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Donne, non caricature femministe

Donne, non caricature femministe

La principale delle vittime mietute dalla temperie sessantottina credo che indubbiamente sia la donna, il cui cervello è stato riempito, a partire da quel fosco periodo della nostra storia, di spazzatura modernista tutta incentrata sull’anarco-individualismo.

La sistematica demonizzazione del tradizionale (e naturale direi) ruolo ricoperto nella nostra società dal maschio e dalla femmina, ha portato ad un plagio indecente dei femminei cervelli che, facendo leva sull’irrazionalità, ha mirato alla demolizione di quell’Europa dei valori che sta a cuore a tutti noi patrioti e identitari.

Credo infatti che il 68, colpendo la donna, abbia inteso colpire la stessa idea d’Europa, che per secoli e millenni si è edificata sulla naturale divisione di ruoli su cui si fonda una società sana e basata su solidi valori di Sangue, di Suolo, di Spirito; la contemporanea droga ideologica colpisce dunque la donna per colpire la società, la famiglia, le nazioni e la stessa Europa, favorendo tutta quella serie di malattie moderniste che senza troppo girarci intorno nascono dal più terribile dei demoni: il dio danaro.

Un classico: spacciare bassi appetiti capitalistici e consumistici per filantropia ipocrita che regolarmente viene consumata sulle schiene del Popolo, delle sua fasce più umili, strumentalizzando le minoranze o comunque quegli strati della società che per un motivo o per l’altro vengono reputati “diversi”: le donne appunto, i bambini, gli anziani, i disabili, gli omosessuali, le minoranze etniche, gli allogeni, i vari soggetti disagiati e degradati.

In realtà queste categorie biologiche e sociali vengono beceramente usate per dare contro Identità e Tradizione, abbattendo così gli unici seri ostacoli che si pongono sul cammino distruttore del mondialismo e dei suoi scherani; è qui che infatti si inseriscono parassiti come i lobbisti plutocratici che seminano zizzania tra Europei per accelerare la disgregazione del nostro Continente, ormai avanzata perché principiata a partire dall’età contemporanea e divenuta particolarmente aggressiva nel secondo dopoguerra, dopo la sconfitta dell’Asse e la sua metodica demonizzazione, attuata mediante antifascismo e antirazzismo. Che poi non si deve certo essere fascisti o razzisti per capire quanto gli anti- siano attualissimi dispotismi il cui assolutismo è paradossalmente fondato su quel relativismo sradicatore che mira alla Babele di lingue, razze, etnie, usi e costumi, culture. E di generi sessuali sconvolti da deviazionismi quali l’invenzione di nuovi “generi”.

Però è un relativismo che colpisce la maggioranza della popolazione, ossia gli indigeni e quella salutare normalità garanzia di ordine e disciplina di una collettività integra ed eroica, a partire dalla vita di tutti i giorni. Ed ecco che entra così in scena il plagio della donna, a cominciare dalla sua più tenera età, con lo scopo di tramutare la femmina in un attentatore suicida che si scagli contro l’Europa dei Padri.

Cosicché la donna viene colpita nella sua figura di sesso femminile, di figlia, di sorella, di moglie e madre, di ancella del focolare e di basilare figura della Comunità, a beneficio di quell’odiosa sovversione chiamata femminismo. E il femminismo, signori, è il peggior nemico delle donne, perché fa loro credere di essere ciò che non sono drogandole con isteriche castronerie basate su di un’inesistente uguaglianza tra uomo e donna, tra maschio e femmina che non va assolutamente confusa col rispetto della sacrosanta dignità dell’uno come dell’altra.

Uomo e donna non sono uguali, sono complementari, e dal rispetto dei loro tradizionali ruoli sociali, dettati dalla stessa biologia, dipende l’ordine naturale delle cose che garantisce il benessere della società. Pertanto non esiste un superiore ed un inferiore, poiché l’uomo e la donna sono diversi, e non in competizione.

E invece, la fuffa femminista o comunque anarco-individualista (perché di quello si tratta, individualismo borghese spacciato per afflato solidaristico) predica uguaglianza, parità, o magari addirittura inesistente superiorità femminile sull’uomo, per fare un infantile dispetto al patriarcato, che ha reso grande l’Europa.

Si badi bene: io non concepisco la donna come la schiavetta casa-chiesa-famiglia che obbedisce ad una visione piuttosto semitica, a colei cioè cui è permesso solo di fare la casalinga, la beghina, e la sforna-marmocchi, reclusa in casa e magari vessata. Assolutamente no. Io concepisco la donna come fondamentale caposaldo mediante il quale la società progredisce, perché si assicura sì una discendenza ma anche una solida costituzione frutto sia del maschio che della femmina.

Chi mette in dubbio che la donna possa studiare, lavorare, realizzarsi? Nessuno, è anzi buona cosa che la donna si emancipi da quella frustrante visione abramitica che la demonizza perché portatrice di utero e mammelle, che la ritiene inferiore perché inquadrata (e trattata) quasi come un animale, una pezza per i piedi. Quel che conta è che non sacrifichi MAI l’ordine naturale delle cose per dei propri capricci, solleticati dalla sovversione femminista, perché così facendo danneggia sé stessa, la famiglia, la società, l’Europa.

Abbiamo bisogno di guerriere, ma non nel senso di donne che si sostituiscano agli uomini bensì di donne che, al fianco degli uomini, si battano per contrastare l’anarchia valoriale moderna. Donne rispettose del nostro glorioso passato indoeuropeo da continuare nell’oggi che, seppur diverso da ieri, rimane un presente le cui radici debbono solidamente ancorarsi alla Storia che ci ha reso unici, figli degli Arii e della loro solare Weltanschauung.

Care ragazze, donne, signore, non lasciatevi irretire dalle velenose favole dei pifferai mondialisti, che non vi vogliono davvero libere ma anzi, schiave, schiave più di prima perché soggiogate dall’epa del mercato rapace che vede in voi non donne, ma semplici consumatrici senz’anima, senza sangue, con un corpo divorato dai più bassi istinti pornografici e finanche umiliato da quei soggetti che pur essendo uomini si credono donne e vogliono macellarsi il corpo per divenire ciò che non sono.

Non fatevi plagiare da chi tenta di sedurvi con l’esotismo, con quella piaga che avvelenando la Tradizione vi spinge verso gli allogeni snaturandovi e quasi costringendo l’uomo a ricercare la perduta natura femminea in allogene dal pensiero più conforme alla normalità famigliare, perché provenienti da Paesi poveri e non ancora sconvolti dall’occidentalismo. E qui dovreste capire quanto è appunto subdolo, e parte del demoniaco disegno mondialista, il femminismo.

Preservate la vostra dignità e purezza sociale difendendo l’Europa dei Padri che non è alcunché di misogino e maschilista (quanto sono ridicole queste etichette) ma anzi la garanzia dell’ordine, dell’armonia, dell’equilibrio spiccatamente europeo dove l’uomo è uomo, la donna è donna, e la vera libertà è il benessere della propria comunità etnica e nazionale, e non il capriccio sovversivo del singolo che “sbrocca” e dall’oggi al domani decide di mandare al diavolo la benefica normalità che non è conformismo borghese, bensì rispetto della più intima essenza umana che dalla Natura promana.

Siate dunque Donne, e non caricature edonistiche defecate dal femminismo.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 18 Ottobre 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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