Il nano, l’ebetino e gli gnomi

Il nano, l’ebetino e gli gnomi

Di Fabio Calabrese

A volte, se si vuole fare un’azione politica, tocca scendere dall’empireo delle riflessioni sulla civiltà umana, sui nostri presupposti culturali che sono nondimeno d’importanza cruciale, e soffermarsi sulla politica contingente, cosa che, considerando il basso livello della politica italiana, di questa nostra povera Patria più che mai “Non donna di province ma bordello”, non si fa senza sofferenza.

Fra gli attori, protagonisti o pupi che siano, del teatrino della politica nostrana, Silvio Berlusconi si è guadagnato il soprannome de “il nano” per la sua certo non imponente statura fisica, ma anche con una chiara allusione alla statura morale del personaggio; solo che, da questo punto di vista, chi lo critica/accusa/dileggia non è il più delle volte migliore di lui, e più di una volta, pur con la scarsa o nulla simpatia che l’uomo di Arcore ci ispira, viene spontaneo riportare l’espressione popolare: “guarda da che pulpito viene la predica”. Un nano, d’accordo, ma in mezzo a una torma sterminata di gnomi.

L’altro grande (si fa per dire!) protagonista della nostra squallida scena politica, Matteo Renzi, l’hanno soprannominato l’ebetino. Ora, ebete, uno che è riuscito a diventare segretario del PD e presidente del Consiglio, certamente non lo è, diciamo che ha l’astuzia di un venditore di tappeti o di enciclopedie porta a porta. In questo caso, ho l’impressione che si tratti di una sottovalutazione voluta e attentamente calcolata. Scusate tanto, ma è la stessa tattica già usata dal suo predecessore alla guida del PD, Pierluigi Bersani che con quella sua aria perennemente afflitta da eterno perdente, è riuscito a turlupinare tutti quanti, a fare del PD l’asso piglia tutto della politica italiana, a mandare a carte quarantotto il fronte anticomunista (intendendo questa espressione nel senso ampio di coloro che non desiderano la sinistra al governo dell’Italia, ce ne fossero gli anticomunisti di una volta!).

Per evitare confusione e fraintendimenti, sarà bene precisare che io alla democrazia fondamentalmente non credo. Ci sono oltre due secoli di esperienza (in Europa, negli USA o dove volete) che stanno a dimostrare quanto la gente, il presunto popolo sovrano, possa essere facilmente ingannato e condotto là dove vogliono i reali detentori del potere, tuttavia è chiaro che esiste una certa gradualità, che esistono democrazie meno peggiori e altre pessime, e che quella italiana assomma una quantità impressionante di record negativi in termini di distanza fra il potere, la “casta” dei privilegiati e la gente comune, di disinteresse per il bene collettivo, di corruzione, di appropriazione della cosa pubblica, cioè della ricchezza prodotta dal lavoro di tutti noi a vantaggio di pochi.

Non solo, ma come se non bastasse, negli ultimi quattro anni, attraverso i governi IMPOSTI e non eletti Monti, Letta, Renzi, è facile constatare un ulteriore netto peggioramento, il “popolo sovrano” è stato definitivamente retrocesso a “popolino bue” cornuto e bastonato nella maniera più dura da un’oppressione fiscale che si mangia oltre la metà del reddito, a tutto vantaggio, oltre che dei parassiti della casta, degli invasori immigrati coi quali la sinistra mira palesemente a costruirsi un “popolo alternativo” che le consenta di mantenere in maniera artefatta quel consenso popolare sempre più in crisi negli Italiani nativi (cioè quelli veri).

I due fatti recenti che hanno tenuto banco in questa metà del 2015, sono stati le elezioni regionali e la riforma della scuola, la cosiddetta “buona scuola” presentata dal governo Renzi.

