese, Denis Saurat. Viceversa, Lorenzoni fa i nomi di diversi “ricercatori” americani che senza mai nominare Hoerbiger si sono impadroniti in modo plagiario di questo o quello spezzone della sua teoria, divenuta anch’essa preda bellica come i ritrovati tecnologici tedeschi: l’aereo a reazione e il missile intercontinentale.

Lorenzoni non nasconde una predilezione per la teoria di Hoerbiger, che avrebbe il merito di fornire una spiegazione cosmologica al fenomeno delle cesure epocali, di cui il nostro autore si è già precedentemente occupato in altre parti della sua opera, ossia quelle nette fratture del mondo umano connesse a drammatici eventi epocali come lo sprofondamento dei continenti perduti (Atlantide, Lemuria), dei quali restano vaghe memorie e indizi indecifrabili, perché con essi vengono a cambiare il mondo umano e la percezione della realtà, tuttavia quella del ghiaccio cosmico non è la sola teoria eterodossa che si è affermata nel clima culturale della Germania tra le due guerre mondiali, ad essa fece da contraltare quella della Terra cava.

Laddove la teoria del ghiaccio cosmico prese le mosse dall’intuizione di un uomo solo, quella della Terra cava dovette essere il frutto di un processo di elaborazione alquanto diverso a cui concorsero più persone, e in cui entrano le geometrie non euclidee e il celebre esperimento di Michelson e Morley.

Lorenzoni indica come autori della teoria Johannes Lang e Karl Neupert; della stessa Pauwels e Bergier nel “Mattino dei maghi” indicano come autore Hanns Bender, che avrebbe tra l’altro tratto ispirazione da alcuni testi americani con cui era venuto a contatto durante la Grande Guerra mentre si trovava in un campo di prigionia statunitense, è quindi verosimile che sia il frutto di un processo di elaborazione in qualche modo convergente/collettivo.

Secondo questa teoria, noi crediamo di abitare la superficie di un pianeta, ma in realtà ci troviamo all’interno di una superficie cava di forma sferica al centro della quale si troverebbe un “universo fantasma” di semplici luci intervallate da aloni oscuri, che non sono affatto stelle, attorno a cui ruoterebbero un sole e una luna di dimensioni molto inferiori a quelle loro attribuite dall’astronomia convenzionale.

Una concezione che può indubbiamente sconcertare ma ci sono buoni motivi per i quali essa fu formulata. Tra le geometrie non euclidee, in particolare quella di Riemann disegna lo spazio necessariamente come chiuso, una bolla che si chiude in se stessa, ma la ragione che spinse a trasformare questo modello matematico in un modello di tipo fisico, fu con ogni verosimiglianza l’esperimento di Michelson e Morley.

In sostanza, la misurazione della velocità di due raggi di luce perpendicolari attraverso un interferometro dovrebbe dare due risultati differenti, perché alla velocità di uno dei due dovrebbe sommarsi quella della Terra che si muove nello spazio, ma questo non succede, e la velocità della luce è sempre la stessa. Una spiegazione possibile, è che il moto della Terra nello spazio sia solo apparente; in realtà non ci muoveremmo affatto e ci troveremmo in una bolla di spazio chiuso riemanniano.

A tutto ciò poi, non hanno mancato di aggiungersi delle suggestioni molto antiche, come il mito della caverna platonico.

Per quanto si faccia apprezzare per una certa arditezza concettuale, la teoria della Terra cava non è molto persuasiva, e Lorenzoni è il primo ad ammettere che “scricchiola”.

E’ una circostanza di cui Lorenzoni non parla, ma la menzionano Pauwels e Bergier che pure verso la teoria di Hoerbiger e quella della Terra cava hanno un atteggiamento denigratorio. Hitler fu interpellato su quale delle due dovesse essere considerata la teoria ufficialmente valida. Il cancelliere nazionalsocialista rispose che non c’era bisogno che il Terzo Reich avesse una dottrina cosmologica ufficiale: potevano coesistere entrambe le teorie. Nelle questioni non attinenti direttamente alla politica, il pluralismo poteva essere ammesso.

Se confrontiamo questo atteggiamento con quello oggi prevalente nelle democrazie, dove vige una rigida ortodossia “politicamente corretta” in tutti i campi, compreso quello scientifico, viene da chiedersi: se considerassimo il termine “democrazia” nel suo significato letterale, chi dovrebbero essere ritenuti i democratici e chi i totalitari?

