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Tra due fuochi, quinta parte

Tra due fuochi, quinta parte

Di Fabio Calabrese

Comincio con il dirvi che sono io stesso sorpreso del fatto che quello che doveva essere un argomento da trattare in un paio di articoli, mi si sta rapidamente dilatando in una serie di ampiezza paragonabile a quella di altri saggi suddivisi in svariati (talvolta dozzine) articoli che ho già pubblicato sotto la nostra testata, ma capita a volte che iniziato un discorso, ci si accorga che le cose da dire sono ancora tante.

In particolare, in questo caso, sono consapevole di aver aperto un discorso su di una tematica riguardo alla quale ho assunto una posizione che risulta controcorrente anche nei nostri ambienti, ma, che volete farci, per me, il numero di quanti seguono un’opinione, non è mai stato un metro per misurare la sua validità.

Nello specifico, io devo rimarcare che quanti continuano a sostenere un “occidentalismo” da Guerra Fredda o (che in fondo è la stessa cosa) conservano un filo-americanismo per pura forza d’inerzia mentale a un quarto di secolo dalla fine dell’Unione Sovietica, magari ripescando cascami ideologici tutto meno che riferibili alla nostra “area” come la non rimpianta Oriana Fallaci, e, allo stesso modo, quanti si buttano per un comprensibile a giustificato spirito anti- “occidentale” e anti-sionista, ad abbracciare una visione del mondo che è prima di tutto la bandiera ideologica dell’invasione allogena dell’Europa, commettono lo stesso tragico errore, di vedere la situazione come un aut aut fra “occidentalismo” e islamofilia, cioè di “giocare” (essere giocati) SECONDO LE REGOLE IMPOSTE DAL NEMICO.

Io vi avevo già fatto notare in via preliminare che, mentre “l’occidentalismo” oggi prevale soprattutto negli ambienti “di desta”, conservatori, liberali, cattolici e iper-cattolici con i quali la Guerra Fredda ci ha costretti a una lunga confusione dalla quale certuni di noi non sembrano essersi del tutto liberati neppure ora, negli ambienti più strettamente legati alla nostra “area”, lo spirito di rivalsa alla settantennale dominazione a stelle e strisce che purtroppo subiamo, lo spirito anti-sionista, la solidarietà con coloro che si trovano a fronteggiare in prima linea l’aggressione Usraeliana, l’Iran e il martoriato popolo palestinese (tutte cose giustificatissime finché non si cade nell’eccesso islamofilo), tendono piuttosto a spingere nella direzione dell’islamofilia.

Infatti, leggendo i commenti di diversi lettori ai miei articoli precedenti, ho trovato esattamente il tipo di reazioni che mi aspettavo: se da un lato le opinioni che ho espresso su Europa e Stati Uniti hanno trovato larga condivisione, mi è stato da taluni rimproverato un atteggiamento “troppo negativo” sull’islam.

Per rispondere a costoro, permettetemi quella che SEMBRA una deviazione dal nostro discorso. Assieme alla quattordicesima parte di “Ex oriente lux” avevo inviato alla redazione una piccola didascalia ‘I sorprendenti lineamenti europei e nordici di una ragazza kalash’ nella quale spiegavo che la ragazza la cui immagine costituisce “l’illustrazione di copertina” dell’articolo, è una ragazza appunto dai lineamenti europei e dal colorito nordico, con gli occhi azzurri e i capelli biondi. È una ragazza kalash. I Kalash sono una popolazione, oggi ridotta a poche migliaia di persone, grazie alla mai cessata persecuzione dei bruni islamici che li circondano, che abita alcune alte valli del Pakistan e dell’Afghanistan, una popolazione “europea” nel cuore dell’Asia, la cui origine una leggenda fa risalire a una legione perduta di Alessandro Magno, ma a mio avviso è più probabile che risalga allo scomparso popolo dei Tocari che nell’Asia centrale ci ha lasciato tra le altre cose le testimonianze epigrafiche di una lingua non solo indoeuropea, ma appartenente al gruppo “centum” (lo stesso del latino, del greco, dei linguaggi celtici e germanici), ma quel che più importa, è che i Kalash hanno sempre rifiutato l’islam, rimanendo tenacemente attaccati al loro paganesimo ancestrale, e per questo motivo hanno subito e subiscono da parte degli islamici che li circondano e li assediano, una secolare persecuzione.

