Tradizione, consumismo, fanatismo

Tradizione, consumismo, fanatismo

In questa fine di ottobre, sembra che gli ambienti cattolici siano in fermento, mobilitandosi alla grande contro la festa di halloween che costoro definiscono “satanica”. In realtà la cosa non è una novità, perché anche gli scorsi anni abbiamo assistito ad attacchi del medesimo tipo, ma quest’anno pare abbiano raggiunto una virulenza inconsueta. A parte la proibizione di usare le sale parrocchiali per festicciole di questo tipo, ci sono da registrare varie prese di posizione fra cui una violentissima sul proprio sito internet, del celebre esorcista padre Gabriele Amorth.

Se si considerasse la cosa con un minimo di razionalità, ci sarebbe di che essere per davvero stupefatti. Ma come? Siamo nella spirale di una crisi economica gravissima che ha alzato il livello dello scontro sociale come non si vedeva da decenni. Il nostro mondo, il nostro modo di vivere, la nostra cultura sono minacciati da un’immigrazione selvaggia, sempre più simile a un’invasione, a una calata dei barbari, che la Chiesa favorisce. La Chiesa stessa che per raccattare qualche briciola di consenso, apre alle unioni gay, ha dato un colpo mortale all’istituzione familiare, e questi si preoccupano tanto di quattro zucche intagliate?

Prima di proseguire a esaminare i deliri mentecattolici a questo riguardo, sarebbe bene però avere un’idea precisa del reale significato di questa ricorrenza. Certamente, nella forma in cui si è diffusa da noi negli ultimi anni, rappresenta un fenomeno commerciale e consumistico basato sul modello americano, un sintomo (non peggiore di tanti altri) dell’americanizzazione della nostra cultura, che non può certo essere considerata in termini positivi, MA (ed è un ma della massima importanza) è la riproposizione, sia pure in forma consumistica, americanizzata e degenere, di un’antica tradizione europea, e l’uomo avvertito, che conosce le tradizioni e i simbolismi attraverso le quali si esprimono, saprà bene di che cosa fruire e che cosa tralasciare.

Oggi questa ricorrenza è sostanzialmente un carnevale a tema macabro (ma d’altra parte anche il carnevale aveva nelle culture tradizionali europee un significato di cui oggi si è persa traccia), nelle culture antiche, in particolare presso i Celti dove era conosciuta come samain, era il capodanno.

Presso i Celti e molte culture antiche, il capodanno coincideva con la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Con ogni verosimiglianza, questa data era stata scelta perché coincideva con la fine delle attività agricole e l’inizio della pausa invernale; essa rappresentava dunque per popoli legati ai ritmi stagionali della natura il logico “stacco” fra un anno e quello successivo.

Noi non dobbiamo dimenticare che per l’uomo antico un rituale che avesse soltanto valore formale, non avrebbe avuto senso, e non c’era distinzione fra religione e magia, i gesti “sacri” e i simboli non avevano valore di commemorazioni, ma erano costitutivi della realtà. Nel passaggio da un anno all’altro, da un “ordine” all’altro, vi era un momento che non apparteneva ad alcun ordine, in cui cadevano tutte le barriere, compresa la più sostanziale, quella che separava il mondo dei vivi da quello dei defunti.

Il capodanno si legava al culto dei defunti, che era qualcosa di più di una semplice commemorazione, dal momento che si supponeva che per una notte costoro potessero tornare a visitare i loro discendenti e le case e i luoghi dove avevano vissuto.

Si riteneva che la sera si dovesse lasciare la tavola apparecchiata per i defunti che tornavano a visitare le loro antiche case. Nel caso in cui i vivi tralasciassero questa cortesia verso i loro antenati, si pensava che i morti potessero vendicarsi con qualche scherzo. Quando ai bambini appositamente mascherati e truccati verrà dato il compito di impersonare gli spiriti dei defunti e il rituale assumerà una forma simile alla celebrazione di halloween che conosciamo noi, questa tradizione diventerà il famoso “dolcetto o scherzetto”.

Bisogna notare che questa tradizione relativa ai defunti esisteva in alcune zone d’Europa, fra cui il nostro meridione molto prima che diventasse una consuetudine universale nella forma americanizzata che conosciamo come halloween. E’ probabile che essa risalga a un’usanza antichissima diffusa nel mondo euro-mediterraneo.

Ricordo che molti anni fa fui coinvolto in una discussione in un gruppo di conoscenti. Una signora di origine pugliese ci raccontò che dalle sue parti, a portare i regali ai bambini non erano Babbo Natale né san Nicolò né la Befana, ma “i morti”. Un’altra signora sbottò dicendo che trovava una simile usanza insopportabilmente macabra.

