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Buffonate letali

Buffonate letali

Di Fabio Calabrese

Un problema al quale si dovrebbe cercare di dare una risposta, è cosa realmente si proponga il sistema mondialista con annesso quell’insieme di perversioni e anomalie psichiche che conosciamo sotto il nome di democrazia, attraverso la diffusione dell’ideologia gender. L’orientamento sessuale, infatti, è qualcosa di profondamente connesso alla psichicità basilare delle persone, e non può essere alterato per effetto di una pressione propagandistica, salvo nel caso di personalità molto fragili e che presentano già di per sé un’incertezza e un’ambiguità da questo punto di vista. Se la scopo fosse quello di farci diventare tutti omosessuali, sarebbe indubbiamente condannato al fallimento.

In realtà, gli obiettivi in vista dei quali il sistema mediatico funzionale al potere sta diffondendo l’ideologia gender non sono per nulla così diretti e così immediati. Anche se è impensabile che un’azione propagandistica possa modificare l’orientamento sessuale delle persone più di quanto un semplice travestimento possa cambiarne il sesso, non dobbiamo sottovalutare gli effetti della diffusione di un’atmosfera effeminata, svirilizzata che rende i nostri giovani psicologicamente deboli e sempre meno in grado di competere con gli allogeni che l’immigrazione ci porta in casa. Ulteriore finalità è lo spostamento dei valori della morale sociale sul piano dell’edonismo, fare del soddisfacimento degli istinti individuali la suprema istanza della morale sociale, in questo modo si frantuma una società in una miriade di individui ciascuno con le proprie pulsioni e incapace di reagire come corpo sociale alle tossine che le vengono inoculate.

Soprattutto, confondendo e rendendo interscambiabili i ruoli maschile e femminile all’interno della famiglia, se ne mina la già precaria stabilità, con effetti che alla lunga non possono che rivelarsi devastanti dal punto di vista demografico, anche considerando che ritardando al massimo l’accesso al lavoro e la possibilità di formarsi una famiglia delle nuove generazioni, si è già riusciti a ottenere l’invecchiamento e il declino demografico delle società europee.

Nella stessa direzione si muovono il femminismo estremista e l’azione di gruppi di esagitate come le femen. Lo scopo è sempre quello: deprimere la natalità per provocare il genocidio invisibile e indolore dei popoli europei che si vogliono rimpiazzare con la turba meticcia formata dagli immigrati allogeni.

Purtroppo, in Italia e in Europa esistono un gran numero di cristiani, di democratici, di marxisti di varia parrocchia o specie, cioè gente con la testa intasata di idee false che non permettono loro di vedere la realtà per quella che è. Ecco allora la creazione di falsi scopi. Un cristiano tradizionalista, ad esempio, può credere di difendere la famiglia tradizionale indignandosi per la prospettiva dei matrimoni gay e non rendersi conto che dal punto di vista demografico i matrimoni misti europeo-allogeni o le cosiddette adozioni internazionali sono un attacco ancor più pesante alla famiglia tradizionale europea come è stata fino al tempo dei nostri nonni e dei nostri genitori, e di certo non si può pretendere che abbia le idee chiare quando i suoi “valori” gli sono porti dall’altare da qualcuno che sempre più spesso ha una faccia scura, non-europea.

Esiste certamente uno stretto legame fra diffusione dell’ideologia gender e ideologia multirazziale, intesa a imporre l’accettazione di una società etnicamente ibrida, antirazzista, e ricordiamo sempre che nella realtà dei fatti “antirazzista” è una parola in codice per anti-bianco. Perlomeno, è ben visibile che esse viaggiano attraverso gli stessi canali mediatici, ma soprattutto servono allo stesso scopo, poiché la scomparsa della popolazione europea bianca, la sua sostituzione con una massa meticcia di allogeni è precisamente il punto centrale del piano Kalergi ormai visibilmente in avanzato stato di realizzazione. Per le oligarchie economiche che attraverso le rivoluzioni “liberali”, “democratiche” e marxiste si sono sostituite all’aristocrazia tradizionale europea e si nascondo dietro la maschera dell’inesistente e utopica “sovranità popolare”, è indispensabile eliminare l’uomo europeo e sostituirlo con la massa ibrida degli immigrati più facilmente manipolabile, innanzi tutto per la disunione causata dalla mancanza di coesione etnica, e poi perché meno intelligenti dell’uomo europeo, prive di quella percezione del valore della libertà, dall’individualità, della propria dignità personale tipica di quest’ultimo.

