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Pan è morto e noi l’abbiamo ucciso – Parte Terza – Riccardo Tennenini

Pan è morto e noi l’abbiamo ucciso – Parte Terza – Riccardo Tennenini

Dall’attenuarsi dell’effetto della morte di Pan, si è affermata Prakṛti o “forza motrice primordiale” attraverso cui l’universo esiste e si esplica, che è possibile intendere anche con “natura” o “materia”, attività pura ma inconsapevole, il principio che da immanifesto genera la prima radice dell’Essere, per evoluzione-trasformazione, a tutto ciò che è manifesto, intendendo con ciò sia la realtà materiale che quella mentale. È una polarità energetica dell’Essere e della sostanza cosmica dell’universo. Si distacca dal Puruṣa, lo Spirito Supremo da cui tutto esiste e si genera, in cui tutto si risolve e tutto domina, passando dal Kosmos, dove Prakṛti e Puruṣa erano uniti, al Khàos, del disordine universale della materia separata dal Puruṣa.

Tale risutato produsse il mondo come una grande ecumene individualista Non vi era più né una guida spirituale o legge morale, né una guida politica o legge civile etica, ma vi solo una oclocrazia che portava ad una “libertà” (in senso retorico, di liberarsi da tutto ciò che possedeva rimanendo “nudo”) dove ogni legge o regola diventava un impedimento alla liberà, all’ emancipazione dell’individuo, guidata dal “laico” politico o homo oeconomicus liberista e dal calvinista liberale, entrambi demagoghi. Il “bis pensiero” diventa la notizia che diventa l’informazione divulgata dai mass media, stampa con l’unico scopo di fare disinformazione e audience. Qualsiasi fenomeno irrilevante diventa un caso mediatico internazionale dove giornalisti, reporter,ecc entrano in competizione scommettendo su chi riesce ad intrattere più pubblico, e fare più audience, con l’unico scopo di trarre profitto indiscriminato su casi fittizzi.

Tutti sono divenuti servi del mercante (borghese capitalista), che in una società tradizionale sarebbe un Vaisya, mentre adesso si trovano in cima alla piramide. Esso è quell’elemento internazionale che guida i suoi affari ovunque, è una piccola cricca internazionale, senza radici, che dopo la rivoluzione francese diede inizio alla modernità. La rivoluzione industriale fu il primo passo di sviluppo economico o industrializzazione della società che da sistema agricolo-artigianale-commerciale divenne un sistema industriale capitalista, caratterizzato dall’uso generalizzato di macchine azionate da energia meccanica e dall’utilizzo di nuove fonti energetiche inanimate (come ad esempio i combustibili fossili), il tutto favorito da una forte componente di innovazione tecnologica e accompagnato da fenomeni di crescita, sviluppo economico e profonde modificazioni socio-culturali e anche politiche. Questo passaggio dal rurale all’urbano causò la rivoluzione argraria che sancì il presupposto per l’affermazione di un modello economico capitalistico la cui caratteristica principale risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione e nella seguente separazione tra la classe dei ricchi (capitalisti) e poveri (lavoratori). Cio è stato possibile attraverso un processo di proletarizzazione del ceto contadino.

Essi diventano così la forza utile per l’avvio dell’industralizzazione; la coltivazione della terra si avvia verso metodi rapidi di meccanizzazione; produzione derrate alimentari per le masse inurbate in quantità con estensioni coltivabili minor, che porta inevitabilmente all’aumento della produttività, passando da prodotti qualitativi, come il taglio del grano con la falce, a prodotti quantitativi con prodotti meccanici, diminuendo la qualità del prodotto ma aumentandone la quantità e il profitto. Le innovazioni agricole e l’aumento del reddito pro capite non solo determinano un aumento demografico, ma producono attrito tra chi lavora in proprio e chi lavora in privato.

