Educazione alla morte

Educazione alla morte

Non erano certo necessarie le dichiarazioni di Dolce & Gabbana per riaccendere le polemiche di genere, visto che la caccia all’omofobo, la voglia spasmodica di creare un caso, sono ormai diventate una vera ossessione per le associazioni Lgbt e i giornali compiacenti, pronti a enfatizzare solo ciò che viene considerato come un ostacolo posto all’imposizione delle teorie gender.

E, infatti, mentre fiumi d’inchiostro sono stati versati dalla grande stampa per scandagliare e rilanciare ogni minimo dettaglio dell’aspro confronto tra i due stilisti italiani e il gotha internazionale dell’omosessualità, è passato in assoluto silenzio il progetto, introdotto con il ddl 1680 – di cui la prima firmataria è Valeria Fedeli del Partito democratico –, di qualificare l’educazione di genere come insegnamento di Stato.

La nuova normativa prevede che l’istruzione in materia di famiglia e sessualità sia data in appalto ad entità extrascolastiche che intervengono sulle scelte riguardanti materiali didattici, corsi di formazione per docenti, alunni e genitori, modifiche dei programmi scolastici e organizzazioni di eventi e conferenze.

Già il 26 e 27 novembre i Dirigenti scolastici di tutta Italia sono stati convocati a Roma per seguire una full immersion sulla “dottrina gender” e proporla poi in tutte le scuole d’Italia, in attuazione di quella “Strategia nazionale 2013-2015 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere”, che fu adottata dal governo Monti nell’aprile 2013 (decreto del ministro Fornero, sotto la cui direzione agiva il Dipartimento per le Pari Opportunità).

Il corso di formazione è stato organizzato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca) e dall’UNAR (l’Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali ormai votatosi alla diffusione dell’ideologia di genere) con la collaborazione del Servizio LGBT di Torino e della Rete RE.A.DY, in altre parole la Rete nazionale delle Pubbliche Amministrazioni impegnate nella promozione dell’ideologia omosessualista.

E i risultati di tali iniziative si sono già visti in molte regioni d’Italia, dove sono stati presentati vari progetti di educazione sessuale con tanto di illustrazioni, sull’uso dei contraccettivi maschili e femminili, con sezioni dedicate alla masturbazione e questionari sulle trasformazioni della pubertà, affrontando anche i temi dell’identità e delle discriminazioni di genere con domande rivolte a ragazzi di terza media per sapere se condividano o no il “modello di uomo e di donna” proposto in famiglia. L’obiettivo indicato di questi quesiti sarebbe quello di combattere gli “stereotipi di genere”, ma in realtà la nuova educazione apre la possibilità per le istituzioni di controllare e influenzare le inclinazioni sessuali della popolazione.

Per chi va a scuola dunque non pare esserci scampo, il processo di trasformazione delle scuole in “campi di rieducazione” è ormai ben avviato e, fatta salva la possibilità di interventi politici che blocchino questa deriva, ai genitori che vogliano ancora esercitare il proprio diritto/dovere di educazione dei figli – garantito dall’art. 30 della Costituzione – non resta che utilizzare tutele giuridiche per sottrarre i propri figli a lezioni non volute e chiederne espressamente l’esonero anche nel corso dell’anno. In sostanza, col complice silenzio dei media allineati, vanno diffondendosi progetti educativi tesi a promuovere una visione della famiglia contraria a quella affermata nella Costituzione e una formazione della sessualità basata sull’ideologia del gender, anche grazie alla distrazione di fondi pubblici destinati a una “strategia contro le discriminazioni” che, invece, vengono destinati dall’UNAR a questo scopo. A partire dalle scuole dell’infanzia si utilizzano perfino libri di fiabe attraverso i quali si vogliono rieducare i bambini a considerare il proprio sesso biologico modificabile in qualsiasi “genere” e a equiparare ogni forma di unione e di famiglia. Questo tipo di insegnamento si basa sulla distinzione tra sesso e genere: il sesso è considerato solo un corredo genetico, un semplice complesso di caratteri biologici che creano la distinzione maschio/femmina, il genere è invece quella compagine di fattori culturali e convenzionali che fasciano il bagaglio biologico creando la diversità dei ruoli e degli status dell’uomo e della donna. Se il genere è un costrutto socioculturale, sono fattori non biologici a modellare il nostro sviluppo come uomini e donne e a incasellarci in determinati ruoli (di genere) ritenuti consoni all’essere femminile e maschile.

Perciò se si è maschi, ciò non vuol dire che sia naturale e dovuto comportarsi da uomini. Viene detto, di conseguenza, “stereotipo di genere” il semplice fatto che un bambino giochi con dei soldatini piuttosto che con delle bambole o che una donna porti una gonna piuttosto che dei pantaloni e che sia lei a occuparsi dei figli e del focolare domestico piuttosto che il padre.

Secondo la lobby Lgbt (e secondo i sostenitori del ddl 1680), l’identità di genere si forma durante il periodo infantile, attraverso agenti socio-culturali quali la famiglia e la scuola, ed è perciò proprio in quell’arco di tempo che bisogna intervenire per superare i ruoli e gli stereotipi. Un simile approccio, perciò, va ben oltre il riconoscimento della parità dei sessi, ma interviene a rimettere in discussione le identità dell’uomo e della donna. Ma fino a che punto è legittimo non dare dei riferimenti a un bambino? E soprattutto annullare le differenze in nome di un ibrido modello unisex, valido per entrambi i sessi, non equivale a dire che nessuno dei due sessi potrà trovare un compimento naturale?