Rifletteteci un attimo: biondi pagani da una parte, islamici mediorientali dall’altra: esiste una prova più tangibile del fatto che i conflitti religiosi sono solo la maschera di contrapposizioni la cui vera natura è etnica, biologica? NOI NON POSSIAMO SCENDERE A COMPROMESSI CON L’ISLAM PERCHE’ NON POSSIAMO VENIRE MENO ALLA NOSTRA NATURA DI EUROPEI.

D’altra parte, noi vediamo che gli europei che si convertono all’islam, sono soliti adottare pseudonimi arabi, palandrane e ridicole barbe a pennello, per non parlare delle donne, e c’è da chiedersi cosa ci sia di più offensivo per la femminilità del chador. Costoro non voltano le spalle al cristianesimo ma all’Europa. “Du bist Nichts ohne dei Volk und deine Sippe”. Senza il nostro popolo e la nostra stirpe non siamo nulla, e costoro scelgono di essere IL NULLA perché probabilmente sono delle nullità già in partenza.

L’ISIS, l’abbiamo visto, non risparmia nella sua feroce ostilità le realtà anche mediorientali, che sfuggono allo standard dell’arabo sunnita. Nel suo odio per gli sciiti iranici e per gli yesidi curdi, noi possiamo vedere l’atavica ostilità del semita per gli indoeuropei, e a questo punto si vede bene che la religione è solo un alibi trasparente per un odio di natura etnica.

Le complicità estese, ramificate, a volte palesi fino alla sfacciataggine tra “occidente” Usraeliano e fondamentalismo islamico che ho documentato nelle parti precedenti, sono l’argomento che batte in breccia e falcia impietosamente l’erba sotto i piedi sia agli “occidentalisti” sia agli “eurasiatisti”. Di queste l’aggressione NATO-islamica alla Serbia nella crisi della ex Jugoslavia, è stata certamente il capitolo più vergognoso, veramente un bieco accordo fra delinquenti ai danni dell’Europa; subito dopo vengono le cosiddette “primavere arabe” fomentate dall’ “Occidente” e che si sono rivelate utili soprattutto a consegnare il Medio Oriente e il Nord Africa nella mani del fondamentalismo, ma non finisce qui, questo è un campo dove più si scava, più si scopre.

Come vi ho detto la scorsa volta, è sorprendente che nel comunicato con cui l’ISIS ha rivendicato la catena internazionale di attentati di fine giugno, riguardo a quello alla moschea sciita, l’organizzazione terroristica che di solito è molto attenta al linguaggio con cui si rivolge al mondo “occidentale”, abbia definito gli sciiti “negazionisti”. Questo è un termine che si usa nella diatriba sul cosiddetto olocausto (a cui si ricorre sempre come giustificazione preventiva per tutte le porcate di Israele), e tutti sappiamo che la principale nazione sciita, l’Iran, è in prima fila nel consentire ai revisionisti dell’olocausto di esprimere liberamente le loro idee, mentre per sostenere le quali, costoro nel cosiddetto “occidente democratico” rischiano costantemente la galera e spesso la vita. Ce n’è abbastanza per intravedere dietro l’ISIS lo zampino di Israele.

Bene, forse non si tratta soltanto di una suggestione o di una coincidenza, ma c’è qualcosa di più. Internet è uno strumento meraviglioso, che i censori “democratici” che “democraticamente” censurano le manifestazioni di pensiero sgradite al potere, non riescono ancora a controllare, ma talvolta ha degli aspetti irritanti. Ultimamente, un mio conoscente ha postato su facebook un pezzo proprio su questo argomento. Andando a controllarlo al momento della stesura di questo articolo, non ne ho più trovato traccia, perciò vi riferisco l’argomento nudo e crudo, e scusatemi se non son in grado di dirvi se si tratta di un post originale o tratto da un articolo e di chi.

