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Una Ahnenerbe casalinga – Ventesima parte – Fabio Calabrese

Una Ahnenerbe casalinga – Ventesima parte – Fabio Calabrese

https://www.ereticamente.net/wp-admin/link-manager.phpQuota venti. Fino a qualche tempo fa, sarebbe sembrato un obiettivo difficile da raggiungere in questa nostra ricerca delle origini, anche perché questa rubrica (permettetemi di considerarla tale) non è la sola in cui mi sono occupato del tema della ricerca delle origini, della nostra eredità ancestrale come mezzo per comprendere chi veramente siamo, a dispetto di quel che vogliono “democraticamente” farci diventare; forse è il caso di ricordare anche una serie di saggi più specifici che hanno trovato spazio sulle pagine di “Ereticamente”: “Ex oriente lux” innanzi tutto, ampia confutazione della leggenda dell’origine della civiltà da oriente, in particolare dall’area mediorientale secondo le favole che la storia ufficiale si ostina a raccontare, mentre in realtà dal mondo mediorientale-semitico non sono venuti all’Europa altro che fermenti di decadenza, il cristianesimo in primis.

Poi qualche altro scritto senz’altro meno corposo, “L’origine degli indoeuropei” in cui abbiamo visto l’inconsistenza dell’altra leggenda che vorrebbe declassare i nostri antenati da conquistatori e guerrieri delle steppe a pacifici agricoltori di origine (guarda un po’ la coincidenza!) mediorientale, e “Sull’orlo della storia” dove abbiamo cercato di vedere più da vicino i popoli e le culture antiche che la leggenda dell’origine mediorientale della civiltà lascia nell’ombra, confina in una sorta di terra di nessuno: gli Etruschi prima di tutti, ma anche Traci e Sarmati. Insomma, e non credo sia presuntuoso dirlo, un bel po’ di lavoro, un lungo viaggio che abbiamo fatto assieme.

Bene, a questo punto, è forse sorprendente che vi siano ancora cose da dire e novità da registrare, eppure è così. Ultimamente, un nostro buon amico, l’ottimo Joe Fallisi (e sono sempre lieto di dare il giusto riconoscimento agli amici che mi hanno aiutato e mi auguro continueranno ad aiutarmi in questo percorso, come il nostro Joe e l’altro ottimo amico Luigi Leonini, il cui lavoro poco appariscente merita i più ampi elogi) mi ha segnalato un articolo per la verità non recentissimo, risalente al febbraio 2014, e apparso (in inglese e non tradotto in italiano) sulla rivista on line di informazioni scientifiche “Scirp.org Journal” (www.scirp.org.). L’articolo, a firma del genetista russo Anatole A. Klysov s’intitola (traduzione mia) Riesame della teoria Out of Africa, non sufficientemente provata.

Si tratta di una questione della quale ci siamo già occupati, ma sarà utile un breve riepilogo. Io penso che non la si possa neppure chiamare una teoria, ma piuttosto una FAVOLA PROPAGANDISTICA che è stata imposta come ortodossia scientifica dal sistema democratico, l’Out of Africa, spesso citata in sigla, OOA, è una tesi che pretenderebbe di far risalire l’origine della nostra specie a una migrazione proveniente dall’Africa poche decine di migliaia di anni fa. Tutti noi in sostanza saremmo dei neri “sbiancati” (o “ingialliti” nel caso degli asiatici). Questa concezione, assolutamente priva di riscontri fattuali, di prove vuoi paleoantropologiche, vuoi archeologiche, vuoi genetiche, è stata IMPOSTA per distruggere il concetto stesso di razza.

