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Riflessioni sulla pena di morte

Riflessioni sulla pena di morte

Papa Bergoglio, affettuosamente detto Badoglio, è in viaggio nelle Americhe per fare un po’ di propaganda mondialista al suo nuovo corso vaticano: se un Ratzinger stava praticamente simpatico a quattro gatti, costui riscuote le simpatie del mondo intero e forse proprio perché più che papa cattolico è icona alla moda del volemosebbène universalista. Quando un romano pontefice diventa di colpo popolare pure presso gente che con l’acqua santa c’entra quanto il demonio, qualcosa vorrà pur dire.

Nel suo viaggio si è trattenuto soprattutto negli Stati Uniti dove ha avuto modo di spargere il suo laicissimo vangelo trasversale, che mette d’accordo tutti a patto di rinunziare ad una genuina visuale patriottica che, logicamente, negli USA non può attecchire. Ha visitato la Casa Bianca, il Congresso, l’ONU, Ground Zero, proponendo l’attuale brodaglia filosofica buonista che è il cattolicesimo moderno, ovviamente senza fare il papa ma il messaggero di pace e democrazia universale che va bene a tutti e non turba nessuno.

Gareggia con il suo omologo sud-asiatico vestito d’arancione, e che gira il mondo facendo da sponsor a Obama contro la Cina. Bergoglio sponsorizza il mondialismo a modo suo, e dopotutto fa il suo mestiere; non lo facciamo invece noi quando piuttosto di rispedire al mittente vaticano le sue prediche untuose ci accodiamo alla fila degli adoratori di Francesco esclamando in visibilio quanto sia bravo, buono, bello, simpatico questo successore di Pietro.

Tra le tante baggianate pronunciate in questi giorni, l’omino vestito di bianco si è scagliato contro la pena di morte, e dunque il rigido sistema carcerario e penale americano, che forse è una delle poche cose positive americane. Chi delinque negli Stati Uniti, generalmente, non ha vita facile, tanto che appunto la rischia, e non ci sono boiate evangeliche, sinistrorse, buoniste e rieducazioniste che tengano. In Italia sembra contino più i diritti dei carnefici che delle vittime: chi muore viene seppellito e dimenticato, i famigliari accantonati come un fastidioso assillo che redarguisce la propria coscienza, chi invece ammazza e si macchia di orrendi crimini è sicuro di poter contare su pene miti, sconti di pena, indulti, trattamento con guanti bianchi, e reinserimento nella società precedentemente vilipesa dalla propria barbarie. Ovviamente ricominciando daccapo.

Di questi giorni la notizia che quell’essere fecale americano che ha travolto e ucciso una fresca sposa italiana si è beccato 42 anni di galera; in Italia sarebbe forse ai domiciliari in attesa di scontare 5, 6 anni e tornare a far danno in giro. Qui lo stato è troppo preso ad inventarsi sempre nuove tasse e punizioni per i reati d’opinione, non a punire severamente chi si chiama fuori dalla civiltà tramite efferati delitti. E ancora negli Stati Uniti, a livello di libertà d’opinione e personale (pensate ai mandati di perquisizione per fuffa), c’è da dare punti all’italietta loro colonia: chiaro, loro sono i padroni noi la colonia, loro esportano guerre ma in casa non ne vogliono.

Fatto sta che in Italia chi delinque viene più tutelato di chi subisce, e se finisce in galera ottiene una comoda pensione, magari a vita, sulle spalle delle vittime e dei contribuenti. Pertanto, dal mio modesto punto di vista, chi si macchia di crimini abominevoli è giusto che venga tolto di mezzo con la pena capitale, perché ammazzando o agendo violentemente contro il popolo si è posto fuori dalla società civile rinunciando alla sua condizione sociale e ai suoi diritti: la sua esistenza è diventata dannata e inutile, nociva, e non c’è rieducazione che tenga verso i rifiuti umani che angariano i propri simili. Senza star qui a discettare su che tipo di pena capitale, io dico che comunque sia giusto togliere di mezzo per sempre chi commette abomini come uccisioni di massa, crimini contro l’infanzia e i deboli, alto tradimento e collaborazionismo, ma anche tutto ciò che direttamente o indirettamente danneggia il popolo e la nazione spedendoli sul lastrico e la rovina.

Perché si dovrebbe riabilitare un mostro, uno sulla cui fedina penale scorre (direttamente o indirettamente) sangue innocente dovuto a deliberata volontà d’offendere, distruggere, sottomettere, angariare, disumanizzare mediante violenza selvaggia? Non sto parlando di reati di lieve entità e nemmeno di raptus  ma di tutto quello che, appunto, deliberatamente cagiona morte, sofferenza, distruzione, annichilimento, tradimento della Patria e di tutti quei valori sui cui un genuino concetto di Patria si fonda. E che, badate, sono spesso opera di gente in giacca e cravatta, non di loro reggicoda.

