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Morire pagano. Poesia di J.P.Vitali

Morire pagano. Poesia di J.P.Vitali

Morire pagano,

è ritornare alle lune iperboree

alla fratellanza dei lupi

al vento gelido dei boschi

al mistero del sangue

all’eternità circolare dei tempi

all’atavica bellezza della razza

all’ombra delle querce ed alle picche di frassino

alla visione del contadino italico, a Roma e sulla Pampa

ai tiepidi fantasmi degli antenati

alla traslucida estetica degli dei

all’aquila, al vischio ed alle spirali di pietra

al fuoco che tutto rinnova

alla fratellanza che tutto conferma

alla virtú che tutto disciplina

all’anticristo che annunció il filosofo-poeta

all’oscura acqua che viaggia

cosí come viaggiarono le imbarcazioni dei nostri nonni.

Morire pagano non richiede una ricompensa

non chiediamo cieli di cotone per le nostre azioni

né temiamo il fuoco dell’inferno perché noi stessi siamo il fuoco

che fa ardere questo mondo

se c’è un dio che non parla con noi peggio per lui

poiché è un dio straniero

e si sta perdendo il valore del paganesimo.

Juan Pablo Vitali

Traduzione Daniel Guillem Vecchiotti.

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Categorie: Poesia

Pubblicato da Ereticamente il 14 Novembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. mariomerlino

    prima lettura, immediatezza di sensazioni, poi la riflessione… io che dispregio ogni andare al di là della finitudine, folle e disperato, stupidamente orgoglioso, ho avvertito che essere pagani – lo sapevo, certo – è essere la natura trovare in essa il senso della propria identità, farsi destino… qui il verso si fa memoria invito sfida. eco di cose antiche, di verità nascoste, di lotte a cui non è dato sottrarsi ‘durum a stirpe genus’…

  2. Avete notato come la chiesa cattolica abbia chiesto scusa quasi a tutti? Ali Amerindi, sterminati. Ha chiesto scusa per le Crociate. Si è inginocchiata davanti agli ebrei. Si è umiliata con gli Africani, lei che è stata schiavista.. persino con gli sciamani orientali ha avuto parole di richiesta di perdono. Gli unici cui non ha (e non può) chiedere scusa sono i Pagani. Paura, incomunicabilità fra religione semita della “reductio ad unum” e le Forze della Natura. Ma duemila anni di dominio sanguinario e spietato non sono riusciti a cancellare lo Spirito dell’Uomo. E la Storia è una persona per bene, il Tempo è un galantuomo. Fabrizio belloni

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