Reagii. A mio parere, essa non era macabra ma molto poetica. Cosa era meglio, dissi, che un bambino ricevendo un regalo pensasse a un Babbo Natale consumistico il cui costume rosso e bianco ricalca i colori della coca cola, o si ricordasse di un nonno o di uno zio che non ci sono più?

Il cristianesimo, là dove non ha potuto sradicare le tradizioni dell’Europa pagana, ha cercato di assimilarle, di “battezzarle” inserendole nel proprio sistema di credenze e rituali, a cominciare dall’antichissima celebrazione del solstizio d’inverno che ha trasformato nel compleanno del fondatore del proprio credo. Questo fenomeno di “inculturazione”, lo chiamano gli antropologi e gli storici, si è accentuato dopo la Riforma protestante e il concilio di Trento, e così l’antica ricorrenza di samain (o samhain, o shamain, o samonius), il capodanno celtico che soprattutto nelle campagne non era mai stato dimenticato, è stata trasformata nella celebrazione di tutti i santi, a cui per precauzione è stata aggiunta il giorno successivo una giornata dedicata alla commemorazione dei defunti, sempre nel tentativo di “battezzare” meglio questa ricorrenza.

Quel che ha fatto la Chiesa cattolica, l’ha fatto in parallelo anche la Chiesa anglicana per intervento diretto di Enrico VIII e samain è stata d’autorità trasformata in “All Holy Eve”, festa di tutti i santi, nome che poi nel linguaggio popolare è diventato halloween. Cambiato il nome, però, la sostanza è rimasta la stessa.

Occorre dire che praticamente tutte le feste cristiane sono il prodotto di un analogo processo di inculturazione: là dove la Chiesa non riusciva a sradicare una tradizione o una ricorrenza perché troppo radicate nel popolo, ne faceva una versione cristianizzata. Così ad esempio il solstizio d’inverno, “il giorno natale del sole”, “Dies natalis Solis Invicti” è stato trasformato nel compleanno del fondatore della religione cristiana stessa, che in realtà nessuno sa quando sia nato (o se sia davvero esistito), Ostara, la festa tradizionale europea della primavera è diventata pasqua, i falò che nella tradizione contadina celebrano il solstizio d’estate sono diventati “i fuochi di san Giovanni”, e via dicendo.

Nel caso di samain-halloween-ognissanti, l’operazione di inculturazione è chiaramente fallita. Cosa volete farci? Non tutte le ciambelle riescono col buco.

Dovremmo essere in grado di rivalutare gli aspetti tradizionali di questa ricorrenza sfrondandoli dal consumismo di matrice americana, ma come vedete nel titolo dell’articolo (non li metto mai a caso) faccio riferimento anche a un terzo termine: fanatismo. Il cristianesimo fa parte delle religioni abramitiche-mediorientali assieme all’ebraismo e all’islam. Il fanatismo, l’intolleranza verso qualsiasi forma di spiritualità non rapportabile ad esso, rimane la sua cifra più profonda e più vera.

“Ma come?”, verrebbe da chiedersi, questa Chiesa oggi così disponibile verso tutti? Coi papi che vanno a prosternarsi in sinagoga ai piedi dei loro “fratelli maggiori” rabbini, oggi così aperta verso immigrati clandestini, gay e potere mondialista? Che cerca persino di chiudere un occhio sugli islamici mentre questi sgozzano i fedeli cristiani?

Bene, nei confronti di pagani e di buddisti l’ostilità rimane alta, forse perché qui non scatta come nel caso di ebrei, islamici, marxisti e massoni, il vincolo della solidarietà abramitica, forse per la tendenza a prendersela con chi si ritiene più debole, tipica di tutti i vigliacchi.

Leggendo quanto scrive sul suo sito padre Amorth, viene il dubbio che sia proprio il celebre esorcista ad avere bisogno di un esorcismo, o meglio ancora di un trattamento psichiatrico.

In realtà non è così, perché al disotto della virulenza dell’attacco, si riconoscono tutte le furbizie e le mistificazioni tipicamente cattoliche. La furbizia più scontata (secondo la tecnica orwelliana che, se si ripete all’infinito una menzogna, la gente finirà per pensare che c’è qualcosa di vero), è la confusione deliberata fra paganesimo e satanismo. Quante volte bisognerà ripetere che col satanismo noi non c’entriamo nulla? Satana è la controfigura negativa del loro Geova, è roba loro, non nostra.

Tuttavia, quel che mi ha fatto veramente salire l’adrenalina, è un’altra frase che c’è sul sito, in forma di slogan: “Halloween, no grazie, sono italiano, ho le mie radici, festeggio ognissanti e la commemorazione dei defunti”.

