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25 aprile, la totale disfatta della Patria

25 aprile, la totale disfatta della Patria

Ieri si sono celebrati in pompa magna i settant’anni della (presunta) liberazione d’Italia ad opera dei partigiani, col consueto carrozzone di retorica politicamente corretta in favore degli infazzolettati e dei loro datori di lavoro alleati, badogliani e sovietici (in realtà di sovietici non parla nessuno, è una bestemmia essendo Russia). Per completare l’opera, la solita carrellata di sciocchezze contro Salò, i “repubblichini” e chi allora preferì alzare il sedere e tentare di difendere il residuo onore italiano, vilipeso ampiamente da Savoia e Badoglio.

Al di là della retorica di regime tanto cara ai PdR italiani (proprio vero che chi vince le guerre si inventa le balle che vuole), la realtà è una sola: i partigiani, veri, erano pochi e divisi in diverse fazioni arse dall’odio, al servizio di ideologie e partiti, non della Nazione; non erano stinchi di santo, si macchiarono di diverse atrocità e di bravate come quella di via Rasella a Roma, che condusse alle Ardeatine o alle varie feroci rappresaglie tedesche contro inermi villaggi dell’Appennino, lasciati a sé stessi mentre gli “eroici” partigiani fuggivano sui monti. Erano a loro modo dei collaborazionisti che facevano solo gli interessi di potenze straniere, soprattutto alleate, contribuendo all’occupazione della Penisola che dura ancor oggi: 113 basi americane e NATO. Dicono di aver combattuto un invasore… A dire il vero, a me sembra solo che ne abbiano avvantaggiato un altro.

Ieri a Milano è andata in onda, peraltro, una farsa scatenata da filo-palestinesi dei centri sociali contro i nostalgici della Brigata Ebraica alleata, quella Brigata accusata di atroci vendette contro il popolo tedesco e che è poi confluita nell’esercito giudaico, la macchina da guerra che angaria la Palestina e gli altri Paesi arabi come Libano e Siria da mezzo secolo e passa, servendo il capitale americano e il suo imperialismo islamofobo in area mediorientale. Ma che bisogno c’è di litigare, signori? Il padrone americano dà da mangiare a tutti i suoi utili idioti, che banchettano tristemente sull’orgoglio patrio italiano calpestato da chi ancor oggi si dimentica della reale portata della “Resistenza”, cioè un mitologizzato assist agli invasori alleati (i Sovietici in Italia non ci sono arrivati e nel dopoguerra subirono la demonizzazione che era toccata ai nazzzisti e che oggi prosegue con la Russia putiniana).

Chi sfila e festeggia il 25 aprile è accomunato dall’odio per la Repubblica Sociale Italiana e per il concetto più alto di Patria, che è quello fondato sul Sangue, sulla difesa del territorio e sulla salvaguardia del luminoso Spirito ario-romano che permea l’italianità più alta e sublime; in questo senso Salò si batté per il buon nome italiano e l’onore residuo della Nazione, fatta a pezzi da tradimenti, bassezze, personalismi, voltafaccia, e dall’atavica pecca di molti Italiani: il complesso del lustrascarpe e del cameriere.

Note le accuse di stato-fantoccio mosse contro la RSI, e fa amaramente ridere il fatto che arrivino da coloro che si sono allegramente prestati a fare il gioco di Americani, Inglesi, Francesi e loro scagnozzi vari arrivati da mezzo mondo, come i poco ameni goumier marocchini, per occupare il nostro Paese e gettare le basi della moderna occupazione mondialista di matrice americana.

Pensate al ridicolo di accusare i Tedeschi di essere tiranni, invasori, oppressori, razzisti, eccetera quando gente come Britannici e Francesi avevano al proprio servizio truppe provenienti da svariate parti del globo, ascari figli dell’imperialismo franco-britannico che ha sottomesso e depredato il Sud del mondo. Salò non fu uno stato-fantoccio per il semplice fatto che fu l’ultimo tentativo, peraltro avanzato, di coniugare socialismo e nazionalismo salvaguardando quel che rimaneva dell’amor di Patria. In Italia calarono i Tedeschi? E allora? Erano alleati, traditi dal governo italiano dei Sabaudi e dei badogliani, calati per dar manforte ai fascisti contro quelli che si aprirono un varco in Sicilia grazie alle trame mafiose di Cosa Nostra, che hanno bombardato a tappeto in maniera terroristica Italia, Germania, Giappone, distruggendo il nostro patrimonio artistico e lasciando sul terreno decine di migliaia di morti.

Non si può contrapporre all’occupazione nazionalsocialista dell’Italia l’occupazione alleata della Penisola, che alla fine è quello che il fenomeno partigiano ha contribuito a consolidare; l’Italia l’hanno “liberata” (per il proprio tornaconto, si capisce) gli Americani, non i partigiani, con buona pace della retorica di regime che vuol spacciare un luttuoso giorno di sconfitta come il 25 aprile per giornata del riscatto e dell’orgoglio nazionale. Nazionale? La “Resistenza” aveva un concetto abbastanza apolide o inter-nazionale, più che nazionale, di Italia ed è quello che ha scatenato la guerra civile e condotto allo squallore di Piazzale Loreto, dove chissà quanti saranno stati realmente antifascisti prima dell’aprile 1945…

Ma si sa, il popolaccio ti segue quando va tutto bene e ha la pancia piena, quando le cose vanno male è subito pronto a saltare sul carro dei vincitori in cambio di panem et circenses.

Nel 25 aprile non vedo nulla di patriottico, nazionale, eroico, ma solo l’impietosa pietra tombale sull’esperienza bellica italiana. Nel settembre ’43, qualcuno ha preferito tener fede alle alleanze e portare avanti l’esperienza fascista per cercare di difendere l’onor patrio calpestato da Sciaboletta e dalla sua ciurma, qualcun altro invece ha preferito vendersi agli Alleati per fare i LORO interessi e accelerare la totale sconfitta dello stato nazionale italiano. “Nazionale” per modo di dire, visto che oggi di nazionale nella repubblica italiana è rimasto ben poco, e si preferisce parlare di NATO e UE più che di Nazione Italiana (che non è lo stato, ovviamente). Il 25 aprile è un giorno di sconfitta su tutta la linea per la Patria, quella vera non quella che hanno in mente Americani e loro zelanti galoppini di sempre; celebrarlo equivale a non avere sensibilità patriottica genuina.

Chi decide di scendere in piazza in questa data, che ogni anno ricorre come una irritante beffa, dovrebbe solo sventolarne una di bandiera, che è poi quella principale che i partigiani hanno difeso: quella americana.

Tenetevi le vostre patetiche festicciole anti-nazionali e con esse l’occupazione americana dell’Europa occidentale, che dura ormai da 70 anni.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 26 Aprile 2015

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. stelvio dal piaz

    Due precisazioni: i tedeschi non calarono in Italia dopo l’8 settembre; erano già nel nostro territorio come alleati e come alleati combattevano gli invasori; Salò è una ridente cittadina sul lago di Garda e non si può continuare a qualificare la RSI come la repubblica di salò. Verità storica ci dice che la capitale della RSI era Roma; per il periodo bellico, essendo Roma occupata, la capitale giuridica era fissata là dove si trovara il Capo della RSI: quindi prima Gargnano e poi . Salò non si capisce proprio cosa c’entri.

    • La RSI nacque tra Gargnano e Salò, e divenne nota come “di Salò” perché ivi c’erano gli Esteri, i mezzi d’informazione, la stampa e da lì si diramavano i comunicati ufficiali. E poi sì, ha ragione lei: la capitale rimaneva ufficialmente Roma. Ad ogni modo io non parlo di Salò certo per ridurre la Repubblica ad un fantoccio “provinciale”, ci mancherebbe altro. Più che altro magari, da Lombardo, piace ricordare che il suo cuore era proprio nella mia regione.

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