Diverso tempo addietro sulle pagine del “Centro studi La Runa” e poi della nostra “Ereticamente”, ho sviluppato un’analisi del sistema mediatico americano  che oggi grazie a numerosi canali, dalla sinagoga cinematografica hollywoodiana (totalmente in mano a elementi circoncisi) ai serial televisivi d’importazione, alla musica, e via dicendo, dilaga sempre più anche da noi. Questa serie di articoli si intitolava Lugubri pagliacci, Pagliacciate  lugubri e simili. Questo per mettere in rilievo innanzi tutto l’elemento grottesco, esagerato e infantile di quelle che un tempo erano chiamate “americanate” (oggi il termine è caduto in disuso perché noi stessi, vittime del plagio mediatico abbiamo finito per fare nostri senza rendercene conto, certi atteggiamenti infantili ed enfatici), e in secondo luogo l’aspetto lugubre e letale nascosto dietro l’apparente ridancianeria.

Ciò a cui mira il lavaggio del cervello mediatico che ha portato la gente d’oltre Atlantico al rimbambimento pressoché totale e sta avviando noi Europei sulla medesima strada, infatti, è una serie di messaggi altamente distruttivi presentati in maniera più o meno subliminale e ripetuti in modo martellante come solo il sistema mediatico può fare.

Si va dal conflitto e la violenza fra le generazioni all’interno della famiglia presentati come l’assoluta e ovvia normalità (si pensi al diabolico bambino dei Griffin), alla superiorità del teen ager sulla persona matura e della donna sull’uomo (i maschi adulti padri di famiglia sono SEMPRE irresponsabili e immaturi, mentre è un topos ricorrente quello della figura adolescenziale rousseauianamente “pura” confrontata all’adulto malvagio), alla “normalità” dell’omosessualità, alla promiscuità razziale, all’oscenità elevata a regola e stile di vita (come scordarsi, ad esempio che il filone principale di quella che è la musica contemporanea, il rock and roll, prende il nome dagli scuotimenti di un’automobile dove una coppia starebbe copulando sui sedili?), alla violenza, specie se gratuita, presentata come non solo normale ma divertente. Esemplare nei Simpson il “cartone animato nel cartone animato” Grattachecca e Fichetto che con scene di violenza scioccante provoca lo spanciarsi isterico di tutti i personaggi, compresa Lisa, l’intellettuale ambientalista, pacifista, vegana e New Age.

Il presente articolo si inserisce nel medesimo filone dei pezzi più sopra citati, torniamo dunque a parlare di queste buffonate letali, sapendo bene che l’unico modo per sottrarsi a una manipolazione è quello di esserne consapevoli.

Una parte non trascurabile di questo insieme di tossine che ci viene inoculato allo scopo di stravolgere quello che ancora rimane dei fondamenti psicologici e morali della nostra cultura e della nostra società, è rappresentata da quello che viene chiamato antirazzismo, e nella realtà dei fatti è un attacco diretto all’autostima che può nutrire un qualsiasi uomo bianco europeo o di origine europea, possibilmente spingerlo a cercare di ritrovare una qualche forma di redenzione, di “purezza” mescolandosi a qualcosa di non europeo, vittima di un’eco della leggenda del “buon selvaggio” di Rousseau, che non ha nessunissima base nella realtà.

Se la promiscuità razziale fosse così benefica, resterebbe quanto meno da spiegare come mai i nasuti circoncisi che stanno dietro il sistema mediatico e la propagandano al mondo intero, pratichino fra loro la più rigorosa endogamia.

