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Areali etnici italiani: la Sardegna

Areali etnici italiani: la Sardegna

Chiudiamo la rassegna sugli areali etnici italiani con la Sardegna, quest’isola dalla antichissima storia, a metà strada tra il mondo romanzo occidentale e quello orientale.

Una regione che è anche areale a sé stante, in quanto luogo in cui le diverse stratificazioni storiche si fondono in una maniera del tutto originale e distinta sia dalla Penisola Iberica o dall’Italia settentrionale (area romanza occidentale), che dalla Penisola Italica o dalla stessa Corsica (area romanza orientale), pur intrattenendo con entrambe le aree legami millenari.

La Sardegna è la zona più mediterranea in senso arcaico del Mediterraneo; è il frutto di una certa eredità paleo-mediterranea (mesolitica) rappresentata dalla sua linea genetica paterna principale e del successivo strato neolitico portato da pastori e agricoltori della Mezzaluna fertile. I Sardi sono il popolo più simile agli originali agricoltori del Neolitico, ma anche ai pastori di allora come la mummia del Similaun, che geneticamente è assai affine ai moderni Sardi.

I Sardi si distinguono dagli Italiani meridionali per via del minore apporto levantino “recente” dovuto ad un popolo come i Greci, per il quasi nullo contributo italico che è quello che caratterizza soprattutto la linguistica meridionale, e per il loro essere geneticamente isolati grazie alla posizione geografica insulare. Mostrano invece un legame particolare con la Corsica o l’area tirrenica italiana grazie ad una sorta di comunanza etrusca, dovuta molto probabilmente a quello che è il principale impasto degli antichi Tirrenici: strato mesolitico “iberico” con quello neolitico autoctono d’Italia.

Allo stesso modo c’è similarità con gli antichi Liguri anariani, tanto che la stessa Liguria è l’area settentrionale più mediterranea e meno gallo-italica di tutte. Lo stesso dicasi della Corsica, che pur essendo romanza orientale è un po’ un crocevia tra Liguria e Toscana, grazie anche all’apporto etrusco.

Un altro elemento interessante dell’isola sarda sembrerebbe essere una certa influenza nella sua area meridionale di tipo fenicio, che geneticamente dà una vaghissima similarità coi Libanesi, un popolo molto meno levantino rispetto ad altre aree con esso confinanti. Basti pensare agli isolati Drusi, che si avvicinano alle popolazioni europee sudorientali.

La Sardegna ha storicamente il suo fascino principale nella antica civiltà nuragica, facente parte la storia megalitica dell’intero continente europeo. I costruttori megalitici erano popolazioni preindoeuropee cosiddette atlanto-mediterranee, incontro tra l’età mesolitica dei cacciatori-raccoglitori (cromagnoidi) e quella neolitica degli agricoltori levantini (arcaici e aurignacoidi mediterranei).

Sembrerebbe che l’etnonimo etrusco sia in relazione proprio con questa arte della costruzione di megaliti, o di torri (come gli stessi nuraghi), ed etimologicamente varrebbe “costruttori di torri”; a partire dal nome tirrenico/tirsenico si ottiente quello etrusco e successivamente quello tosco/toscano che caratterizza la Tuscia storica dell’Italia centrale.

Dopo il megalitismo la Sardegna fu interessata, come buona parte dell’Europa occidentale, dalla Cultura del vaso campaniforme, un fenomeno prevalentemente culturale fors’anche ascrivibile agli Indoeuropei, come suggerirebbero tracce genetiche e le indagini archeologiche della Gimbutas.

Successivamente ecco coloro che probabilmente diedero il nome all’isola, gli Shardana. Un bellicosissimo Popolo del mare che come altri pare avere un forte legame con la Penisola Italiana, e che potrebbe anche essere stato indoeuropeo. Nella stessa Sardegna, nonostante la quasi totalità preindoeuropea dell’identità arcaica, qualche elemento ariano potrebbe esserci stato tranquillamente, il che potrebbe avallare l’origine indoeuropea dei pirati che devastarono l’Egitto assieme ad altri (Filistei, Siculi, popoli egeo-anatolici di stirpe indoeuropea, Micenei).

Credo che una fetta di questi indoeuropei Popoli del mare sia di origine italica, partita proprio dal Mediterraneo occidentale in cui è situata la nostra Penisola, anche grazie ad alcuni riscontri toponomastici.

La Sardegna sarebbe sia areale etnico che etno-regione. Il suo territorio include le aree di: Cagliari (capoluogo), Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Sassari. Va da sé che non condivida questo demenziale frazionamento provinciale. Il nord dell’isola presenta influssi corsi, il sud fenici; il dominio romano interessò tutta l’isola, e il sardo moderno è ovviamente lingua romanza, la più vicina al latino per di più. Dopo i Romani, i Vandali e i Bizantini, che un minimo di impatto lo ebbero, a giudicare dalla presenza di alcune peculiari linee genetiche. Nel Medioevo ecco i contatti con Toscani, Liguri e Iberici, come dimostrano alcune interessanti sacche linguisticamente “allogene”.

Vessillo etnico sardo la bandiera dei quattro Mori con la Croce di San Giorgio, un simbolo che testimonia le battaglie combattute da Sardi, Italiani continentali e Iberici per debellare la piaga saracena. Come nel caso corso, il politicamente corretto solleva la benda dal viso dei Mori, per edulcorare la valenza guerriera di quell’insegna. Altro emblema dell’isola, usato però spesso dai secessionisti, è la bandiera arborense, con l’albero sradicato, un antico simbolo medievale.

Animale totemico dell’isola il bue, un animale che come sappiamo era al centro della vita comunitaria indoeuropea e che ritorna molto nel folclore sardo e nelle più antiche tradizioni dell’isola (i Mamuthones, ad esempio). Un minimo di apporto ariano alla terra sarda c’è sicuramente stato, e la connette all’italianità ariana che sta a cuore a tutti noi.

I Sardi hanno un aspetto arcaico che li distingue, sia fisicamente che geneticamente, dal resto d’Italia e d’Europa, ma si legano all’Italia grazie ai legami con Corsi, Liguri ed Etruschi, alla latinità spiccata della lingua sarda, e alla storia politica moderna. Ovviamente, pur essendo una sacca peculiare al pari di Baschi o Lapponi, sono indubitabilmente europei e parte della storia del nostro Continente.

La Sardegna è la testimonianza più schietta di quel sostrato mediterraneo neolitico che in Italia è stato via via sommerso dalla cultura indoeuropea, ma che da un punto di vista genetico e antropologico è presente in tutti noi, e inquadra l’Italia tutta nel proprio areale sud-europeo in posizione di regina incontrastata di quello che era e dovrebbe ancora essere Mare nostrum.

Ave Italia!

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Categorie: Etnoregionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 24 Agosto 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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