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Tradizioni: alle origini del grande Fiume

Tradizioni: alle origini del grande Fiume

Un tempo arditi esploratori organizzavano spedizioni in terre lontane, talvolta sconosciute, per cercare le origini di un grande fiume.

Con gran fatica e con limitati mezzi a disposizione, non certo paragonabili a quanto oggigiorno possiamo, come si suol dire, “mettere in campo”, risalivano tra innumerevoli difficoltà e vicissitudini la via d’acqua scelta, annotando da veri geografi ed esploratori quanto sul loro cammino incontravano.

Questo sottendeva anche e soprattutto l’uso e il buon costume di un tempo d’andare a cercare e trovare le origini di molte cose che, ad esempio, componevano le tradizioni, la storia di un popolo, di una nazione, via via fino ai minimi dettagli di una vita quotidiana giungendo a ricercare il perché di avvenimenti storici e politici, nonché bellici.

In questo simpatico momento di “revival Grande Guerra” torna di moda (passatemi l’espressione) il tema dell’Arditismo e degli Arditi. Mi sono così recato nella oramai desueta biblioteca pubblica a consumare un po’ del mio tempo libero per documentarmi su tali argomenti.

Purtroppo mi è scattato, birbantello, un ricorrente quesito, quando sento o leggo delle guerre avvenute nei secoli XIX e XX: di eroismo ve n’è indubbiamente stato, ma per quale vero motivo (e rimarco la parola vero) tali eroismi si sono resi necessari?

Ma non perdiamoci in domande che possono togliere il sonno e, quindi, nuocere alla salute… pubblica.Compagnia della morte

Ho leggiucchiato qui e là il libro del massone Cristoforo Baseggio, “mostro sacro” dell’Arditismo italiano: 1915-1916 La compagnia della morte.

Occorrerà poi capire in modo definitivo, se possibile, se l’allora capitano Baseggio sia stato o meno l’inventore degli Arditi.

In ogni caso sfoglio le prime pagine e mi appare il vero titolo del libro: La compagnia arditi “Baseggio”, stampato a Venezia nel 1929. E vi leggo pagine vibranti di amor patrio e di atti eroici.

Ma andiamo all’origine: «Così nacque in Val Sugana la Compagnia Esploratori Volontari Arditi Baseggio e così fu per la prima volta ufficialmente costituito un Reparto Autonomo di Arditi di Guerra, il quale contribuì colle sue azioni a risvegliare le sopite energie delle truppe e diede in seguito al Comando Supremo la spinta a costituire nel 1917 i primi Battaglioni d’Assalto e più tardi ancora i maggiori Reparti Arditi e a diffondere così in tutto l’esercito quell’arditismo di guerra che fu fra i più importanti fattori della nostra finale vittoria, come fu nel dopo guerra l’avanguardia di quel movimento di riscossa che affermatosi in Italia nel 1919 colla sconfitta del bolscevismo, doveva poi, estendendosi e ridestando nell’Italia intera lo spirito nazionale, portare il Fascismo, figlio e prodotto dell’Arditismo, alla marcia su Roma e all’apertura della nuova Era dell’Italia. La Compagnia Volontari Arditi Baseggio, costituita ai primi di ottobre del 1915 per ordine del Comando della Ia Armata in Strigno di Val Sugana, forte di 13 Ufficiali, 450 graduati e soldati, dotata di due sezioni di mitragliatrici, e di una colonna di salmerie e di 120 muli, fu aggregata per ragioni di vettovagliamento al Comando della 15a Divisione, [etc. etc.]» (Baseggio Cristoforo, La compagnia arditi “Baseggio”, seconda edizione riveduta, Venezia 1929, pp. 67-68).

