Dove è collocato il Logos di Hegel ? – Giandomenico Casalino

Dove è collocato il Logos di Hegel ? – Giandomenico Casalino

In tutta la variegata tematica del complesso Discorso (Logos) che Hegel, attraverso la sua testimonianza, esprime e presenta, vi è un livello nel quale si innalza un interrogativo imperioso ed inquietante: tutto il Dire dello Hegel, l’intera ciclica quaestio che evoca, dove si trova? Nel passato, in un illo tempore, di natura Sacrale, in un già avvenuto all’Alba dell’Essere, e che deve essere riguadagnato e rivissuto con una dýnamis promossa dal rimpianto e dalla nostalgia del “già avuto” e del “già stato”? Oppure è questione dell’Orizzonte dell’Assoluto che è davanti, cioè è il Futuro della Identificazione con Lui, è l’andare sempre più in là nel percorso della realizzazione (mediante la Consapevolezza) di Ciò che da sempre siamo?

No! La Cosa del Pensiero, del Sapere, della Scienza dello Spirito, di natura radicalmente ermetico-alchemica, in Hegel, non è del Passato (da riconquistare…!) o del Futuro (da conquistare…!) ma è bensì collocata, nel senso che è tutt’uno, cioè consustanziale, con il Mondo, con l’Essere, con il Cosmo ed il Pensiero, cioè con l’Intero presente, ora, in questo Istante che è l’Eterno: non c’è un “operatore” che “opera” solitariamente sul Mondo e su se stesso ma vi è, invece, un “operatore” che “opera” su se stesso e quindi sul Mondo (che “era” non-Io) per avere ed essere coscienza consapevole e cioè Sapere che siamo ab aeterno Ciò che crediamo di non essere mai stati o di non essere più; consapevolezza e cioè Sapere e quindi Essere (coincidenza del Sapere del Soggetto e della Certezza dell’Oggetto) che “…l’Assoluto è da sempre presso di noi…”, come enigmaticamente afferma Hegel nella stessa guisa in cui Plotino afferma che l’Uno è sempre, da sempre e costantemente, vicinissimo a noi, ma noi non lo vediamo e, quindi, non lo sappiamo!

Che cosa significa tutto ciò, in termini molto concreti cioè a dire come esperienza dello Spirito e dell’Anima?

Tale Discorso, simile in modo impressionante a Quello di cui trattano tutte le Tradizioni sapienziali-religiose del Mondo, è, se possiamo fare uso di una similitudine, molto accostabile alla realtà che esperirebbe colui che dovesse trovarsi in un ambiente perfettamente illuminato ma, avendo gli occhi coperti da spesse bende, tale stato gli impedirebbe non solo di vedere la Luce, ma di vedere alcunché degli arredi e degli oggetti che arricchiscono e abbelliscono la Casa, infondendo così nell’animo dello stesso la falsa convinzione che tale è la unica e normale condizione umana da sempre! Nel preciso Istante in cui egli dovesse strapparsi le bende dagli occhi, non solo vedrebbe il Tutto in virtù della Luce ma raggiungerebbe, come conseguenzialità logica, il Sapere che quell’ambiente è stato da sempre naturalmente illuminato e ottimamente arredato, che la Luce e quindi il Bene e cioè, in termini hegeliani, l’Assoluto è da sempre non solo presso di lui ma che egli è nell’Assoluto, nella Luce, nel Bene, abitando quell’ambiente, dimorando in quella Casa, che dall’Eternità è il Paradiso, cioè il Cielo che gli era celato (Cielo deriva da celare, nascondere…!) poiché egli non lo vedeva e quindi non lo conosceva; ma vedere qui non vuol dire solo vedere l’Esterno, vuol dire, anche e soprattutto, vedere il Mondo, ciò che appare e sembra essere fuori di noi nel medesimo Istante in cui vediamo l’Interno di noi e sappiamo (ri-cordando) che non vi sono né “interno” né “esterno” poiché la Luce ed il Bene non si vivono e non si generano se non si liberano gli occhi (dell’Anima) dalle bende dell’ignoranza e della viltà, della paura e del conformismo!

Tale Logos vuole esprimere la Verità che sempre ed in ogni Istante, in ogni e qualsiasi momento e dimensione della vita dello Spirito, possono e devono essere strappate le bende e “l’operatore” potrà e dovrà parlare quel Logos come se egli avesse vissuto una esperienza nuova, unica, destinata solo al suo percorso di vita, quando, invece, nel tempo, egli comprenderà, come è stato chiaro sia a Jacob Böhme che a Hegel, che egli medesimo sta tentando di “raccontare” non la “sua” storia accaduta in “quel” momento, apparentemente storico, ma sta cercando di parlare e di presentare ai suoi simili, accomunati tutti dallo Spirito uno che è emerso dalla Natura, una vicenda, anzi la vicenda che sempre è, sempre avviene, sempre accade, anzi non avviene e non accade poiché nulla muta e nulla progredisce: è l’Assoluto che si manifesta, che si dà a vedere a chi ha occhi per vedere, essendo da sempre manifesto e presso di noi e noi dentro di Lui…!

