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La guerra sui ghiacciai: un nostro reparto assale un drappello nemico sulla cima del Tuckett Spitz, a 3469 metri

La guerra sui ghiacciai: un nostro reparto assale un drappello nemico sulla cima del Tuckett Spitz, a 3469 metri

Le battaglie e gli scontri avvenuti sulle Alpi durante la Prima guerra mondiale, nel contesto di aspre cime e ghiacciai vengono definiti nel loro insieme Guerra Bianca.

Combattimenti che si tennero, sul fronte orientale, nei settori italiani di Ortles-Cevedale, Adamello-Presanella e Marmolada a quote montane molto elevate e in condizioni fisiche, ambientali e meteorologiche fino ad allora ritenute impossibili e insopportabili. Le quote a cui vivevano e combattevano gli alpini erano molto elevate, assolutamente al di sopra di ogni altro settore, i terreni impervi e le condizioni atmosferiche li posero in estrema difficoltà, al limite della sopravvivenza. Oltre al nemico da temere, tra un assalto e l’altro per la conquista, la perdita e la riconquista di poche decine di metri dalla trincea a quella nemica, ben presto, i soldati si scontrarono contro un temibile e pressoché invincibile avversario: la morte bianca.La guerra sui ghiacciai un nostro reparto assale un drappello nemico sulla cima del Tuckett Spitz, a 3469 metri

Il pericolo principale che gli alpini correvano era quello di morire assiderati o sommersi da un’improvvisa valanga, ogni giorno dovevano garantirsi, prima ancora di pensare al nemico, la possibilità di sopravvivere, fra l’altro con dotazioni di cibo e vestiario spesso insufficienti e coi pidocchi come fedeli compagni.

Avevano come unica consolazione, la possibilità di ammirare panorami stupendi, distese incontaminate a perdita d’occhio, silenziose vette e dolci vallate che, a volte se pur in minima parte, riuscivano a mitigare le paure e i disagi cui erano sottoposti.

Per ovviare a un addestramento che, dopo il reclutamento sarebbe stato difficile, per non dire impossibile, si effettuarono principalmente selezioni quasi esclusivamente tra gli stessi residenti: bellunesi, tirolesi, trentini, ladini, tutti pastori o contadini, montanari, che vivevano già nelle zone pedemontane e conoscevano il terreno che sarebbe stato teatro dei loro combattimenti. Una scelta strategica vincente, perché oltre ad essere uomini temprati forti e resistenti, molti si conoscevano fra di loro già prima della guerra grazie ai commerci, al contrabbando, fu facile così dare origine a un naturale cameratismo fra commilitoni. Alcuni, fra loro, erano alpinisti o famose guide alpine e la loro esperienza si rivelò fondamentale in determinate conquiste, quando le azioni militari divennero delle vere e proprie imprese alpinistiche: come gli assalti al monte Cristallo e a Cima Trafoi nel gruppo dell’Ortles, o la presa del Corno di Cavento nell’Adamello.

Alla metà di giugno del 1915, gli Alpini vinsero la prima importante battaglia effettuando la conquista del Monte Nero, davanti alla quale anche i nostri avversari, loro malgrado, si congratularono: “Giù il cappello davanti gli alpini ! Questo è stato un colpo da maestro”.

 

MONTE NERO (canto alpino)

Sul Monte Nero è rossa la neve,
rossa di sangue, sangue italiano,
è l’Austria che la tinge a mano a mano,
ma la vendetta trionferà!

Gioia bella, se tu m’ami
dammi la mano, dimmi addio;
se ti lascio un figlio mio

Trento e Trieste portalo là.

E gli dirai come morì suo padre,
fronte al nemico, bandiera al vento,
e gli dirai che morì contento

Trento e Trieste per liberar.

Gioia bella, se tu m’ami
dammi la mano, dimmi addio;
se ti lascio un figlio mio

Trento e Trieste portalo là. (anonimo)

 

 

Franca Poli

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Categorie: Grande Guerra

Pubblicato da Franca Poli il 5 Ottobre 2014

Franca Poli

Franca Poli, appassionata di storia recente, consulente del lavoro ma scrittrice e poetessa per divertimento. Scrivo, per passione da quando appena ne fui in grado pensai di vergare a grandi lettere il mio nome sui muri della camera da pranzo. Ecco scrivo da sempre e con lo stesso successo di allora.

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