Tutto il sistema mediatico, non solo americano ma oggi planetario, è teso non solo a propagandare l’ideologia di una messianica società multirazziale e alla negazione dell’esistenza stessa delle razze. Questo non è antirazzismo (se per razzismo si intende sostenere la superiorità di una razza sulle altre), ma cecità voluta, che contrasta con quello che basta aprire gli occhi per vedere.

In un articolo già apparso in precedenza su “Ereticamente”, avevo citato un brano apparso nel 2014 su “Stormfront” che ora è il caso di riportare nuovamente, e se ci pensiamo bene, è assolutamente paradossale che scritti come questo debbano apparire quasi clandestinamente su pubblicazioni “di Area” mentre se esistesse davvero un clima di libera circolazione delle idee, il loro posto sarebbe su pubblicazioni scientifiche di primo piano.

“Vincent Sarich (professore emerito di antropologia all’Università di Berkeley, California) e Franck Miele, senior editor di “Skeptic” (“Lo scettico”), hanno scritto un libro a 4 mani, Razza: la realtà della diversità umana; nel libro essi documentano dettagliatamente e ampiamente come il senso comune della gente sulla diversità umana stia gradualmente trovando consensi nella comunità scientifica, nonostante conservatorismi duri a morire.

Innanzitutto confutano i programmi televisivi che passa la TV pubblica USA, i quali negano l’esistenza delle razze umane. Leggere lo splendido articolo L’ultimo tabù, diversa razza=diversa capacità. (The Final Taboo: Race Differences in Ability, di Vincent Sarich).

Richard Dawkins, il leggendario e popolarissimo autore de Il gene egoista, ha elogiato pubblicamente sul “New York Times” Sarich per il suo lavoro di enorme importanza! Nel corso degli anni Sarich è diventato uno dei rari antropologi fisici, esperti sia degli scheletri che della genetica, ha dissotterrato e studiato 2500 teschi umani di 29 razze diverse e li ha comparati con quelli di 347 scimpanzé (compresi gli straordinari bonobo), e concludendo: “Non conosco nessun’altra specie di mammiferi che sia cosi diversificati razzialmente, eccetto i cani, che però sono stati sottoposti, di proposito a tale differenziazione”.

Io non dubito affatto che Sarich e Miele abbiano fatto nel loro ambito un lavoro eccellente, ma confutare i programmi televisivi della TV pubblica americana, CIOE’ LA PROPAGANDA DEL POTERE che nega l’esistenza delle razze, lo si può fare sul piano scientifico e logico, ma non è possibile con un libro come quello dei due autori, contrastare a livello di opinione pubblica gli effetti del lavaggio del cervello mediatico, perché le reazioni della gente non sono in genere basate su di un esame obiettivo dei fatti, ma su suggestioni umorali che i media sanno bene come inculcare.

Il caso è in qualche modo analogo a quello della diatriba sul presunto olocausto. I lavori di Faurisson, di Zundel, di Mattogno, hanno dimostrato in maniera tale da non lasciare dubbi a chi considera obiettivamente le informazioni disponibili, tutta l’inverosimiglianza della leggenda degli orchi nazisti sterminatori dei poveri ebrei, capri espiatori incolpevoli, ma questi ultimi, sia pure eccellenti, non sono in grado di contrastare gli effetti presso la massa dell’opinione pubblica, della propaganda sterminazionista affidata solo marginalmente a libri, e in misura molto maggiore a film e fiction televisive, perché, a dispetto della dichiarazione del carattere fittizio di certe narrazioni, se non si è spiriti criticamente ben affinati, a livello inconscio CIO CHE SI VEDE E’ VERO PER DEFINIZIONE.

Il sistema mediatico ha una capacità praticamente illimitata di sostituire la percezione della realtà con rappresentazioni fittizie, e per questo motivo, noi non dobbiamo sottovalutare l’influenza dei messaggi che vengono trasmessi attraverso quelle che all’apparenza sono semplici fiction.

