Sulle tracce della Sapienza…a lezione da Angelo Tonelli – Nona Parte – Le Lamine d’Oro orfiche

Sulle tracce della Sapienza…a lezione da Angelo Tonelli – Nona Parte – Le Lamine d’Oro orfiche

Sarzana (SP),

a cura di Luca Valentini

Venerdì 4 Settembre 2015 alle ore 18.30 presso l’Atelier Nuova Eleusis, in via dei Giardini 14 a Sarzana (SP), si è svolto il nono degli incontri settimanali denominati “I venerdì di Eleusis: sulle tracce della sapienza greca”, seminari di Angelo Tonelli dedicati alla Sapienza Greca, che in questa occasione ha disquisito sui contenuti iniziatici delle Lamine d’Oro orfiche.

Esse erano dei symbola che venivano posizionati nella bocca o sul petto del cadavere di coloro che in vita aveva ricevuto un’iniziazione orfico-dionisiaca, e furono ritrovate in Magna Grecia, a Creta ed in Tessaglia, con una datazione variale tra il V ed il III secolo a. C.

Vi ritroviamo, nelle istruzioni operative in esse contenute, una profonda similitudine con quanto è possibile apprendere da Libro dei Morti sia tibetano che egizio, con una caratterizzazione meno sistematica e raziocinante, ma essenzialmente intuitiva: la sistematizzazione della dottrina, appunto tibetana o egizia, non era presente nel suddetto viatico realizzativo di origine greca.

Le Lamine erano portate nella tomba come un vero e proprio promemoria, come un richiamo all’origine, con l’indicazione di quel viaggio interiore a ritroso che l’iniziato doveva compiere. E’ il chiaro riferimento alla memoria iniziatica, alla pratica dell’anamnesi di pitagorica radice, che in tal caso, come in Platone, viene consacrata alla ninfa Mnemosyne, nume tutelare della fonte del ricordo ancestrale della propria derivazione divina. Nella lamina LO IA 1, si presentano, infatti, due fonti, una di acqua fresca, che conduce alla dimora di Hades, ed una di acqua fredda che conduce

“…per la via sacra che percorrono gloriosi anche gli altri iniziati e baccanti”.

Sono le due vie della trasfigurazione animica, quella dei Padri e quelladegli Dei – pitriyana e devayana nella tradizione indù, simboleggiate nei Misteri e nel pitagorismo dalla lettera Y. Mnemosyne è, infatti, dea della Memoria e sposa di Zeus, madre delle Muse protettrici delle Arti di palingenesi ermetica dell’umano nel Divino: rappresenta, con la sua fonte di saggezza, una delle due vie che l’anima può intraprendere nel post-mortem. Secondo Platone, infatti, a destra, verso Mnemosyne, si conducono i dikaioi (i giusti) ed a sinistra i adikoi (gli ingiusti):

Chi non ha fresche nella memoria le beate visioni di lassù, o le ha dimenticate del tutto, non si riporta subito all’essenza della bellezza allorché vede quaggiù l’immagine di essa, perciò non la venera quando la vede” (Fedro, 250e).

In tale e medesima prospettiva, un grande studioso dell’antichità come Giorgio Colli, nel suo più famoso testo, Filosofia dell’Espressione, ha potuto affermare come tutto l’intero cosmo sia colmo di memoria, similmente al mondo ripieno di Dei o del Divino, concetto già espresso da Talete e da Virgilio.

Le due fonti dell’oblio (lèthe) e della memoria (a-lètheia) sono la rappresentazione di un percorso, indicato espressamente nelle Lamine Orfiche, di ricongiunzione con la dimensione numenica, con la matrice universale, spesso con la Grande Madre primordiale, in cui si riconosce la natura divina dell’iniziato, la sua appartenenza alla stirpe celeste:

“Vengo dai puri o pura Regina degli Inferi…perché io mi vanto di appartenere alla vostra stirpe beata…adesso giungo supplice presso Persefone sacra affinchè benevola mi invii alle sedi dei risplendenti” (LO IIA 1).

