Il martire della socializzazione

Il martire della socializzazione

La pubblicistica e, diciamo pure, la letteratura post bellica sul ventennio e sulla Repubblica Sociale Italiana si è sempre poco occupata, salvo lodevoli eccezioni, (vedi per esempio “Il fascismo immenso e rosso” del compianto Giano Accame) dei personaggi, che pure ci furono ed operarono in particolare durante il periodo della R.S.I., sul fronte del sociale, così restituendo al Fascismo quella dimensione movimentista nazionale e anticapitalista che ne connotò le origini.

Per la verità lo stesso Mussolini, ancora prima dell’avventura repubblicana, aveva, all’inizio della guerra, preso posizioni riconducibili agli albori del movimento; basti pensare alla sua celebre definizione della guerra incombente intesa contro “le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente”. Già allora lo sforzo bellico voleva essere indirizzato ed inteso contro la demonìa non solo dell’economia ma della finanza internazionale più nociva del capitalismo tout court almeno produttivo di ricchezza materiale.

Ora, per i tipi della CICLOSTILE, viene pubblicato un pregevole studio di Fabrizio Vincenti sulla figura di Giuseppe Solaro, ultimo Federale di Torino, durante la Repubblica Sociale Italiana. Eloquente si manifesta il sottotitolo “Il fascista che sfidò la FIAT e Wall Street”.

L’opera ripercorre la vita di Solaro, il suo cursus honorum durante il regime fino alla sua militanza durante la R.S.I. che lo vide, come si è detto, ultimo Federale di Torino, città nella quale si incontrarono e si scontrarono, più che altrove, le diverse pulsioni politiche e sociali manifestatesi durante l’immane conflitto. L’attività politica di Solaro, dall’inizio fino al raggiungimento della massima carica del Partito nella sua città, fu sempre più diretta alla realizzazione di un traguardo per lui cruciale: la giustizia sociale.

Il 12 ottobre del 1944 prese forma il decreto sulla socializzazione, che rimane, a tutt’oggi, il più serio tentativo fatto in Italia per realizzare l’affrancamento economico degli strati più umili della popolazione nel momento in cui venne offerta la gestione delle aziende, sia rurali che industriali ai produttori, riservando ai lavoratori il potere decisionale nell’ambito delle stesse; i consigli di amministrazione furono ribattezzati Consigli di Gestione e i rappresentanti, attraverso il voto dell’assemblea, furono per metà scelti dai soci e per metà dai lavoratori. Venne cosi realizzata una vera rivoluzione che andava oltre il collettivismo di stato propugnato dai comunisti e il liberismo capitalista che riconosce dignità decisionale solo ai portatori di denaro. E’ la logica e più alta esperienza sul fronte del lavoro e della produzione. E’ la strada che supera la plutocrazia e che dà un profilo alto allo sforzo bellico, a quella che fu definita la guerra del sangue contro l’oro.

Il tempo dell’esperienza repubblicana si fa però sempre più stretto; Solaro ancora una volta si scaglia contro i grandi capitalisti. Appare il 3 marzo 1944 un articolo sulla stampa nel quale ricorda che:

“se verso la socializzazione Mussoliniana vi può essere l’ostilità dei comunisti venduti a Mosca, non si dimentichi che vi può essere l’ostilità degli industriali plutocrati: questi ultimi siano i più duramente colpiti. Nella polizia annonaria si adotti la pena di morte contro i grandi speculatori, cui la multa di 200.000 lire non nuoce”.

La guerra però volge al peggio. Lo sforzo del Federale cozza contro la saldatura tra i vertici delle aziende (in particolare la FIAT) e le cellule comuniste. Un libello dei cosiddetti comunisti metallurgici recita “si deve trattare esclusivamente con i datori di lavoro; nessuna ingerenza dei sindacati fascisti o chi ne fa le veci.”

Si avvicina la fine e il conto alla rovescia è ormai iniziato. Mentre Solaro continua a rivolgere appelli agli operai perché facciano propria la socializzazione, la FIAT versa altri cinque milioni alle formazioni partigiane e Valletta si incontra con il sottosegretario di Stato dell’Italia del sud, Aldrovandi Medici Tornaquinci. Dopo il 25 Aprile i contatti con i partigiani sono ovviamente inutili ed il 27 aprile, quando è iniziato il si salvi chi può, Torino è una sorta di girone infernale dove si muore per nulla peggio degli animali al macello.

Solaro decide di rimanere al suo posto e viene catturato da una banda mentre esce dalla Federazione; dopo un simulacro di processo viene condannato a morte per impiccagione. A seguito dell’impiccagione, eseguita in modo barbaro, il corpo del martire, dopo essere stato vilmente oltraggiato, viene gettato nel Po e preso a fucilate. Una fine allucinante, simile a tante altre nei giorni cui si diceva “pietà l’è morta.”

Rimane il testamento spirituale di Giuseppe Solaro, il fascista dal cuore rosso, nelle sue ultime parole rivolte ai suoi aguzzini:

“E’ facile farsi chiamare ribelli quando si crede di avere gli eserciti amici a pochi giorni di distanza, quando si ritiene la vittoria già scontata, quando si pensa di essere dalla parte del più forte, ormai invincibile, quando si è circondati dalle premure di tanti pavidi che intendono crearsi benemerenze verso “il cavallo vincente” … I veri ribelli siamo noi: Ribelli contro un mondo vecchio di egoisti, di privilegiati, di conservatori, di capitalisti oppressori, di falliti sistemi, di superate ideologie, di dottrine ingannatrici, dei falsi e dei bugiardi. Ribelli insomma contro il mondo dell’ingiustizia”.

Questo libro dimostra che comunque l’oblio non scende sulla vita e sulla morte dei Grandi.

Daniele Milani

SolaroGiuseppe Solaro

Il Fascista che sfidò la FIAT e Wall Street

Autore Fabrizio Vincenti

Pagg. 303 Edizioni CICLOSTILE

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Categorie: Libreria, Socializzazione

Pubblicato da Ereticamente il 22 Aprile 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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