In questi ambienti Marx struttrò la sua ideologia politica come concezione negativa verso la civiltà moderna e lo stato liberale. Secondo Marx l’età moderna e quindi l’uomo moderno coincide con la cosiddetta fase di scissione, tra società e Stato. Nella polis greca i cittadini si sentivano parte integrante della comunità. Non esistevano differenze tra pubblico e privato, come non esistevano differenze tra lo Stato e la società. Ma in esso c’è contraddizione. Infatti, lo Stato è sempre predisposto come un organismo garante dell’interesse e del benessere comune, ma questo secondo Max è una cosa falsa. In quanto non è lo Stato ma se mai sono i cittadini che garantiscono l’interesse e il benessere dello Stato. La stessa dichiarazione dell’uguaglianza formale propagandata dalla rivoluzione francese, ha perso il suo significato. Secondo Marx la civiltà moderna rappresenta contemporaneamente, la società dell’egoismo. Il cittadino si è staccato dalla comunità; in tal senso, nella società civile non esiste più la solidarietà, ma ognuno cerca di imporsi perseguendo individualmente i propri interessi. Proprio a causa di questo individualismo, lo Stato rende legale il diritto di libertà individuale e di proprietà privata, come una proiezione politica di una società contro-sociale. Da esso va a formarsi il proletario come forza lavoro, che fabbrica un oggetto (il capitale) che però non appartiene a lui e che lo domina (materialismo). Il lavoro è forzato, e l’operaio è semplicemente uno strumento utilizzato da forze esterne (i capitalisti) allo scopo di arricchirsi, finché non si arriverà in un modello economico sottosviluppato dove i capitalisti distolgono capitale alle aziende creando masse di disoccupati per poi offrire lo stesso lavoro, ma da precario sottocosto con un salario minimo. Questo permette a chi non accetta tale condizioni lo sviluppo del “lavoro in nero” e della microcriminalità messa in atto dal proletario come l’abusivismo, il furto, lo spaccio e le truffe e della macrocriminalità del capitalista su mercati e finanza come l’usura, inflazione e globalizzazione, alienando così il proletario attraverso la pubblicità e altri mezzi di propaganda ad uno stile di vita borghese perpetrato dai nobili, politici e dal clero.

Si propongono modelli\e che non si vedranno e non si avranno mai nella vita, grandi marchi che non si potranno mai indossare, grandi macchine che non si potranno mai acquistare, insieme a ville, incontri mondani, vacanze “esclusive” acquistando attegiamenti cosmopoliti e esterofili. In tal modo il proletario è indotto a credere che ciò che fa lo fa per raggiungere quegli scopi e diventare in futuro anche lui un capitalista e smettre così di vedere il “padrone come un nemico”. Tutto ciò si fonda sullo snobbismo di costumi, individualismo, materlialismo, consumismo, disprezzo per tutto ciò che è realmente spirituale, scetticismo e pessimismo. Una volta che si è riusciti a “spogliare” l’uomo e “vestirlo” verso una condizione capitalista e alienato per la vita borghese, ora si doveva despiritualizzarlo totalmente seguendo il pensiero Marxista e la teoria della relatività di Einstein: la religione come oppio dei popoli, sostenendo che è un prodotto di un’umanità alienata e oppressa.

Siccome la religione nasce appunto da tale condizione umana e sociale dell’individuo alienato, l’unico modo per distruggerla non è la critica filosofica ma la trasformazione rivoluzionaria della società. La religione è il prodotto malato di una società malata e l’unico modo per annientarla e distruggerla è quello di distruggere anche l’intera struttura sociale responsabile della sua creazione.

Questo fatto permise la creazione di nuove eresie moderne con tutte le sette neospiritualiste o “individualismo religioso” dove appunto vi è un’ “auto-iniziazione”: i Misteri contemporanei sono teorie del mercato o la mistificazione di tutte le dottrine tradizionali che vengono “rovesciate”, materializzate e date alla totale incomprensione dei fenomeni.