Il testo di Lorenzoni, pur nella sua relativa brevità, è un testo molto “denso” che affronta svariate altre questioni, soprattutto la critica a quella che è oggi l’ortodossia scientifica ufficiale, in particolare le teorie della relatività e del big bang. Sarebbe un peccato vederle ora in maniera eccessivamente sunteggiata, e d’altra parte abbiamo già ecceduto i limiti non di una recensione, ma di un normale articolo di “Ereticamente”; per cui adotteremo per una volta una prassi inconsueta per una recensione; tratteremo questi argomenti che non sono gli elementi di minor interesse nel testo di Lorenzoni, in un prossimo articolo.

 

Kantianità e ghiaccio cosmicoSilvano Lorenzoni:

Kantianità e ghiaccio cosmico

Libreria Editrice Primordia, Milano 2015

€. 17,00.

 

 

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Categorie: Filosofia, Lorenzoni

Pubblicato da Fabio Calabrese il 18 Gennaio 2016

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. ELENCO DELLE OPERE DI SILVANO LORENZONI :
    reperibili presso :

    Libreria Esoterica Primordia
    Via Piacenza n° 20 – 20135 MILANO
    Tel.02.54.63.151 –
    MM3 F.ta Porta Romana – Tram 9,29,30 – Filobus 90,91
    P.IVA: 12882080158
    http://www.libreriaprimordia.it

    Libri sull’origine delle razze umane :

    Silvio Waldner (Silvano Lorenzoni), La deformazione della natura, Ar, Padova, 1977
    Silvio Waldner(Silvano Lorenzoni), Stati Uniti, Iberoamerica, Sud
    Africa. Tre messe apunto, Agorà, Dueville, 2001
    Silvano Lorenzoni, IL SELVAGGIO la teoria dell’involuzione, Ghénos, F errara, 2005
    Silvano Lorenzoni, Contra il monoteismo. In appendice saggio sulla
    religiosità animale, Ghénos, Ferrara, 2006
    Silvano Lorenzoni, Cosmologia Alternativa, Primordia, Milano, 2010
    Silvano Lorenzoni, Mondo Aurorale, Primordia, Milano, 2010 ————–>fondamentale : teoria continenti perduti e origine razze umane
    Silvano Lorenzoni, La figura mostruosa di Cristo e la convergenza
    dei monoteismi, Primordia, Milano, 2011
    Sillvano Lorenzoni NON-A : Saggio sul mondo psichico Primordia 2013 (Non-Aristotelico)
    Silvano Lorenzoni Cesure Epocali Primordia, Milano 2014
    Silvano Lorenzoni Kantianità e ghiaccio cosmico Primordia, Milano 2015

    SERIE ETNONAZIONALISMO
    Silvano Lorenzoni e AA.VV, I fondamenti
    dell’ Etnonazionalsocialismo volkisch, Effepi, Genova, 2006
    Silvano Lorenzoni e AA.VV, Etnonazionalsocialismo ultima trincea
    d’Europa, Effepi, Genova, 2006,
    Silvano Lorenzoni e AA.VV, Orizzonti del nazionalismo etnico,
    Effepi, Genova, 2007,
    Silvano Lorenzoni e AA.VV, Filosofia dottrina e mistica
    dell’etnonazionalsocialismo volkisch, Effepi, Genova, 2008,
    Silvano Lorenzoni e AA.VV, Volkische Weltanschauung, Effepi,
    Genova, 2009,

    Traduzioni a cura di Silvio Waldner (Silvano Lorenzoni):
    Bzuno Thuring, Einstein e il Talmud, Ar, Padova, 1997,
    Hans F. K. Gunther, tipologia razziale dell’Europa, Ghénos, Ferrara
    2003,
    Hans F. K. Gunther, Antropologia razziale del popolo ebraico,
    Effepi, Genova, 2010.

    Titoli esauriti presso l’Editore:
    Silvio Waldner (Silvano Lorenzoni), Tomas Funes, I ‘ultima caudillo,
    Congresso Occidentale, Trieste, 2003,
    Silvano Lorenzoni, Chronos,saggio sulla metafisica del tempo Carpe Librum, Nove (Vicenza), 2001. (IN RISTAMPA

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