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A proposito dell’Expo: quale strategia alimentare per il futuro dell’umanità?

A proposito dell’Expo: quale strategia alimentare per il futuro dell’umanità?

Expo 2015: riprendo il discorso da dove lo avevo interrotto la settimana scorsa, trattando del disegno volto a cancellare la specificità delle colture tradizionali a pro di un monopolio multinazionale delle sementi.

Dunque, scopo dell’Expo milanese sarebbe – secondo le fonti ufficiali – quello di esporre merci e idee utili per “nutrire il pianeta”. E ciò nel momento in cui la sovrappopolazione del globo e le conseguenze dei mutamenti climatici amplificano a dismisura gli effetti atroci delle carestie. Ora, se questa premessa è esatta, ne consegue che per nutrire sufficientemente il pianeta bisognerebbe intervenire sulle cause che ne determinano la malnutrizione: e cioè proprio sulla sovrappopolazione e sui mutamenti climatici. Elementi – questi – che l’ipocrisia del “politicamente corretto” considera come inevitabili, come “mali necessari” coi quali ci si debba rassegnare a convivere. Così non è.

Incominciamo dalla sovrappopolazione: solo sessantacinque anni fa, nel 1950, gli abitanti del mondo erano due miliardi e mezzo. Nel 1980 erano quasi raddoppiati (4,5 miliardi), ed erano ulteriormente aumentati nel 1990 (5,3 miliardi) e nel 2000 (6 miliardi). Oggi, nel 2015, si sono ampiamente superati i 7,3 miliardi, triplicando quindi i dati del 1950. L’incremento continuerà almeno fino a raggiungere i 10 miliardi: traguardo previsto, grosso modo, per la metà di questo secolo. Attorno ai 10 miliardi – secondo quanto ottimisticamente sostenuto dagli esperti dei flussi demografici – la situazione dovrebbe stabilizzarsi a causa di un auspicato “declino della fecondità” del genere umano.

Inutile dire che il realizzarsi di una tale pur ottimistica previsione avrebbe ripercussioni catastrofiche sugli equilibri ambientali. L’uomo, infatti – come ho scritto in precedenti occasioni – è la causa prima dell’inquinamento. Oltre a utilizzare materie prime per la propria sussistenza, l’essere umano produce scorie e rifiuti da smaltire, consuma energia, usa apparecchiature inquinanti per alimentarsi, per spostarsi, per riscaldarsi, per mille altri motivi. L’uomo – l’uomo moderno, almeno – inquina l’ambiente assai più di ogni altro fattore. E ciò sia nel mondo progredito che in quello “in via di sviluppo”, con esclusione soltanto delle sparute popolazioni tribali che ancora vivono in maniera primitiva nelle zone più interne di alcuni continenti: senza luce elettrica, senza automobili, senza altri consumi che non siano quelli di un’alimentazione frugale.

Diciamolo chiaramente: se non si ferma il forsennato incremento demografico che ha caratterizzato quest’ultimo mezzo secolo, non ci sarà potenza in grado di assicurare al pianeta una decente igiene ambientale e, con essa, una nutrizione sufficiente per tutti i suoi abitanti.

Occorre, dunque, una seria politica demografica. Così come occorre una politica ambientale che possa effettivamente contrastare i mutamenti climatici ed i funesti fenomeni metereologici che ne sono diretta conseguenza. Occorre, in sintesi, una strategia di ampio respiro, che vada ben al di là dei trucchetti da baraccone che possano favorire i contingenti interessi di questa o quella società multinazionale.

Senza contare che demografia, ambiente, clima, nutrizione, approvvigionamento idrico sono tutti fattori che hanno riflessi pesantissimi in altri campi, in altri settori, che possono determinare guerre e migrazioni più o meno spontanee. Si pensi al miliardo di africani che premono alle porte di una Europa che, con il suo mezzo miliardo di abitanti relativamente benestanti, fatica a difendere le proprie frontiere. Ebbene, mantenendo gli attuali livelli di incremento demografico in Africa (pari a 4,5 figli per donna), attorno al 2050 la popolazione del Continente Nero sarà di circa due miliardi; con risorse alimentari e idriche più o meno pari alle attuali. Domanda: se l’Europa non è oggi in grado di fronteggiare adeguatamente la pressione migratoria di un miliardo di africani, come potrà – fra poche decine d’anni – reggere ad una pressione di intensità addirittura doppia?

Di fronte ad interrogativi di tale portata, l’esibizione milanese degli ultimi scampoli di biodiversità è una manifestazione certamente gradevole, certamente apprezzabile, certamente utile per mostrare l’appetibilità delle colture localistiche e delle eccellenze della nostra produzione tradizionale; certamente positiva, in una parola. Ma è, al tempo stesso, del tutto inadeguata a tracciare una strategia di largo respiro che possa affrontare realmente e realisticamente le emergenze che si profilano all’orizzonte. Anche perché – lo ripeto – la madre di tutte le emergenze è quella demografica: se nel 2050 gli abitanti del mondo toccheranno effettivamente i 10 miliardi, sarà veramente difficile “nutrire il pianeta”. Ed ancor più difficile sarà il dissetarlo.

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Categorie: Alimentazione

Pubblicato da Ereticamente il 12 Maggio 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Lucio Tassi

    Affrontare questi tipi di discorsi, significherebbe, in vista della pianificazione delle nascite, cominciare a discutere di argomenti scomodi, che la nostra società progressista-tollerante ha solo il terrore di evocare. A cominciare da uno dei tabù più censurati, più inominabili: L’EUGENETICA. Il pensare di mettere al mondo malati di mente, persone malriuscite e incurabili, insomma degli esseri umani assolutamente non in grado di vivere, scaricando il peso umano sulla collettività, é francamente un lusso che non ci possiamo più permettere. Perciò si deve cominciare a ragionare ANCHE sulla loro eventuale eutanasia. Ma andatelo a spiegarlo ai sinistroidi-cristiani- radicali-democratici, che sulle sofferenze e sui deboli ci campano!

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