La mistificazione come metodo

La mistificazione come metodo



Il Corriere della Sera del 1 marzo, nei commenti della manifestazione romana della Lega, da l’esatta misura di come vedono e raccontano la politica, non solo i giornalisti di regime, ma anche i “moderati”, cioè i benpensanti, quella borghesia che non ama i toni forti, che predilige i loden, che apprezza le definizioni inglesi, che giustifica immigrati e rom, ma che proprio non può tollerare i saluti romani e considera gli altri tutti ignoranti, rozzi e volgari.

Bastano i titoli e la loro disposizione, negli articoli in cronaca di Roma, a fornire un esempio di sottile faziosità e velata disinformazione. A pagina 2, sopra un pezzo dedicato ai centri sociali, campeggia il titolo: “Casa Pound, le gabbie per evitare scontri, petardi ai Fori imperiali”. Una sintesi che induce a credere sia stato necessario “ingabbiare” i fascisti di CP per evitare le loro violenze, peraltro poi dirette contro i Fori, mentre il tutto è riferito agli antagonisti e alle tensioni originate dalla loro contromanifestazione, ma con una nota di colore: i turisti incuriositi dai blindati della polizia.

A pagina 3, invece, il pezzo dedicato al comizio di Piazza del Popolo reca il titolo: “La paura dei negozianti, corteo giù le serrande, sono due giorni che siamo prigionieri”. Un’evidente confusione di situazioni perché a Piazza del Popolo non c’è stato nessun corteo e la paura è quella del giorno prima per le violenze dei centri sociali, ma tuttavia si descrive una piazza blindata, con i turisti atterriti dalla polizia in assetto di guerra e i poveri negozianti ridotti alla fame per una giornata senza incassi. Una bufala galattica, con i tavoli di Canova e Rosati pieni di gente.

Però l’astio più rancido lo distilla Aldo Cazzullo, in un articolo a pagina 36, dove l’analisi politica cede il passo allo sdegno per il linguaggio di Salvini che usa “il turpiloquio come arma politica”, per il suo tono che “anche quando vorrebbe essere ironico, è greve, bieco, vagamente minaccioso”. Un tono che, ovviamente, suscita “il frenetico entusiasmo delle camice nere romane nella piazza che fu di Giorgio Almirante”, il quale, a sentire Cazzullo, aveva in simpatia i rom perché il padre aveva diretto un film dal titolo “Zingari”.

Potenza della suggestione artistica o ipocrita espediente dialettico? Aldo Cazzullo, evidentemente, è rimasto ancorato alla visione romantica degli zingari narrati nel 1920 da Mario Almirante e della loro cultura gitana e del loro vagare su carri trainati da cavalli. Oggi i rom, quando non li trovi ai semafori, ti borseggiano alle stazioni della Metro, vandalizzano le scuole, rubano negli appartamenti, rapinano e scippano e poi viaggiano in Mercedes o BMW.

E sinceramente nessuno pensa che Almirante, trasformato in santino dopo essere stato oltraggiato in vita come fucilatore, amerebbe oggi questi delinquenti.

Come nessuno pensa che abbiano diritto di offendersi per le ruvide espressioni di Salvini tutti coloro che, quotidianamente, tacciano gli avversari di grettezza, violenza e ignoranza, li ridicolizzano in tutti i modi, li considerano impresentabili e vorrebbero ridurli al silenzio o vederli in galera.

I “moderati” di Cazzullo sono quelli che rimasticano allucinati il bolo di Casa Pound senza interrogarsi sulle ragioni della manifestazione, ignorando quel pezzo d’Italia che ha rabbia, che chiede sicurezza, che ha fame, che non ha servizi, che non ha né lavoro né pensione, che è massacrata dal fisco, che non arriva a fine mese, che cerca una speranza. E anche fosse una speranza mal riposta, forse meriterebbe comunque di essere ascoltata, invece della solita reductio ad hitlerum, cioè dello stravolgimento antistorico e retorico del pericolo nazifascista ovvero della sdegnata presa di distanza dal barbaro leghista xenofobo.

Certo, si possono usare toni più compiacenti e pacati, ma i concetti devono restare quelli della difesa della Nazione, dell’identità e del lavoro per rimettere al centro i valori della Tradizione contro ogni ipotesi mondialista, economicista e antiumana.

Enrico Marino

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Categorie: Attualità

Pubblicato da Ereticamente il 4 Marzo 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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