Quel “genere” inumano

Quel “genere” inumano

Facebook Usa ha dato la possibilità a tutti quegli utenti che non si identificano con le opzioni “maschio” e “femmina”, di scegliere 56 diversi modi afferenti al “gender” per autodefinirsi e permettere a tutti di sentirsi a proprio agio “con il proprio vero e autentico sé”, ma dopo pochi giorni si sono scatenate polemiche e critiche feroci da parte di chi, comunque, s’è sentito escluso. Quelli di Facebook hanno fatto gli splendidi per essere osannati sull’altare del politicamente corretto, ma non hanno calcolato che una volta entrati nel vortice dell’ideologia del gender tutto è tacciabile di discriminazione, insomma anche chi il gender fornisce di gender perisce!

Anche in Italia, specialmente dopo la manifestazione di Roma, si è parlato molto dell’ideologia del “gender”, ma ancora pochi sanno realmente di cosa si tratti, nelle conversazioni sui social resta un oggetto misterioso per molti, mentre per i suoi sostenitori è solo un ambito di studi (gender studies) e una forma di educazione alla diversità ovvero una teoria scientifica, ma non una “ideologia”.

I saputelli radical e dem, nelle chat e sulla rete, invocano parità di diritti, pretese di libertà e progresso, ragioni di uguaglianza e di amore e di non-discriminazione; oppure criticano l’ipocrisia della famiglia tradizionale, i suoi valori e le sue carenze, la violenza sulle donne, la debolezza dei suoi principi tante volte enunciati e altrettante traditi; e col pretesto della prevenzione di ogni violenza, discriminazione e omofobia, pretendono di scardinare ruoli e stereotipi della famiglia tradizionale, fino a voler contestare il nesso tra sesso biologico e identità di genere (perchè i maschi tendono ad identificarsi con la figura sociale dell’uomo, con tutto quel che ne consegue in termini di valori, prassi, comportamenti, riti, linguaggi e le femmine fanno lo stesso con la figura della donna) per rivendicare la totale libertà di scelta individuale, mito fondante della società moderna, che può arrivare anche a cancellare quello che veniva considerato come un dato di costrizione naturale ineludibile, in nome di un relativismo assoluto che dovrebbe rappresentare il massimo della libertà personale.

L’ideologia gender, in realtà, riecheggia certi deliri neofemministi americani, afferma che le diversità di genere sono irrilevanti e che comunque vanno disarticolate da una ben precisa opera di decostruzione degli stereotipi culturali ed educativi. Ci sono fior di citazioni, di trattati e di programmi su questo argomento, altro che “inesistente ideologia gender”. L’idea, invece, è che ci sia un fiume carsico che da queste follie estremistiche arriva fino a certi paludati e involuti programmi scolastici dei quali si discute l’adozione che, ipocritamente, camuffano i loro reali contenuti dietro l’innocente apparenza secondo cui la questione di genere è il desiderare che tutte le bambine del mondo possano scegliere se mettersi o no una gonna rosa, giocare coi soldatini piuttosto che con le bambole e per i bambini a pallone piuttosto che cucinare.

Va da sé che nessuno è così sciocco da credere che lo spartiacque della civiltà passi per la sfumatura di rosa delle gonnelline delle nostre bimbe né che i “diritti” (quali?) facciano un passo avanti di un millimetro se costringiamo i nostri bambini a giocare solo con anonime e grigie forme geometriche per evitare di esercitare “discriminazioni di genere”, ma se con la collaborazione attiva delle lobby LGBT la Federazione italiana sessuologia scientifica e l’Oms si sono scomodate a redigere gli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”, è quanto meno lecito chiedersi cosa si intenda di preciso quando si scrive che a scuola, nella fascia di età che va da 0 a 4 anni, occorre “trasmettere informazioni su gioia e piacere nel toccare il proprio corpo” ovvero si tratti della “masturbazione infantile precoce”, per poi passare alle favole in chiave omosessuale, all’enunciazione delle famiglie diverse, alla omologazione tra gay ed etero, fino alla negazione e alla mistificazione delle identità.

Nei fatti ci troviamo di fronte a una rivoluzione senza precedenti, perché mira a colpire e a trasformare non “un aspetto fra i tanti” dell’esistenza umana, ma ciò che l’essere ha di più profondo e irrinunciabile: la propria natura. La distinzione sessuale finisce con l’essere riconosciuta solo come un fatto sociale, culturale piuttosto che biologico. L’intenzione è di sradicare l’identità sessuale per rendere fluida la sessualità e amorfo l’individuo. Perciò, questo processo deve avvenire in modo sistematico fin dalla nascita. Per questo i bambini debbono essere educati fin dall’asilo all’ideologia di Genere: non devono sviluppare la coscienza critica in modo da crescere totalmente asserviti al sistema.

Attraverso l’ideologia gender si vuole creare l’ “uomo nuovo”, indifferenziato, in quanto i generi maschile e femminile sarebbero solo il prodotto di condizionamenti storici e culturali. La stessa riproduzione umana potrebbe essere realizzata mediante l’apparato tecnologico. L’uomo nuovo sarebbe allora il creatore di sé stesso. Questa follia ideologica non è però nuova, ma è solo una riproposizione in chiave neo illuminista delle vecchie utopie novecentesche, il cui fine era appunto la creazione dell’uomo nuovo, padrone del suo destino, vincitore della natura che per millenni lo ha frenato con le sue leggi che oggi, finalmente, possono essere infrante dalla cultura, dal progresso scientifico e dall’onnipotenza dell’uomo. In tal modo, il mito dell’alchimista si secolarizza e si fonda con il mito del progresso e dà origine allo scienziato contemporaneo che brama l’abolizione della Natura. Si tratta di una “ascesi al contrario”: un’affermazione di libertà assoluta di un dio-uomo che si reputa ormai abbastanza “maturo” da poter trascendere ogni legge, tanto da potersi erigere al di sopra e anche contro se stesso.

La tecnica dissociata dall’etica e soprattutto dallo “spirito” si sposa, in tal modo, alla radicalizzazione di un pensiero moderno degenere in cui la tecnologia diventa un servizio per appagare i desideri dei ricchi (da qui il business della maternità surrogata e le ricerche nel campo dell’utero artificiale) e un mezzo di suggestione e di condizionamento destinato a modificare i rapporti sociali e politici e le relazioni degli individui col loro stesso essere e con i passaggi fondamentali della loro vita. Per la bioetica la gravidanza, ad esempio, diviene una malattia da debellare. Non ci si rende neppure conto che dietro certe aberrazioni si stanno reintroducendo forme di mercificazione del corpo femminile e forme ideologiche di schiavismo. Avremo, così, come adulti, dei perfetti uomini a “una dimensione”, persino spersonalizzati nella loro identità sessuale. Per ottenere il cittadino perfetto del futuro, colui che abiterà il prossimo mondo globale, si deve creare un nuovo essere, perché il nuovo ordine mondiale non si realizza solo attraverso il dominio economico finanziario, ma anche mediante decisivi mutamenti dei valori etici e culturali su cui si fonda una società. L’ideologia gender viene, perciò, imposta al fine di creare una nuova cultura individualista che soppianti i valori tradizionali della politica, della religione, dei costumi delle comunità identitarie. La sovrastruttura culturale precede e crea le basi fondamentali all’avvento di un nuovo ordine economico e politico globale attraverso la globalizzazione delle coscienze per “creare” il suddito perfetto, livellato, spersonalizzato, omologato e omologabile, facilmente controllabile.

