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Sulla “vigliaccheria” di Evola

Sulla “vigliaccheria” di Evola

E’ singolare, e inquietante a dimostrazione delle degenerazione dei tempi e delle persone, come stia di nuovo circolando la leggenda metropolitana di una presunta vigliaccheria di Julius Evola, non si capisce bene se fisica, intellettuale, spirituale o morale. Forse tutto insieme.

Il primo a parlarne fu nel lontano 1999 D.L.Thomas sul settimanale Il Borghese (che nulla ha a che fare con il mensile odierno diretto da Claudio Tedeschi) ricordando il rifiuto del filosofo di battersi in duello con il giornalista Guglielmo Danzi che lo aveva sfidato e subendo quindi la rimozione dal grado di tenente di artiglieria. Gli rispose Gianfranco de Turris su un altro settimanale, Lo Stato diretto da Marcello Veneziani, ricordando che i veri motivi non furono la  paura di affrontare uno scontro all’arma bianca, la  “vigliaccheria”, bensì il fatto che Evola non considerava Danzi al proprio livello, anzi del proprio stesso “rango”: non ci si batte con un inferiore. E per dimostrare che non era affatto un vigliacco si faceva riferimento ad una lettera allora inedita di Evola a Farinacci in cui veniva chiesto di partire volontario come corrispondente sul fronte di guerra, iniziata da una settimana.

Appariva chiaro all’epoca, come appare chiaro oggi con i nuovi  rigurgiti di questa maldicenza, che il motivo profondo della volgare insinuazione sta nella volontà di screditare il pensatore anche su piani che non sono quelli semplicemente delle idee, della visione del mondo, della interpretazione della tradizione, delle teorie filosofiche ed esistenziali, come è ovvio che avvenga, ma sul piano strettamente personale con informazioni per di più malevole perché volutamente parziali. Il che dimostra nei diffamatori un vera malattia morale.

Ora, sulla nuova edizione de Il cammino del cinabro (Mediterranee, 2014) tra gli altri sono stati riportati integralmente proprio questi documenti: la “lettera aperta” del 1931 agli abbonati de La Torre sequestrata dalla Polizia politica in cui Evola spiega i motivi del rifiuto del duello, e la lettera a Roberto Farinacci del 1939. Di fronte a prove concrete che smentiscono le dicerie l’argomento dovrebbe considerarsi chiuso altrimenti si arriverebbe alla calunnia e, al limite, a relativa querela.

In precedenza in un libro di Carlo Calogero Lo Re si descrisse Evola come un vigliacco morale e intellettuale, nel senso che dopo essersi accorto di aver mandato allo sbaraglio una generazione di ragazzi durante il Sessantotto e poi gli “anni di piombo” (nonostante fosse morto nel 1974), avrebbe fatto marcia indietro ritrattando le sue parole. Insomma: tirare il sasso e nascondere al mano. Anche qui una analisi puntuale degli scritti e delle parole del filosofo compiuta da Gianfranco de Turris in Elogio e difesa di Julius Evola (Mediterranee, 1997) smentì  questa interpretazione capziosa. Anche qui, dati e testi alla mano, le tesi malevole non reggevano.

Stranamente però in ambienti di ex evoliani, ex tradizionalisti e di neoavanguardisti e amanti della modernità, a tanti anni di distanza ecco rispuntare l’accusa di “vigliaccheria”. Per quali motivi? Forse perché l’attrazione che il pensiero di Evola ha sulle nuove generazioni fa un po’“paura” a certa destra, o a chi non si ritiene né di destra né di sinistra? Forse il desiderio di rimuovere il proprio passato considerato un errore giovanile “uccidendo” (diffamando) freudianamente il padre? Non si capisce. E quindi forse occorrono ulteriori precisazioni che meriteranno appena possibile la pubblicazione di nuovi documenti in modo da portare dei solidi fatti di fronte a semplici illazioni personalissime spacciate per verità acclarate.

Ad esempio, è stato rintracciato un documento che conferma una storia raccontata da Massimo Scaligero, ma di cui il diretto interessato invece non ha mai fatto cenno e quindi considerato un mero aneddoto. In un “Appunto al Duce” del Gabinetto del Ministero della Cultura Popolare il  27 gennaio XX (1942) si rende noto come “nei giorni scorsi in un ristorante di Capri” Evola avesse schiaffeggiato un militare tedesco in licenza insieme ad altri commilitoni il quale diffamava l’Italia affermando che forse sarebbe stato meglio occuparla in quanto “passare il Brennero sarebbe stato un gioco perché gli italiani sono dei vigliacchi”. L’incidente, si legge nella nota inviata a Mussolini, “ha avuto fine per intervento del proprietario del locale e di un sottufficiale dei carabinieri”.