Ognissanti e la commemorazione dei defunti non sono feste italiane, sono festa CATTOLICHE. Vogliamo delle ricorrenze veramente italiane? Io proporrei la commemorazione di Giordano Bruno, questo grande pensatore italiano che per primo ha concepito l’infinità dell’universo, e che la Chiesa ha “ricompensato” bruciandolo sul rogo, e naturalmente il XX settembre, Porta Pia, perché è soltanto la fine del potere temporale dei papi che ha permesso il ripristino della nostra unità nazionale.

Anch’io sono italiano e ho le mie radici, ma non mi sembra siano esattamente quelle che dicono padre Amorth e i suoi sodali. E’ stato l’avvento del cristianesimo che ha provocato la caduta dell’impero romano, che ci ha ridotti da padroni del mondo allora conosciuto, a servi di un’interminabile catena di dominatori stranieri. E’ stata la Chiesa e sono stati i papi, sempre pronti a chiamare in Italia nuovi invasori, da Carlo Magno a Napoleone III, a impedire per quindici secoli l’unità nazionale. E’ stata la Chiesa, chiamando in Italia gli Angioini a distruggere il regno normanno-svevo, a provocare la decadenza e l’arretratezza del nostro meridione, la stessa Chiesa che fino al 1918 si è opposta in tutti i modi al movimento risorgimentale. Il cristianesimo e la Chiesa cattolica fanno parte della nostra storia nello stesso senso in cui un tumore o un parassita di cui non ci si riesce a liberare, fanno parte della vita di una persona.

Gli Italiani sono cattolici (quelli che lo sono) perché non conoscono la loro storia.

Ultimamente, il nostro Maurizio Barozzi, occupandosi del problema dell’immigrazione, ha scritto riguardo a religione e Chiesa:

“La Chiesa è tra i massimi responsabili della immissione di extracomunitari, senza controllo, senza filtro, senza niente. Per la cupidigia di “gestire” queste ”anime”, espone tutto il popolo italiano a danni e pericoli gravissimi. Questa non è carità cristiana verso i bisognosi, questo è un crimine verso tutti noi. Io non mi sento cattolico, ma non sono scemo.

Il Cattolicesimo per tanti anni ha rappresentato la cultura del nostro popolo. Bene o male. Poi possiamo criticare a seconda delle nostre ideologie. Ma resta il fatto che ora, un po’ per il modernismo, un po’ per il mondialismo, un po’ per le strategie sioniste, e molto per colpa intrinseca della Chiesa., il nostro popolo sta rimanendo nudo e crudo. Non si può togliere un “qualcosa” che è indispensabile per l’uomo, senza avere una alternativa. E una religione non si inventa, dall’oggi al domani.

Non guardiamo la minoranza di persone, intellettivamente, diciamo ”evolute”, sebbene poi ci sia da discutere sul termine, ma la maggioranza sono gente semplice, togligli la religione e sono persi. Si faccia un giro nei cimiteri, tra le persone anziane, nelle famiglie comuni, ecc., e ce se ne renderà conto. Di questi giorni, lo vediamo con halloween, che sta soppiantando il 1 novembre dei morti: a cambio fatto, che resta? Niente. Lo stesso accadrà con il Natale, ecc.

E. per esempio, lo stesso matrimonio, desacralizzato? Si riduce ad una cooperativa di sensi e interessi. Il giuramento in Chiesa, davanti a Dio, che non poteva sciogliersi, se non con la morte del coniuge, non era un qualcosa di peregrino. E’ come il giuramento che si fa ad un ordine, quello dei soldati alla patria o al Re: è un impegno sacro che cerca di superare gli interessi e la condizione umana. Altrimenti l’uomo, segue solo l’interesse e il suo istinto egoistico. Con il giuramento, invece, lo si inchioda, ad un dovere sacro.

Come si vede, ci sono tanti aspetti per i quali prima di “bruciare” una religione occorre sempre riflettere. Io spesso porto attacchi feroci alla Chiesa e soprattutto al Vaticano, un impero con interessi mondiali, ma non dimentico mai questi concetti”.

Sono riflessioni molto giuste: la religione è per molti, soprattutto le persone meno “intellettuali”, un supporto importante che non si può togliere senza rimpiazzarlo con qualcos’altro, e una religione non s’inventa.

C’è il grosso precedente del fallimento del comunismo nell’imporre l’ateismo come religione di stato, che è riuscito a dare al cristianesimo quel che gli mancava da due millenni: il fascino del proibito.

Il discorso, però, è più complesso: per prima cosa, vediamo che la spinta al processo di de-sacralizzazione e di secolarizzazione oggi viene in primo luogo proprio dalla Chiesa cattolica con l’enorme banalizzazione di tutti i contenuti dottrinali, il lassismo nell’adattarsi alle esigenze mondialista, dall’immigrazione ai gay, il Vaticano con papa Bergoglio sembra diventato il più zelante strumento della realizzazione del piano Kalergi, sono proprio loro che stanno togliendo quel “qualcosa” che sarà estremamente difficile sostituire.