Per dominare un numero maggiore di persone e poterle manipolare, si deve agire sul loro immaginario e sulle loro coscienze. Oggi questo avviene anche tramite la spinta egualitaria del totalitarismo dei buoni sentimenti, del politically correct, dei diritti dei diversi, della indifferenza dei generi, della promiscuità sessuale elevata a conquista di civiltà, dei matrimoni omosessuali col conseguente mercato delle adozioni e delle procreazioni mediante la maternità surrogata, fino a sdoganare la pedofilia e a mercificare il corpo umano. I padri dell’Ideologia di Genere, Alfred Kinsey e John Money, erano infatti anche fieri assertori della legalizzazione della pedofilia. Sognavano di introdurre una “democrazia sessuale” in cui tutti gli orientamenti (compresa la pedofilia) fossero leciti. E lo stesso Mario Mieli, riconosciuto fondatore del movimento gay italiano, era un teorizzatore dei diritti dell’amore e della sessualità infantile. Non si tratta, dunque, della concessione di diritti alle minoranze (che sono leciti), quanto di strumentalizzare tali battaglie e introdurre ben altre “libertà”: siamo al cospetto di una vera e propria ingegneria sociale e del tentativo di una mutazione antropologica, si cerca di inculcare fin dalla giovane età che non esistono uomini e donne, ma ognuno si sceglie il sesso che vuole, per scardinare definitivamente l’architrave della residua coscienza indoeuropea e cioè quel che resta della famiglia patriarcale. E come ogni rivoluzione, alle sue spalle c’è una autentica macchina per generare consenso e censurare l’opposizione. Si è creata una censura preventiva d’ogni tipo di contestazione all’ideologia Gender, bollando come bigotta, discriminatoria, omofoba e persino nazista ogni manifestazione di dissenso. Pensare in modo critico o semplicemente dissentire diventa una forma di “psicoreato” che va punito con il biasimo collettivo e presto sarà anche vietato con leggi che sanzionano penalmente l’omofobia, alla pari del razzismo, della xenofobia, dell’antisemitismo. Si vogliono tutelare le minoranze a colpi di leggi repressive che limitano sempre di più la libertà di pensiero.

Si spiega così il clamoroso caso Barilla che dopo la celebre frase pronunciata dal presidente del gruppo a Radio24 (“Non farei mai uno spot con una famiglia omosessuale”) ha visto il brand passare negli Usa, attraverso la gogna mediatica e il boicottaggio, a sfiorare il disastro commerciale pur detenendo il 30 per cento del mercato della pasta. Solo dopo il pentimento e l’abiura è tornato a essere indicato (e soprattutto valutato) come marchio modello, in cima alla lista delle corporation gayfriendly stilata dalla potentissima Corporate equality index, praticamente la Stantard&Poor’s del rating arcobaleno. Come altro esempio si può citare la rappresentazione plastica della nuova morale con Elton John, contornato dai suoi figli acquistati sul mercato della genitorialità surrogata, che ha lanciato la sua fatwa contro gli stilisti Dolce&Gabbana per la storia dei bambini sintetici e della famiglia tradizionale. Perché la grammatica dei nuovi “diritti” ha regole ferree e punizioni feroci, affinchè nulla possa profanare il primo e più grande dei diritti stessi: quello al consumo, all’acquisto, al desiderio, all’affermazione del proprio narcisismo e alla rivendicazione edonistica della propria individualità dissociata, liquida e variabile.

Tuttavia, la voce profonda della nostra natura, la nostra storia evolutiva e la nostra Tradizione fissano dei paletti invalicabili e forniscono delle indicazioni ineludibili per un risveglio di quelle coscienze che vogliano ribellarsi a questa aberrante deriva di ingegneria biologica e sociale. Possiamo ripensare i ruoli di uomo e donna, ma non possiamo far finta che uomini e donne non esistano, che non siano anche figure culturali, che si sono articolate in modi differenti nel tempo e nello spazio, proprio perché condizionate e determinate dalle loro differenti nature e che tali varietà vadano custodite come un bene prezioso e come un frammento divino di complementarietà nella diversità che solo una subcultura inumana può prefiggersi di spezzare e sconvolgere.

Enrico Marino

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Categorie: Omosessualismo, Società

Pubblicato da Ereticamente il 27 Giugno 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Sepp

    Io invece osservo che solo le bambine seguono la tradizione di diventare donne, mentre i maschi sembrano orientati a diventare effemminati e vedo anche che nessuno trova strano questa mutazione. Non e’ l’uomo che influenza la natura dei bambini ma le madri che tempestate dalla finta violenza subita in tempi remoti riversano con raffinato odio sulla loro prole, innalzando e umiliando. Troppo cinico? no, realistico, basta esserci passato per poterne parlare.

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