La rivoluzione sessuale servì a creare una “nuova specie”, perpetrata dalle donne, per ottenere la parità dei sessi che portò all’emancipazione delle femministe causando significativi cambiamenti nel comportamento che comportarono l’introduzione di usi e costumi deviati nella società (pornografia, pedofilia, ideologia gender…), affermando un modello pansessualista e una sessualizzazione della società maggiormente permissiva che si diffuse in tutto il mondo e che può essere riassunta nell’espressione “amore libero”. Si svilupparono contraccettivi, la produzione di massa di preservativi, la possibilità di evitare le gravidanze indesiderate ad un costo modesto. Progressi nell’immunologia resero inoltre l’aborto meno rischioso per la salute della donna e l’uso dei contraccettivi orali (la “Pillola”). Nuovi medicinali, come il Viagra, l’acquisto di un afrodisiaco,giocattoli sessuali divenne un fatto normale; crebbe la popolarità del sadomasochismo. Il divorzio unilaterale divenne una concreta possibilità legale in diversi paesi. Tali sviluppi ebbero un progressivo declino dell’osservanza religiosa. Antichi valori, quali la nozione del “crescete e moltiplicatevi” biblico, ad esempio, vennero abbandonati; si diffusero gli stili di vita delle culture mercantili.

A tutto ciò si ricollega Freud che possiamo considerare l’ispirtatore della rivoluzione sessuale che agendo sulla psichè sostenne che l’inconscio è la forza motrice dell’anima: gli istinti e gli impulsi possiederebbero una “carica fatale” che se non scaricata andrebbe a risentirne l’individuo. Da qui tutte le aberranti teorie freudiane legate alla sfera sessuale come il complesso di Edipo, l’invidia del pene, complesso di inferiorità, così come la libido infantile e il sogno che sarebbe un “luogo” dove si possano esprimere queste “cariche” che nella società vengono bloccate, fermate e censurate. Individuando la depressione come fenomeno dato dall’impossibilità di non aver potuto esprimere durante l’infanzia o in età adulti, questi impulsi, nel momento di crisi, “regrediscono” e riprendono forma sotto istinti incestuosi, omosessuali, ossessivo\compulsivo, narcisisti, omicida ecc.

Il prodotto di questa rivoluzione fu l’affermarsi del movimento di liberazione omosessuale capitanato da diversi esponenti tra qui Mario Mieli teorico degli studi di genere, convinto di una rivoluzione gay in chiave marxista sviluppando il suo pensiero, ritenendo che ogni persona è potenzialmente transessuale se non fosse condizionata, fin dall’infanzia, da un certo tipo di società, che costringe a considerare l’eterosessualità come “normalità” e tutto il resto come perversione. Per transessualità Mieli intende l’androginia, ovvero l’innata tendenza polimorfa dell’uomo, caratterizzata da un ermafroditismo originario e profondo di ogni individuo. Mieli, che ha avuto come maestri Marx e Freud, non esita a includere nel suo elenco di esperienze redentive la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia. Nella sua opera più famosa Elementi di critica omosessuale scrive: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro. Per questo la pederastia è tanto duramente condannata: essa rivolge messaggi amorosi al bambino che la società invece, tramite la famiglia, traumatizza, educastra, nega, calando sul suo erotismo la griglia edipica”.Pan 2

Con lui tra gli elementi di spicco si aggiunse anche Magnus Hirschfeld “l’Einstein del sesso” ideologo del terzo sesso. Questo “terzo sesso” potremo definirlo un “Neo Darwinismo” secondo cui in principio l’uomo era un gender che possedeva entrambi i sessi, che una volta introdotto in una società aveva dimenticato di esserlo e quindi la società avrebbe “inventato” i sessi e i generi maschio o femmina come costrutto sociale, mascherando la “vera” “origine della specie”. Questo fenomeno lo decifra tradizionalmente Platone nelle Leggi quando afferma: ”l’omosessualità è una perversione responsabile di incalcolabili sciagure, non solo per la vita privata dei singoli, ma anche per l’intera società”. Infatti da realtà individuale in ambito privato diventò un imposizione collettiva di massa per creare l’uomo unisex che diventa lui stesso merce utile solo al consumo andando a ledere la natura dell’uomo, la famiglia sul piano morale e giuridico, essendo quella forza che resiste all’ideologia della cancellazione delle differenze etniche,sessuali,spirituali,culturali e sociali.