Per il resto dei crimini ci sono i lavori forzati, perché nessun criminale deve giacere in carcere senza far nulla pesando sulle spalle della società; e il suo reinserimento deve avvenire mediante rieducazione ma anche mediante  sudore, lacrime, fatica, sacrificio e un serio pentimento affinché il reato non venga reiterato.

Non può esistere una pena detentiva o un ergastolo dove il detenuto non faccia nulla da mattina a sera: che è? Una pensione a vita sulle nostre spalle? Non ci siamo ragazzi, non ci siamo proprio, e sicuramente avere in casa i bergogliani e il baraccone vaticano non aiuta.

Il papa fa il suo mestiere predicando pace, perdono, amnistie; noi si faccia il nostro zittendolo quando si viene a parlare di affari di stato. Che se ne resti in sacrestia a cianciare di queste cose, ora di finirla coi preti che vogliono sottomettere lo stato alle loro balle in nome del giudizio di un inesistente dio straniero, che oggi è solo una filosofia di vita pacifista, buonista, universalista, di pecoroni omologati dalla paura di finire in un inesistente inferno biblico.

Dico sì alla pena di morte laddove serva a liberare un Paese da una vera e propria irrecuperabile canaglia: esiste il giudizio degli uomini saggi, non di una divinità abramitica estranea all’Europa. E forse qualcuno ci penserà due volte prima di mettersi a danneggiare la collettività sapendo che non c’è più spazio per le assurdità della “giustizia” italiana, dove vengono puniti i pesci piccoli e piccolissimi per lasciare liberi di fare ancora danno i veri criminali, spesso puniti per modo di dire e tutelati più delle proprie vittime.

Superfluo poi aggiungere che gran parte della criminalità in Italia è allogena, e in questo caso bisogna per lo più agire di rimpatrio e soprattutto a monte, evitando di imbarcare ancora migliaia di allogeni incompatibili con la nostra natura etnica. Accogliere significa alimentare il circolo vizioso della criminalità e del business del grande capitale, che poi a ben vedere sono la stessa cosa, che ricade sulle spalle del popolo sottomettendolo alle logiche di mercato e alle politiche affaristiche senza scrupoli di chi aizza esodi per privare i Paesi di sovranità. E come si intuisce, a chi non sa/vuole integrarsi, o più semplicemente non vuole occupazioni “degradanti” essendo privo di qualifiche, si apre la comoda strada della delinquenza.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 27 Settembre 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. andres marzio molise

    ogni paese bada alle sue magagne e vi pone un freno come crede…qui nelle Filippine ci sono un milione e mezzo di bambini di strada dunque il paese richiama pedofili ed addirittura mercanti di organi. se ti trovano in compagnia di un minore senza l’autorizzazione del genitore (ma i bambini di strada non ce l’hanno…) ti becchi anche 30 di galera filippina la quale ho visto con i miei occhi andando a trovare una amica non conosce i diritti umani. tu dici di uccidere gli assassini “perché ammazzando o agendo violentemente contro il popolo si è posto fuori dalla società civile rinunciando alla sua condizione sociale e ai suoi diritti”. Io propongo allora la pena di morte per i reati mafiosi..mi pare piu interessante. e’ molto piu abominevole (per una societa) cio che fa la mafia che uccidere un singolo individuo per ragioni pesonali. sia chiaro non sto giustificando la criminalita allogena, mi sembra solo che quella di alcni nostri connazionali meriti di piu la pena di morte. figurarati che io metterei al muro pure tutti i parlamentari 🙂

    • Mi sembra scontato che questo articolo fosse primariamente rivolto, come ho fatto intendere, a chi ammazza non tanto per raptus quanto per precisi disegni criminali, dunque mafiosi, terroristi, stragisti e marmaglia varia, inclusi i traditori del proprio popolo.

  2. Dario

    Non sarei contrario alla pena di morte in linea di principio, lo sono invece perchè non mi fido della “giustizia”. L’errore giudiziario è sempre in agguato, le cause possono essere molteplici, risale a pochi mesi fa la scarcerazione di un ergastolano (rivelatosi innocente) che già aveva scontato 24 anni di galera, se fosse stato giustiziato?

    • Beh, certo, la pena di morte va applicata in un sistema giudiziario funzionante, si capisce. L’attuale situazione italiana è un po’ un macello e prima di introdurre pene capitali sarebbe il caso di normalizzare la situazione. Comunque sarebbe da applicarsi nel caso di delitti efferati, non di raptus o di situazioni controverse, e logicamente in presenza di sufficienti prove per incolpare un soggetto criminale. Questo a livello pratico; a livello teorico rimane appunto, a mio parere, la necessità di castigare a livello davvero esemplare chi senza alcuna ambiguità decide di mettersi al servizio del crimine e di perseguire percorsi non solo di illegalità ma di ferocia, di perversione, di cattiveria gratuita, di ferma volontà tesa a danneggiare concretamente stato, società, popolo, nazione.

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