Riguardo al primo di questi due fatti, certamente si invocherà il fatto che si è trattato di elezioni molto parziali per attenuarne il significato e per non trarne le conseguenze che se ne dovrebbero trarre, secondo il costume italico per il quale la campagna elettorale continua a elezioni avvenute, tuttavia non occorreva essere dotato di virtù profetiche per capire in anticipo l’esito delle regionali, dato che il centrodestra è del tutto allo sbando e il PD nonostante le sue crisi e contraddizioni si presenta come l’asso piglia tutto.

I due turni delle regionali hanno confermato una netta vittoria del PD comprese le regioni come la Campania e la Liguria dove esso ha presentato candidati “impresentabili” indagati per corruzione. L’unica eccezione è stata la tenuta in Veneto della Lega Nord con la conferma di Luca Zaia. E’ quasi ironico, poi, commentare la vittoria di Pirro in Liguria. Qui centrodestra, centrosinistra e grillini sono arrivati a un’incollatura di distanza sul filo di lana, e poiché la legge elettorale regionale non prevede alcun meccanismo premiante per chi ha ricevuto il maggior numero di voti, una giunta potrà formarsi solo con l’accordo di due fra i tre gruppi, e naturalmente un accordo fra centrodestra e Cinque Stelle è impensabile. Non occorre, di nuovo, essere dotati di qualità profetiche, per prevedere che un accordo fra il centrosinistra e i grillini sarà la conclusione di gran lunga più probabile, con il che il M5S si confermerà una volta di più la ruota di scorta del PD che si dimostrerà una volta di più l’asso piglia tutto, sia quando le urne gli danno ragione sia quando gli danno torto.

Berlusconi ha perso qualsiasi autorevolezza accettando la sua defenestrazione nel 2011, e dopo un quarto di secolo non gli crede più nessuno. Salvini potrebbe essere un leader credibile e sufficientemente carismatico, ma i trascorsi anti-meridionali della Lega gli rendono impossibile sfondare sotto la Linea Gotica. Sarebbero state necessarie le primarie del centrodestra, ma sono rese impraticabili dalla convinzione di Berlusconi di essere lui e solo lui l’uomo della provvidenza, l’unto dal Signore. Quest’uomo un quarto di secolo fa è riuscito a ricompattare il fronte anticomunista, ma ora lo sta distruggendo. Renzi, che è in definitiva una nullità ed è dove si trova solo per la pochezza e la confusione dei suoi avversari, può solo ringraziare.

Io, a questo riguardo, devo ripetere un’osservazione che non faccio certo per la prima volta. Che Berlusconi sia un uomo astuto, non si può dubitare; non si può costruire un impero imprenditoriale come il suo senza una discreta dose di scaltrezza affaristica, ma è ben lontano dal possedere quella perspicacia diabolica che i propagandisti di sinistra travestiti da giornalisti come Marco Travaglio gli attribuiscono; e in particolare della politica ha una visione schematica, semplicistica, in una parola dilettantesca, e non ha mai capito una cosa fondamentale; che il POTERE REALE non coincide necessariamente con l’aspetto formale delle istituzioni. Durante il cosiddetto “ventennio berlusconiano” durante il quale il centrodestra ha in effetti governato per meno di metà del tempo, esso non è riuscito a scalfire, e per la verità nemmeno ci ha provato, il potere saldamente in mano alla sinistra appena fuori dai gabinetti ministeriali, il controllo della magistratura, dell’informazione, della scuola, il potere dittatoriale dei sindacati all’interno delle aziende e sui lavoratori, il controllo degli enti locali con i loro lucrosi addentellati a cominciare dalla sanità, e via dicendo.

Quando nel 2011 accettò di farsi defenestrare e sostituire dal governo Monti, era da parte sua l’ennesima “furbata”. C’erano da prendere delle decisioni che avrebbero creato impopolarità, ed era meglio che le prendesse qualcun altro al suo posto. Non aveva capito che “l’Europa” – in realtà i parassiti usurocrati di Bruxelles che sono “l’Europa” tanto quanto un tumore coincide con la persona che ne è affetta – non gli avrebbero permesso di tornare mai più in sella in perfetta sintonia con la sinistra nostrana, e a quanto pare per un maldestro tentativo di portare l’Italia fuori dalla trappola euro. Il tragico e insieme il ridicolo, è che continua a credere di essere ancora vivo.

