La “Funzione Propulsiva” di Ereticamente…

La “Funzione Propulsiva” di Ereticamente…

 

Ai “tempi belli”, il comunismo si era autoassegnato – e lo aveva ratificato in atti ufficiali – una “funzione propulsiva” in tutti i campi: politico, etico, sociale, culturale e così via.

Nel nostro piccolo, anche qui ad Ereticamente facciamo la nostra parte: convegni, iniziative, riviste e altro fanno sempre più frequentemente riferimento al blog, e ognuno dà il suo contributo.

È capitato anche a me: qualche mese fa pubblicai una breve biografia di Vittorio Montiglio, basata sul volume di Atlantico Ferrari del 1931; non so se per pura coincidenza, o anche perché interessato dall’articolo, Maurizio Murelli ha appena ristampato il libro, con la sua Orion Libri.

Mi ha chiesto due righe di introduzione, ed ho aderito con piacere: non si tratta di una scopiazzatura dell’articolo qui pubblicato, quanto piuttosto di un suo completamento, condotto in gran parte sul parallelo tra Montiglio e Keller, così diversi e così eguali.montiglio

Eccovene un brano, di assaggio:

“Non credo si vada troppo lontano dal vero nell’immaginare che quando, nel 1931, Atlantico Ferrari mette mano alla biografia di Vittorio Montiglio che qui trovate (ce ne sarà una successiva edizione, nel 1935, con variazioni marginali) intenda cominciare a “regolare i conti” con se stesso.

Nei due anni precedenti lo ha probabilmente afflitto il peso che si porta dentro, per essere stato alla guida dell’autovettura che, il 9 novembre del 1929, nei pressi di Otricoli, in una notte “triste e piovigginosa” è andata a sbattere contro la spalletta di un ponte, provocando la morte di Montiglio e Keller, il ferimento – e poi la morte – di Giovanni Battista Salina eroico pilota in guerra, e lasciando praticamente illesi lui stesso, che è alla guida, e il corridore automobilistico Dalmazio Gabrielli, che gli siede a fianco.

Due anni dopo il lavoro su Montiglio, infatti, scriverà un altro volume, dedicato questa volta a Guido Keller, l’altra vittima famosa di quella drammatica notte, e nella dedica iniziale non mancherà di citare anche l’altro caduto, beffato dal destino, mai come questa volta, “cinico e baro”.

Poco si sa di Salina, quasi tutto è noto di Keller, ed ora questa ristampa colma la lacuna relativa a Montiglio.

C’è una cosa da dire subito: Keller e Montiglio si conoscono a Fiume, diventano amici, intrecciano le loro esistenze negli anni a seguire, fino a morire insieme, eppure resta l’impressione che siano diversissimi tra loro, e che in comune abbiano solo l’innato gusto per l’azione e l’avventura e lo smisurato amore per la Patria italiana (e anche questo è abbastanza singolare, se si considera che Keller è di ascendenza svizzera e Montiglio nato e vissuto in Cile).

Potremmo cercare una conferma di questa diversità nelle foto.

Keller, anche a tacere di quelle più scanzonate (sul pitale prima del volo su Montecitorio, nudo e con tridente come Nettuno, in bilico sul suo apparecchio da volo, etc) rivela sempre, in un alternarsi di uniformi non di rado molto “fantasiose”, una vitalità prorompente e menefreghista, che deborda dalla massa di capelli sempre arruffati e dagli occhi neri penetrantissimi.

Montiglio (e di lui si hanno poche istantanee) ha, invece, sempre un’espressione seria, anche troppo per la sua età, l’uniforme sempre in ordine, un viso pulito, “da bravo ragazzo” diremmo, una naturale dolcezza negli occhi. Insomma, è cosa ben diversa dal “diavolo”, come i ragazzini fiumani hanno soprannominato l’ex pilota di Baracca.

Non sono, però, solo gli undici anni che intercorrono tra loro a segnare la differenza tra i due: Keller è un aristocratico esteta e, a suo modo un intellettuale raffinato, Montiglio, figlio di emigranti, lascia la scuola per correre al fronte, e tutto fa intendere in lui un temperamento “concreto”, abituato alle fatiche ed alle asprezze del “gaucho” prima e del combattente poi, alieno anche da ogni estrosità nell’essere e nell’apparire.”

 

E poi ci sono Angelo Scambelluri, Furio Drago, Alceste De Ambris, Elia Rossi Passavanti, Giovanni Comisso e altri personaggi di quella irripetibile stagione della nostra storia nazionale.

Giacinto Reale

 

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Categorie: Libreria

Pubblicato da Giacinto Reale il 19 Ottobre 2014

Giacinto Reale

Nato a Bari intorno alla metà del secolo scorso, vive a Roma. Ha sempre coltivato la passione per cose di storia, alla ricerca di una verità che intuiva essere non di rado diversa da quella dei “sacri testi”. Coltiva, ultimamente, uno speciale interesse per vicende e uomini del primo fascismo, convinto che lì c’è tutto: quello che il fascismo fu, e, soprattutto, quello che prometteva di essere……

Commenti

  1. Giovanni Facchini

    Ottimo! Un libro da spedire subito alla Scuola Italiana “Vittorio Montiglio” di Santiago del Cile, che ancora, nonostante periodiche più o meno spontanee polemiche, conserva il nome del nostro eroe!

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