Questo scisma instaurò una nuova campagna imperialista di esportazione di guerre per le materie prime e importazione di nuovi “schiavi” che lavorassero molto per poco e per pochi e che tirassero su il tasso demografico, facendo in modo che il fenomeno immigratorio di massa diventi come i film di Romero, creando così un mondo senza differenze, monoetnico (ibrido), eterogeneo, apolide imborghesito,despiritualizzato e asessuato dove il sigolo individuo è stato transumato ad un nuovo libello della spece il “Mvndi Civem”.

A questo punto si arriva nella post modernità con la discesa del “Devs Ex Machina” dove la macchina sostituisce l’uomo in tutti i suoi aspetti pubblici e privati. Esso serve solo come “capitale umano” intodotto in un sistema che lo rende un prodotto in serie. Creandogli un mondo parallelo (Matrix), offrendogli solo un simulacro della società. Con Facebook si fanno ‘amici’ virtuali, si visitano paesi dove mai si andrà. Si chiacchiera, ci si sfoga, ci si racconta online facendo che il dialogo diventi inutile, si fotografa ogni attimo della permanenza su questo mondo per avere anch’essi audience dal “pubblico” di Facebook pareri, attenzioni e ci si mette in mostra in modo lascivo e feticcio con un ego di protagonismo in modo narcisistico. Tale dissoluzione sociale dettata dall’individualismo e dalla solitudine che si ha, stando dentro una “gabbia” davanti ad uno schermo credendo di essere nel “nuovo mondo”. E tutto ciò che ci circonda diventa irreale e privo di qualsiasi interesse o significato. Così scompare la vita privata, la privacy, i rapporti sociali organici, perché ci si incontra sempre meno. La sola utilità di Facebook è dare alla “psicopolizia” una banca dati dove vengono schedati tutti gli esseri umani che vivono all’interno della caverna di Platone.

Concludo ora con la reinterpretazione di un discorso tratto dal film “Quinto Potere” che trovo fondamentale mettere per esteso.

