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Areali etnici italiani: la Venethia

Areali etnici italiani: la Venethia

Eccoci all’area nordorientale del Paese, quella che etnicamente e storicamente rientra nell’ambito reto-venetico, ossia il Triveneto, o Venethia.

Il Nord-Est potrebbe essere considerabile come Lombardia orientale, in quanto prima area occupata dai Longobardi che irruppero in Italia (l’Austria longobarda), e anche perché nel Medioevo città come Verona, Trento e Padova erano considerate lombarde alla stregua delle città lombarde occidentali. Da ricordare pure che, linguisticamente, la parte occidentale dell’attuale Triveneto era interessata dalla koinè lombardo-veneta, che era inquadrabile come gallo-italico letterario. Ciò nonostante Nord-Ovest e Nord-Est hanno identità distinte, chiaramente.

L’egemonia di Venezia ha unificato culturalmente e linguisticamente l’attuale Veneto, per quanto ovviamente l’ethnos venetico riguardasse tutti i Veneti, dal Garda al Livenza, ma con propaggini in Friuli, Venezia Giulia e Istria; si pensa anche che i Liburni istro-dalmatici fossero dei Veneti antichi.

L’altra importante presenza storica nordorientale è quella retica, che non era una realtà mono-etnica bensì una sorta di popolazione “raccogliticcia” che comprendeva elementi etruschi, celtici, liguri (o meglio, euganei). Essa interessò il Trentino e l’Alto Adige, costituendo quel continuum retoromanzo che ancor oggi lega Romanci, Ladini e Friulani. Abbiamo poi l’areale storico della Venezia Giulia, che include territori irredenti come Goriziano, Carso, Istria, Quarnaro, Fiume, e che presenta un impasto italico-illirico (e oggi slavo, in parte).

Pertanto, l’etno-regione in questione comprende i territori di Veneto, Trentino (senza parte occidentale lombarda), Alto-Adige, Ladinia, Friuli, Venezia Giulia storica (quella attuale, italiana, e quella oggi sotto Sloveni e Croati, ossia i territori citati nel paragrafo precedente). Ci sarebbe anche la Dalmazia che però, essendo un territorio che esula dal contesto etno-geografico italiano (nonostante esistano delle note minoranze italiane, di origine soprattutto veneta) va trattata a parte, e che assumerebbe l’aspetto di satellite, di storica sponda orientale. Superfluo aggiungere che a me personalmente farebbe assai piacere un ri-accostamento all’Italia, anche per onorare l’antico retaggio liburnico.

La grande forza di questo areale etnico nordorientale è riposta nell’etnia veneta e nel ricordo della Serenissima, e del suo passato splendore repubblicano e marinaro. Gli antichi Veneti, popolo indoeuropeo oggi ascritto ai popoli italici latino-falisci, garantiscono unità alla regione, assieme ai dialetti veneti e al prestigio del veneziano, ed è una importante differenza che li distingue ad esempio dall’Italia nordoccidentale, piuttosto frammentata nonostante l’eredità celto-ligure e lombarda. Le lingue locali che rientrano nella famiglia veneta non sono idiomi gallo-italici, ricordo, ma facenti parte un gruppo a sé stante, romanzo occidentale ma più vicino al romanzo orientale italico (toscano, romanesco, napoletano ecc.) di quanto lo siano i dialetti gallo-italici.

I Veneti, ma anche i Retici cisalpini e i Friulani, sono assai identitari e conservatori, gelosi della propria eredità etno-culturale, troppe volte banalizzata dal secessionismo di stampo legaiolo o da un venetismo pezzente che finisce per fare proprie tematiche da Pd (“veneto è chi il veneto fa”) pur di fare un dispetto allo stato “fascista” italiano. Sì, fascista: se l’attuale stato italiano è fascista io sono Topo Gigio, scusate la parentesi ironica.

Altra eterna paranoia è quella austriacante, che fa credere a molti del Nord-Est di essere mitteleuropei, germanici (o magari slavi!), fratelli di Austriaci e Ungheresi, quando in realtà le uniche aree mittel della zona rientrano nell’estremo angolo nordorientale dell’Italia, vale a dire Alto Adige e Carnia settentrionale, più la cosmopolita Trieste. E sono mittel etnicamente e culturalmente, per via delle minoranze germaniche e slave che le abitano, non certo geograficamente essendo cisalpine. Una certa eredità mediterranea comunque è presente anche nei cantoni più estremi e a me, francamente, l’idea culturale di Mitteleuropa ha sempre dato sentori giudaici.