In definitiva, più che tendere verso un reale miglioramento delle condizioni di vita individuali e collettive, un simile progetto tende a eliminare le differenze e a uniformare sempre di più i caratteri. La teoria del gender distinguendo il genere dal sesso, parte dalla considerazione che il sesso sia interamente “natura” e il genere interamente “cultura”, mentre pur esistendo il genere femminile e quello maschile, questi in prima istanza sono determinati ampiamente da una componente biologica che, in larga parte, definisce le condotte, i comportamenti, l’approccio alla realtà e la visione che si ha del mondo. Le differenze tra uomo e donna non sono originate da fattori culturali, ma anzi spesso sono le convenzioni a essere direttamente determinate dalle necessità dell’ambiente. E queste necessità si manifestano in modo diverso nei due sessi, perché, a causa di tutti i complessi processi fisiologici che si svolgono all’interno del suo corpo, la donna è legata alla natura molto più intimamente di quanto lo sia l’uomo.

A sovvertire quest’ordine immanente è proprio la teoria del gender che si accorda perfettamente all’ambizione di affrancarsi da qualsiasi tipo di limite e di predeterminazione in nome dell’individualistica pretesa di libera disposizione di sé. Si propugna un anti-naturalismo, per cui non esiste una natura umana e questa non gioca nessun ruolo nella costruzione dell’identità sessuale, suggestionati dall’idea di stampo illuminista secondo cui l’umanità sarà tanto più sviluppata e civile quanto riesca a evadere dal contesto biologico e naturale. Questo processo si attua mediante una retorica dei “diritti” con cui si sostiene che la “decostruzione” dei ruoli sociali che attribuiamo a ciascuno dei sessi è determinante per costruire una società di uguaglianza reale.

La differenza di genere è vissuta come una gerarchia imposta, l’uguaglianza vuole arrivare all’indifferenziazione e creare un mondo in cui l’eterosessualità non sarà più normale.

Si pretende un’assurda libertà non in linea col proprio essere, ma al di fuori e anche contro di esso.

Al cospetto di questa inumana follia, Orwell e Huxley erano dilettanti nel descrivere la società totalmente amministrata e manipolata! Si rischia di far sparire l’equilibrio che deriva dall’essere donna e dall’essere uomo, che implica l’unione nella diversità, che si scopre nel diverso approccio alla realtà, alla vita, nella diversa sensibilità nei confronti del mondo. Dalla confusione generalizzata che ne deriva, dalla perdita dei caratteri e delle differenze tra i sessi (e differenza non sta per gerarchia) su cui si fonda la storia dell’umanità ne conseguirà una società piatta e indifferenziata, deprivata della famiglia intesa come ultimo argine al definitivo collasso delle relazioni umane comunitarie e come agente garante di un’identità che si eredità e si tramanda. Né può destare alcuna meraviglia, che a sostenere un simile progetto si sia posta l’attuale sinistra terminale.

Ormai incapace di rappresentare alcuna istanza del mondo del lavoro, orfana delle sue illusioni e appiattita sulle posizioni di un radicalismo nichilista, la sinistra s’è ridotta a megafono degli interessi profani ed egoisti di ristrette lobby illuministe animate da un totale delirio di onnipotenza, contro la natura e la società, che ha travolto ogni limite biologico ed etico.

Il comunismo non è riuscito a realizzare la società senza classi. Il pensiero unico del radicalismo mondialista sta invece riuscendo, per ironia della storia, a realizzare la società senza sessi. Guai se riuscissero a imporsi, traviando la gioventù causerebbero la morte della comunità.

Enrico Marino

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Categorie: Omosessualismo, Società

Pubblicato da Ereticamente il 25 Marzo 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. lucio tassi

    Ci sarebbe da prendere la camicia di forza. Il bello che costoro che sostengono queste “teorie” (o meglio autentiche stronzate), si definiscono razionali, laici, a contatto con la scienza, mentre non vedo alcuna differenza tra chi afferma di vedere apparire la Madonna,e questi individui deliranti.
    E poi “i democratici” si impressionano per la gioventù hitleriana, ma in confronto a loro Goebbels era un dilettante.

    • Ereticamente Staff

      La Bellezza dello Spirito fa paura a questi vigliacchi. Saluti

      • lucio tassi

        Assolutamento vero. I democratici-marxisti, con il pretesto dei presunti (molto presunti) “crimini” dei fascismi, ci hanno imposto settant’anni di sparlio buonista, abbracci ecumenistici melmosi, balle pseudo-pedagogiche e pseudo-psichiatriche.
        S’e preconizzato l’avvento dell’umanità piccina, profetizzata da Nietzsche, dove quando di più squallido umanemente ci sia, si arroga il diritto di erigersi a morale, giudicando e condannando tutti gli altri.
        La Belezza dello Spirito è un qualcosa che costoro gli fa ribrezzo, perchè nonostante siano “trionfanti” al giorno d’oggi, gli ricorda la loro infime condizione di natura.

  2. Miranda

    Grazie signor Marino.Sono anche le mie idee. Si sono spessorate nel tempo,togliendole una ad una da quel garbuglio romantico che era la mia giovane testa.Un bel giorno ,in una bella casa engadinese,un caro amico ormai morto mi regalò La Gaia Scienza.Un altro bel giorno sono diventata mamma.Un altro ancora…..così sono diventata.Non è gratis ancora oggi ma quando incontro persone come lei di Ereticamente,mi sento a casa.Buona sera.

  3. stelvio dal piaz

    Questo virus provoca il genocidio di un popolo; la “dottrina gender” viene applicata in Italia; in Israele si predica l’opposto. Domandatevi perchè ? Meditate gente, meditate ! Stelvio Dal Piaz

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