Insomma, un noto “vigliacco” che non era andato al fronte non sopporta che i soldati italiani siano considerati dei “vigliacchi” dal cosiddetto “alleato germanico” facendo giungere le sue malefatte sino alle orecchie del capo del fascismo……

Esiste anche un altro documento dell’Archivio Centrale dello Stato che chiude ogni illazione a proposito della non partenza per il fronte di Evola come volontario. Ed è un “Estratto di Relazione alla Corte Centrale di Disciplina” del PNF (l’autore, capo del Servizio di Disciplina, è anonimo perché il documento è solo una “copia conforme” dell’originale inviata dal segretario del Partito Nazionale Fascista Vidussoni al ministro della Cultura Popolare, Polverelli). Ecco la lettera di Vidussoni a Polverelli del 10 aprile 1943 (a nove giorni dalla sua sostituzione con Carlo Scorza e tre mesi e mezzo dalla caduta del regime) che riportiamo integralmente in quanto contiene tutte le notizie utili per una valutazione oggettiva e non isterica o prevenuta:

“Nel dicembre 1939 XVIII [tre mesi dopo la lettera a Farinacci]  il giornalista Giulio Cesare Evola avanzò domanda di iscrizione al PNF quale combattente della guerra 1915-18, ma la domanda venne respinta dalla Federazione dei Fasci di Combattimento dell’Urbe per gli “emersi precedenti politici e perché ritenuto elemento indesiderabile”. Sul ricorso prodotto dall’interessato la Corte Centrale di Disciplina del PNF, dopo un’ampia indagine, ha deciso di confermare la deliberazione della Federazione dell’Urbe negando all’Evola la tessera del PNF. Dati i motivi che hanno determinato tale decisione (risultanti dall’accluso estratto di  relazione alla Corte Centrale di Disciplina) ritengo necessario segnalarti l’Evola affinché gli sia inibita ogni attività nella Stampa Fascista”.

Due giorni dopo, il 12 aprile, alla Direzione Generale della Stampa Italiana e all’Ufficio Studi e Propaganda sula Razza si faceva sapere che il segretario del Partito “chiede che al predetto venga inibita ogni attività sulla Stampa Fascista”.

In questo modo assurdo si chiude la vicenda della richiesta di Evola, iniziata tre anni e mezzo prima, di iscriversi al PNF. E come mai, ci si chiederà, Evola avrebbe compiuto un passo simile, lui che non ne fu mai iscritto, anzi si vantava di non esserlo mai stato? Il documento non lo smentisce, per caso? Il motivo è semplice e capovolge a suo favore la situazione. Esso risale proprio al desiderio di partire volontario in guerra, come richiesto nella lettera a Farinacci del 10 settembre del 1939. Ma per poter ottenere questo “onore” era necessario essere iscritti al PNF, e il filosofo non lo era. Da qui la necessità di richiederlo. Insomma, Evola si adattò a questa prassi per andare al fronte! Una chiara manifestazione di “vigliaccheria”, come ben si vede. Gli venne negato, tra le altre cose, perché fu ritenuto sospetto questo suo ritardo dopo tanti anni senza iscrizione. Non gli si poteva concedere adesso questo “privilegio”, anzi meglio punirlo non facendolo scrivere più.

Ma nel rifiuto pesò una concausa, quel suo famoso negarsi al duello con Danzi che gli costò la perdita del grado di tenente, come anche risulta dal suo curriculum militare pubblicato per la prima volta sempre nella citata edizione critica de Il cammino del cinabro. Infatti, sulla sua domanda di “reintegrazione nel grado” presentata il 30 marz0 1942 il Tribunale Supremo Militare espresse ”parere contrario”, come comunicò il sottosegretario di Stato alla Guerra il 22 gennaio 1943. E il fatto che Evola fosse stato “degradato” nel 1934 era la pietra dello scandalo del citato articolo del 1999, su cui si disquisiva e condannava moralmente senza aver riportato con onestà tutte le giuste informazioni.

Insomma, un emerito “vigliacco” che schiaffeggia un militare alleato e che pur di andare al fronte si sottomette alla richiesta della iscrizione al Partito. Un emerito “vigliacco” che in solitaria compiva scalate di quarto grado superiore. A meno che non si sia inventato anche questo di sana pianta per accreditarsi come un personaggio del tutto diverso…

E’ da fare una seria riflessione sul perché certi ambienti, tutt’altro che di sinistra (almeno così come noi la intendiamo), dopo tanti anni, si lancino di nuovo in certe campagne denigratorie sul piano personale. A noi pare un evidente segno dei tempi.

Fondazione Julius Evola

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Categorie: Julius Evola

Pubblicato da Ereticamente il 9 Settembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Giusta e doverosa difesa, ma io aggiungerei il fatto capitale, che, nel mio rapporto col Filosofo, acquista valenze eroiche e metafisiche: Evola, a Vienna, durante i bombardamenti, passeggiava per le strade della città in fiamme invece che correre a nascondersi in un rifugio antiaereo. Proprio un comportamento da vigliacco, certo. Avrei voluto vedere i suoi detrattori, questi poveri omuncoli, al suo posto.

  2. Ad Evola non fu risparmiato nulla negli anni trenta, anche una aggressione fisica, tanto da costringerlo a girare con la scorta e a ricorrere anche alla querela.. Basti ricordare che lo squadrista Mario Carli, nel suo periodico lo chiamava signorina Evola, alludendo quindi a una sua presunta omosessualità. Diceria che perdurò anche nel dopoguerra,. Nel libro “omosessuali di destra” di Marco Fraquelli, viene ricordato che a detta di un testimone, i giovani neofascisti che abitualmente frequentavano la sua abitazione di Corso Vittorio Emanuele a Roma, sarebbero stati molestati sessualmente dal filosofo. Altra calunnia dello stesso infimo livello riportata sarebbe che avrebbe molestato anche una giovane segretaria, subito dopo essere stata assunta da lui.Costei si licenziò in tronco a causa di ciò.Ma non basta fu il direttore del defunto Borghese il senatore piduista Mario Tedeschi a mettere in giro la voce nella capitale, che Evola fosse uno iettatore e portasse sfiga! Nulla gli fu risparmiato.

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