Notiamo subito uno scivolamento concettuale, accorgersi del quale è un fatto della massima importanza: il concetto di “razzismo” è stato spostato dall’affermazione della superiorità di una razza sulle altre, alla semplice constatazione che le razze esistono. In pratica, se ti accorgi che un immigrato africano ha la pelle più scura della tua, sei un abominevole complice della Shoah, con tutte le implicazioni emotive che seguono. Siamo, è chiaro nella patologia del pensiero, ma in ultima analisi, patologia e democrazia sono la stessa cosa, e oggi non esiste un veleno più potente, un acido più corrosivo della democrazia per distruggere la libertà di pensiero.

Oggi in campo scientifico assistiamo a una sorta di guerra fredda a parti invertite. Laddove i ricercatori russi non sono vincolati da un’ortodossia e possono esprimersi liberamente, quelli statunitensi devono per forza sostenere un’ortodossia decisa a priori e indipendentemente dai dati di fatto, pena lo stroncamento delle loro carriere o peggio (ricordiamo Arthur Jensen che, dopo la pubblicazione delle sue ricerche sulla differenza di Q. I. fra bianchi e neri americani, ha subito vari attentati. Nei “liberi” USA, dire la verità può costare la vita). Se poi vogliamo capire chi decide ciò che è scientificamente ortodosso negli USA e, attraverso gli USA impone questa ortodossia al mondo intero, forse sarà il caso di ricordare che l’élite intellettuale americana è composta principalmente da persone col naso voluminoso e piuttosto circoncise che non battezzate.

Bene, Klysov e colleghi se n’erano già occupati, i dati genetici SMENTISCONO l’OOA. Sebbene le prove genetiche non vadano in questa direzione, l’Africa sahariana, oggi desertica, ma che decine di migliaia di anni fa, durante l’età glaciale era una terra fertile, non può essere esclusa come luogo di provenienza dell’homo sapiens, ma questo non significa che la sua origine abbia a che fare con i neri subsahariani che invece rappresenterebbero il risultato di una specializzazione ambientale piuttosto tarda. In fin dei conti, per fare un paragone, Cleopatra, Annibale, John R. R. Tolkien, Giuseppe Ungaretti, sono nati in Africa, e questo non significa  che fossero neri.

L’OOA si appoggia su di un equivoco deliberato, la tendenza a confondere la questione dell’origine RECENTE della nostra specie con quella, completamente diversa, dell’origine REMOTA degli ominidi primitivi, approfittando del fatto che l’uomo della strada, poco capace di orientarsi coi numeri e gli ordini di grandezza, può facilmente confondere tra i milioni e le decine di migliaia di anni.

Riparlare delle smentite portate dalla ricerca genetica all’OOA è quanto mai opportuno, o almeno lo sarebbe se il ragionamento riuscisse per una volta a prevalere sul clamore mediatico, dal momento che la confusione tra la questione dell’origine della nostra specie e quella degli ominidi primitivi, non può essere che aumentata dalla notizia del ritrovamento avvenuto poco tempo fa in una grotta sudafricana dei resti di un ominide o di un gruppo di ominidi che è stato battezzato “uomo di Naledi”. Che senso ha parlare di “uomo” a proposito di un ominide di quasi 3 milioni di anni fa, più primitivo del pitecantropo (uomo di Giava) e del sinantropo (uomo di Pechino) e che, a quanto è dato da capire dalle foto dei reperti ossei, ben poco o nulla si distingue dagli australopitechi già conosciuti? Nessuno, tranne forse il fatto di voler creare agli occhi dell’uomo comune digiuno di scienza, una fraudolenta “prova” a favore dell’OOA.

Qualche volta il dio delle coincidenze fa gli straordinari. Questo messaggio di Joe Fallisi mi è arrivato domenica 13 settembre stranamente assieme ad altri due, uno di Alessandro Mezzano, l’altro di Luigi Leonini.

Le questioni sollevate dai nostri due amici non riguardano in senso stretto il tema delle origini, ma è chiaro che se noi non abbiamo per l’argomento un interesse di tipo erudito, ma lo vediamo come punto di inizio e parte di un cammino che arriva fino a noi ed è destinato a oltrepassarci, allora si comprende che si tratta di argomenti ampiamente collegati alla nostra tematica: il destino della nostra specie, dove le vicende politiche in ultima analisi non sono altro che una parte e uno strumento del divenire biologico.