In altri tempi, i fascismi avevano avviato quella che a lungo termine sarebbe potuta essere una soluzione appropriata del problema: non l’imposizione di una religione o di un ateismo di stato, ma la prospettiva di un’etica basata sui valori eroici e guerrieri, la tradizione e la stirpe, chiaramente alternativa alla morale cristiana, anche se, a differenza del nazionalsocialismo, il fascismo italiano si è lasciato invischiare fin troppo in compromessi con il cattolicume che d’altra parte non ha mai cessato di vedere in esso un nemico mortale.

Ciò su cui bisogna bene riflettere prima di privarne la gente, soprattutto la meno acculturata, è proprio ciò che la Chiesa sta oggi togliendo al suo “gregge”, una Chiesa che, spalancando le braccia all’immigrazione, al meticciato, al mondialismo, è di fatto sempre più nettamente schierata contro di noi, contro la prosecuzione della nostra sopravvivenza come popolo.

In questi stessi giorni, parallelamente alla campagna contro halloween, gli ambienti cattolici ne hanno lanciata un’altra, contro la sigla, l’acrostico LOL, oggi ampiamente usato negli SMS e su facebook. Premesso che siamo ovviamente contrari a tutti gli anglicismi che oggi impestano e imbastardiscono la nostra lingua, e di cui ritengo sia opportuno fare il minor uso possibile, o non usarne affatto, cos’ha questa sigla che è l’abbreviazione di un’espressione inglese che significa “ridere a crepapelle” e dovrebbe essere appunto la traduzione grafica di una risata, di particolarmente nefando rispetto ai molti altri anglicismi, barbarismi eccessi di abbreviazioni che ormai impestano il linguaggio?

Secondo i catto-estremisti, si tratterebbe di un’invocazione diabolica, il cui significato sarebbe “Lucifero, Our Lord”, “Lucifero, nostro signore”. Certamente, giocando con le sigle e le iniziali, si può arrivare dove si vuole.

Un antico detto ci ricorda che “GLI DEI quando vogliono rovinare qualcuno, cominciano col togliergli il senno”.

Bene, proprio questo sembra essere il caso di questi iper-cattolici.

 Fabio Calabrese

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Categorie: Religione, Società

Pubblicato da Fabio Calabrese il 3 Novembre 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Ernesto Roli

    Grazie Fabio per questa tua precisazione su questo argomento veramente sconcertante e molto fastidioso. Io lo trovo disgustoso anche perché la sovversione ha oramai ottenebrato le menti e i modi di vita degli Italioti. Hai perfettamente ragione; la Chiesa cattolica ha molta parte in questo giochino. E’ inutile fare ora la voce grossa quando oramai i buoi sono usciti dalla porta. Si debbono vergognare.
    Ci sarà una rinascita della luce? Ci sarà la rinascita del nostro bellissimo mondo tradizionale che dalla preistoria arriva sino al 1945?
    Grazie e complimenti. Seguo sempre con interesse i tuoi scritti.
    A presto.
    Ernesto Roli

  2. Fabio Calabrese

    Detto da una voce autorevole come quella di Ernesto Roli, è un complimento che non può che dare grande soddisfazione, sono io a ringraziare l’insigne studioso, la cui amicizia mi onora.

  3. Joe Fallisi

    Purtroppo è proprio questa la tragedia storica e culturale: che dopo aver raso al suolo col ferro, col fuoco e con ogni possibile repressione e velenosa calunnia, una volta preso l’effettivo potere sull’ecumene con Teodosio, il crepuscolo del mondo antico, innanzi tutto greco-romano, i prominenti giudeocristiani svolsero per secoli un’opera di contaminazione-annessione-trasformazione-metamorfosi vampiresca della medesima civiltà (un esempio-metafora sono le stesse chiese “romaniche”, sorte il più delle volte sulle fondamenta dei templi pagani). Il risultato fu, appunto, il Medioevo “cristiano-classico” cui i “cattolici tradizionalisti” si riferiscono con memoria ammirata. Ora, è verissimo che l’Halloween che ci propina ia miserabile hamburgerlandia ha quelle caratteristiche volgari e derisorie che essi mettono in luce. Ma la critica di tutto ciò NON spetta agli eredi degli assassini del mondo pagano (solare, luminoso), bensì unicamente a chi quel mondo non ha mai lasciato, né mai tradirà.

  4. Ernesto Roli

    Ben detto Joe.
    Ernesto Roli

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