Indipendenti, ma dal campanile

Indipendenti, ma dal campanile

Se c’è un Paese in cui l’indipendentismo non ha alcun senso, questo è proprio l’Italia.

Tutti sappiamo dell’eterogeneità italiana (relativa) ma non tutti sanno, o forse preferiscono dimenticare, che si tratta di un’eterogeneità non necessariamente Nord-Sud ma anche nord-ovest-nord-est oppure Sud-Isole.

Prendete i popoli dell’arco alpino: pensate alla loro varietà tra franco-provenzali, walser, baiuvarici, ladini, cimbri, mocheni, sloveni, nonché tra gallo-italici, veneti, retoromanzi. Poi pensate al Meridione in cui, oltre a minoranze greche, slave e albanesi, sono ben riconoscibili le differenze tra Sardi, meridionali e meridionali estremi (Siciliani, Calabresi, Salentini).

Il Centro Italia è forse l’area più omogenea, sebbene i Toscani siano un gruppo a sé.

Quale sarebbe la soluzione degli indipendentisti? Uno spezzatino? Una veste d’Arlecchino? Un quadro balcanico della situazione dove nascerebbero stati-fantoccio manovrati dagli USA proprio come robaccia stile Macedonia, Kosovo, Bosnia Erzegovina, Montenegro?

Uno mi potrebbe dire: non si tratta di rendere indipendenti le singole regioni ma delle aree ben più ampie come la Padania o la Neapolitania. E che diavolerie sarebbero mai queste? La Padania ha senso solo pensando al bacino del Po, la Neapolitania invece cosa sarebbe? Un nome alternativo del Quirinale? Siamo seri, signori.

Questo Paese non è mai stato indipendentista in vita sua, anche perché avendo in casa il Vaticano la sua unificazione è stata raggiunta tardi (e col contributo di loschi figuri, purtroppo, ma ben più loschi erano quelli del Cupolone). Qui si è sempre fatto di tutto per unire, non per dividere, e ai nordicisti nostrani ammalati di germanesimo ricordo che i Germani d’Italia fecero di tutto per unirla, questa Penisola, non per dividerla in ridicoli potentati regionali o provinciali.

Ma devo forse ricordarvi in che stato versava l’Italia quando era a pezzi? Succube di Spagnoli, Francesi, Svizzeri, Austriaci, Saraceni, con un diversamente rabbino di bianco vestito, con croce al collo, che le tira in casa forestieri dai tempi di Pipino il Breve.

L’indipendentismo fa il gioco del Vaticano e di enti simili, ma soprattutto di chi gode all’idea di dividere gli Europei a proprio vantaggio: pensate a cosa succede in Ucraina, o nei Balcani.

L’indipendentismo in Europa può avere senso in Irlanda, in un’isola celtica ancor oggi occupata dai colonialisti della corona inglese, oppure nelle aree russe dell’Ucraina, dove pagliacci fintamente identitari aggrediscono terre etniche per conto terzi (NATO).

In una terra come l’Italia invece non ne ha: senza Vaticano saremmo uniti dai tempi dei Longobardi, questa è la verità e chissà quante cose sarebbero andate diversamente, a cominciare dal perenne ritardo di un Sud abbandonato a sé stesso, alle mafie, alla corruzione, al malcostume levantino cagione anche dei preti.

Le cose sono andate diversamente, e a fronte dei mille problemi italiani qualcuno si sente autorizzato ad abbandonare la nave perché non si sentirebbe italiano. Ed è una sindrome che impazza in ogni dove, dalla Sardegna al Friuli, da Bolzano a Lampedusa, dalla Lombardia a Napoli. E questo non è forse un fuggire dalle proprie responsabilità? Un atteggiamento a suo modo “levantino”?

Come se poi staccarsi dal resto d’Italia significasse diventare qualcosa di diverso da quello che si è da millenni, Italiani.

Ripeto: gli adorati e idolatrati Nordici che calarono in Italia fecero di tutto per unirla, e gente che ancor oggi si masturba pensando a loro, invece, brama la distruzione del Paese a ovvio vantaggio dei potentati sovranazionali. Che disturbo del comportamento è mai questo? Anche vero però che certe fole prendono piede e forma solo sulla Rete, fortunatamente, ma rimangono sintomatiche della situazione italiana, soprattutto tra i giovani.