Non solo l’ISIS con la violenza anti sciita, e scavando un solco di odio sempre più profondo fra sciiti e sunniti, sta facendo un favore enorme all’entità sionista, ma ha seminato violenza e terrore dappertutto in Medio Oriente, TRANNE CHE IN ISRAELE. Si è recentemente scoperto che l’unica azione di guerriglia anti-sionista finora attribuita all’ISIS, è stata invece opera di un commando palestinese che con l’ISIS non ha nulla a che fare.

Non solo, ma l’ISIS distruggendo reperti archeologici, opere d’arte, testimonianze dell’antica cultura mediorientale, l’ISIS sta facendo un favore enorme agli ebrei di tutto il mondo e a Israele, perché una volta distrutti gli originali da cui la bibbia è stata scopiazzata, per gli ebrei sarà sempre più facile presentare quest’ultima come “rivelazione divina” e loro stessi come “popolo eletto”. Veramente, ci sarebbe di che parlare di ISISraele.

Io non credo di essermene occupato finora, anche perché si tratta di un’opzione fortemente minoritaria, ma è giusto parlarne perché ci può offrire qualche spunto di riflessione interessante, ma un’opzione che c’è sul tavolo, è quella che potremmo chiamare euro-mediterranea o pan-mediterranea, che è in ultima analisi una variante più intelligente e maggiormente fondata su basi storiche rispetto a quell’eurasiatismo alquanto sbrigativo che vorrebbe unire o vagheggia un fronte unico di tutte le forze e le realtà socio-politiche che si oppongono o che sembrano opporsi al Nuovo Ordine Mondiale a guida USA-sionista glissando sulle enormi differenze che dividono l’Europa dal mondo islamico o dalla Cina comunista.

Soprattutto all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 e dello “scontro di civiltà” propugnato dall’allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush, alcuni intellettuali di formazione prevalentemente storica elaborarono una concezione alternativa all’ “occidentalismo” a guida americana. L’idea di base era un vagheggiamento di quell’unità del mondo mediterraneo esistita nell’antichità, divenuta anche politica con le conquiste romane, e poi infranta in epoca medievale dall’espansione islamica, un’unità da ricostruire includendovi in qualche modo il mondo islamico stesso. Questi scritti di autori diversi, riuniti in un fascicolo intitolato “Identità mediterranea” trovarono singolarmente collocazione in una pubblicazione accademica di quelle che il più delle volte non toccano tematiche di attualità politica scottante nemmeno con le molle, un numero del 2002 di “Iter”, rivista dell’Istituto Treccani per l’Enciclopedia Italiana.

Fra questi autori, la firma di maggiore spicco era probabilmente quella dello storico medievalista Franco Cardini. Cardini fu all’epoca autore anche di un pamphlet, “La paura e la vergogna” che era una risposta al più noto “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, e la cui critica all’americanismo e all’americanofilia di cui la Fallaci dava prova, rimane assolutamente valida, un testo che merita di essere affiancato ad “Auto-attentato in USA” di Maurizio Blondet. La pars destruens di questi autori rimane assolutamente ineccepibile, resta però da vedere cosa si mette sull’altro piatto della bilancia.

Intendiamoci, da allora è passato parecchio tempo, e non escludo che Cardini e altri possano aver modificato le loro convinzioni, anche perché in questi anni il fondamentalismo islamico ha avuto ampio modo di dimostrare la sua inassimilabilità alla mentalità europea e a null’altro che a se stesso, di essere non certo la reincarnazione del nobile spirito cavalleresco di Saladino (che tra parentesi era un curdo, cioè un indoeuropeo), ma di rispecchiarsi piuttosto nella brutalità dei carnefici dell’ISIS; non mi risultano comunque prese di posizione diverse da allora, e in ogni caso le tesi di Cardini offrono spunto per un confronto stimolante.