Nel testo abbiamo quindi incontrato la parola bolscevismo. Che sarà mai? Dizionario alla mano vediamo per sommi capi che il «bolscevismo», sinonimo di comunismo nell’uso corrente, è stata la dottrina bolscevica russa ed il suo conseguente movimento politico, professati dalla sinistra del partito socialdemocratico russo schieratosi con Lenin, dove tale partito (ricordiamolo sempre per sommi capi) si costituì all’interno del “Bund” ebraico.

Per quanto concerne il comunismo si può ricordare Karl Heinrich Marx, il quale nasce a Treviri nel 1818 in una agiata famiglia borghese, il cui padre ebreo si converte al protestantesimo. Laureatosi in filosofia, si dedica al giornalismo politico e a Parigi pubblica in collaborazione con Friedrich Engels, anch’egli ebreo, il primo e unico numero della rivista Deutsche Französische Jahrbücher. Questa contiene due articoli: La questione ebraica e La critica della filosofia hegeliana. Successivamente Marx ed Engels aderiscono alla Lega dei Comunisti e nel 1848 scrivono il Manifesto del Partito Comunista.

Personaggi di spicco del bolscevismo sono stati Lew Davidovic Bronstein, alias Leon Trotzkij, ebreo, uno dei fautori della rivoluzione comunista russa dei primi del Novecento, poi cacciato e successivamente fatto probabilmente uccidere da Stalin, nonché Vladimir Il’ic Uljanov, alias Nikolaj Lenin, ebreo, uno dei fautori della rivoluzione comunista russa dei primi del Novecento e della trasformazione dell’impero russo in Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

A seguire si possono ricordare Iosif Vissarionovic Dzugasvili, alias Stalin, ebreo, rivoluzionario e principale dittatore russo del XX secolo, capo del Soviet Supremo comunista, e Lavrentij Pavlovic, alias Beria, ebreo, esponente di spicco del Partito Comunista, capo della NKDV (polizia russa), membro del Politburo e Maresciallo dell’Unione Sovietica.

Ma non si possono nemmeno scordare Abel Cohen, alias Béla Kun, ebreo, rivoluzionario e promotore del Movimento Comunista Ungherese nel 1919, Rozalia Luksemburg, alias Rosa Luxemburg, ebrea, rivoluzionaria prima polacca e poi tedesca, codirettrice del movimento spartachista e cofondatrice del Partito Comunista della Germania nel 1918, ma pure Josip Broz, alias Tito, ebreo, segretario del Partito Comunista Jugoslavo nel 1937, successivamente presidente a vita della Jugoslavia.

???????????????????????????????L’elencazione potrebbe continuare per intere pagine, ma fermiamoci qui e torniamo al libro del massone Baseggio, senza scordare che i personaggi poc’anzi elencati erano in parte o tutti massoni o comunque legati alla massoneria.

Sono rimasto curiosamente incuriosito dal disegno che campeggia in prima di copertina. Erro, oppur ci colgo, nel ravvisarvi la curiosissima rassomiglianza con il cosiddetto «sigillo di Salomone»? Detta anche «stella di David», sui cui significati esoterici veri o presunti nemmeno mi c’imbarco, alla fine del XIX secolo diventa il simbolo del sionismo.

«Curioso!», mi son detto.

Ho scartabellato altri libri fin quando sono capitato sulla foto di un distintivo da Esploratore del Regio Esercito Italiano nella Grande Guerra. Bene, è un’altra stella a sei punte ebraica, solo che stavolta è ruotata di pochi gradi, a Destra o a Sinistra non fa differenza alcuna.

«Curioso!», mi son detto.

Ho poi chiuso le mie ricerchine con la consultazione di un ultimo libro «pubblicato con il contributo del Dipartimento di Storia delle Società e delle Istituzioni nell’Europa contemporanea dell’Università degli Studi di Milano», dal titolo Alceste De Ambris. L’utopia concreta di un rivoluzionario sindacalista.

