Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Quindicesima Parte – Eraclito, il Signore di Delfi e la Sibilla

Sulle tracce della Sapienza – a lezione da Angelo Tonelli – Quindicesima Parte – Eraclito, il Signore di Delfi e la Sibilla

Sarzana (SP) 16 Ottobre 2015

a cura di Luca Valentini

Venerdì 16 Ottobre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il quindicesimo degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, che in questa occasione ha concluso la disamina del pensiero di Eraclito.

Dopo un approfondimento della dottrina eraclitea, si è potuto evincere l’esistenza di una radice profonda che riposa nel mutamento, un’immutabilità mutante come espressione del Divino, come sua percezione da parte della sfera animica umana. Tale essenza originaria la si ritrova nell’idea d’identità indù tra Brahman e Atman, tra macrocosmo e microcosmo, ma anche nel tò eòn (“ciò che è”) parmenideo, come espressione manifesta dell’Essere. Il pensiero eracliteo, infatti, secondo il filologo ligure, si caratterizzava  per la sua natura prettamente non duale, in cui la formalità esprime una non vana polarità, che è vera e pragmatica per l’umano, e che, a sua volta, ritrova la propria risoluzione ontologica nel suo ritorno all’origine primigenia.Tonelli 2

In un bel testo di Angelo Tonelli, in merito, Sulle Tracce della Sapienza (Edizioni Moretti e Vitali), si fa riferimento al famoso Sutra del Cuore, in cui l’andamento del pensiero si sviluppa similmente a quello eracliteo, verso uno stato  più profondo rispetto alla dicotomia formale ed esistenziale tra Vuoto e Forma. E’ l’apologia del celato, del Sacro che si occulta, che, secondo Giorgio Colli, oscilla tra esperienza ed immediatezza:

Non c’è sofferenza, né causa della sofferenza, né cessazione della sofferenza, né sentiero. Non c’è saggezza, né ottenimento”

(dalla Sutra del Cuore).

In tale prospettiva il Nume di Apollo Iperboreo a Delfi si realizza come il Divino che si sottrae alla formalità raziocinante, in cui il carattere solare dell’enigma della Sfinge, dell’oracolo, si configura come il Logòs segreto che informa tutte le cose, ma che, secondo Colli, allo stesso tempo le nasconde, le occulta. In ciò ha un nesso causale la stessa natura oracolare della scrittura di Eraclito, tramite cui il dire sta la mutamento – divenire come il celarsi al riposo – Essere:

“…il Signore che ha l’oracolo in Delfi non dice e non nasconde, ma accenna…”(Frammento n. 66).

Tale caratterizzazione enigmatica e palingenetica, di sublimazione del semplice riferimento umano e coscienziale, si completa con la trasfigurazione sciamanica e di trance della Sibilla, che oracolava dal tripode grazie alla conquista di stati alterati dell’Io, realizzati con l’ausilio di suffumicazioni di alloro. Si presenta lo stato di “mania”, così come espresso nel Fedro platonico, o di “entusiasmo”, così come espresso nella dottrina egizia ed ermetica di un Giamblico, in cui l’assenza di corredi di esteriorità simboleggiava l’aderenza al radice di ogni manifestazione, nella sua essenzialità. La parola oracolare è il verbo di Aìon, del Principio, come eterno presente, che supera il limite del tempo kronico:

“…la Sibilla con bocca folle proferendo cose senza sorriso né ornamento né unguento, con la voce penetra i millenni, attraverso il dio… (Frammento n. 67).