Lo scritto di Cardini apparso nel fascicolo di cui sopra, si intitola “Oriente e Occidente”, ed eccovene uno stralcio:

“Se la koine dialektos dell’Occidente è l’American way of life, è pensabile che l’Europa accetti totalmente questa realtà, collaborando a un processo di omologazione che in passato l’ha vista protagonista ma che oggi assiste ad una sua ampia ricettività passiva? Oppure è possibile che essa si ponga il problema di una specificità da recuperare e da riaffermare, quindi un’identità da ridefinire, forse da ricreare?”

In poche parole, parlare di “Occidente” aveva un senso quando questo concetto era in sostanza un sinonimo di Europa con le sue propaggini extraeuropee, le Americhe e l’Australia, ma nel momento in cui, con la conclusione della seconda guerra mondiale l’egemonia del “mondo occidentale” è stata presa dagli Stati Uniti, l’Europa si trova in una posizione subordinata che non è possibile accettare, da qui l’esigenza di ridefinire, forse ricreare l’identità europea, e da ciò possiamo anche capire facilmente che la UE, la pseudo-Unione Europea creata a Strasburgo non può in alcun modo rappresentare l’identità europea, proprio per la sua piatta omologazione al modello americano di capitalismo rampante.

Fino a qui, Cardini non dice nulla che io, a mia volta, non sarei pronto a sottoscrivere, ma le cose cambiano quando poche righe più sotto si passa dalla pars destruens alla pars construens del discorso.

“Questi possono essere i limiti della “sfida europea” del XXI secolo, quello succeduto al “secolo americano”, il XX. Una sfida suscettibile di rimettere in discussione le stesse radici storiche dell’Europa: rileggendone la storia in una chiave che riproponga come centrale la sua origine mediterranea, vale a dire la grande cultura ellenistica nata dalla rivoluzione politico-culturale di Alessandro e ripresa in termini specifici dalla tradizione di pensiero romana avviata all’interno del Circolo degli Scipioni, maturata con l’esperienza democratica e imperiale di Cesare e culminata in due grandi eventi epocali: la Constitutio Antoniniana del 212 e la cristianizzazione dell’impero”.

Alla base di questo discorso c’è qualche cosa che proprio non fila. Cardini scambia per elementi fondanti di questa supposta civiltà euro-mediterranea quelli che furono altrettanti momenti di crisi. Fateci caso: Roma riuscì a fondare un impero politico e militare che unì tutto il bacino del Mediterraneo, e la sua cultura si espanse nelle Gallie e nella Penisola iberica, ma oriente non fece mai breccia; infatti, fateci caso, l’unica nazione in cui lì si parla una lingua neolatina è la Romania, cioè l’antica Dacia, l’ultima e più precaria conquista romana, ma fuori da quel contesto prima ellenistico poi bizantino che alla romanità rimase sempre tetragono.

Che una civiltà circum-mediterranea che oggi si vorrebbe ricreare includendovi in qualche modo l’islam, sia mai davvero esistita, è cosa di cui si può seriamente dubitare. Cardini probabilmente non ha letto Oswald Spengler. Secondo l’autore del Tramonto dell’Occidente è esistita ed esiste tuttora quella che egli chiama “civiltà arabo-magica”, che sarebbe progressivamente emersa dagli esiti più mistici e irrazionali dell’ellenismo, si sarebbe scontrata frontalmente con il mondo e soprattutto il modo di pensare romano, avrebbe generato il cristianesimo come frutto dello spirito di rivalsa anti-romano, ma sarebbe rimasta a lungo occultata dalle forme della civiltà classica, fino a quando con l’islam non avrebbe raggiunto la piena consapevolezza della propria identità.