L’identitario italianista ha il dovere di essere d’esempio e di essere un punto di riferimento, non per demolire, sfiduciare, gettare benzina sul fuoco, fare l’uccellaccio del malaugurio che vede sempre tutto nero, ma per spronare alla battaglia e alla fiducia nel sacro nome italiano, incoraggiare i giovani, promuovere atteggiamenti costruttivi, propositivi, edificanti. L’indipendentismo invece è solo distruzione e rassegnazione. Un modo come un altro per scappare dalla realtà che accomuna tutte le regioni italiane.

Una delle classiche pecche degli Italiani è quella di sentirsi sempre qualcosa di diverso dall’Italiano, e allora si ingigantiscono apporti etnici marginali come possono essere quelli germanici, slavi, greci e pure arabi!

Fa così schifo davvero essere italiani? Siamo europei ma non italiani? Una Tradizione millenaria che al Nord dura dal 225 avanti era volgare deve essere sopraffatta dai capricci pseudo-identitari del 1996 era volgare? Capricci poi ripudiati dai loro stessi creatori, a dimostrazione di quanto fosse solo fuffa propagandistica. Oggi, gente che all’epoca inveiva contro la “merdaccia levantina e mediterranea” elemosina voti nel Lazio assieme ai post-fascisti.

Maturiamo ragazzi miei e lasciamoci alle spalle le sagre dei rutti e dei peti localistici che non portano a nulla e non servono a nulla. Le peculiarità locali e regionali si difendono perfettamente con il federalismo etnico ma vanno armonicamente integrate in quella che è la Nazione dei popoli a sud delle Alpi: l’Italia.

Essere italiani non nega le identità locali. Il localismo esasperato e fantapolitico che nega l’italianità confondendola con, mi si passi il termine, la “terronaggine”, invece, è solo una sterile ed infantile manifestazione narcisistica che non fa il bene di nessuno. Anzi di qualcuno lo fa, ma si tratta di parassiti mondialisti nemici d’Italia e d’Europa, e dunque delle loro regioni.

Lavoriamo per il federalismo etnico, l’irredentismo, il nazionalismo italiano, l’europeismo Sangue e Suolo. E mettiamo da parte i campanilismi, che assieme agli ecumenismi cattolici sono i peggiori nemici di questo Paese.

Ave Italia!

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Categorie: Etnonazionalismo

Pubblicato da Paolo Sizzi il 12 Ottobre 2014

Paolo Sizzi

Lombardo orobico, Italiano, Europeo, classe 1984. Letterato, sulla Rete dal 2006, da sempre cultore di valori identitari e tradizionali. Senza rinnegare la formazione völkisch evolve il pensiero nell’Italianesimo Sangue e Suolo, coerente con un disegno etnonazionale federalista. Appassionato di antro-genetica, si definisce Nordomediterranide, fusione di elementi ario-italici/celtici con il sostrato ligure. E la Lombardia è proprio questo: una terra ligure e alpina arianizzata da Celti e Italico-Romani, e con un benefico tocco germanico.

Commenti

  1. Italia menzogna

    Caro Sizzi, chi sostiene le proprie posizioni per cieco fanatismo spesso e volentieri finisce per passare al campo nemico, con altrettanto fanatismo. Si vedano i comunisti divenuti forzitaliani o i sessantottini divenuti lefevriani. Lei non fa eccezione.

    Non avendo mai praticato il fanatismo ma lo studio e la ricerca, vorrei farle alcune domande, visto che di Sangue e Suolo lei continua a parlare, in salsa però italiana.

    – In che senso si può parlare di sangue italico? Geneticamente, i cosiddetti Italiani possono considerarsi un’unica etnia, seppur articolata? Quali studi mi può citare a proposito?

    – Quali sono le caratteristiche antropologico-culturali che definirebbero un supposto Popolo Italiano? Quali studi mi può citare a proposito?

    – Può dimostrarmi che Roma mai creò una Nazione italiana? Conosce studi a proposito?

    – L’essere stati divisione amministrativa obbliga a perpetuare tale divisione? Perchè allora non perpetuare la Gallia Cisalpina, il Lombardo Veneto, la Serenissima o il Ducato di Milano?

    – Se il parlare la stessa lingua (non da sempre, ma da alcuni secoli come lingua franca e da alcuni decenni come lingua di massa) ci qualificherebbe come Nazione, perchè sostenere l’indipendentismo Scozzese, visto che il 99% degli Scozzesi di Gaelico non conosce neanche una parola?

    Potrei andare avanti ma, in sintesi, mi saprebbe elencare le caratteristiche antropologiche che qualificherebbero l’Italia come Nazione nel senso di Sangue e Suolo? O quale altro concetto di Nazione ora lei predica?