Parliamo adesso dell’altro evento, la riforma renziana della scuola. Come era prevedibile, essa non è altro che fuffa e demagogia come tutte le riforme del nostro “caro” premier.

I punti salienti di questa riforma sono l’ingresso dei privati nella scuola pubblica insieme al potere discrezionale concesso ai presidi nella scelta dei docenti supplenti. E’ chiaro che si andrà al trionfo del clientelismo e del favoritismo. Finiremo per avere scuole di serie A immanicate a grosse aziende, e scuole di serie B con sempre meno risorse a disposizione. Nello stesso tempo aumentano i finanziamenti pubblici alle scuole private, e questo significherà ancora meno risorse per la scuola pubblica.

Tuttavia, quello che mi colpisce, è l’atteggiamento della maggior parte dei miei colleghi scesi sul piede di guerra, che si mostrano davvero convinti di essere loro “la buona scuola” nonché i salvatori del mondo.

Allora sarebbe interessante che ci spiegassero perché la scuola italiana sforna anno dopo anno diplomati sempre più vicini all’analfabetismo totale, e perché rifiutano con tanto sdegno i test INVALSI che si praticano in tutta Europa e servono appunto a misurare la qualità dell’insegnamento impartito. Queste aquile del pensiero sono gli stessi che dicono malissimo di Renzi ma non si sognerebbero di votare altro che PD.
E’ chiarissimo quello che è successo: il premier ha inavvertitamente toccato l’interesse corporativo di uno dei più importanti bacini elettorali del suo partito. Se n’è reso conto, ed eccolo quindi con fare da maestrina, spiegare la sua riforma con lavagna e gessetti, cosa che non si sognerebbe certo di fare, ad esempio, con gli abitanti della Val di Susa che devono subire volenti o nolenti lo scempio ecologico della TAV (riguardo a quest’ultima, vorrei essere chiaro e non dare luogo a equivoci, l’opposizione alla TAV è diventata una specie di palestra per tutti i black block, “autonomi” e violenti della sinistra estrema, verso cui non si possono certo mostrare tolleranza o complicità, ma resta il fatto che quest’opera faraonica “voluta dall’Europa” resta uno scempio destinato a distruggere uno dei più begli ambienti naturali italiani).

I “compagni professori” tuttavia dovrebbero capire, anche se credo che questo esuli dalle loro limitate capacità critiche, che man mano che, a partire dal ’68, la scuola italiana è diventata sempre più “democratica” e sempre meno selettiva, anche il prestigio sociale della categoria è progressivamente diminuito (dal punto di vista economico, le cose non sono, per la verità, cambiate, gli insegnanti sono sempre stati retribuiti male), anche perché le nuove leve che si sono progressivamente avvicendate sono state sempre meno preparate e capaci, ma il danno davvero grave è quello fatto alla società nel suo complesso, che registra in ogni settore una diminuzione di competenze e capacità.

Il nostro amico Maurizio Barozzi, curatore del sito della FNCRSI, mi ha fatto avere in proposito un commento che riporto volentieri:

Negli anni ’70, e non a caso si parlava di sei garantito, qualcuno progettò di livellare la scuola su bassi gradi di apprendimento. Il risultato, oggi da tempo raggiunto, è che una massa di analfabeti, oltre a non rappresentare un “pericolo culturale”, sono l’ideale per l’industria capitalista. A questa industria, infatti, servono solo masse di sculturizzati che poi lei stessa provvede ad addestrare a semplici mansioni esecutive Per gli alti gradi manageriali e tecnici, si avvale invece di quei “geni”, che per natura non mancano mai, che nonostante la distruzione dell’insegnamento trovano le strade per prepararsi. MA LA MASSA DEVE ESSERE ANALFABETA, FA COMODA AL SISTEMA, FA COMODO AL CAPITALISMO. Quei (cretini – ma Maurizio usa un’espressione meno blanda) di sinistra, degni (compari) di quelli di destra, portando avanti queste riforme a livellare, non si sono resi conto che facevano gli interessi del capitale. Eppure i compagni mangiano pane e Marx. Mah!”.

In realtà in ciò non c’è alcun motivo di meraviglia. Il progressivo allontanamento della sinistra dalle classi lavoratrici, il TRADIMENTO – diciamolo pure – compiuto nei loro confronti, è un fenomeno che su queste pagine ho varie volte analizzato. Nell’ottocento, essere “di sinistra”, essere “socialisti” (i socialisti umanitari alla De Amicis) significava appunto essere dalla parte delle classi popolari, per il suffragio universale, per le rivendicazioni dei lavoratori, eccetera. Il primo “strappo” è avvenuto proprio con la rivoluzione d’ottobre. Di colpo, essere “di sinistra”, “comunisti” ha significato essere dalla parte della più feroce autocrazia mai apparsa nella storia umana.

Il ’68 è stato il secondo “strappo”, con i contestatori, tutti figli di papà, che distruggendo la scuola selettiva, hanno distrutto un importante strumento di promozione sociale. La conclusione di questo processo è arrivata col crollo del muro di Berlino e la scomparsa dell’Unione Sovietica. Perso il “paradiso socialista”, la sinistra ha confuso il suo sogno cosmopolita con il progetto del mondo globalizzato voluto dal grande capitale, non avvedendosi, o fingendo di non avvedersi che è un progetto che va prima di tutto contro le classi lavoratrici, il valore del cui lavoro viene deprezzato dall’importazione di braccia a poco prezzo dal Terzo Mondo.

Sarà bene, infine, accennare a quella che apparentemente è una delle stranezze più bizzarre della politica italiana. Sembrerebbe un inesplicabile mistero come faccia un partito come il Movimento Cinque Stelle, che è il secondo per consistenza elettorale, a non contare all’atto pratico assolutamente nulla, se non a essere al momento opportuno la ruota di scorta del PD, come è stato con l’elezione dei presidenti delle Camere, come è successo in Sicilia con la giunta Crocetta, come probabilmente accadrà in Liguria, a starsene, a parte ciò, in perpetuo relegato in un disdegnoso immobilismo, salvo ogni tanto venirsene fuori con qualche proposta palesemente irrealizzabile come la recente trovata del reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza? Sulla carta sarebbe una bellissima cosa, ma se non ci sono nemmeno i soldi per restituire ai pensionati la contingenza tagliata loro dal governo Monti! Solo ai più ingenui dei nostri concittadini può sfuggire che si tratta solo di una trovata elettorale destinata a non avere seguito.

In realtà le cose non sono così semplici come appaiono, e Grillo e Casaleggio, che non sono idioti come coloro che li votano, fanno esattamente quello che devono fare: tenere a sinistra, cioè ferma e inutilizzata, una protesta che se andasse ad altri, anticomunisti, ad esempio Salvini, spazzerebbe via senza riguardi Renzi e i suoi compari/complici. Il bello è che Beppe Grillo e soci sono pure pronti ad ammetterlo con una disinvoltura che francamente stupisce. Più di una volta, l’ex comico ha rivendicato “il merito” che “grazie” al suo partito, non c’è un Le Pen italiano. Si vede proprio che lui e i suoi compari sanno di rivolgersi allo strato più decerebrato del corpo elettorale.

Se davvero Grillo volesse promuovere la nascita di un movimento rinnovatore in Italia, non avrebbe che da sciogliere i Cinque Stelle, tornare a fare il comico e smettere di fare il buffone.

Grillo e Casaleggio sono forse tra i più grotteschi degli gnomi che occupano la scena della politica italiana, ma non sono certo i soli. 

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 6 Giugno 2015

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Primula Nera

    Concordo su tutto,tranne che per la valutazione sul voto in Liguria.A quanto sembra Toti dovrebbe avere 16 consiglieri su 31,quindi un’alleanza tra M5s e Pd sarebbe(fortunatamente)perfettamente inutile,governerà il Centro destra.

