Un rabbino ci guarda dal Duomo di Milano?

Un rabbino ci guarda dal Duomo di Milano?

Un giorno passeggiavo pigramente in piazza del Duomo, a Milano, gustandomi un colossale gelato al linone nel tentativo di placare l’arsura estiva.1. Duomo di Milano

Quand’ecco sorgermi dal profondo l’impulso d’alzare gli occhi al cielo… ma il mio sguardo si ferma a mezz’altezza, proprio appena sopra il portale del Duomo, luogo di culto intitolato a «Mariae Nascenti», come l’epigrafe recita al di sopra della vetrata in facciata.

Sopra al portale vi è un balcone e agli angoli sporgenti troneggiano due statue. Quella di sinistra è una donna con il capo adorno d’una corona aurea a dodici punte. Sta negligentemente appoggiata ad una croce metallica con il braccio sinistro, mentre la sua mano destra protende in avanti una coppa. Perdonate il mio pensiero sciocco, ma a me è parsa l’antesignana delle «statue della libertà» di francese e statunitense memoria.

2. Dettaglio della facciata del Duomo di MilanoA destra noto invece una figura maschile, la quale regge con il braccio sinistro un oggetto che potrebbe richiamare le cosiddette “tavole della legge”, ma su queste non c’è inciso alcunché. La mano destra parrebbe indicarle.

Poi l’occhio mi cade sul capo della statua. Anche qui il mio fallace pensiero si chiede che cosa possa esserci scritto in fronte al copricapo che indossa. Poi lo sguardo mi scivola lentamente un po’ più in basso, al suo petto. E noto una sorta di pettorale che se a tutta prima mi richiama quello di un “pellerossa” nordamericano, ad una più attenta osservazione mi fa capire che così non è. Si tratta infatti di un pettorale quadrangolare, con all’interno dodici quadrati in rilievo.

«Curioso», mi dico.3. Statua di sinistra

Lecco rapidamente il gelato che si sta squagliando e riprendo la passeggiata.

A casa la curiosità mi agguanta e mi risolvo ad utilizzare l’onnisciente Google di Internet per cercare un qualche cosa che mi sciolga l’arcano sull’oggetto indossato dal marmoreo personaggio.

Clicca qui, clicca là, un velo di noia mi adombra lo sguardo e vorrei quasi dirigermi verso le notizie calcistische di questa domenica pomeriggio, ma anche loro, le stelle del verde palcoscenico italiano, sono in ferie.

Un sito mi cattura l’ultimo barlume d’impulso curioso rimastomi e ci clicco sopra: «chiesaviva.com».

Mi appare il volto di Papa Paolo VI che dalla prima di copertina mi osserva ieratico.

Il titolo è chiaro: «Paolo VI. Il Papa che cambiò la Chiesa», un po’ meno il contenuto della rivista (Chiesa viva, Anno XLI, N. 441, settembre 2011).

4. Statua di destraMi coglie una sorta di malessere nello scorrere questo “misto griglia” in cui si parla di Massoneria, dell’O.S.S. (Office od Strategic Services), di servizi segreti vari tra cui quello sovietico, di vescovi cinesi, poteri occulti, pederastia e del «nuovo ordine mondiale». Non manca nemmeno la «pecora a 5 zampe» del monumento a Paolo VI situata al Sacro Monte di Varese.

La mano sta quasi scivolando dal “topo”, quand’ecco apparirmi la pagina 50, con una immagine in bianco e nero la cui didascalia riporta: «Il Sommo Sacerdote del Sinedrio, Caifa, che indossa l’Ephod sul petto» (Chiesa viva, Anno XLI, N. 441, settembre 2011, Operaie di Maria Immacolata e Editrice Civiltà, Brescia 2011, p. 50).

E, in effetti, la figura ha in petto proprio il pettorale notato sulla statua in questione del Duomo di Milano.

Ma alla pagina seguente c’è anche la foto di Paolo VI con l’Ephod.

Che pensare?

Gianluca Padovan

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Categorie: Chiesa

Pubblicato da Ereticamente il 20 Novembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Fabio Calabrese

    Le radici ebraiche del cristianesimo sono evidenti e ovvie. Perché stupirsi se a volte emergono nella simbologia? Per me, sussiste un solo problema: come sbarazzarci di questa religione mediorientale, non-europea.

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