Tutto è finito ? è l’idea che questa grande mondo sia dedicato all’affrancamento, alla floridezza di ogni suo singolo individuo. È l’individuo che è finito! È il singolo, solitario essere umano che è finito! È ognuno di voi altri che mi ascoltate che è finito! Perché questa non è più un mondo di individui indipendenti oramai. È un mondo composto da circa sette miliardi di esseri transistorizzati, deodorrizzati, automizzati, tutti profumati standardizzati: del tutto inutili come esseri umani e rimpiazzabili come pezzi di un’auto. Ebbene, è arrivato il momento di chiedersi se “disumanizzare” sia un verbo così brutto: bello o brutto, la disumanizzazione è in corso! Il mondo intero sta diventando umanoide: fatto da creature che sembrano umane ma non lo sono. Le persone del mondo intero stanno diventando prodotti in massa, programmati, numerati, computerizzati. Ci dicono: non vi sono nazioni, non vi sono popoli, non vi sono razze, sessi, religioni, non vi sono terzi mondi. Esiste soltanto un unico, un solo sistema di sistemi: uno, vasto, immane, interdipendente, intrecciato, multivariato, multinazionale, dominio del denaro, petro-dollari, elettrodollari, multidollari, sterline, rubli, franchi: è il sistema internazionale valutario, che determina la totalità della vita su questo pianeta. Questo è l’ordine naturale delle cose, oggi, questa è l’atomica!. Lei si mette sul suo piccolo schermo da 21 pollici e sbraita parlando d’America e di democrazia… Non esiste l’America, non esiste la democrazia! Esistono solo BCE, ECB, FED,EKT,EKP. Pan 3Sono queste le nazioni del mondo, oggi. Di cosa crede che parlino i russi ai loro consigli di Stato? Di Carl Marx? Tirano fuori diagrammi di programmazione lineare, le teorie di decisione statistica, le probabili soluzioni, e computano i probabili prezzi e costi delle loro transazioni e dei loro investimenti: proprio come noi. Non viviamo più in un mondo di nazioni e di ideologie, il mondo è un insieme di corporazioni, inesorabilmente regolato dalle immutabili spietate leggi del business. Il mondo è un business, lo è stato fin da quando l’uomo è uscito dal magma. E i nostri figli vivranno, per vedere quel mondo, in cui non ci saranno né guerra né fame né oppressione né brutalità: una vasta ed ecumenica società finanziaria per la quale tutti gli uomini lavoreranno per creare un profitto comune, nella quale tutti avranno una partecipazione azionaria, e ogni necessità sarà soddisfatta, ogni angoscia tranquillizzata, ogni noia superata. Poveri noi…perché io dico “poveri noi”? Perché nel mondo siamo più di sette miliardi di esseri umani, che guardano la tv, perché pochi di voialtri leggono libri, capito?. Perché l’unica verità che conoscete è quella che ricevete alla tv, attualmente! C’è da noi un’intera generazione che non ha mai saputo niente che non fosse trasmesso alla tv. La tv è la loro Bibbia, la suprema rivelazione. La tv può creare e può distruggere presidenti, papi, primi ministri. La tv è la più spaventosa maledettissima forza di questo mondo senza Dio. E poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati. Questa Società è ora nella mani delle multinazionali; e quando una fra le più grandi corporazioni del mondo controlla la più efficiente macchina per una propaganda fasulla e vuota, in questo mondo senza Dio, io non so quali altre cazzate verranno spacciate per verità, qui. Quindi ascoltatemi, ascoltatemi: la televisione non è la verità! La televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale, una troupe viaggiante di acrobati, cantastorie, ballerini, cantanti, giocolieri, fenomeni da baraccone, domatori di leoni, giocatori di calcio! Ammazzare la noia è il nostro solo mestiere. Quindi, se volete la verità, andate da Dio, andate dentro voi stessi, amici, perché quello è l’unico posto dove troverete mai la verità vera! Sapete, da noi non potrete ottenere mai la verità. Vi diremo tutto quello che volete sentire, mentendo senza vergogna: vi diremo che Nero Wolfe trova sempre l’assassino, e che nessuno muore di cancro in casa del dottor Kildare, e che per quanto si trovi nei guai il nostro eroe, non temete, guardate l’orologio, alla fine dell’ora l’eroe vince… Vi diremo qualsiasi cazzata vogliate sentire. Noi commerciamo illusioni: niente di tutto questo è vero. Ma voi tutti ve ne state seduti là, giorno dopo giorno, notte dopo notte, di ogni età, razza, fede. Conoscete soltanto noi. Già cominciate a credere alle illusioni che fabbrichiamo qui. Cominciate a credere che la tv è la realtà, e che le vostre vite sono irreali. Voi fate tutto quello che la tv vi dice: vi vestite come in tv, mangiate come in tv, tirate su bambini come in tv, persine pensate come in tv! Questa è pazzia di massa! Siete tutti matti! In nome di Dio, siete voialtri la realtà: noi siamo le illusioni. Quindi spegnete i vostri televisori, spegneteli ora, spegneteli immediatamente, spegneteli e lasciateli spenti, spegnete i televisori proprio a metà della frase che vi sto dicendo adesso, spegneteli subito!!!. Non quindi serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l’ha vive con la paura di perderlo. Il potere d’acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c’è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine. Sappiamo che l’aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati 15 omicidi e 63 reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male. È la follia, è come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: “Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma… ma lasciatemi tranquillo!” Beh, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la crisi e l’inflazione, l’immigrazione e la violenza per le strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi. Dovete dire: “Sono un essere umano, porca puttana! La mia vita ha un valore!” Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l’apriate e vi affacciate tutti ed urliate: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”. Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete incazzare. Dovete dire: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!” Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi, l’inflazione e la crisi energetica.

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Riccardo Tennenini il 28 Settembre 2015

Riccardo Tennenini

Ferrarese classe 1989, inizia i suoi studi con Rèné Guénon e Julius Evola passando per i maestri del pensiero Occidentale: Platone, Aristotele, Plotino e Plutarco. Successivamente si orienta sulla filosofia orientale dell'Advaita Vedanta. Gestisce il sito Fede Spada e scrive sul mensile Avanguardia.

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