Tutto si decide all’interno del Sapere! Il Logos che Hegel presenta e rinnova nella sua discorsività, non è quindi né nostalgico di un Passato Mitico che non c’è più, né ansioso costruttore ottimista di un Futuro che non c’è ancora, è invece il Dire ciò che è, Ora, nel Presente e che il processo stesso che vive ed esperimenta colui che lo rivela, innanzitutto a se stesso, coincide anzi è la stessa Cosa che vive il Mondo stesso, cioè quell’ambiente luminoso ormai visibile e visto; colui che è strumento di questo Logos non dice del Mondo raccontando qualcosa, un evento che riguarda solo quest’ultimo, restando al di là, esterno alla “vicenda”: no! La vicenda riguarda, è la Verità dell’Intero, cioè di Colui che racconta e di Ciò che è raccontato, e nell’Istante in cui Ciò avviene (l’Evento non avviene nel tempo e in nessun luogo perché è fuori dal tempo e dallo spazio e quando muta non si muove né sta fermo, nella stessa guisa in cui Platone nel Parmenide (155b-157d) parla dell’Uno e del suo mutamento…); è la Verità dell’Anima una che parla a Se stessa di Se stessa e della sua “storia” che non è tale poiché è Eterno Presente! In ciò consiste il Segreto più nascosto di ogni Logos iniziatico (nascosto, nel senso che è impossibile dirlo e quindi è Indicibile: “…l’Uno infatti non è in un punto qualsiasi ma è presente solo in chi può toccarlo e in chi non può non è presente…”; Plotino, Enneadi, VI, 9, 7); la Sua è invisibile e potente manifestatività, non come realtà ambientale esterna allo Spirito, nella sua ignoranza dualistica, ma come Quello che è Presente pur apparendo Assente poiché il composto di cui constiamo è falso, errato, spezzato; vi è la frattura in esso, la scissione dentro di esso, ed è una scissione, una separazione che è “la” Scissione fondamentale e causale della nostra ignoranza, dell’incantesimo di cui siamo vittime, cioè lo stato di coscienza errato, limitato e deviato che corrisponde alla cecità del bendato, allo stato di Sonno del dormiente, all’Oro ricoperto di feccia, allo Zolfo, prigioniero in tenebrose carceri di cui Mercurio ha le chiavi e lo stesso è sotto il potere di Saturno, ecco il “composto” errato: la separazione tra lo Zolfo ed il Mercurio, tra lo Spirito-Nous e l’Anima-Vita, tra l’Io e il Mondo: questo “composto”, effetto della Caduta, dell’Oblio e della Sconfitta, deve essere “scomposto”, deve morire, il suo stato di coscienza, il suo modo di vedere, di sentire, di sapere (nel senso di assaporare…!) devono scomparire, (vedi il Fedone di Platone: la Filosofia come esercizio di morte e quindi di scomposizione…!); la Morte è lo scioglimento (solve) di questo “cattivo” composto (“cattivo”: proprio nel significato storico-etimologico del termine che è dal latino captivus, dal verbo capio = prendere, e che significa preso prigioniero…!); infatti questo “composto” è prigioniero di una “unità” che non è tale ma è, invece, qualcosa di meccanico, di esterno a se stessa, di astratto e quindi di non Vivente (come insegna Hegel a proposito del meccanicismo in quanto stato mentale-coscienziale corrispondente al simile stato della Natura) è qualcosa di separato e scisso con dentro il Vuoto (vedi le dita della mano aperta del Diavolo nei Tarocchi) questo è lo Spazio dell’Angoscia, del Dolore e della Paura (l’Horror vacui): è questo falso “composto” che deve essere “scomposto” e la causa che muove tale potente Volontà-Necessità, come se un Serpente ci avesse morso, è la Ricerca (la Cerca del Graal…) di ciò che (ri)conosciamo, mentre procediamo nell’Ascesi della Morte pur restando nella Vita: ecco che tutti i nodi e le incrostazioni, le conoscenze false poiché aperte all’Oscurità, man mano si “sciolgono” e Nuovi ed Antichi “composti” si (ri)costituiscono, sono “fabbricati” con sofferenza e fatica (ecco la “fatica del Concetto” di cui parla Hegel!) e una Coscienza, una Sensibilità, una Convinzione ed una Consapevolezza che sembrano “altre” saranno la Natura luminosa e lucente dell’Anima che ritrova Se stessa: l’Anima che “era” il sonno dello Spirito (afferma Hegel) è Sveglia, è libera dalla custodia di Saturno che è di “nuovo” e “da sempre” il Nume dell’Età dell’Oro, l’Anima sveglia si riconosce essere Spirito-Zolfo-Intelletto, pura Luce che è il Bene, non più separato, scisso ma ri-composto in una nuova (che non è tale) Unità: è la Riconciliazione tra Cielo e Terra, è il Due che è di “nuovo” Uno: tale Logos non è avvenuto ieri né avverrà domani, Lui avviene, come Adventus, sempre, da sempre e per sempre!

 

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Categorie: Filosofia

Pubblicato da Giandomenico Casalino il 20 Ottobre 2015

Giandomenico Casalino

«... La Totalità autofondante, che è l'Intero ed è il Vero e cioè l'Assoluto, è il concetto-realtà di "ciò che è causa di sé stesso" e della effettuale convergenza di natura, essenza e verità tra Filosofia platonica, Tradizione Ermetica e Sapere di Hegel, poiché esse, anche se con linguaggi differenti, a causa dei diversi contesti storico-culturali in cui si manifestano, dicono il Medesimo... il Sapere è Uno e la Tradizione che è Sapere, Gnosi, può anche apparire in tanti volti e differenti immagini o discorsi, ma colui che è condotto dalla virtus del Cuore, inteso come centro vivente dell'Essere e quindi nous in senso arcaico, ne vedrà l'unica natura, riconoscendo sé stesso in essa come in uno specchio: " ... infatti gli interpreti dei Misteri dicono che «i portatori di ferule so- no molti ma pochi i posseduti dal Dio» e costoro, io penso, non sono altri che quelli che praticano la Filosofia nel vero senso del termine..." (Platone, Fedone, 69 c-d)...».

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