Alessandro Mezzano si pone una domanda che, io penso, dovrebbe interessare tutti noi, ed è il titolo del suo scritto: A chi da fastidio l’eugenetica?

Sarà bene ricordarlo, e uso le parole del suo scritto, “L’Eugenetica è quella dottrina che auspica una selezione della specie umana attraverso la sterilizzazione dei tarati, degli handicappati mentali, dei pedofili, degli assassini violenti, di coloro con un quoziente d’intelligenza al di sotto del minimo, insomma di tutti coloro che, per la legge naturale della ereditarietà, hanno alta probabilità di procreare figli tarati. (…) Lo scopo è quello di realizzare, nel corso di una trentina di generazioni, una selezione positiva di qualità e di migliorare così la specie umana”.Calabrese 2

Sarà bene ricordare che tutto ciò non rappresenta un tentativo di forzare o manipolare la natura, bensì di assecondarla e ripristinarla, considerato il fatto che la civiltà ha messo in condizioni di sopravvivere, di arrivare all’età adulta e di riprodursi un gran numero di individui tarati che in condizioni di vita meno artificiose di quelle in cui viviamo, la selezione naturale avrebbe impietosamente spazzato via (qui non si parla in ogni caso di sopprimerli, e neppure di impedire loro di avere una vita sessuale, ma unicamente di riprodursi, di mettere al mondo altri malati). Si tratta in sostanza di nulla di diverso da quello che qualsiasi allevatore fa con i propri animali; anzi, sarebbe interessante chiedersi come mai, mentre ci preoccupiamo tanto della salute biologica dei cani, dei cavalli, dei bovini che alleviamo, ce ne infischiamo allegramente di quella della nostra stessa specie.

Coloro a cui non piace l’eugenetica, li conosciamo, sono i nostri nemici di sempre: cristiani, democratici e marxisti. Si può aggiungere che, in particolare il comunismo ha condotto e conduce là dove è ancora al potere, una vera e propria politica CACOGENETICA, cioè mirante al peggioramento anche biologico della specie umana. Se ricordate, ve ne ho parlato in alcuni articoli precedenti a questo, dove mi sono permesso di introdurre questo neologismo. L’opera livellatrice della peste rossa, del presunto “socialismo” con la falce e martello, infatti, non mira a eliminare soltanto le differenze sociali, ma le superiorità di qualsiasi genere di un essere umano rispetto all’altro. Ricordavo, durante la seconda guerra mondiale, l’eccidio di Katyn compiuto dall’armata rossa staliniana. I Sovietici non miravano solo a sottomettere col terrore la Polonia ma, con un eccidio mirato di persone che erano andate a costituire i ranghi di ufficiali dell’esercito, a decapitarla della sua classe intellettuale, a eliminare le teste pensanti.

Stessa cosa in tempi più vicini a noi, quell’autentico orrore degli orrori che è stata la Cambogia dei Khmer rossi. Qui furono sistematicamente trucidate tutte le persone che portavano occhiali, sospettate per ciò stesso di essere degli intellettuali.

Vorrei aggiungere a ciò un ricordo personale. Quanto più si conosce la storia, tanto più ci si rende conto di quanto cristianesimo e marxismo, la dottrina del “discorso della montagna” e quella del rabbino di Treviri siano simili, soprattutto nelle loro nefandezze, orrori e vergogne. Ricordo un insegnante di religione che riuscì ad angosciarmi raccontando che gli esperimenti di eugenetica condotti dai nazionalsocialisti avevano portato solo alla nascita di individui tarati, cosa assolutamente non vera, ma che il “brav’uomo” avrebbe ardentemente voluto che fosse stata.