    • Paolo Sizzi

      Lei parla di fanatismo presentandosi con un nomignolo simile, “Italia menzogna”? Non mi faccia ridere su, e abbassi la cresta per cortesia.
      Rimanendo in tema:

      1) Gli Italici andavano letteralmente dalle Alpi alla Sicilia: Venetici, proto-villanoviani (antenati dei Latini), Umbri, Latini, Sanniti, Osci, Bruzi, Siculi. Gli studi se li può cercare tranquillamente da solo: l’Italia risulta divisa dal resto d’Europa mediante la barriera alpina, tanto che gli Italiani del Nord non clusterano geneticamente coi Bavaresi ma coi Toscani a sud e con gli Iberici a nord;

      2) Il “supposto” popolo italiano è un popolo euro-meridionale dalle Alpi alla Sicilia, accomunato dal più antico sostrato neolitico (Cultura della ceramica cardiale), dagli Etruschi fino alla Val Padana (coi Reti sulle Alpi), dalle invasioni italiche, dai Romani e dalla romanizzazione (molte colonie romane dedotte al Nord che hanno rimescolato la popolazione), dalla contenuta germanizzazione medievale che è giunta fino alla Sicilia e naturalmente dalla componente genetica mediterranea forte lungo tutta la Penisola. Inoltre siamo tutti romanzi con mere differenze di sostrato; il problema è che qui piuttosto che fare fronte comune abbiamo preferito tirarci in casa il forestiero, e oggi preferiamo esaltare quei pochi influssi mittel cagione degli Austriaci piuttosto che guardare in faccia alla realtà. Forse le sfugge, ma il popolo più puro dell’Italia sono i Sardi, non i “padani”;

      3) Le nazioni non si creano, nascono da sé, ma lo straordinario sforzo romano fu quello di plasmare un’Italia romana, e in 700 anni di romanizzazione del Nord, direi che c’è riuscita, anche se certa gente preferisce osannare le radici celto-germaniche come fossimo Fiamminghi o Inglesi;

      4) Le suddivisioni che lei cita sono un pelo più moderne, giusto un pelo eh, qualche millennio, delle suddivisioni romane; la stessa Gallia Cisalpina non fu creazione celtica ma romana, così come la Langobardia non uscì da menti longobarde ma bizantine;

      5) Chi sostiene l’indipendentismo scozzese scusi? Lei forse, io no. Gli Scozzesi sono fratelli degli Inglesi, hanno le medesime componenti etniche, e anzi, son più germanici degli Inglesi i primi. La lingua toscana e ora italiana è nata sì a Firenze ma è stata poi accettata di buon grado da tutte le corti padane che contribuirono al suo sviluppo ed emendamento sino al Manzoni, notoriamente non un compaesano di Abatantuono.

      Senta, credo che lei voglia solo provocare perché queste domande fanno solo che sorridere. Essere italianisti non significa buttare nel gabinetto, tirando l’acqua, il lombardismo, anzi, significa integrarlo in una cornice che gli appartiene etnicamente, storicamente, geograficamente. L’unico stacco, moderato, che c’è in Italia (lasciando perdere le varie minoranze storiche sparse sulle Alpi, per dire) è tra Nord e Sud, nel senso che il Sud è più levantino e meno indoeuropeo del Nord. Centro e Nord Italia invece sono abbastanza accomunati. Facciamo uno stato fino a Terni e al diavolo i “terroni” dunque?
      Si ricordi che tutti gli Italiani appaiono essere come un unicuum genetico ed etno-razziale e quindi se proprio vogliamo essere coerenti in chiave micro-sciovinista l’Italia andrebbe fatta a pezzi in 200 parti, non in 20, una cosa che il comune buonsenso non può che ripudiare in ambo i casi.
      Quel che “predico” è un’Italia etno-federale, dove TUTTE le componenti identitarie vengano finalmente esaltate, anche quelle che accomunano al Centro-Sud, e non solo quelle che fanno comodo a chi ha maldigerito l’opera amatoriale di un Ciola, piuttosto che gli scritti di Oneto.

      Le lascio questo link su cui meditare e buona continuazione:

      http://archhades.blogspot.it/2011/06/northern-italians-are-biologically.html

  2. Accad

    Ecco cosa intendo per risposta articolata, motivata e strutturata. I miei complimenti sig. Sizzi.
    Veramente “Ereticamente” si sta proponendo come “fonte propulsiva” in un “mondo” di grigiore e particolarismo.

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