Quelli che Cardini scambia per momenti fondanti della cultura euro-mediterranea sono altrettanti momenti di crisi. Con le conquiste di Alessandro e la fondazione dei regni ellenistici, è vero che élite greco-macedoni e la lingua greca si diffusero dall’Anatolia alla Cirenaica, ma è  anche vero che ci fu un progressivo allontanamento dalla grecità classica e dai suoi valori, un progressivo prevalere della mentalità mistico-magica dei popoli orientali, la nascita di una società cosmopolita che sembra precorrere l’attuale globalizzazione.

A Roma, l’ammirazione e il tentativo di importazione della grecità da parte del circolo degli Scipioni, andava a questa grecità decaduta loro contemporanea, non a quella di Omero, di Leonida e neppure di Platone. Il passaggio dalla repubblica all’impero fu il segno e forse l’unica via d’uscita possibile di una gravissima crisi istituzionale culminata nelle guerre civili, a parte che quel “democratico e imperiale” suona vagamente come un ossimoro. La Constitutio Antoniniana fu l’editto con il quale l’imperatore Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi dell’impero, a causa del forte declino demografico dell’elemento romano originario. “Tutti romani, perché non ci sono più romani”.

Quanto alla cristianizzazione, voi sapete che in parecchie circostanze ho espresso dei giudizi fortemente negativi sulla fede del “Discorso della Montagna” che storicamente ha rappresentato una gravissima frattura rispetto alle nostre ancestrali radici romane ed europee; in questa sede, tuttavia, si può anche prescindere dall’aspetto teologico, dal contenuto di verità o di supposta verità della religione cristiana, e non ci sono difficoltà ad ammettere che un cristianesimo fortemente europeizzato è stato per secoli la bandiera dell’opposizione europea all’aggressione islamica; non si può non essere con tutta l’anima con i cavalieri franchi a Poitiers, con i Serbi a Kosovo Polje, con i marinai di Lepanto, con i combattenti imperiali e polacchi che fermarono gli Ottomani sotto le mura di Vienna, non perché fossero cristiani, ma perché erano EUROPEI.

Bisogna però ammettere con altrettanta franchezza che oggi le cose non sono più in questi termini. Oggi il cristianesimo, non solo cattolico, mostra sempre più nettamente di aver riannodato i legami con le sue radici mediorientali, e assistiamo allo spettacolo inverecondo di papi che vanno a prosternarsi nelle sinagoghe e nelle moschee, mentre la Chiesa cattolica fa concorrenza alla sinistra nello spargere il veleno mieloso della non resistenza all’immigrazione-invasione dell’Europa da parte di allogeni non europei e in gran parte non cristiani.

Se il cristianesimo non può più oggi essere la bandiera della resistenza europea all’invasione che minaccia di stravolgere le sue basi etniche e distruggere definitivamente la sua civiltà, allora ne faremo a meno. A vincere o a perdere le battaglie e le guerre, non sono le bandiere ma gli uomini.

Mi pare che il discorso di Cardini rientri in un certo filone di pensiero cattolico, a volte tradizionalista, che non nasconde una certa simpatia per l’islam in cui vede quel modello di religione “forte”, con una fortissima presa sulla società, sulla cultura, sulla gente, che vorrebbe il cristianesimo continuasse o tornasse a essere.

Ricostituire una civiltà circum-mediterranea includendovi l’islam, significherebbe riportare in vita qualcosa che non è mai esistito, impresa non da poco!

Non è forse il caso di pretendere tanto, meglio accontentarsi dell’obiettivo “più modesto” di difendere a ogni costo la nostra trincea europea.

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Categorie: Islam, monoteismi

Pubblicato da Fabio Calabrese il 9 Agosto 2015

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. giannetto

    Su consiglio d’uno di voi, ho iniziato a bazzicare il vostro sito, e finalmente, nel panorama piuttosto desolante della cosiddetta “informazione alternativa” (ove è corrente la diffusione di bufale e lo scambio, tipico di innocui millenaristi del miglior-mondo-possibile, tra desideri e realtà) trovo diversi scritti, come questo, ben informati e in linea con il mio modo di intendere realtà e storia.

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