In ciò, è possibile ravvisare una connotazione devozionale nella richiesta dell’intervento divino per progredire nel personale viaggio di elevazione spirituale. Pertanto, il conseguimento di ciò che possiamo definire il pasto sacro o beatitudine iniziatica è simboleggiato dall’espressione dell’uomo – fanciullo, spesso associato a Dioniso, e, come indicato dalla lamina LO IIB 1, dal capretto che cadde nel latte: una duplice manifestazione della purezza animica, della sua immersione nella vastità del Sacro, come ne è anche testimonianza la liberazione di Persefone da parte di Bacco (LO IIB 4). Lo stesso Dioniso era definito “capretto”, Eriphos.

A Bacco, Oinos, inoltre, viene naturalmente associato il vino, come bevanda sacra che consente la liberazione dai vincoli della sfera della coscienza razionale, che consente il trascendimento degli stati ordinari della mente e dell’ego, per la consacrazione a quel Reame Invisibile, a cui accenna il filologo ligure, derivante proprio dall’etimologia del dio Hades.Tonelli 2

Tale processo trasmutativo, a cui è legato il vino, viene cripticamente espresso nella lamina LO IIB 3 di Pelinnae, in cui compaio, oltre al capretto, due animali simbolici, il Toro e l’Ariete, anch’essi che immersi nel latte, come elemento di purificazione. In un articolo apparso sulla rivista Fenix, I Tumuli Sacri di Thurii, Alessandro Coscia ha ipotizzato che il riferimento ai tre animali possa aver rappresentato una triplice divinizzazione dell’iniziato, una graduale ascensione all’Uno – Tutto. Effettivamente la formula presente nella lamina in riferimento “Ora moristi ora rinascesti, o tre volte beato, in questo giorno”, non può non essere accostata ad Ermete Tre Volte Grande ed il Toro, con le sue corna a forma di luna crescente, e l’Ariete, con le sue corna ad espressione di una dignificazione solare ed attiva, formano un quadro abbastanza esauriente circa un processo realizzativo assolutamente coerente e completo.

In tale esposizione si è, in conclusione, validato il motto ermetico, richiamato da Angelo Tonelli

“si attira ciò che si emana, si emana ciò che si è”

nel quale viene sintetizzato l’intero processo iniziatico orfico – dionisiaco, che differenzia le sorti dell’anima nell’oltretomba e le connette irriducibilmente all’assunzione più o meno graduale della capacità di risvegliarsi, di destare il capo dinanzi al giudice dei morti (come lo stesso Tonelli rammento nel suo libro “Sperare l’insperabile: per una democrazia sapienziale”), di ricordare la propria appartenenza alla stirpe divina, di possedere in sé il Divino, in potenza, di rammentare la purità animica del Dio – Fanciullo, di Dioniso.

Nel prossimo incontro, che si svolgerà Venerdì 11 Settembre e che sarà sempre relazionato da Ereticamente, Angelo Tonelli disquisirà circa la figura ed il pensiero di Eraclito.

 

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Categorie: Sapienza Greca

Pubblicato da Luca Valentini il 11 Settembre 2015

Luca Valentini

Redazione di EreticaMente.net, cultore di filosofia antica, di dottrina ermetico-alchimica e di misteriosofia arcaica e mediterranea: collaboratore di riviste come Elixir, Vie della Tradizione, Atrium, Fenix Rivista, Il Cervo Bianco, Pietas, Il Primato Nazionale. Dirige le collane Arcana, rarità classiche ed ermetiche, ed Orfeo, narrativa e poetica esoterica, per la Casa Libraria Edit@ di Taranto. Partecipa a seminari di ricerca di livello nazionale ed europeo. Ha pubblicato testi inerenti l'Alchimia, l'Amor Sacro e di poetica ermetica.

Commenti

  1. Io con voi! Noi insieme! Bello!

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