Eccone una piccola parte, relativa all’inizio del capitolo quarto il quale principia con una citazione:

«Il “legionario” è un religioso. Il “legionario” è un conquiso. Il “legionario” è un apostolo, pronto, come Paolo di Tarso, a ringuainare la spada, dietro un gesto del Maestro. Il “legionario” ha le sue tavole evangeliche, e quando pecca, lo fa per troppo amore. Se è audace per il credente parlare, senza tremore di voce, del proprio Dio, è conforto per lui parlare, senza tremore di voce, del proprio Dio, è conforto per lui pensare o immaginare di aver assaporato il succo vero e genuino della religione predicata e scritta” (Umberto Foscanelli, D’Annunzio e il fascismo, Milano (1924), p. 10).

Capo di gabinetto

L’entusiasmo che circondava l’impresa di Fiume si stava affievolendo per il fallimento delle varie iniziative diplomatiche e cospirative ispirate dal gabinetto di Giovanni Giuriati e dai comitati pro-Fiume d’ispirazione nazionalista, militarista e della massoneria costituzionale (nota 1: Sulle trattative con l’esercito italiano nei mesi precedenti l’arrivo dei legionari, soprattutto, L.E. Longo L’esercito italiano e la questione fiumana (1018-1921), Tomo I – Testo, Tomo II – Allegati, Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 1996; P. Badoglio, Rivelazioni su Fiume, Donatello De Luigi, Roma 1946).

Questi gruppi avevano costituito l’ossatura dell’organizzazione fiumana nelle prime settimane. La Loggia Oberdan di Trieste, in particolare, guidata dal venerabile Giacomo Treves e successivamente dal mutilato di guerra mazziniano Piero Pieri (nota 2: Affiliato alla R. L. Oberdan il 16 marzo 1920), sin dal 6 settembre aveva preso l’iniziativa per formare un Comitato segreto pro-Fiume, aperto anche ai profani – Mario D’Osimo, Ercole Miani, già nella giunta esecutiva Uil e fondatore con il massone Pietro Jacchia del Fascio triestino (nota 3: Sulla genesi, lo sviluppo e i peculiari caratteri del fascismo triestino rimandiamo a A. Vinci, Il fascismo al confine orientale, pp. 398 e ss., in Storia d’Italia. Le Regioni dall’unità a oggi. Il Friuli-Venezia Giulia, Einaudi, Torino, 2002, pp. 377-513), e altri – per coordinare le varie iniziative che da mesi ruotavano intorno alla costruzione di un corpo di volontari per Fiume e la Dalmazia (nota 4: Memoria di Giacomo Treves per Domizio Torrigiani, in Grande Oriente d’Italia (Goi), Fondo Treves, Sul ruolo della Massoneria nell’occupazione fiumana. F. Conti, Storia della massoneria italiana, cit., pp. 266 ss.).

I comitati segreti, che nel frattempo si erano sviluppati a Venezia e Milano, avevano assolto la funzione di convogliare a Fiume, oltre ad aiuti e denaro, molti altri futuri protagonisti come Mario Sani, il generale Sante Ceccherini, Luigi Rizzo, oltre ad altre figure di minore prestigio ma di uguale se non maggiore, determinazione. Soprattutto, com’è noto, aveva preso corpo, l’idea di una spedizione in Italia, a partire da uno sbarco su Trieste, per generare un movimento propizio alle rivendicazioni territoriali italiane e, insieme, per contrastare le masse bolscevizzate (nota 5: F. Guerra, L’impresa di Fiume. Volume Primo. Fiume d’Italia, Longanesi Pocket, Milano 1974, pp. 113-116; P. Pieri, Del disegno dannunziano di marciare su Roma, in “Il Popolo d’Italia”, 19 giugno 1938).

De Ambris era membro del direttorio segreto di Milano, assieme al maggiore Cristoforo Baseggio e al capitano mutilato Carrer, entrambi sansepolcristi (nota 6: Baseggio fece pure parte del primo comitato centrale dei Fasci di combattimento. G. Svanoni, Mussolini e gli Arditi, Milano 1938, p. 127. Per le posizioni critiche di Baseggio nei confronti di Mussolini e della deriva del movimento, sin dall’inverno 1920, F. Cordova, Arditi e legionari dannunziani…, cit. p. 562), una cellula cospirativa che si proponeva quale collegamento dei vari centri del mondo combattentistico e di quello massonico nella capitale lombarda (nota 7: Sulla partecipazione di De Ambris all’attività cospirativa, vedere la lettera intercettata da Carlo Baseggio a Umberto Pasella, il 17 novembre 1919 e il telegramma del questore di Milano, 23 novembre 1919 in Acs, Mininter. Ps. Agitazione Pro Fiume e Dalmazia. b. 1: R. De Felice, Mussolini il Rivoluzionario…, cit., p. 562).

Il Grande Oriente aveva, com’è noto, messo a disposizione il suo prestigio e il suo potere per accreditare operazioni di prestito e di approvvigionamento a Fiume, pur attenta a non compromettersi troppo sul piano politico e istituzionale, nella prospettiva di un rinnovamento morbido dell’esercito (nota 8: Anche per non spegnere le genuine aspirazioni della gioventù irredentista, Torrigiani aveva composto una tavola pro D’Annunzio che rendeva omaggio al “simbolo glorioso di quell’alta idealità, al genio audace che ci salvò Fiume”, Memorie di Giacomo Treves per Domizio Torrigiani, in Goi, Fondo Treves).

Quando si era prospettata concretamente la marcia all’interno del Regno, letta come possibile colpo di Stato militare, l’atteggiamento dell’Obbedienza di Palazzo Giustiniani si era fatto ancora più prudente: il Gran Maestro Domizio Torrigiani aveva invitato gli affiliati ad assumere, di fronte gli eventuali sviluppi insurrezionali, un atteggiamento riassunto in una singola significativa frase: “evitare la grande avventura della rivoluzione italiana pur valorizzando al massimo l’impresa fiumana” (nota 9: Intervento del G. M. Domizio Torrigiani, in verbale dei lavori alla R. L. Oberdan di Trieste del 27 ottobre 1919, in Goi, Fondo Treves)» (Serventi Longhi Enrico, Alceste De Ambris. L’utopia concreta di un rivoluzionario sindacalista, Storia della Società dell’Economia e delle Istituzioni, Franco Angeli, Milano 2011, pp. 129-130).

Che pensare, dunque, dell’origine di talune… “tradizioni”?

Gianluca Padovan

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Categorie: Fiume, Storia

Pubblicato da Ereticamente il 21 Novembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. giacinto reale

    Senza farla troppo lunga, almeno questo va detto: Baseggio per assaltare le trincee nemiche non poteva che formare una “Compagnia Volontari Esploratori” (certo non “Genio Zappatori”)…e se poi l’appartenenza a tale specialità dell’Esercito già dal 30 giugno del 1914 dava diritto “ad uno speciale distintivo costituito da una stelletta a sei punte, in argento ed oro per gli Ufficiali, ed in lana nera per la truppa, portato sulla manica sinistra a dieci centimetri dalla spalla”, pazienza….non ci vedo niente di “curioso”

  2. Sinisa

    Mio caro Gianluca!
    Non lo so, ma mi pari che stai parlando da culo. Non lo so da dove hai trovato materiale per questo articolo?
    Dove hai trovato che Josip Broz Tito era un ebreo? Sono caduto da sedia da ridere quando ho letto.
    Lui era nato in Croatia, parenti erano croati da non lo so quante generazioni indietro. Nome e cogniome sono di origine Croata e non ebrea.
    Lui non ha niente con ebrei.
    Non e che io ce lo qualcosa contro ebrei, anzi.
    Pero, se pretendi che fai la scuola a gente, prima tu devi imparare qualcosa.

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