E qui si pone la questione sud-tirolese. Io la penso così: l’Alto Adige è Italia, il confine del Brennero è un confine naturale, c’è poco da discutere; riconosco che la minoranza germanica (comunque rimescolata con elementi wälsch, come li chiamano i “crucchi”) possa difficilmente sentirsi appieno italiana, ma abitano un territorio che prima del loro medievale avvento, fomentato dai preti, era romanico, abitato dagli avi dei Ladini. Fantapolitica, ma l’ideale sarebbe spostare l’elemento germanico in Germania (per rintuzzare i colpi dell’immigrazione turca, per dire) ed incamerare quello retoromanzo oggi presente nella Svizzera romancia. Ad ogni modo non ho problemi personalmente con i germanofoni o gli slavofoni italiani, essendo peraltro minoranze storiche, e se rispettano il Paese possono starsene dove sono. Non sono comunque a favore di statuti speciali, né alto atesini né sardi o siciliani.

Dovendo così ripartire in province questa etno-regione triveneta suddividerei come segue:

  • Veneto. Territori di: Venezia (capoluogo), Belluno (senza Cadore), Padova, Rovigo, Treviso, Verona, Vicenza + Trentino orientale (venetofono, ad esempio la Valsugana). Il nerbo venetico euganeo, i cui simboli sono la dea Reitia, il cavallo (animale totemico squisitamente paleoveneto), e naturalmente l’immortale Leone di San Marco. Gli Euganei erano un popolo anariano molto probabilmente di tipo ligure;
  • Rezia cisalpina/Trentino-Alto Adige. Territori trentini, retoromanzi (ladini) e germanofoni del Trentino-Alto Adige + Cadore e Val Monastero, con capoluogo Trento. I Reti raccoglievano più elementi ma erano fondamentalmente nord-etruschi, tanto che da questa area l’alfabeto tirrenico finì nel Nord Europa divenendo il famoso runico; da non dimenticare il forte influsso veneto sul Trentino, tanto da chiamarlo Venezia tridentina. Simbolo dell’area l’aquila trentina nera di San Venceslao;
  • Carnia/Friuli. Territori di: Udine (capoluogo), Pordenone, Portogruaro + Goriziano (attualmente sotto la Slovenia). Anche qui forte influsso veneto, con colonizzazione, nonostante l’aspetto retoromanzo del friulano e gli influssi celtici dei Carni. Suo simbolo la nota aquila friulana del Patriarcato di Aquileia, magari su sfondo rosso come nella bandiera da guerra;
  • Istria/Venezia Giulia. Territori di: Trieste (capoluogo), Bisiacaria, Carso, Fiume, Isole Quarnerine, Istria, Litorale. Buona parte di questo territorio è oggi sotto i Croati pur essendo indubitabilmente italiano; anticamente era terra crocevia tra Celti, Italici e Illirici. Suo simbolo storico la capra istriana.

In aggiunta, come ricordato sopra, ci sarebbe la Dalmazia, per quanto non propriamente Italia ma caratterizzata da Italici (Liburni) e dalla colonizzazione veneziana. Essa forma, con l’Albania, l’Illiria, una macroregione a metà strada tra Italia e Iugoslavia.

Anche nelle Venezie, come in Lombardia, c’è una certa presenza di simboli crociati, sia guelfi (San Giorgio) che ghibellini (San Giovanni Battista), ricordi delle antiche dispute tra Lega Lombarda e SRI. La centralità di Venezia comunque ha consegnato alla Storia il leone marciano come più grande simbolo del Nord-Est, anche se io non vedrei male un simbolo solare come quello del Sole delle Alpi (ovviamente emendato da simbologie leghistoidi), che ricorda simboli dell’alfabeto etrusco-italico e runico. O anche un bello svastika, similare a quello camuno, che non guasta mai.

Ave Italia!

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Categorie: Etnoregionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 26 Luglio 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Giuseppe

    Consiglio dei Ministri austrungarico con all’ordine del giorno le strategie di pulizia etnica contro popolazioni italiane, 12 novembre 1866.

    ”Sua maestà ha espresso il preciso ordine di opporsi in modo risolutivo all’influsso dell’elemento italiano ancora presente in alcuni Kronländer (regioni della Corona, nda), e di mirare alla germanizzazione o slavizzazione –a seconda delle circostanze – delle zone in questione con tutte le energie e senza alcun riguardo per la popolazione di etnia italiana, mediante un adeguato affidamento di incarichi a magistrati politici ed insegnanti, nonché attraverso l’influenza della stampa in Tirolo meridionale, Dalmazia e Litorale adriatico”.

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