Ammesso che nel tentativo di prendere in mano il nostro destino biologico, mi chiesi, ci fosse stato qualcosa di blasfemo, cosa si poteva pensare del senso di giustizia di un Dio che faceva pagare la colpa di ciò a dei nascituri innocenti? Allora non conoscevo ancora la bibbia abbastanza bene per capire che il Dio veterotestamentario, il Dio della Torah gode del sangue degli innocenti, è un Dio iroso, vendicativo e spietato, è in realtà dal punto di vista caratteriale, la fotocopia del popolo che l’ha inventato e crede di essere il suo “eletto”.

In tutto ciò, si potrebbe vedere una sorta di riflesso condizionato. Sappiamo che cristianesimo, democrazia e marxismo sono visioni non realistiche dell’uomo, basate sulla deliberata ignoranza o addirittura la negazione della realtà biologica della nostra specie. I nazionalsocialisti si erano proposti un serio impegno di eugenetica, di miglioramento biologico del loro popolo, basta questo perché i cristo-demo-marxisti per puro spirito di contraddizione, per cecità antifascista, abbiano puntato nella direzione opposta.

Ma forse c’è dell’altro, vediamo un meccanismo ricorrente dell’antifascismo, quello che a livello di base è stupidità pura e semplice, da parte di chi ha in mano il potere, è consapevole malafede. Alessandro Mezzano suggerisce un altro motivo dietro l’avversione per l’eugenetica; un’umanità mediocre, anzi, quanto più di basso livello tanto meglio, è un’umanità facilmente manipolabile da parte di coloro che detengono il potere: essa “Non piace a coloro che basano il proprio potere sull’inganno, sulla suggestione, sul condizionamento e sulle menzogne che essi possono propinare senza il timore di essere scoperti e smentiti a causa della mediocrità generale.

Non piace a coloro che si considerano i “pastori di un gregge umano”. Non piace a coloro che riescono a rimanere potenti, nonostante una loro mediocrità, solamente perché la maggioranza delle persone è ancora più mediocre”.

Che dire, ineccepibile, e una tematica su cui vi invito tutti a riflettere.

Poter parlare di uno scritto di Luigi Leonini, mi dà una particolare soddisfazione, perché il nostro amico ha fatto e sta facendo in questi anni un lavoro eccellente di raccolta e segnalazione di testi importanti, della nostra Area, del fronte avverso, dalle riviste scientifiche e via dicendo, ma per quanto riguarda lavori di suo pugno, è estremamente parco, anche se tutte le volte si rivelano contributi interessanti e intelligenti.

Stavolta lo scritto di Luigi, Donne bianche e preferenza per i balordi, tratta di un tema che chi ha a cuore il nostro destino come popolo, come cultura, come specie, non può considerare senza angoscia, un esempio potremmo dire, non marginale di cacogenetica in questo caso spontanea.

Noi sappiamo che con il flusso umano che l’immigrazione oggi ci riversa in casa, il meticciato con gli invasori, sui grandi numeri, è in una certa misura inevitabile, ma è abbastanza facile notare che sono soprattutto le nostre donne ad avere rapporti, a stabilire relazioni, magari a sposarsi con uomini extracomunitari, laddove i nostri uomini sembra perlopiù nutrire ancora nei confronti delle extracomunitarie un sano disinteresse.

Questo, se ci pensiamo è paradossale, perché tutti costoro vengono da culture che attribuiscono alla donna una posizione infima, e non parliamo solo degli islamici: nella cultura indiana le donne sono trattate ancora peggio, un indiano ha certamente molto più rispetto per una vacca che per sua moglie, per i bengalesi, sfregiare con l’acido una ragazza che li ha lasciati, è un comportamento “normale”, e via dicendo. Le donne occidentali che si mettono con i “migranti” hanno una ragionevole aspettativa di essere trattate molto peggio del cane di casa: di essere segregate, percosse, violentate, di vedersi portare via i figli, e via dicendo, eppure frequentemente vanno a cercare disgrazie mettendosi assieme a questi energumeni, perché?

Certamente noi possiamo pensare che, una volta date le opportune avvertenze, ognuno rimane libero di impiccarsi all’albero che preferisce, in fondo, per la mentalità corrente, quale faccenda c’è più privata e personale di questa?

In realtà le cose non stanno così, perché quando questo diventa un fenomeno largamente diffuso, non può che andare ad accelerare la diluizione e la scomparsa dei geni europei in mezzo alla turba dei nuovi venuti, cioè la nostra sparizione come popoli, e di questo non ci possiamo disinteressare.

Si tratta di un fenomeno abbastanza semplice da spiegare in termini biologici: non solo nella specie umana ma, a maggior ragione in tutto il mondo vivente, esistono comportamenti istintivi che ordinariamente sono utili ma, proprio perché istintivi e irriflessi, in circostanze “speciali” si rivelano micidiali. Un esempio è quello dei parameci che sono attratti da un ambiente acido, poiché è nell’acido acetico che trovano i microorganismi di cui si nutrono, solo che sono attratti con lo stesso “entusiasmo” dall’acido solforico che li uccide. Un meccanismo che si è evoluto perché in natura le probabilità di incontrare acido solforico sono enormemente inferiori a quelle di trovare acido acetico.

Allo stesso modo, molte donne tendono a essere attratte dai “cattivi ragazzi”, balordi i cui comportamenti aggressivi e prepotenti rivelano l’abbondanza di testosterone, di ormone maschile.

“Molte donne sono attratte dai prepotenti in quanto vedono in essi un’energia maschile molto forte, una volontà che esce dai loro corpi e irruma il mondo circostante. Vedono l’uomo testosteronico, laddove il bravo ragazzo gentile e collaborativo mostra l’attitudine femminile verso cura e protezione, e dimostra la prevalenza di ossitocina, l’ormone materno.

Mentre quindi l’uomo testosteronico viene percepito come dominante e quindi istintivamente adatto a trasmettere i suoi geni prevaricando i deboli, l’ossitocinico attrae più che altro come amico utile, ma sessualmente inferiore e quindi adatto solo come seconda scelta, quando cioè la donna vuole “sistemarsi” e cerca il buon partito. (…) Quindi si crea una realtà in cui i balordi, prepotenti, parassiti della società non hanno problemi ad avere una ricca vita sessuale e riproduttiva, mentre i gentili e collaborativi si trovano ad annaspare nel vuoto e a cooperare alla cura dei bambini messi al mondo dai cattivi e dalle loro donne”.

In circostante normali CHE NON SONO QUELLE NELLE QUALI VIVIAMO, questo meccanismo ha una sua utilità, consente il mantenersi nella popolazione di geni che rendono gli uomini dominanti e aggressivi, e una comunità ha bisogno di leader e di guerrieri, anche se quegli stessi geni rendono costoro inadatti a prendersi cura della famiglia e della prole, ma per tornare all’esempio dei parameci, l’immigrazione è l’acido solforico che viene a sostituirsi all’acido acetico.

“Per la donna bianca il mandingo nero è un giocattolo sessuale (…) preferito a un bianco ormai virilmente debole e intellettualmente complesso”.

Alla fine, il male, la ragione della nostra debolezza è la “cultura” cristiana-democratica-marxista con la sua astrattezza, la sua negazione del dato biologico, in ultima analisi “Un razzismo inespresso la cui base non è la difesa del corpo fisico di una stirpe, ma quella intellettuale di una civilizzazione esteriore in cui gli occidentali hanno fatto risiedere il significato della loro esistenza”, un razzismo rivolta non contro i nuovi venuti, ma contro noi stessi.

Verrebbe voglia di concludere commentando questa penetrante analisi di Luigi Leonini  con le parole che costituiscono la chiusa dello scritto di Alessandro Mezzano; premesso che la sparizione dell’uomo europeo, la sua sostituzione con una turba meticcia di allogeni è quanto di più cacogenetico ci possa essere, ed è voluta proprio per questo motivo, per avere un gregge facilmente manipolabile, dagli sciacalli che attualmente reggono le sorti del mondo (piano Kalergi), noi combatteremo questa sinistra tendenza con tutte le nostre forze; per ora, in mancanza di altri strumenti, con la parola e l’informazione, consci di difendere non solo l’avvenire dei nostri popoli, ma la salute della specie umana.

“Noi lotteremo per il trionfo della nostra idea, per un migliore avvenire e per un’umanità più sana, più integra, più UMANA..!!”

Una piccola nota riguardo all’ “immagine di copertina di questo articolo. Avevo pensato di usare una ricostruzione dell’ “uomo di Naledi”, ma si tratta di un bruto dall’aspetto davvero poco accattivante; eccovi quindi invece un’immagine del complesso templare anatolico di Gobeckli Tepe di cui abbiamo parlato la volta scorsa.

 

 

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Categorie: Ahnenerbe

Pubblicato da Fabio Calabrese il 18 Ottobre 2015

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Seganlo questo grande blog sulla presenza delle Rune e degli Dei Bianchi in Sudamerica

    LOS VIKINGOS EN AMERICA – ESTUDIOS DE VICENTE PISTILLI
    Aproximación a la historia desconocida del continente

    http://losvikingosenamerica.blogspot.it/2015/08/el-misterio-de-la-estrella-de-venus.html

  2. 7 In una trasmissione televisiva, il conduttore (G. Ferrara), davanti alla nostra incapacità reattiva verso l’invasione sempre più massiccia e violenta dei cosiddetti “extracomunitari”
    (molti già “comunitari”), si chiedeva che cosa era cambiato dagli anni ’60 in poi; anni nei quali ancora esisteva un senso dello Stato e della comunità. La domanda era buona, molto
    meno le varie risposte dei diversi ospiti presenti a quella trasmissione, tutte insignificanti. Il motivo a mio parere è molto semplice. In quegli anni mio padre, per esempio, aveva
    quarant’anni o poco più; la nazione era governata da persone sui cinquant’anni o poco più; voglio dire che la “comunità attiva” era stata tutta, o in gran parte, educata dal Fascismo
    all’idea di Stato e di comunità nazionale, e quel tipo di educazione stava in un qualche modo dando i suoi frutti (come in quei 50.000 precedentemente citati) proprio nel periodo postfascista
    e anti-fascista. Ma oggi, sia i governanti attuali che le generazioni attive, hanno dovute letteralmente subire “l’educazione” democratica della negazione dello Stato e di ogni
    senso comunitario, e il risultato non può che essere questo. E il peggio non è certo finito qui. Ricordo che uno storico, analizzando la sconfitta napoleonica, mise tra le cause
    determinanti, a parte i vari errori dell’Imperatore, anche la peggiore qualità del materiale umano di cui egli poteva disporre nel 1815, rispetto a quello del 1797. Questa affermazione
    mi colpì non poco. Mi sembrava strano che in un clima eroico come quello, e addirittura sotto il comando diretto di un Napoleone, il “materiale umano” potesse peggiorare; ma in
    realtà la situazione era proprio quella. Nel 1797 il futuro Imperatore poteva disporre delle generazioni educate per secoli dall’aristocrazia ai principi dell’onore, dell’eroismo, della
    gerarchia e del dovere, ma erano bastati appena vent’anni di sotterraneo “clima” democratico per infettare l’anima di una parte consistente delle nuove generazioni, e tutto questo
    nonostante la presenza di un Napoleone Bonaparte; egli stesso del resto uscito dalla “piccola” nobiltà corsa, educato da quello stesso mondo aristocratico di cui fu uno dei più grandi
    rappresentanti!

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