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Sulla libertà?

Sulla libertà?

Estragone: Non abbiamo più diritti?

Vladimiro: Mi faresti ridere se mi fosse consentito.

Estragone: Li abbiamo perduti?

Vladimiro (seccamente): Li abbiam buttati via.

Come affermava, a ragione, Vladimiro in “Aspettando Godot” oggi abbiamo buttato via i nostri diritti.

Questa affermazione potrà sembrare quanto mai surreale agli occhi di un qualunque Estragone: nel contesto del finto permissivismo neoliberale del progresso, com’è possibile che non vi siano diritti?

Anzi teoricamente dovremmo avere maggiore tutela alla nostra libertà rispetto al passato. Questo è vero  solo circoscritto  a determinati contesti ed entro certi limiti. Non solo in linea generale non vi è più la tutela del singolo e dunque della nazione ma, addirittura, viene negato, tramite immensi raggiri burocratici e legislativi, un qualsivoglia tentativo di giungere ad una parvenza di libertà.

Parvenza di libertà sarà sicuramente una definizione più consona poiché, oggi Madama Libertà, corrisponde più che mai ad un’idea romantica e utopistica che ad un ideale applicabile: una libertà assoluta (dunque “sciolta” se ci rifacciamo direttamente alla terminologia latina) non può esistere poiché, automaticamente, l’uomo, per via della propria natura corruttibile e aggregatrice, è sottomesso ora ad un giogo ed ora ad un altro, che sia la tirannia del tempo o della natura o delle leggi sociali.

Eticamente parlando, specie in ambito delle relazioni interpersonali, si apre un abisso nero di interrogativi: è giusto obbedire ad una voce superiore anche se contro la nostra volontà? È giusto ribellarsi? Dov’è il confine tra noi e gli altri? Quali meccanismi lo regolano? La mia sopravvivenza quando diventa un’offesa? È giusto soccombere? Sacrificarsi in nome dei molti è giusto? Cosa regola l’etica dei molti? Chi giudica il loro operato?

Si potrebbe aprire un capitolo infinito per via delle combinazioni potenziali. Da ciò possiamo evincere che l’etica ha validità sino ad un certo limite, superato il quale il terreno diventa incerto. Lo scontro avviene tra il razionale ed l’irrazionale, tra l’intelletto e il piano emotivo-istintivo. E la civiltà ci insegna che essa poggia le fondamenta sullo  scarto tra gli sfruttati e gli sfruttatori. Inoltre, più gli sfruttati sono impegnati ad inseguire chimere (il consumo sfrenato e l’appagamento dei bassi istinti) meno si accorgeranno di ciò che avviene sotto al proprio naso.

Normale, insomma nulla di nuovo sebbene tutto sia acuito dall’odierno contesto economico disastroso, trainante effetti collaterali devastanti in qualsivoglia ambito. Delimitati i piani di interesse, dunque,  quello sociale-aggregante e quello etico del singolo, saranno lampanti i conflitti di interesse che talvolta scaturiranno dal proprio incontro-scontro. Appurata, dunque, l’improbabilità di una libertà in senso romanzato e ridimensionato la stessa ad una ben più pragmatica capacità di movimento all’interno delle maglie artificiali, quindi un equilibrio tra l’Io e gli altri, rimane un solo punto di contatto tra il singolo e la moltitudine: la possibilità ad esprimere il dissenso, qualora si intuisca la fallibilità o i punti deboli di un dato sistema.

Ebbene, oggi grazie a metodi più o meno coercitivi questo è anche più difficile che in passato. Il che diventa un paradosso se si riflette sul futuro rose e fiori che la democrazia prometteva in modo ben più patetico di una qualunque reclame di detersivi. Di questo succitato buonismo rose e fiori si è fatto una mitragliatrice implacabile che reclama sangue come munizioni, inoltre chiunque osi dire che quella sia un’arma, o che venga utilizzata come tale per mero profitto nonostante sia di un rosa confetto imbarazzante, merita di essere messo alla gogna e fucilato.

Ci hanno detto che questa è democrazia, ci hanno detto che questo è bene, ci hanno detto che essere schiavi pronti a morire (Per chi? Per gli altri schiavi? Per il profitto dei padroni?) è giusto se fatto in nome della moltitudine informe e abbrutita ed il suo diritto a rimanere tale.

La democrazia è libertà.  Sembra una barzelletta, come puoi lamentarti della libertà? Eh beh, in effetti come lamentarsi di un bel collare… Potremmo concludere dicendo come la tirannia sociale enunciata da J. S. Mill si sia realizzata, penetrando nella mente delle persone e plasmandole a proprio uso e consumo, facendome piccoli schiavi egoici e prepotenti. Sicuramente un patto sconveniente, avrebbe aggiunto Hobbes.

È  già tardi, il sole si è inabissato e i maiali festeggiano già.

Francesca Monterosso

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Categorie: Ideali

Pubblicato da Ereticamente il 15 Gennaio 2015

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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