La Sibilla a Delfi è la Pizia, è oracolo e signora del serpente, che in loco il Dio Iperboreo uccide e domina, come l’anima non caduca (per dirla con Agrippa) armonizza la corrente astrale serpentina, simbolo della fisiologia occulta interiore, come del cerchio ermetico Ourorboros, simbolo della ciclicità delle manifestazioni fenomeniche, che hanno inizio ed una fine identiche. Si palesa l’estraneità dallo spazio cosmico, in cui inizio e fine coincidono e ogni punto di una circonferenza può essere una radice originaria , la coincidenza tra causa ed effetto, similmente alla legge orientale del Karma. Nel frammento n. 73 si palesa il significato della Totalità intesa come un cerchio in cui principio e fine hanno comune origine, come iniziatica coincidentia oppositorum. Facciamo notare come, in relazione al culto apollineo, proprio il tracciamento del cerchio con un punto al suo centro, rappresenti ermeticamente il glifo del Sole, come fissazione della dimensione orfico – lunare, come sublimazione del dionisismo cangiante nella stabilità siderale del Signore di Delfi. Tonelli 1

Tale alto riferimento sapienziale si realizza nella conoscenza dell’immediato, nell’istante che supera le dicotomie temporali e le dinamiche spaziali, come conquista consapevole dell’unione del Tutto, che emana dalla Suprema Sapienza del sentire, come viatico non mediato del Divino. Secondo Tonelli, in Eraclito la Phronesis rappresenta la più alta virtù del sapere iniziatico, come intendimento estatico e presente a se stesso, in cui distacco apollineo e mistica partecipazione dionisiaca di completano alla perfezione:

“…conoscenza dell’immediato è unione per tutte le cose…” (Frammento n. 75)

Tale sublimazione si configura come la conquista noetica dell’armonia cosmica, del fuoco divino che si cela entro l’antro corporeo di ogni uomo, che può ridestarsi a seguito di un percorso iniziatico e sapienziale di trasmutazione dell’interiorità del myste. Non è casuale che il frammento eracliteo n. 124 “interrogai me stesso richiami direttamente la famosa iscrizione presente sul frontone del tempio di Apollo a Delfi “Conosci te stesso (Gnōthi seautón – Nosce te ipsum), per cui ritrovando il Nume nel proprio cuore, è possibile identificarsi con il Nume che fonda e sostiene sacralmente l’intero Cosmo.

Il viatico di palingenesi animica che conduce al Principio tramite la conoscenza di se stessi è, in conclusione, magistralmente delineato da Eraclito nei seguenti frammenti:

…quando è ebbro, l’uomo viene trascinato da un fanciullo, senza sapere dove va: egli ha l’anima umida…” (Frammento n. 113)

…anima secca la più saggia, la migliore… (Frammento n. 114)

Si delinea, secondo il filologo ligure, una predilezione eraclitea per la dimensione apollinea dell’Essere, per una realizzazione interiore di natura prettamente solare, che sappia completare il percorso trasmutativo iniziato con l’umidità orfico-dionisiaca, assolutamente necessaria per aprire e penetrare alchimicamente la dura e nera terra saturniana o titanica. L’anima umida che viene trascinata è lo stato sottile ancora turbato dall’istinto e dalle passioni, ma quel fanciullo potrebbe alludere ad uno stato di purità primordiale, che si ridesta inizialmente proprio quando si varca la soglia della coscienza ordinaria, grazie alla frenesia menadica, all’entusiasmo orgiastico dei Misteri di Core e di Dioniso, ma che, infine, ritrova nella natura ignea lo stato di massina affinità con l’Ente.

Nel prossimo incontro, che si svolgerà Venerdì 30 Ottobre e che sarà sempre relazionato da Ereticamente, Angelo Tonelli inizierà la sua disamina circa la figura ed il pensiero di Parmenide.

* I frammenti citati non seguono la consueta numerazione Diehl Kranz, ma sono estratti dal testo Dell’Origine, curato da Angelo Tonelli, per le Edizioni Feltrinelli.

 

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Categorie: Sapienza Greca

Pubblicato da Luca Valentini il 30 Ottobre 2015

Luca Valentini

Redazione di EreticaMente.net, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea: collaboratore di riviste come Elixir, Vie della Tradizione, Atrium, Fenix Rivista, Il Cervo Bianco, Pietas, Il Primato Nazionale. Dirige le collane Arcana, rarità classiche ed ermetiche, ed Orfeo, narrativa e poetica esoterica, per la Casa Libraria Edit@ di Taranto. Partecipa a seminari di ricerca di livello nazionale ed europeo. Ha pubblicato testi inerenti l'Alchimia, l'Amor Sacro e di poetica ermetica.

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