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Destra bella o brutta? Ma questa sinistra è bruttissima

Destra bella o brutta? Ma questa sinistra è bruttissima

«Che brutta Destra», commentava Nino Marino su “Social” di qualche settimana fa, riferendosi al fenomeno Salvini. E si consolava al pensiero che un quid – quello «di quest’Europa e di questo Renzi» – sarebbe almeno riuscito ad arginarla.

Premetto che la Destra in Italia (e un po’ in tutta l’Europa latina) ha connotazioni completamente diverse rispetto alla Destra conservatrice di tipo anglosassone. La “destra” italiana – influenzata dall’eredità fascista – è sempre stata un po’ “sinistra”: popolare, riformista e, soprattutto, lontana dalla mentalità e dagli interessi dei poteri forti; almeno, sino a prima del tentativo finiano di anglicizzarla. Ho avuto più volte modo di parlare di questa “destra”, peraltro preconizzando – in tempi non sospetti – che avrebbe trovato in Salvini il suo nuovo nume tutelare. Non entro dunque nel merito della “brutta Destra”, ma mi permetto qualche divagazione su una brutta, bruttissima Sinistra.

Per evitare confusioni, inizio dalla morfologia politica. Cosa è dunque – in chiave politica, naturalmente – la “Sinistra”? Cito da Wikipedia, la più vasta enciclopedia di tutti i tempi: «Con il termine sinistra, utilizzato nel campo della politica, si indica la componente del Parlamento che siede alla sinistra del Presidente dell’assemblea e, in generale, l’insieme delle posizioni politiche qualificate come egualitariste e progressiste, diametralmente opposte rispetto a quelle della destra. (…) Le posizioni di sinistra relative all’ambito economico spaziano dall’economia keynesiana e il “welfare state” attraverso la democrazia industriale e l’economia sociale di mercato alla nazionalizzazione dell’economia e all’economia pianificata. Durante la rivoluzione industriale, la sinistra sostenne i sindacati. Nei primi anni del ’900 essa fu associata alle politiche che sostengono un esteso intervento governativo in ambito economico. I sostenitori della sinistra criticano ciò che percepiscono come il carattere sfruttante della globalizzazione, la “race to the bottom” e i licenziamenti ingiusti.»

Si può certamente discutere sull’esattezza della definizione. Ma, se la sinistra è ciò che grosso modo intende Wikipedia (welfare, economia pianificata, sostegno ai sindacati, ostilità alla globalizzazione economica, rifiuto dei licenziamenti ingiusti, eccetera), l’unica conclusione da trarre è che in Italia – Landini a parte – una Sinistra non esista proprio più. Certo, non può considerarsi “di sinistra” un governo appiattito sulle posizioni dei “mercati” fino al punto da legiferare, con il Job Act, il via libera ai licenziamenti ingiustificati. E certo non possono considerarsi “di sinistra” personaggi come Matteo Renzi o come il suo braccio destro Marco Carrai, noto per le frequentazioni con personaggi dell’estrema destra americana e israeliana. E consiglio ancòra, al riguardo, la lettura dell’illuminante “Il lato B di Matteo Renzi” di Enrica Perucchietti (Arianna editrice).

La verità è che la Sinistra (alla Berlinguer, per intenderci) e la Destra (alla Almirante) non ci sono più. Sono scomparse, come risucchiate nel vortice di una gigantesca tromba d’aria all’inizio degli anni ’90. In loro vece, dopo il passaggio del ciclone, sono rimasti sul terreno due sembianti sbiaditi, due aree politiche frullate, omogeneizzate e del tutto simili tra loro, ispirate ad un medesimo “pensiero unico” ultraliberista ed espressione di un collaborazionismo pro-americano che non conosce ritegno.

Da qualche tempo a questa parte, l’enorme spazio politico lasciato libero a destra e a sinistra dei partiti collaborazionisti incomincia ad essere riempito, soprattutto nei paesi dell’Europa meridionale e latina: in Italia come in Francia, in Spagna come in Grecia. Talora le nuove forze politiche sono state anche così intelligenti da collaborare per opporsi alla palude moderata ed europeista. Penso, per esempio, al governo Tsipras in Grecia, sostenuto dalla sinistra di Syriza e da un partito di destra nazionale, le cui posizioni in materia di immigrazione sono molto simili a quelle di Salvini.

Già, l’immigrazione. È questo ormai l’ultimo argomento che, in Italia, accomuna tutte le sinistre (belle e brutte, governative e d’opposizione) e che fornisce loro un argomento “forte” contro la nuova destra salviniana. La sinistra – nel suo complesso – non riesce a sganciarsi dal “riflesso condizionato” generato dal tema dell’immigrazione; e ciò perché non riesce a comprendere che una immigrazione incontrollata e di massa (quella che i buonisti chiamano “esodo biblico”) mette in pericolo la nostra identità, la nostra sicurezza, la nostra pace sociale e, in primissimo luogo, gli interessi di quegli strati meno abbienti che una volta erano tutelati proprio dalla sinistra.

Di fronte a questo stato di cose, è logico e naturale che una destra rediviva – qual è quella di Salvini – ottenga consensi e cresca in tutto il Paese. E non sarà certo il richiamo – ecclesiastico o politico – alla “solidarietà” ad arginare questo consenso. Se – ipotizzo a titolo d’esempio – verrà consentito al milione di profughi accampato in Libia di raggiungere le nostre coste, le intenzioni di voto per Salvini cresceranno di un altro 10%. E allora, caro Nino, io non giurerei che questa destra «non vincerà». In fondo, una destra molto simile è già il primo partito in Francia. E altre destre – pur assai diverse dalle nostre – sono in costante ascesa un po’ in tutti i paesi europei. Più le sinistre pontificano di accoglienza e solidarietà, più le sinistre rinunziano a difendere gli interessi nazionali e popolari, più le destre avanzano.

Vedrete, le sorprese non sono finite.

Rallo_Social

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Categorie: Politica

Pubblicato da Ereticamente il 20 Marzo 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Miranda

    Certo e’ che le cose ,viste da lontano, sono migliori ,più facili eccetera. La destra francese la destra greca la destra germanica , cosa spartiscono con i leghisti ? I fascisti del terzo millennio intendono abdicare al tricolore? Tornare a parlare dialetti regionali ogni dove ? Certo non pretendo di fare un’ analisi intellettuale ,non ne ho le capacità , ma quando sento parlare il Salvini il mio essere intero si arma e parte all’attacco così ,d’istinto.

  2. Giuseppe

    Brutta affare tirare a campare sperando in un messia, in Italia poi, la storia insegna che chi ha comandato in Italia lo ha fatto servendosi di aiuti esterni oppure sottomentendosi allo straniero pur di sguazzare nel sangue dei suoi sudditi.poi chiedo a voi se veramente, dopo, la guerra è esistita una destra e una sinistra senza il permesso Dell occupante.

    • Ereticamente Staff

      L’eredità del Duce ha prodotto un ducismo incapacitante di affermarne Stile, Coraggio e Idee. Si è sviluppata allora una destra sociale prima, reazionaria e borghese dopo; filo atlantista in funzione anticomunista e filocapitalista per sudditanza del politicamente corretto

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