E’ da qualche tempo disponibile una notizia che dovrebbe lasciare basiti gli estimatori del personaggio creato da Jan Fleming, ma sembra proprio che nella prossima o nelle prossime pellicole dedicate a James Bond, all’agente 007, esso sarà interpretato da un attore nero (o “di colore”, come si dice con un ridicolo eufemismo, come se nella specie umana a parte il bianco, il giallo, il nero, fossero presenti altre pigmentazioni, che so, verde, viola o fucsia).

Non si tratta di un caso isolato. In maniera analoga si prospetta l’affidamento a un’attrice di colore della parte di Jessica Fletcher, la “signora in giallo” dell’omonima serie televisiva. Ovviamente, le osservazioni e i lamenti di quanti hanno giustamente osservato che questo significa stravolgere un personaggio che, anche se americano, presenta tratti fortemente inglesi, perché modellato su quelli delle scrittrici di gialli britanniche a cominciare da Agatha Christie, non sono serviti a niente.

Rimandato per ora un simile scempio, i fautori della cultura multirazziale si sono rifatti con l’introduzione di un’altra detective (e professoressa universitaria) di colore con la serie “Le regole del delitto perfetto”.

Ovviamente, noi sappiamo che tutto ciò è dovuto alla volontà di propagandare “il nero” nell’ambito di una società multirazziale in tutti i modi possibili, tuttavia fa ugualmente specie che parti che nella realtà potrebbero essere svolte solo da persone di intelletto brillante, siano nella finzione cinematografica e televisiva, affidate a individui che rappresentano la parte meno intelligente dell’umanità.

Sebbene gli afro-americani siano sempre pronti a scendere sul sentiero di guerra tutte le volte che un delinquente di colore ci lascia la pelle (ma non è colpa dei bianchi, se i neri hanno una propensione a delinquere molto maggiore dei bianchi o di altre comunità, e per questo motivo hanno una maggiore probabilità di trovarsi coinvolti in conflitti a fuoco con la polizia), è un fatto che oggi negli Stati Uniti non sono più oggetto di nessuna forma di discriminazione, e alcuni di loro hanno potuto intraprendere fortunate carriere in tutti i campi che non richiedono un’eccellenza intellettuale, dallo sport allo spettacolo, alla politica, al punto che il presidente, quello che non è l’uomo più potente del mondo, ma LA FACCIATA dietro cui si nasconde il più grande potere mondiale, è oggi un mulatto, ma vi ricordate ad esempio di Condoleeza Rice?

Ma fare carriera in politica, diciamolo, più che intelligenza richiede una certa furbizia da venditore di tappeti.

In altri campi, come quello “artistico” non si va oltre gli orridi scarabocchi di un Basquiat che chiunque di noi, se li vedesse sul muro del proprio condominio, si affretterebbe a ricoprirli con una mano di vernice, ma che una critica che ha del tutto obliterato il senso estetico, vanta come “arte”.

Sebbene non siano oggi vittime in alcun modo di discriminazioni, l’apporto dei neri in tutti i campi che richiedono un’attività intellettuale di un certo livello, dalla filosofia alla ricerca scientifica, all’innovazione tecnologica, si può quantificare con precisione: ZERO.

Niente paura, dove non può la realtà, arriva la finzione televisiva, che ha elevato alla dignità di “scienziato” quel Neil Degrasse Tyson che in realtà è semplicemente un passabile divulgatore, e promosso a divulgatore scientifico Morgan Freemen che è solo un attore.

L’omosessualità è una cosa del tutto normale, la famiglia tradizionale è destinata a essere superata da quelle arcobaleno e da quelle multietniche, i migranti ci apportano cultura, le differenze razziali non esistono o sono solo dei portati culturali, i fascisti sono diavoli incarnati che è giusto sbattere in galera se solo si azzardano a esprimere la loro opinione. Buffonate e menzogne che servono a tapparci gli occhi in maniera da farci saltare inconsapevoli dentro l’abisso.

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Categorie: Guerra Culturale, Identità

Pubblicato da Fabio Calabrese il 3 Agosto 2015

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Stefano Ferrario

    Sempre parlando di serial televisivi polizieschi americani, feci notare anche in un altro articolo del professor Calabrese, che il “cattivo” è sempre un bianco…

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g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli