Il nome sacrale dell’Italia

Il nome sacrale dell’Italia

Come ho avuto modo di ricordare negli articoli precedenti, si può razionalmente distinguere l’Italia settentrionale da quella centro-meridionale (e ovviamente insulare). I motivi sono climatici, ambientali, geografici, culturali, etnici, genetici, linguistici, socio-economici ecc. Nonostante questo, però, non si può negare che esistano dei precisi vincoli, anche etno-culturali, del Nord col resto del territorio nazionale e che quindi anche il Nord sia parte integrante, irrinunciabile, dell’Italia storica.

Nei millenni, nei secoli, si è formato un quadro ben preciso dell’Italia, che include il Nord, e che se lo escludesse perderebbe di significato. Un Nord che da solo sarebbe monco e inarticolato (bisognerebbe creare una nazionalità ex novo buttando a mare quanto è stato fatto fino ad oggi), e così la medesima Italia, che decapitata perderebbe una parte importante della propria Identità, e questo proprio perché comunque l’Italia non è omogenea e si compone di varie parti. Direi davvero che la forza e l’originalità dell’Italia sta proprio in questa tripartizione (quasi sacrale, indoeuropea) Nord, Centro, Sud.

Volevo qui concentrarmi sul nome del nostro Paese, “Italia”, che apparentemente nasce nel profondo Sud, nella punta della Calabria. In effetti anche Ovidio ci ricorda che l’Italia corrispondeva con la Magna Grecia, e quindi con l’estremo Sud grecizzato, ma come è possibile allora che questo coronimo abbia risalito velocemente la Penisola, grazie alle conquiste romane, finendo per indicare tutto il territorio a sud delle Alpi?

Al di là delle leggende che tirano in ballo antichi re, caratteristiche geografiche, e un certo sussiego greco nel considerare gli indigeni indoeuropei del territorio italico, sarà utile ricordare che le popolazioni italiche irrotte dal Danubio nella Penisola erano distinte in due gruppi, sostanzialmente: Osco-Umbri e Latino-Falisci. I primi andavano dall’Umbria alla Calabria, i secondi coprivano un territorio che attraversava tutta Italia, dal Veneto (Paleoveneti) alla Sicilia (Siculi), passando ovviamente per il loro fulcro, latino, che era un po’ l’Italia centrale, segnatamente il Lazio. Da essi i Latini e dunque, in buona parte, i Romani.

Questi popoli si scontrarono con gli Etruschi al Centro e i coloni greci nel Mezzogiorno, due popoli più avanzati e raffinati degli Italici sotto un profilo culturale, che affibbiarono agli Indoeuropei parenti stretti di Liguri e Celti l’etichetta di “adoratori di tori/vitelli”; il toro, il bue, come sappiamo sono importanti animali totemici presso gli Indoeuropei, basti pensare all’etnonimo dei Taurini piemontesi o dei Taurasi sanniti, e fu anche l’insegna della resistenza italica alla conquista romana del Sud.

Questo significa che, con tutta probabilità, l’etnonimo italiano era già presente nella Penisola e forse termine osco-umbro preso in prestito dagli Etruschi per indicare proprio gli Arii italici, ritenuti inferiori dai Tirrenici.

Termine di partenza l’umbro Vitéliú, e se fosse stato adottato inizialmente dagli Etruschi rivelerebbe una diffusione a partire da nord, e non da sud come comunemente si crede, prendendo per buona l’ipotesi magnogreca. 

Ad ogni modo, sia che il toponimo sia partito da nord, sia che sia partito da sud, ha ottenuto successo per il semplice fatto che si applicava molto bene agli indigeni italici adoratori di tori sacri, emblema proprio delle genti italiche. E la prima stazione di queste fu il Nord Italia. Essendo gli Italici di origine danubiana, lontani fratelli dei Celti tanto da avere la loro medesima linea genetica paterna e condividere la famiglia macrolinguistica italo-celtica, irruppero dalle Alpi orientali stanziando i Liburni in Dalmazia, i Venetici nel Triveneto, lasciando importanti tracce nel Nord-Ovest (umbre) italicizzando i Liguri (vi sono tracce di questo passaggio nel dialetto bergamasco, come ci testimonia il linguista Umberto Zanetti), e costituendo la cultura proto-villanoviana nata nell’antica area delle terramare emiliane.

Dall’Emilia la diffusione poi verso centro-sud e nello stesso Lazio: gli avi dei Latini, e in un certo senso dei Romani (che comunque impiegavano la lingua latina), erano quindi originariamente stanziati in piena Pianura Padana.

Una prima ondata italica è quella latino-falisca (quindi Venetici, Latini, Falisci, Siculi), una seconda è quella osco-umbra (Umbri, Osci, Sanniti tra i principali) che come detto italicizzò i Liguri dell’Italia nordoccidentale.

Come vedete, di importanti nessi antichi tra Nord, Centro e Sud se ne trovano, e vengono rafforzati dalla genesi degli Etruschi, che a Nord erano rappresentati dai fratelli Reti e che storicamente interessarono soprattutto Toscana e Lazio, ma con ben note propaggini in area padana e campana.

Con la successiva romanizzazione, poi, vennero dedotte colonie che trapiantarono diversi elementi latini, romani e italici (pure greci in certi casi, come nel Comasco), rafforzando l’azione unificatrice dei Romani, che estesero l’organismo italico fino a ridosso delle Alpi.

Consiglierei ai padanisti di fare attenzione quando vengono presi dalla smania di insultare l’Italia riducendola alla pizza, agli spaghetti, alla mafia o al baffo nero, dando così ragione agli stereotipi nati presso gli apolidi Americani: primo perché farebbero un torto a millenni di Storia, con la “s” maiuscola, e in secondo luogo perché insulterebbero loro medesimi, nelle cui vene scorre sangue celto-ligure e (forse) longobardo, ma anche romano, italico ed etrusco. E parlando di Italici, il discorso vale soprattutto per i Veneti.

Lo stato italiano è una cosa, signori, l’idea di Italia un’altra. Prima smettiamo di fare confusione tra i due termini, meglio sarà per tutti.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 17 Maggio 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

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