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Il caso Evola, Oltre il muro del tempo – Giovanni Sessa

Il caso Evola, Oltre il muro del tempo – Giovanni Sessa

    Nei mesi scorsi, su queste pagine, abbiamo presentato a beneficio dei lettori i risultati dei convegni di studio che nel 2014, in occasione del quarantennale della morte di Julius Evola, si sono tenuti     in Italia per celebrarne degnamente la memoria. E’ giunto ora il momento di entrare, in modo più analitico, nelle tesi presentate dai relatori in quegli incontri. In questo senso, cominciamo richiamando l’attenzione su una prima pubblicazione, da poco nelle librerie per Pagine editore-Fondazione Evola, che raccoglie gli Atti della giornata di studio tenutasi l’11 giugno 2014 a Palazzo Ferrajoli in Roma. Si tratta del volume, Julius Evola oltre il muro del tempo. Ciò che è vivo a quarant’anni dalla morte, curato da Gianfranco de Turris (per ordini: 06/45468600, euro 12,00).

     Il curatore muove da una constatazione preliminare: le opere di Evola, nonostante un ostracismo ideologico non del tutto superato, sono in continua ristampa in “edizione critica”. Sono state tradotte all’estero in molte lingue, dal russo, al greco, al ceco, finanche in bosniaco ed il dibattito intorno al suo pensiero è, oggi, quanto mai vivace: “Quanti cosiddetti “grandi” della letteratura e della filosofia italiane sono regolarmente ristampati dopo la loro morte?” (p. 9). Ben pochi.

    Le quattro relazioni della giornata sono sostanziate da un atteggiamento esegetico che si situa oltre la sterile esaltazione agiografica, ma anche al di là del preconcetto demonizzante che, per troppo tempo, ha gravato sull’indagine critica del pensiero di Evola. Lo scritto che apre la silloge è di Marcello Veneziani il quale, fin dal titolo, torna a ribadire quella che, a suo parere, è l’essenza più profonda dell’iter speculativo ed esistenziale del pensatore, la sua solitudine stellare. Per il noto giornalista e scrittore il senso ultimo dell’evolismo va colto “… nel complesso di un pensiero magico incentrato sul Principio della Tradizione” (p.13), distante dalla tradizione italiana, persino dall’attualismo di Gentile, con il quale pur colloquiò in termini critici. Nelle opere del filosofo avviene l’incontro tra la cultura della crisi di matrice mitteleuropea e le tradizioni iniziatico-ermetiche d’Occidente e d’Oriente. Ciò, a dire di Veneziani, rende la sua Tradizione acefala, senza storia né continuità nel tempo, astratta e, per così dire, priva di Patria, oltre che di un effettivo riferimento alla trascendenza, in quanto centrata sull’idealismo trascendentale. Per questo, ancora oggi, “Evola resta avvolto in un alone sinistro di silenzio astioso” (p. 16), filosofo-dei-pochi, filosofo della solitudine stellare.

   Al contrario, Gennaro Malgieri attribuisce ad Evola un ruolo fondamentale, in quanto la sua lezione di vita e di pensiero rappresenta una sfida al totalitarismo del Pensiero Unico. La proposta del tradizionalista va letta come “rivoluzione spirituale” capace di far superare il senso di apatica impotenza rispetto allo stato presente delle cose, indotto dalla ideocrazia dominante. Egli, infatti, faceva conto sul “risveglio” di una minoranza attiva, i cui componenti fossero interiormente “signori di sé stessi”, nucleo portante di un possibile Nuovo Inizio. “Cicli si chiudono e cicli si riaprono” (p. 22), ricorda Malgieri. Quella di Evola è un’idea dinamica di Tradizione, essa “…è veicolo per l’affermazione di un pensiero altro…per i tempi ultimi” (p. 24), cui far riferimento in termini individuali e comunitari.

    Diego Fusaro, giovane pensatore di formazione hegelo-marxista, allievo di Costanzo Preve, analizza l’antiamericanismo di Heidegger e di Evola, rilevandone prossimità e differenze. Entrambi colsero la medesima essenza di fondo dell’americanismo e del bolscevismo, e individuarono il pericolo della “morsa” americano-sovietica che stringeva l’Europa. Per Heidegger, in particolare, il comunismo, non rappresentò un’alternativa al capitalismo, in quanto come quest’ultimo inscritto nella storia della metafisica occidentale, anzi suo compimento. Americanismo e bolscevismo,  impegnati nella costruzione del Gestell, l’impianto della tecno-scienza, hanno reso mondo la “volontà di potenza”. Evola colse, in termini cronologici, prima di Heidegger, la comune essenza materialistica e massificante di americanismo e bolscevismo. Anzi, individuò profeticamente nel primo dei due fenomeni storici un tasso di maggiore pervasività spirituale. Il pericolo del comunismo era, invece, di tipo “fisico-fattuale”, rappresentato dall’uso della pura forza in termini storico-politici (possibili colpi di Stato nei paesi occidentali ecc.). La capacità di infiltrazione sottile del virus americano era, secondo il tradizionalista, indotta dall’uso dei mezzi di comunicazione di massa, dal diffondersi degli anglismi nelle altre lingue, nell’individuazione nell’american way of life quale punto apicale del progresso umano. Alla luce di ciò, Fusaro non comprende come il tradizionalista possa aver approvato l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, con il consenso parlamentare dell’MSI. Probabilmente, contestualizzando storicamente quel voto, la risposta avrebbe potuto trovarla: per poter costruire un nucleo di resistenza all’americanismo, era comunque necessario scongiurare il pericolo immediato, nel quale erano, purtroppo per loro, stati intrappolati altri popoli europei: l’espansione militare del bolscevismo. Per il giovane studioso, Heidegger ed Evola non avrebbero compreso il ruolo geo-politico dell’URSS, “forza frenante” dell’invasività capitalista. Forse lo avevano capito, invece, fin troppo bene. Conveniamo con l’autore, invece, rispetto all’attuale ruolo “catecontico” della Russia di Putin.

   Andrea Scarabelli, attento lettore del pensiero di Tradizione, compie il proprio attraversamento del pensiero evoliano, inserendolo nelle problematiche toccate dalla filosofia della crisi e     rilevandone le differenze sostanziali, rispetto ad interpreti della stessa corrente di pensiero. E’ la crisi l’elemento discriminante che consente di pensare la Tradizione di Evola in termini dinamici “…l’uomo deve riconoscere nella propria interiorità la controparte della crisi epocale e qui risolverla, operando – per così dire, alchemicamente – sulla realtà stessa, nella sua totalità” (p. 64). La crisi è un’occasione alla quale l’individuo deve saper fornire una risposta al fine di propiziare un Nuovo Inizio: insomma la crisi è un compito che è possibile assolvere positivamente, a condizione che il proprio mondo interiore sia “radicato nel mondo della Tradizione” (p. 68), che rende impossibile qualsiasi sfaldamento o cedimento lungo il cammino.

   Quattro saggi, quelli presentati, che prospettano accessi diversi al mondo ideale di Evola, testimoniando la sua complessità e la sua innegabile attualità.

Tratto da “il Borghese” ottobre 2015

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Giovanni Sessa il 2 Ottobre 2015

Giovanni Sessa

Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957. Vive ad Alatri (Fr) ed è docente di filosofia e storia nei licei, già assistente presso la cattedra di Filosofia politica della facoltà di Sc. Politiche dell’Università “Sapienza” di Roma e già docente a contratto di Storia delle idee presso l’Università di Cassino. Suoi scritti sono comparsi su riviste, quotidiani e periodici. Suoi saggi sono apparsi in diversi volumi collettanei e Atti di Convegni di studio, nazionali e internazionali. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter, Settimo Sigillo, Roma 2008 e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo, Bietti, Milano 2014, prefazione di R. Gasparotti, in Appendice il Quaderno 122, inedito del filosofo veneto. Ha, inoltre, dato alle stampe una raccolta di saggi Itinerari nel pensiero di Tradizione. L’Origine o il sempre possibile, Solfanelli, Chieti 2015. E’ Segretario della Scuola Romana di Filosofia politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del Movimento di pensiero “Per una nuova oggettività”.

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