  2. Fabio Calabrese

    Primula. Colpa mia. ho stesso l’articolo troppo in fretta, senza attendere i risultati definitivi. Resta il fatto che il 5 a 2 riportato dal PD non collima con l’insoddisfazione generalizzata contro il signor Renzi e il suo governo, e credo che questo articolo aiuti a capire come fa “l’ebetino” a prevalere quasi dappertutto nonostante essa.

  3. flores

    Complimenti per l’analisi. Resta il fatto fondamentale che per costruire un fronte anticapitalista unitario post-ideologico e proprio per questo sommamente ideologico bisogna studiare molto ed essere aperti a quel mondo sotterraneo che pure esiste e che in varie riviste on-line o in pubblicazioni fuori circolo dimostra un’indubbia vitalità. In questo mondo mettiamoci anche noi di EreticaMente. Quando verrà il momento, e prima o dopo verrà, vista l’abissale crisi odierna, si tratterrà di trovarci pronti. E allora i grilli e i grulli spariranno. Bisogna però uscire dalle nicchie eremitiche per diventare sani eretici,

    • Ereticamente Staff

      Flores, pienamente d’accordo! Che non sia però la solita fiammella il riferimento di questa area culturale anticapitalista. Primo passo, la rilettura della storia dell’800 e del 900. L’aspetto culturale è propedeutico per riappropriarci della Sovranità militare senza la quale non possiamo forzare la mano su quella economica(terzo passo) quindi uscire dall’Euro e dall’Ue, nazionalizzare la banca d’Italia e ritornare a battere moneta. Cambio euro/lire alla pari e ripartire da zero. Poi, il quarto passo, è la certezza della pena. Chi sbaglia deve pagare nel rispetto dei diritti umani e nelle condizioni di vita civili nelle carceri. Il resto è in discesa. Un caro saluto, Eugenio

  4. Pupi

    Sinceramente non mi aspetto da un sito tradizionale e controcorrente la lode del test INVALSI e del ‘come si fa in tutta Europa’ (altresì detto ‘principio del conformismo’). Il test INVALSI è un test a crocette che svilisce l’insegnamento in addestramento e se i diplomati sono analfabeti è perché l’istruzione si sta avviando agli ideali americaneggianti di INVALSI e compagnia cantando.
    Serve inoltre a vendere utilissimi manuali intitolati ‘come svolgere i test INVALSI’ e alimentare un carrozzone tecnopedagogico burocratico consacrato all’INVALSI.

  5. Pupi

    Da leggere:

    Massimo Bontempelli, La convergenza del centro destra e del centro sinistra nella distruzione della scuola italiana (continuità Berlinguer De Mauro Moratti)

  6. Fabio Calabrese

    Gli INVALSI saranno test discutibili, d’accordo, ma quello che io vedo nei miei colleghi è un malcelato terrore di essere messi in qualche modo alla prova, di veder sfumato il bell’auto-inganno di essere i bravi e i puri senza macchia, i salvatori del mondo, mentre hanno mandato la scuola italiana in malora assieme ai politici

Lascia un commento

    gabriele la porta

    Fai una donazione


  • libreria

  • letture bruniane

  • Vie della tradizione 177

  • emergenza sanitaria

    Il decreto “Natale” e i problemi inerenti al requisito della “Specificità” – Daniele Trabucco

    di Ereticamente

    Il decreto-legge 18 dicembre 2020, n. 172 (c.d. decreto “Natale”), pur essendo in vigore dal 19, produce i suoi effetti dal 24 dicembre 20[...]

  • emergenza vaccini

    L’assassinio di Paracelso: intervista al prof. Paolo Lissoni – di Lorenzo Merlo

    di Ereticamente

    Intervista al professor Paolo Lissoni sul Covid-19 e sulla ricomposizione dell’uomo e della scienza. foto ©victoryproject/lorenzo merlo Intervista [...]

  • yoga e potenza

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter